Il Bussaia e la Rocca d’Orel visti dal Prato del Soglio (Frazione Rosbella di Boves)

La Rocca d’Orel dal Palanfrè

Al ritorno dal Monte Frisson (13 ottobre), mentre con Riccardo stavavamo caricando gli zaini in macchina, dalla piazzetta di Palanfrè abbiamo puntato lo sguardo verso la Rocca d’Orel, decidendo che nel primo momento libero le avremmo fatto una visita. Appena tre giorni dopo eccoci qui per mantenere la parola. Con noi oggi c’è anche Gelu che ci farà da “capo gita”, avendolo già salito in altre occasioni.

Venerdì 16 ottobre 2009. Raggiungiamo Palanfrè verso le 8:15. Seguiamo un piccolo tratto dello stesso itinerario fatto per il Frisson sulla strada che partendo dalla piazzetta della chiesa supera le prime case. Arrivati al primo bivio, lasciamo a sinistra il sentiero che prosegue verso i laghi Frisson per continuare sulla sterrata in direzione del Colle della Garbella.

Contorniamo, in salita, il bellissimo bosco di faggi che anticamente era stato realizzato per proteggere l’abitato di Palanfrè, molto esposto al pericolo di valanghe. Procediamo seguendo i cartelli che ci indirizzano verso il Colle della Garbella fino ad arrivare in vista dei pascoli di Pianard dove ha sede un gias.

Il percorso GTA (segni rossi/bianchi sulle pietre), ed anche la salita normale al Bussaia, proseguirebbe su questo vallone laterale fino al raggiungimento della cresta e quindi il Colle della Garbella ma, ascoltato il capo-gita, preferiamo dirigerci direttamente, a vista, verso il colletto che sta tra la Cima Pianard ed il Bec d’Orel. Iniziamo così una salita diagonale con l’intento di avvicinarci alla destra orografica del canalone.

Salita in direzione del colletto

Il tragitto, che si rivelerà abbastanza faticoso perché privo di sentiero, lo percorriamo su erba secca e scivolosa rimanendo però alla fine col dubbio di non aver risparmiato tempo rispetto al percorso di salita della via normale (per questo motivo declasseremo Gelu da “capo-gita” ad “escursionista semplice”).

Durante il tratto di ascesa transitiamo nei pressi di qualche abbeveratoio per mucche dove una fontanella ci permette il rifornimento d’acqua. In qualche maniera raggiungiamo il colletto (2305 m) che precede la Rocca d’Orel (2440 m) dal quale si prospetta subito una bella visuale sul vallone che degrada verso Entracque.

Arrivo al colletto

In salita lungo la cresta

Momento della salita alla Rocca d’Orel

Ora, dopo aver risalito una china, il sentiero riprende con un tratto sul filo di cresta per un centinaio di metri su alcune labili tracce, che più su piegano sul versante di Palanfrè; quest’ultimo tratto, su pietrisco friabile e non sicuro, ci porta al raggiungimento di un pendio che si ripiana a pochi passi dalla palina in ferro posta in vetta alla Rocca d’Orel.

Arrivo alla Rocca d’Orel

Veduta sul Ciamoussé, Frisson e Rocca dell’Abisso

Ora il nostro sguardo si posa più in là sul Monte Bussaia che vediamo ad una distanza di settecento metri circa. Per raggiungerlo dobbiamo percorrere questo tratto che lo separa con un lungo sali-scendi in cresta. Poco prima dell’arrivo alla cima, dietro un dosso, sorprendiamo un gruppo di nove stambecchi che stanno riposando. Ci fermiamo qualche minuto ad osservarli ma, quando ci mettiamo in movimento, si precipitano al sicuro nel pietroso vallone di Trinità.

Alcuni stambecchi sotto la cima del Bussaia

Due “baldi giovani” sul Bussaia

Verso le 11:15 raggiungiamo la croce di vetta. Vista a 360° su Bisalta (2404 m), Marguareis, Rocca dell’Abisso (2755 m), Frisson (2637 m) e poi via via tutto il resto delle Alpi fino al Monte Rosa. Rimaniamo ad osservare e fotografare il panorama ed a prenderci un buon thé per una buona mezz’oretta, poi riprendiamo la strada del ritorno ripercorrendo i vari dossi che ci riportano alla Rocca d’Orel.

In cresta sulla via del ritorno

Ultimo sguardo al Bussaia

Ridiscendiamo quindi la cresta fino al colletto che precede il Monte Pianard. Da qui, a vista, cerchiamo di raggiungere, un centinaio di metri più in basso, un gias dove, in salita, avevamo preso acqua alla fontana e lì ci fermiamo per pranzare.

Il ritorno lo facciamo scendendo per prati fino a raggiungere la sterrata che passa alta sulla faggeta, ed infine Palanfrè. Ci fermeremo ancora un momento a sorseggiare un ottimo caffè al bar Martinet di Spirito Pettavino (famoso alpinista della Val Vermenagna) per parlare ancora un po’ di montagna e concludere degnamente questa giornata.

Cartografia indispensabile

Carta n. 114, 1:25.000Carta n. 114, 1:25.000, Limone Piemonte, Valle delle Meraviglie, St. Dalmas de Tende, Istituto Geografico Centrale
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Carta A.S.F. 4, 1:25.000Carta A.S.F. 4, 1:25.000, Vallée des Merveilles, Val Vermenagna, Institut Geographique National (di difficile reperibilità).

Letture consigliate

In cima. 100 normali nelle Alpi MarittimeBruno Michelangelo, 2012, In cima. 100 normali nelle Alpi Marittime, Blu Edizioni
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Vette delle Alpi dalla Liguria al MonvisoAndrea Parodi, 1996, Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso, Andrea Parodi Editore (di difficile reperibilità).
Scarica la traccia GPX per il tuo GPS (cos’è?):
Cima Bussaia
Cima Bussaia (196 kB)

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