La catena del Viso vista dalla partenza

In questo periodo le previsioni meteorologiche non ci hanno azzeccato granché e purtroppo, fidandoci, abbiamo sicuramente perso qualche buona occasione per organizzare più di una escursione. Ora ho deciso di non fidarmi più per una volta, approfittando del primo momento libero.

2 dicembre 2009. Ieri sera mi è bastato dare un colpo di telefono a Massimo, anche se a un’ora un po’ tarda, per trovare il compagno di viaggio. Massimo è un vero instancabile appassionato di montagna, uno di quei camosci che non demorde mai e appena ha un giorno di libertà lo trascorre sulle cime. Questa volta saremo premiati perché, a dispetto delle previsioni, finalmente troveremo una buona giornata.

La cima prescelta è l’Ostanetta. La scegliamo per l’ottima posizione panoramica che ha sul gruppo del Monviso e per il fatto che non abbiamo ancora inserito gite della valle Po, certo non meno bella delle altre, ma un po’ distante da casa nostra. Raggiunta Ostana, percorriamo ancora alcuni chilometri su una stretta stradina per superare le borgate di Sant’Antonio e Bernardi in direzione dello slargo di Meire Durandini. Lo spartineve è passato il giorno prima sgombrandone una ventina di centimetri ma ci dovremo fermare comunque un centinaio di metri più in basso, nella borgata di Serre (1515 m), perché nell’ultimo tratto di strada un po’ di neve rimasta e qualche lastra di ghiaccio non ci permettono di continuare.

Appena scesi dalla macchina lo sguardo si posa sul Monviso, facendoci rimanere abbagliati per un attimo da tata bellezza. La partenza avviene attorno alle 8:45. Dopo un chilometro circa di strada raggiungiamo le case in pietra e lo spiazzo di Meire Durandini (1620 m); qui lo spartineve ha terminato il suo lavoro. Percorsi i primi 200 metri di lunghezza sulle tracce di un fuoristrada, ora toccherà a noi battere la pista sulla coltre intatta lungo il percorso che comincia a salire gradualmente.

Nel tratto iniziale

Dopo un piccolo tratto iniziale, senza racchette, conveniamo che è venuto il momento di infilarle. Il vento nella notte ha radunato, in alcuni punti, cumuli di neve farinosa che ci fanno faticare più del previsto. Alternandoci superiamo i primi dislivelli salendo i tornanti iniziali con la costante presenza laterale del Monviso. Nei pressi di una curva superiamo un piccolo ricovero.

Deviazione indicante la cima

Ricovero

Qualche centinaio di metri dopo abbandoniamo la strada e iniziamo a rimontare verso destra i pendii della costa Serviglione passando presso due vasche da bagno che in estate servono da abbeveratoi per mucche. Risalita una prima balza diventa tutto più faticoso perché nel ripido tratto lastricato di pietre affondiamo a volte nella neve divenuta più crostosa.

Più su qualche raro ometto, tra la neve, ci segnala il percorso. Quando stiamo per raggiungere il crinale pietroso ci spostiamo un po’ verso sinistra e, affrontando un lungo traverso in diagonale, andiamo a raggiungere il nascosto colle Bernardo (2245 m).

Nel traverso verso il colle Bernardo

Il colle Bernardo

Dal questo punto il panorama si apre verso la pianura torinese di cui intravediamo alcuni paesi quali Cavour, Pinerolo e, più lontano, la città di Torino. Riprendiamo ora a salire verso sinistra in direzione di un grande dosso nevoso che culmina con la punta Rezil (2345 m). Ora, in salita, riusciamo a individuare anche la Cima Ostanetta che rimane ancora un po’ nascosta.

In salita verso punta Rezil

Quasi in vetta

Verso l’Ostanetta

Dalla punta Rezil percorriamo un corto tratto in leggera discesa e poi scendiamo sul tratto esposto della cresta sulla quale una stretta cornice instabile di neve divide due precipizi. Superato con estrema cautela (attenzione!) questo punto non rimane che risalire gli ultimi metri e posare i nostri piedi sulla cima. Ci fermiamo un momento ad osservare intorno il panorama che partendo dalle Marittime arriva al Monte Rosa, dominato dallo stupendo Viso.

Alle nostre spalle

Cima Ostanetta

Un gelido vento ci obbliga a infilarci guanti e giacche a vento e ripercorrere a ritroso un bel tratto per trovare, al riparo dal vento, una comoda pietra in pieno sole sulla costa Serviglione che ci permetterà finalmente di assaporare un buon thé caldo e un po’ di cibo.

Iniziamo poi il resto della discesa, sulle nostre tracce, quando il cielo comincia a ricoprirsi e sul Viso compare una nuvola che annuncia un cambiamento del tempo.

Cartografia indispensabile

Carta n. 106, 1:25.000Carta n. 106, 1:25.000, Monviso, Valle Po, Valle Varaita, Valle Pellice, Istituto Geografico Centrale
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