Se ti interessa questo articolo non perderti la nostra guida aggiornata all’acquisto del miglior GPS per escursionismo, alpinismo, scialpinismo, mountain biking e raccolta funghi del 2017.

Siete interessati ad acquistare un GPS da escursionismo, ma non sapete che cosa guardare o a che modello rivolgervi? Ne avete già uno, ma volete imparare a conoscerlo (e a sfruttarlo) un po’ meglio? Questo è l’articolo che fa per voi.

Il primo scopo di questo articolo è proprio fornire tutti gli strumenti necessari per fare una scelta consapevole. Il secondo è raccontare che cosa si nasconde “dietro le quinte”, in modo da poterlo usare in modo migliore.

Ma andiamo con ordine.

1 Le basi

Il produttore più noto, che probabilmente già conoscerete di fama, è Garmin, i cui prodotti sono molto diffusi (e che noi personalmente preferiamo). Ma non è l’unico: ci sono anche SuuntoMyNav, Magellan, Lowrance e CompeGPS. Per chi possiede uno smartphone, inoltre, ci sono ottime applicazioni a prezzi molto contenuti.

Insomma: in commercio ci sono decine di modelli diversi, spesso con differenze lievi. Considerando per un attimo la sola Garmin, ad esempio, troviamo almeno una ventina di dispositivi raggruppati nelle famiglie eTrex, eTrex TouchOregon, GPSMap 64, Montana e fēnix. Facile rimanere spaesati.

Tutti i GPS da escursionismo, indipendentemente dal produttore, fanno almeno una cosa: registrano la nostra posizione man mano che ci spostiamo. Ecco perché sono anche detti tracciatori GPS, o, in inglese, GPS tracker.

1.1 Tracce e trackpoint

Come abbiamo visto, mentre ci stiamo muovendo i tracciatori GPS registrano ad intervalli di tempo variabili (dell’ordine della decina di secondi) la nostra posizione. I punti, chiamati trackpoint, vengono poi uniti tra loro per costituire, con buona approssimazione, il percorso che abbiamo compiuto, detto traccia.

Trackpoint e tracce sono due concetti che è utile conoscere bene, per questo cerchiamo di fugare ogni dubbio con un’immagine:

Questa figura evidenzia una cosa molto importante, cioè che la traccia è solo un’approssimazione del percorso compiuto. Infatti, come possiamo notare, non è altro che una sequenza di segmenti che uniscono tra loro i trackpoint. E’ intuitivo che più i trackpoint saranno “densi”, più la traccia si avvicinerà al percorso reale (ma senza raggiungerlo mai).

Avere molti trackpoint, però, significa attivare molto più spesso il ricevitore GPS. E usare intensivamente il ricevitore GPS significa ridurre considerevolmente l’autonomia delle batterie. Ecco quindi un’altra cosa fondamentale: registrare più trackpoint significa avere una traccia più precisa, ma anche consumare più rapidamente le batterie del dispositivo.

Ecco perché tra un trackpoint e il successivo quasi tutti i dispositivi lasciano passare almeno qualche secondo (sta alla “bravura” del dispositivo adattarsi in tempo reale per capire quando gli servono più trackpoint e quando gliene bastano meno).

Una cosa importante da sottolineare è che il GPS ha una precisione nella migliore delle ipotesi dell’ordine dei 5 metri. Il margine d’errore comunque potrebbe essere anche molto più ampio, in particolare in presenza di costruzioni alte, pareti rocciose e boschi fitti. Ecco quindi una figura più realistica:

I trackpoint, come possiamo notare, non sono più posizionati perfettamente sul percorso compiuto. Inoltre, per ciascuno di essi abbiamo indicato un certo “margine di imprecisione”, rappresentato da un cerchio il cui raggio varia da punto a punto.

1.2 Rotte e routepoint

Mentre una traccia è il percorso che stiamo compiendo (o che abbiamo compiuto), una rotta è un itinerario fisso. Facendo un esempio banale: se da Torino vogliamo andare a Milano in treno, la rotta è ovviamente la linea ferroviaria che unisce le due città. La traccia è invece il percorso che stiamo effettivamente facendo e che cambia man mano che il treno va avanti o, per dirla in altri termini, man mano che percorriamo la rotta. Naturalmente mentre registriamo una traccia non siamo obbligati a seguire una rotta.

Così come le tracce sono composte da trackpoint, le rotte sono composte da routepoint:

Praticamente tutti i GPS da escursionismo dispongono del necessario per caricare (o pianificare direttamente) le rotte. E questa è una cosa che li distingue, ad esempio, dai GPS per runner: chi corre infatti normalmente non ha la necessità di impostare itinerari, mentre ha bisogno di rilevare la frequenza cardiaca, conoscere ritmo, velocità e distanza, monitorare i progressi, pianificare i programmi di allenamento e molto altro. Naturalmente, inoltre, cambia il “fattore di forma”: un GPS da escursionismo è pensato per stare nella tasca o nella mano, mentre un GPS per runner tipicamente si porta al polso come un orologio:

Un GPS per runner

Ecco perché per ogni sport avremmo bisogno di un GPS diverso! Nella pratica, ovviamente, spesso ci troveremo obbligati a scegliere un solo dispositivo. Per questo conviene capire fin da subito qual è il modello che, pur dovendo scendere a qualche compromesso, meglio si adatta alle necessità di tutti gli sport che facciamo (escursionismo e bici, oppure escursionismo e corsa, e così via). Se siete interessati ad un GPS per runner vi consigliamo la lettura della nostra recensione del Garmin Forerunner 620 (vedi), mentre se siete interessati ad un GPS per la bici vi consigliamo la lettura della nostra recensione del Garmin Edge 510 (vedi). Abbiamo recensito anche alcuni GPS multisport, in particolare il Garmin fēnix 2 (vedi) e il Suunto Ambit2 (vedi).

1.3 I waypoint

I waypoint non sono altro che dei punti “interessanti” con una certa latitudine, longitudine e, eventualmente, altitudine. Sono waypoint, ad esempio, una cima, un passo, un rifugio o una sorgente. I waypoint sono spesso chiamati proprio punti di interesse (PDI) o, in inglese, point of interest (POI).

1.4 I formati dei file che dobbiamo assolutamente conoscere

Supponiamo di aver fatto un’escursione con il nostro tracciatore GPS, registrando il percorso che abbiamo compiuto (la traccia, insomma) e le coordinate dei punti di interesse principali (i waypoint). Il risultato non è nient’altro che un file in un certo formato, che potremo trasferire sul computer per salvarlo, analizzarlo e magari condividerlo con qualche amico.

Esistono decine di formati di file diversi, molti dei quali proprietari (che quindi possono essere utilizzati e compresi solo dai dispositivi e dai software di un particolare produttore). Tuttavia c’è un formato che tutti i dispositivi interpretano e che tutti noi dobbiamo conoscere: il GPX (acronimo di GPS Exchange Format). GPX è il formato più supportato in assoluto: consigliamo di usare questo a meno che non abbiate altre esigenze particolari.

I file GPX, come abbiamo detto, sono usati per tracce e waypoint, ma anche per le rotte (route). Internamente sono semplici file di testo (codificati usando una sintassi particolare chiamata XML). Proviamo ad esempio ad aprire con un qualunque editor di testo quello che abbiamo registrato durante l’escursione al Monte Saben con il Garmin eTrex Vista HCx. Vedremo una cosa di questo tipo:

(In questo esempio, per motivi di spazio, abbiamo mostrato solo i primi tre trackpoint, ma in totale ce ne sono oltre mille: uno ogni 18 secondi, in media.)

Difficile capirci qualcosa? Se lo guardiamo meglio, possiamo riconoscere la traccia (chiamata “Monte Saben”) e i primi trackpoint che la compongono, ciascuno con latitudine, longitudine, altitudine e timestamp (cioè data e ora di quando è stato registrato):

Nulla di magico, insomma.

A dire il vero ci capiterà piuttosto raramente di dover aprire a mano un file GPX. Ma è interessante sapere che si può fare. Peraltro, trattandosi di un semplice file di testo, nulla vieta di modificarlo manualmente, ad esempio per eliminare qualche trackpoint evidentemente “spurio”.

Vi è mai successo, ad esempio, di dimenticare la registrazione attiva anche durante il ritorno in macchina? A noi piuttosto spesso. Ma la cosa non ci preoccupa, perché sappiamo che, mal che vada, potremo intervenire manualmente per eliminare tutti i trackpoint da un certo orario in poi. (In effetti esistono dei software che permettono di fare la stessa cosa in modo molto più comodo, ma ne parleremo in un altro articolo.)

2 Caratteristiche hardware dei GPS da escursionismo: che cosa dobbiamo guardare?

Ora che abbiamo compreso le basi, vediamo cosa possiamo aspettarci dal punto di vista hardware. In tal modo potremo capire meglio che cosa distingue un modello dall’altro e fare una scelta consapevole.

2.1 Robustezza e impermeabilità

Innanzitutto ci aspettiamo che, dovendoli portare con noi in montagna, magari a temperature abbondantemente inferiori allo zero o sotto una pioggia torrenziale, i GPS da escursionismo siano robusti e impermeabili.

Ecco perché praticamente tutti i dispositivi in commercio offrono una classe di protezione IP elevata (International Protection). Essa specifica il grado di protezione per cui un dispositivo è certificato ed è seguita da due cifre: la prima indica il grado di protezione dalle polveri (0 è il minimo, 6 il massimo), mentre la seconda indica il grado di protezione dai liquidi (0 il minimo, 8 il massimo). Nel caso del MyNav 600, ad esempio, troviamo una protezione IP 57. Si tratta di un ottimo valore, che garantisce protezione completa contro la polvere e contro gli effetti dell’immersione.

Naturalmente protezioni IP elevate richiedono accorgimenti particolari, come le coperture in gomma dei tasti e delle porte di input/output, che rendono il design di questi dispositivi meno snello e armonioso rispetto, ad esempio, ad un iPhone.

2.2 Altimetro barometrico

I dispositivi più evoluti dispongono di un altimetro barometrico. Per quale motivo? Perché è indispensabile per conoscere con una buona precisione l’altitudine, dal momento che attraverso la tecnologia GPS si può determinare con una buona accuratezza la posizione sul piano orizzontale (latitudine e longitudine), mentre sul piano verticale (altitudine) l’imprecisione è decisamente superiore.

Con un altimetro barometrico potremo sapere sempre con una buona precisione (dell’ordine della decina di metri) la nostra quota attuale. Inoltre, potremo visualizzare in tempo reale l’ascesa, la discesa e il profilo altimetro del percorso che abbiamo compiuto fino ad ora. Ecco, ad esempio, il profilo altimetrico dell’escursione alla Cima Cialancia (disegnato, per chi fosse interessato, con la splendida applicazione rubiTrack):

Per sua natura un altimetro barometrico è sensibile ai cambiamenti nelle condizioni metereologiche. Supponendo, ad esempio, di rimanere perfettamente fermi, se il tempo migliora (alta pressione) l’altitudine indicata diminuisce; viceversa, se il tempo peggiora (bassa pressione) l’altitudine indicata aumenta. Per questo, per avere quote molto precise sarebbe meglio calibrare l’altimetro barometrico spesso. Per farlo dobbiamo inserire nello strumento la quota del punto in cui ci troviamo (supponendo che sia nota).

I GPS outdoor più sofisticati (tra cui quasi tutti i Garmin per escursionismo, inclusi l’eTrex 30 recensito qui, i Dakota di cui abbiamo parlato in questo articolo e l’eTrex Vista HCx recensito qui) sono in grado di “autocalibrarsi”: è il GPS stesso che calibra costantemente l’altimetro barometrico durante la nostra attività. Istante per istante, l’altitudine dedotta con il GPS viene “passata” al sistema barometrico, che la utilizzerà come fosse una “calibrazione” inserita manualmente ogni secondo.

Maggiori informazioni in questo articolo tecnico.

2.3 Bussola elettronica

I dispositivi più evoluti dispongono di una bussola elettronica. Essa ci permette di sapere in ogni momento la posizione dei punti cardinali e offre alcune funzioni molto interessanti. Ad esempio, grazie ad essa, le mappe del dispositivo vengono automaticamente orientate nella direzione giusta. Inoltre, una volta impostato un certo punto di interesse come destinazione (ad esempio: un rifugio), potremo sempre sapere la direzione in cui trovarlo (in linea d’aria, ovviamente).

In commercio esistono dispositivi con bussole elettroniche a due o a tre assi. Queste ultime sono migliori, perché mentre nel primo caso il dispositivo deve essere mantenuto perfettamente in piano, con una bussola a tre assi questo non è necessario.

2.4 Memoria interna e esterna

I GPS da escursionismo devono contenere tracce, punti di interesse e rotte. Sono piccole cose: per dare un termine di paragone, raramente un singolo file GPX con qualche migliaio di trackpoint supera i 300 KB.

Ciò che davvero “divora” lo spazio è la cartografia (di cui parleremo più avanti in questo stesso articolo). Se ritenete di averne bisogno, quindi, assicuratevi che il vostro dispositivo sia dotato di una buona memoria interna, almeno dell’ordine del gigabyte.

Meglio ancora, assicuratevi che sia dotato di uno slot per poterla espandere attraverso una memoria esterna (tipicamente di tipo Micro SD). In tal modo, nel caso sia necessario, potrete espanderla in futuro a prezzi molto contenuti (una Micro SD da 8 GB costa pochi euro).

2.5 Display di qualità

Il display è il mezzo attraverso cui il dispositivo ci mostra tutte le sue informazioni (in altre parole, i suoi output). E’ importante quindi che sia di qualità e perfettamente leggibile in ogni condizione. In generale, purtroppo, questo è punto dolente di tutti i dispositivi che abbiamo provato: risultano poco leggibili in pieno sole, soprattutto se si indossano gli occhiali da sole.

I display più moderni non ci mostrano solo gli output, ma costituiscono anche l’input (perlomeno uno degli input, dal momento che molti produttori vi affiancano ancora un tradizionale tastierino fisico). Com’è possibile? Grazie alla tecnologia touch screen, cioè agli schermi sensibili al tocco delle dita. (Fino a qualche anno fa era piuttosto comune trovare dei display touch screen con cui si interagiva con dei pennini appositi; adesso invece si usano solo più le dita.)

In generale l’uso di schermi touch screen è da considerasi come un notevole valore aggiunto, perché fornisce un modo più naturale e veloce per interagire con il dispositivo rispetto ai tradizionali pulsanti. Nella pratica, però, nessuno dei GPS da escursionismo touch screen che abbiamo utilizzato si è anche avvicinato all’eccezionale esperienza d’uso dell’iPhone o degli smartphone più moderni. Senza entrare nei dettagli, ciò è dovuto al fatto che esistono due tipi di touch screen: quelli resistivi e quelli capacitivi. Quelli capacitivi, come l’iPhone, sono molto più precisi e costosi degli altri, però possono solo essere usati con dita nude, senza guanti. Per questo motivo la maggior parte dei GPS da escursionismo è ancora dotata dei touch screen resistivi, che purtroppo sono molto meno precisi.

Per concludere osserviamo che gli schermi touch screen tipicamente consumano la batteria più rapidamente dei display classici, e in pieno sole risultano addirittura meno leggibili.

2.6 Buona autonomia

Poiché i GPS da escursionismo vengono usati durante attività sportive prolungate è fondamentale valutare l’autonomia delle batterie, ovvero quante ore ci permettono di registrare una traccia senza interruzioni, interagendo nel frattempo con il dispositivo per consultare la mappa, aggiungere eventuali punti di interesse e così via.

A parer nostro è fondamentale cercare GPS che garantiscano almeno 10/15 ore di registrazione, meglio anche qualcosa di più.

Quasi tutti i dispositivi usano 2 o 3 batterie stilo AA. Il vantaggio è che, essendo molto comuni, possiamo portane alcune aggiuntive con noi, in modo da poterle sostituire in caso di necessità. Ma attenzione: non tutte le batterie sono uguali. Il nostro consiglio è di utilizzare quelle di cui abbiamo parlato in questo articolo.

2.7 Supporto per la cartografia

Abbiamo visto che tutti i GPS da escursionismo registrano la nostra posizione man mano che ci spostiamo. Alcuni dispongono inoltre di altimetro barometrico, bussola elettronica, display touch screen, e così via. Ma una delle funzionalità più utili è sicuramente il supporto per la cartografia.

I GPS cartografici permettono di vedere la nostra posizione su una mappa, molto utile per orientarci, pianificare un percorso, vedere i punti di interesse nei nostri dintorni, e così via.

Un GPS cartografico

Chiariamo però una cosa importante: il fatto che un GPS abbia il supporto per la cartografia non significa che questa sia presente nel dispositivo. Ad esempio i Garmin vengono normalmente provvisti solo di una topografia di base di limitata utilità (con alcune eccezioni). In questi casi, se ritenete che la cartografia sia necessaria, dovete acquistarla a parte, spendendo cifre anche considerevoli (vedi la Garmin TrekMap Italia v4, che ha un prezzo di listino di 149 euro). Per fortuna ci sono anche alcune alternative gratuite, come le OpenMtbMap, che in questo articolo abbiamo spiegato passo-passo come installare.

Un altro concetto fondamentale da discutere è la differenza tra mappe raster e vettoriali.

Le mappe raster sono così chiamate perché derivano da immagini raster (JPG, tipicamente) in cui a ciascun pixel viene assegnato uno specifico colore.

Le mappe raster si contrappongono alle mappe vettoriali, che hanno il vantaggio di poter essere ridimensionate a piacere senza perdere qualità, oltre al fatto che il livello di dettaglio aumenta con l’aumentare dello zoom, mostrando elementi della mappa prima non visibili. Ciò significa che inizialmente vedremo solo i dettagli più grandi (le città e le principali strade che le collegano), poi, via via che aumenta lo zoom, compariranno quelli sempre più piccoli (le vie all’interno di una città, i sentieri) e tutte le cose che prima non erano neppure accennate. E’ un comportamento che in effetti è molto utile per escludere tutti quei piccoli particolari che con il livello di zoom basso darebbero origine ad una mappa troppo confusa. Infine, le mappe vettoriali incorporano informazioni inerenti i punti di interesse, quindi saranno possibili le operazioni di ricerca dei punti di interesse e di creazione automatica dei percorsi.

Le mappe fornite con i dispositivi (es: l’Italia Outdoor SET 06N di MyNav) o installabili a parte (es: la TrekMap Italia v4 di Garmin e la OpenStreetMap) sono tutte vettoriali. In più, però, i GPS più evoluti e completi hanno la possibilità di importare mappe personali, cioè delle mappe raster create da noi. Si tratta di una possibilità utile, ad esempio, per convertire le cartine che possediamo in formato cartaceo (e di cui ci fidiamo) in cartine digitali. Ne abbiamo parlato più approfonditamente in due articoli, uno sui Garmin e uno sul MyNav 600.

3 Il nostro consiglio

Se siete arrivati a questo punto, probabilmente vi chiederete quali sono i prodotti che consigliamo. Tra tutti, ce n’è uno che incarna perfettamente lo spirito di questo articolo: robustezza, manegevolezza, presenza di bussola elettronica a tre assi e altimetro barometrico, elevata autonomia, pieno supporto per la cartografia sia raster sia vettoriale. Tra l’altro offerto ad un eccellente rapporto qualità/prezzo. Si tratta del Garmin eTrex Touch 35 (recensione), che è possibile trovare su Amazon a poco più di 200€.

E se potete fare a meno dell’altimetro barometrico e della bussola elettronica, per una cinquantina di euro in meno è possibile trovare il Garmin eTrex Touch 25.

Per le batterie invece consigliamo le Eneloop, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

4 Conclusioni

In questo articolo abbiamo cercato di fornire tutti gli strumenti necessari per scegliere in modo consapevole il dispositivo più adatto a noi, raccontando anche ciò che si nasconde “dietro le quinte” in modo da poterlo poi usare al meglio.

Adesso, però, è arrivato il momento di passare alla pratica. Non perdetevi quindi queste nostre guide:

Per chi invece sta cercando qualcosa di diverso dall’eTrex Touch 35 consigliamo la lettura delle recensioni di questi altri dispositivi: