Con una giornata così splendida (martedì 20 settembre 2011) sarebbe stato veramente un peccato rimanere a casa. Dopo essermi consultato con Marina, immediatamente ci siamo sentiti d’accordo di non sprecare questa opportunità. Ci sono venuti subito in mente alcuni itinerari; alla fine opteremo per una meta facile e non troppo distante da casa: il rifugio Migliorero. Il percorso per raggiungerlo è semplice, adatto a tutti, e il Vallone dell’Ischiator è uno dei posti dove si torna sempre volentieri.

Superiamo Besmorello su un tratto nuovo di asfalto ritrovando lo sterrato più a monte. Quindici metri a sinistra prima del Ponte del Medico (1544 m), facciamo rifornimento d’acqua ad una fresca fontana. Oltrepassato il ponte e lasciata a destra la strada che porta ad alcune piccole borgate, seguiamo la sterrata che con pochi tornanti va a raggiungere il parcheggio (catena). Verso le 9:30 iniziamo la salita sul lato sinistro orografico del vallone dell’Ischiator. Dopo alcune centinaia di metri di cammino, deviamo su scorciatoie che ci consentono di eliminare lunghi tornanti portandoci alla base della copiosa cascata Pisciai.

Sulle scorciatoie prima della cascata

Tratto sulla strada

La cascata Pisciai

Evitato, ancora su scorciatoia, un ulteriore tornante, superiamo un ripido tratto per raggiungere l’ampio pianoro. Attraversato il ponte in cemento, il sentiero riprende in moderata salita sull’altro lato del vallone (sinistra), ai margini di un bel lariceto ed a fianco del rio che riandremo ad attraversare più avanti.

Nel pianoro antistante il rifugio Migliorero

Il rifugio Migliorero, che da qui è ancora distante, spicca in tutta la sua imponenza su un bel poggio davanti a noi al centro del vallone. Lo raggiungiamo al termine del pianoro, dopo un corto tratto più ripido, ad un’ora di cammino dalla macchina.

Arrivo nei pressi del rifugio

Rifugio Migliorero

Il cielo è meraviglioso, è ancora presto e rimanere qui mi sembra di sprecare parte della giornata. Su due piedi mi viene alla mente qualche itinerario veloce: il Passo di Rostagno o il lago Laroussa. Il lago, salendo al Passo di Laroussa, rimane nascosto in un vallone laterale ed è pochissimo frequentato; non ci sono mai stato e sono pure curioso di andarlo a scoprire.

Lascio momentaneamente Marina nei pressi del laghetto a godersi questa bella giornata e m’incammino. Pensando di trovare il sentiero di salita, dal lago inferiore dell’Ischiator (2064 m) taglio il pianoro e mi porto presso il Bunker situato a sud-est del rifugio. In salita libera supero alcune pietraie, alternate da piccoli arbusti di rododendro spostandomi verso il centro pietroso del vallone dell’Alpetto. Spingendomi poi verso destra, nella direzione del Vallone Laroussa, trovo finalmente il sentiero che dal lago sale al Passo.

Dopo qualche piccola giravolta, una deviazione sulla destra (tacche rosse) stacca dal sentiero principale puntando nella direzione del Vallone di Laroussa. Mano a mano che salgo, la rampa diventa sempre più ripida e, verso il culmine, si appiana sbordando su una grande conca pietrosa. Dopo trentacinque minuti di cammino dal rifugio, mi ritrovo sui bordi del lago che, in questo momento è sotto di due metri e mezzo d’acqua.

Come si presenta a prima vista una parte del lago Laroussa

Il posto, come immaginavo, è veramente aspro e solitario. Non ho avvistato nessun animale nei dintorni. Faccio il periplo del lago per ammirarlo con luce diversa e, alla fine, scorgo alcune troterelle vicino alla riva: unici esseri viventi.

Il lago visto da un’altra angolazione

Visto da sud

Veduta da sud-est

Dalle rive del lago si scorge il Rifugio (al centro della foto)

Sono molto soddisfatto per esserci venuto. Riprendo poi la discesa verso il sentiero principale che non ero riuscito ad individuare alla partenza, e che si snoda sulla sinistra orografica del vallone dell’Alpetto. Dopo numerosi zig-zag, scende sulla riva opposta (rispetto al rifugio) del lago inferiore dell’Ischiator.

Inizio della discesa verso il Migliorero

Marina è ancora lì ad aspettarmi ed ora possiamo pensare di estrarre dagli zaini qualche fetta di buona pizza da gustare in compagnia sulle rive del lago. Il ritorno, sulle orme del mattino, lo intraprendiamo dopo un sorso di buon caffè al rifugio.

Cartografia indispensabile

Carta n. 112, 1:25.000Carta n. 112, 1:25.000, Valle Stura, Vinadio, Argentera, Istituto Geografico Centrale
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