L’appuntamento con Gelu e Riccardo per martedì 29 novembre 2011 è nel piccolo parcheggio di San Giacomo di Demonte (1312 m). Siamo in un autunno un pò diverso dai due precedenti: non fa freddo e la neve caduta un mese fa si è assestata attorno ai 2000 metri. Considerato tutto questo e non conoscendo la quantità e la qualità della neve presente, ognuno di noi sceglierà oggi liberamente l’attrezzatura di salita. Gelu carica nello zaino i ramponi, io le ciastre e Riccardo pensa di poter fare a meno di entrambi.

L’itinerario segue la strada sterrata che sale lungo il gelido vallone di San Giacomo e va a raggiungere la presa d’acqua dell’ENEL posta all’inizio del magnifico anfiteatro dove sono ben allineati, a ventaglio, il monte Gorfi, la Pera Puntua, la cima di Peracontard, la Punta dell’Omo, il Bram ed il Grum. Al termine di questo iniziale tragitto abbiamo percorso 2 km e 200 metri di cammino salendo circa 200 metri di dislivello.

Per non continuare sulla lunghissima sterrata che da questo punto prosegue pigramente verso il Gias della Sella, prima meta del nostro itinerario, appena passato il ponte svoltiamo a destra. Ritroviamo poco sopra una derivazione della sterrata precedente che seguiamo fino al suo termine. Non conoscendo un itinerario diverso, poichè qui siamo venuti sempre con la neve, affrontiamo a naso i ripidi pendii erbosi sulla destra idrografica (sinistra) della Gorgia dei Morti nell’intento di guadagnare la strada che compare molto più in alto. Dall’alto verremo a scoprire che, al termine della corta deviazione, avremmo dovuto portarci sulla sinistra idrografica del valloncello (destra) ritrovando lì il sentiero che saliva al Gias.

In ogni caso, dopo numerosi zig-zag su pendenze erbose raggiungiamo la sterrata e, proseguendo per un buo tratto in piano verso destra, trascorsa una buona ora di cammino dalla partenza perveniamo al Gias della Sella (1848 m).

Il Monte Bram è in posizione perpendicolare rispetto al Gias e per raggiungerlo occorre procedere con una salita fin da subito impegnativa, mantenendoci sulla sinistra della bella cascata d’acqua, che si vede dal basso. Raggiunti i 2000 metri di quota, calpestiamo la prima neve che si manifesta dura e compatta.

Prima neve, attorno ai 2000 metri

Mi infilo le ciastre, Gelu i ramponi e Riccardo, che comprende troppo tardi di aver sbagliato, ci segue sulle orme. Superiamo verso sinistra qualche ripida rampa, quindi la salita diventa meno impegnativa poi, verso destra, ci portiamo sulle pendici che precedono la Cima.

Verso le pendici del Bram

il panorama si apre verso il Nebius e la cima Salè

Il pendio diventa meno ripido

La nostra intenzione è quella di affrontare direttamente un canalino che porta alla vetta ma, con neve dura, Riccardo non avrebbe possibilità di salita. Per solidarietà cerchiamo a sinistra qualche pendio meno ripido per portarci in cresta dove troveremo, sull’altro versante, neve più morbida.

Piccola pausa

Sempre più su

Con Gelu ammiro le cime circostanti

Non ci rimane che seguire il filo del crestone fino alla cima.

 

A pochi metri dalla cima

Estratto dalla custodia il GPS, constato che per raggiungere la vetta abbiamo percorso, da San Giacomo, sette chilometri esatti.

Il panorama che da quest’altezza abbiamo la fortuna di ammirare è grandioso. Il Monte Bram è veramente un punto panoramico di prim’ordine; lo sguardo va ad abbracciare tutto l’arco di montagne e vallate che, partendo dalla Bisalta, arriva al Monviso e oltre. In mezzo, naturalmente, sono comprese anche le Alpi Cozie meridionali.

Ammiro il Monte Gorfi, il Peracontard e la cima dell’Omo. Poco più in là c’è il Tibert e la cima Tempesta.

Finalmente sul Bram

Alle mie spalle, il Monte Grum

Sguardo verso il Beccas del mesdì e, più lontano, sulla Bisalta

Non ci fermiamo molto sulla cima per via del vento gelido. Riprendiamo la discesa praticamente seguendo le orme dell’andata, facendo però particolare attenzione in un punto della cresta, dove ci aspetta un tratto di neve ghiacciata su cui non sarebbe auspicabile scivolare. Poco più sotto diventa tutto più facile perché le pendenze si fanno più dolci.

 

Inizio della discesa

Discesa nel tratto ghiacciato

I dolci pendii che precedono il Gias della Sella

 

Discesa verso il Gias

Raggiunto il tratto senza neve, non ci rimane che lasciarci guidare a naso sui prati sottostanti puntando verso il Gias della Sella che per una buona mezz’ora fungerà, oggi solo per noi, da bar-ristorante.

Infine, tranquillamente, riprendiamo la discesa verso San Giacomo accorciando il percorso il più possibile.

Poco oltre il Gias della Sella, sulla via del ritorno

Cartografia indispensabile

Carta n. 112, 1:25.000Carta n. 112, 1:25.000, Valle Stura, Vinadio, Argentera, Istituto Geografico Centrale
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Monte Bram
Monte Bram (159 kB)

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