Noi cuneesi non siamo abituati a spostarci troppo per fare un’escursione in montagna. Basta aprire l’uscio di casa e dietro la porta troviamo un’ampia scelta di itinerari per tutti i gusti e per ogni tipo di difficoltà.

Il sentiero degli Alpini e il Monte Toraggio, vera accoppiata vincente per l’escursionista, sono davvero lontani da casa nostra, non tanto per la distanza chilometrica, quanto piuttosto per il tipo di strada da percorrere. Proprio per questi ed altri motivi questa escursione era, ed è rimasta, nella scatola dei nostri desideri per lungo tempo.

C’è voluto Fulvio a sbloccare la situazione. Una combinazione di cose ha poi fatto sì che svanissero alcune nostre resistenze. Sembrerà strano, ma un valido motivo che ci ha convinti è il compleanno, che ricorre proprio oggi, del nostro amico Armando di Ventimiglia. Non potevamo esimerci dall’andare a festeggiarlo per una volta in “casa sua”, lui che è un grandissimo appassionato delle nostre montagne cuneesi. Tra le altre cose Armando è uno di quelli che ha contribuito, con il CAI di Ventimiglia, alla risistemazione del sentiero.

Per l’occasione Fulvio, che ha predisposto bene le cose, ha coinvolto un secondo gruppo di amici (Osvaldo, Anna Maria e Luciano) facendoci trascorrere una giornata indimenticabile.

Partenza ore 6:00 di mercoledì 11 gennaio 2012.
La Valle Roya è sempre un pò un’incognita. Tra semafori, tratti di strada a senso alternato, la sfortuna di trovare un camion davanti e il tempo di percorrenza si allunga di molto. Da Ventimiglia occorre portarsi a Camporosso, poi Dolceacqua e seguire una lunghissima strada per arrivare prima alla Colla Longan (1127 m) quindi alla partenza situata a Colla Melosa (1540 m).

Sono passate le 9:00 quando muoviamo i primi passi dal parcheggio antistante il rifugio Allavena. Seguiamo un lungo tratto di strada sterrata che ci porta, nel gomito di un tornante, al vero inizio del sentiero degli Alpini (vasca con fontana e tacche bianco/rosse).

Si inizia subito con un traverso su roccette che va a tagliare una parte scoscesa. Alternando tratti di lieve salita e discesa, dopo qualche centinaio di metri siamo ad un bivio. Seguiamo la stradina di sinistra (Gola dell’Incisa) che ci porta ad aggirare alcuni costoni impervi.

Nel tratto iniziale del sentiero

Il sentiero prosegue aggirando le pareti rocciose

Seguendo l’andamento sinuoso del percorso, molto ben tracciato, avremo modo di stupirci nel vedere con quale perizia le maestranze di allora abbiano eretto i muri di contenimento a secco del sentiero e di alcuni tornanti.

Arriviamo così sotto una lunga parete calcarea strapiombante dove sarebbe difficile immaginare poterci trovare al cospetto di una grande vasca con fontana (fontana di San Martino). Ci fermiamo per rabboccare le nostre borracce ed ammirare un branco di camosci sul sentiero che si disperde al nostro arrivo.

Dalla fontana di San Martino

Si riprende con una graduale salita che va ad aggirare un arrotondato costone di rocce stratificate. In leggera discesa siamo costretti, più avanti, a passare sotto un arco scavato nella roccia.

L’arrotondato costone di rocce stratificate

Arco scavato nella roccia

Raggiungiamo alcuni tornanti, talmente ben conservati che sembrano provenire da un’opera di alta ingegneria.

Nei tornanti perfettamente conservati

La discesa successiva ci porta verso uno dei posti più spettacolari dell’intero percorso, dove il sentiero è stato scavato nella roccia all’interno delle pareti calcaree del soprastante Monte Pietravecchia.

 

Tratto nel sentiero scavato interamente nella roccia

Altro passaggio spettacolare

Verso la gola dell’Incisa

Tratto con catene (foto di Fulvio)

Si continua poi su un’aerea cengia per raggiungere, al termine, una ripida rampa che con numerosi tornanti porta alla Gola dell’Incisa (1685 m). Dal punto culminante svoltiamo verso sinistra, dove un cartello segnaletico dice che per il Toraggio manca ancora 1 ora e 45’.

Il tratto che segue, a semicerchio, taglia in pieno alcune ripide pareti rocciose. Nei tratti strapiombanti le funi in acciaio danno maggiore sicurezza anche per via di una instabile ghiaietta sul percorso.

Sotto le pareti rocciose (foto di Fulvio)

verso la fine del tratto accidentato (foto di Fulvio)

Aggirati due costoni sbuchiamo alti, vista mare, su dolci pendii erbosi.

 

Arrivo sui dolci pendii erbosi

Il sentiero proseguirebbe in discesa ma, per abbreviare il percorso, seguiamo una scorciatoia (tacche bianco/rosse) che sale in direzione di una selletta sotto le guglie del Monte Toraggio. Un centinaio di metri oltre raggiungiamo il Passo di Fonte Dragurina (1810 m).

Dal Passo di Fonte Dragurina (1810 m) sguardo verso le cime della Val Roya

Seguendo alcune tracce che poi perdiamo e che conducono verso la cima del Toraggio, finiamo un centinaio di metri più a destra.

Quando ci accorgiamo dell’errore, con un traverso ci riportiamo a sinistra, fino ad individuare sbiadite tacche rosse all’interno di un ripido canalino.

Un piccolo tratto dove è necessario appoggiare le mani e ci troviamo a fianco di una bandiera e della croce di vetta.

Quasi in vetta al Toraggio

Dal Toraggio sguardo verso il mare. A destra della bandiera si intravede la Corsica (click per ingrandire)

Sulla cima

Grande è il nostro stupore alla vista del paesaggio che si presenta da questa cima. Ci colpiscono subito le vette innevate della Val Roya: il Monte Bego, il Grand Capelet, la Cime du Diable, il Clapier e molte altre. Voltando lo sguardo verso il mare, abbiamo oggi la fortuna di vedere in lontananza la Corsica ed, alla sua sinistra, l’isola di Capraia e l’Elba.

Ridiscendiamo poco dopo dal resto del gruppo che ci attende, per il pranzo, al Passo di Fonte Dragurina. Al momento del dolce, dallo zaino del festeggiato Armando sbuca magistralmente una bottiglia di ottimo “champagne” italiano che, abbinato alla torta fatta in casa da Anna Maria, alla barbera di Riccardo, al genepy di Angelo ed al caffè di Fulvio suggella una festa di compleanno indimenticabile per tutti.

Buon compleanno Armando!!!

Riprendiamo il nostro cammino con un anello che ci fa transitare per l’Alta Via dei Monti Liguri in territorio francese, passando sul lato nord-ovest del Toraggio. La stradina che ora si presenta senza pericoli segue l’andamento del territorio attraversando bellissimi boschetti di larici.

Arriviamo in leggera discesa al Passo dell’Incisa, quindi proseguiamo in continua e lenta salita aggirando le pendici del Monte Pietravecchia per raggiungere la Sella della Valletta (1909 m), dalla quale riprendiamo la comoda ed ampia strada che, a lunghi tornanti, scende a Colla Melosa.

Mare di nuvole al ritorno

Letture consigliate

Vette delle Alpi dalla Liguria al MonvisoAndrea Parodi, 1996, Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso, Andrea Parodi Editore (di difficile reperibilità).
Scarica la traccia GPX per il tuo GPS (cos’è?):

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