Venerdi 2 marzo 2012. Il sole e le temperature primaverili di questi giorni stanno rapidamente facendo regredire il manto nevoso. Se vogliamo approfittarne ancora dobbiamo darci da fare.

Mi sento con Gelu e organizziamo in pochi minuti la gita a questa cima che, pur essendo posizionata all’estremità est, fa ancora parte della comba di San Giacomo. Partiamo dal parcheggio di fronte alla centrale ENEL verso le 8:30, tornando indietro qualche decina di metri per immetterci nel vallone di San Giacomo.

Qualche residuo di neve è rimasto sulla strada, ma è solo per ricordarci che questo vallone prende poco sole. Ne risaliamo tutta la strada fino alla presa d’acqua dell’ENEL.

La Testa Gardon (a destra) come si vede salendo al Gias della Sella

Superato il ponticello successivo svoltiamo decisamente a destra e salendo le prime rive erbose raggiungiamo poco sopra una roulotte avvolta in un telo di plastica. Seguiamo per una ventina di metri la strada verso destra, poi l’abbandoniamo per salire con decisione, senza sentiero, la ripida riva che si para davanti a noi. Sappiamo che duecento metri più su incroceremo in qualche punto la strada sterrata che taglia tutta la comba per portarci verso il Gias della Sella.

Durante la salita abbiamo modo di trovare già alcune genzianelle fiorite. Raggiunta la sterrata, la seguiamo tenendo la destra in direzione del Gias che incrociamo dopo alcuni minuti.

In cammino verso il Gias della Sella

Appena oltre, la neve è consistente e ci fa calzare le ciastre. La strada prosegue acquistando quota in un tratto non ancora raggiunto dal sole, poi svolta verso sinistra passando ai bordi di una graziosa baita posta su un’altura proprio di fronte alle sottostanti Rocce Pinte (1948 m), guglie frastagliate alla cui base s’intravede il gias Gardon.

La baita

Vista sulle Rocce Pinte. A sinistra si intravede il gias

Oltre la baita, proseguiamo ancora per un tratto in direzione di un colletto poi, senza raggiungerlo, deviamo a destra con un semicerchio verso l’oramai visibile Testa Gardon.

Verso il colletto

Sguardo all’indietro dal colletto

All’arrivo (km 7,61 dalla partenza), rimaniamo impressionati dal roccioso e ripido versante opposto che dà verso San Giacomo. Da questo punto riusciamo a vedere la nostra auto, parcheggiata a San Giacomo e due laghetti che portano acqua alla centrale dell’ENEL. Ci troviamo proprio di fronte al Monte Gorfi che si presenta con il versante nord-est ancora abbastanza innevato.

Poco prima della cima

 

Ultimi metri

Sulla punta

Vista sul vallone del Serour con a destra, in primo piano, il Monte Gorfi

Il panorama abbraccia tutta la comba, dal Monte Gorfi al Grum estendendosi poi verso tutte le Alpi Marittime. La giornata, bellissima, ci permette di trascorrere un bel pò di tempo sulla cima, poi decidiamo di tornare verso la baita per il pranzo.

La parte rimanente del tragitto la facciamo ricalcando le orme dell’andata.

Sulla strada del ritorno, ultimo sguardo alla Testa Gardon
In discesa verso la baita

Dalla baita, in primo piano il Pra ‘d Giacu e, al fondo, il Becco alto dell’Ischiator

Cartografia indispensabile

Carta n. 112, 1:25.000Carta n. 112, 1:25.000, Valle Stura, Vinadio, Argentera, Istituto Geografico Centrale
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Testa Gardon
Testa Gardon (208 kB)

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