Mercoledì 21 novembre 2012. Pochi minuti prima delle 8:00, a 6 gradi sotto zero, sono di partenza con Fulvio per questa escursione che vogliamo iniziare dalla borgata Porracchia (1161 m).

La borgata si raggiunge percorrendo alcuni chilometri di strada asfaltata che, da Demonte, sale nel vallone dell’Arma in direzione di San Giacomo e Colle di Valcavera.

La cima est del Corso del Cavallo


Tra le case, troviamo una strada che scende al Torrente Cant facendoci perdere una trentina di metri di quota. Superato il ponte in legno, iniziamo la salita nella parte ombrosa del bosco procedendo con alcuni lunghi zig-zag.

Dopo un pò lasciamo a destra una strada con sbarra. Poco oltre ne lasciamo una seconda che, dal gomito di un tornante, devia verso sinistra.

Procedendo ormai sull’unica che rimane continuiamo la salita nel fitto bosco denominato “Bosco del Cant”, iniziando a toccare la prima neve. Siamo fortunati perchè, avendo lasciato le ciastre in macchina, la bassa temperatura e l’esposizione in ombra mantengono duro lo strato nevoso che regge bene e ora si fa più consistente.

Dopo alcuni chilometri nell’ombra, ci accoglie finalmente il primo sole nei pressi di una torretta di osservazione faunistica. Abbandonato il bosco di castagni, faggi e pini siamo ora attorniati da un bellissimo lariceto dai colori autunnali.

In salita nel bosco

Dal lariceto, uno sguardo verso il Monte Bram

Nel tratto successivo

Proseguiamo finalmente con un pò di visuale sulla pianura e le innevate cime nord del Vallone dell’Arma superando alcuni tornanti su neve portante fino a raggiungere il Pra ‘d Giacu (1807 m), pianoro interposto tra la Testa di Peitagù (1815 m), in basso alla nostra sinistra, e la Cima est del Corso del Cavallo.

In salita dal Pra ‘d Giacu

Sulla destra compaiono le cime del Vallone dell’Arma

E’ magnifico il panorama che colpisce immediatamente i nostri occhi: un mare di nubi trafitto dal Monte Saben e dalla lontana Bisalta. Dal prà ‘d Giacu, svoltiamo verso destra (ovest) per risalire un tratto ripido che pian piano degrada in prossimità del grande cippo di pietre posto sulla Cima. Sono le 10:40.

Nel mare di nubi, al fondo a sinistra la Bisalta e appena prima la Cima Saben. In primo piano la Testa di Peitagù

In salita verso il cippo

La cima Est

Ultimi metri per Fulvio

L’arrivo di Fulvio

Qui il giro d’orizzonte si fa più ampio e ci permette di localizzare bene, verso nord, le cime del vallone di San Giacomo, ovvero il Monte Gorfi (2203 m), il Borel (2287 m), la Punta dell’Omo (2299 m), il Monte Bram (2179 m), il Monte Grum (2366 m) e la Testa Gardon (2117 m). Dalla parte sud il giro è più spettacolare e parte dalla Bisalta fino a raggiungere il Becco Alto dell’Ischiator (2996 m).

Dal cippo, continuando un breve tratto di salita verso cima Ovest, ci portiamo in vista dei valloni di Riofreddo e di Sant’Anna di Vinadio. Riusciamo così a fotografare e scorgere, col binocolo, tutto il complesso del Santuario di Sant’Anna immerso nella neve.

In fondo, a sinistra, la cima Ovest

Tornati momentaneamente al cippo per sorseggiare un buon the caldo, continuiamo ad amirare un panorama che cambia in continuazione con lo spostamento del sole.

Ritorno alla cima

Foto scattata nei pressi della Cima

Poi ci decidiamo a scendere un breve tratto in direzione del Pra ‘d Giacu in un posto riparato dal vento dove la nostra fantasia si inventa, tra le pietre, la “Trattoria del Cavallo”. Con un panorama così, anche con freddo persistente, non andremmo più via.

Visuale panoramica dalla “Trattoria del Cavallo”

Ci pensano alcuni corvi nei paraggi a farci prendere la decisione, visto che da un pò ci tengono d’occhi0 aspettando di dare l’assalto ai resti del nostro cibo.

Poi un tranquillo ritorno sulle orme dell’andata.

Ritorno nel lariceto. Al centro della foto si vede il Becco Alto dell’Ischiator

Cartografia indispensabile

Carta n. 112, 1:25.000Carta n. 112, 1:25.000, Valle Stura, Vinadio, Argentera, Istituto Geografico Centrale
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