Ci siamo dati appuntamento in sei, oggi 3 gennaio 2013, per questa escursione. Oggi abbiamo la preziosa compagnia di Gianfranco, ottima guida e conoscitore di ogni anfratto di questa valle.

Lasciata l’auto nel piccolo piazzale, attorno alle 9:15, prendiamo la stradina che da lì parte inoltrandosi direttamente nel bosco. Dopo un centinaio di metri la abbandoniamo per svoltare a sinistra sul sentiero che rimonta il Vallonetto secondario di Cicurin. Alcuni tornanti ci conducono nei pressi delle case di Tetto Battaglia. Il sentiero prosegue a zig-zag nel fitto bosco di castagni affacciandosi, più in alto, sul versante Rivoira.

Un traverso, verso destra, ci riporta nuovamente all’interno del bosco per condurci, al termine, tra gli spazi aperti e le case dei Tetti Comba. Il panorama si apre con un bel colpo d’occhio sulla Bisalta e verso il versante opposto di Rosbella.

In salita verso i tetti Comba

Arrivo ai Tetti Comba

Appena oltre i Tetti Comba, si abbandona la sterrata che a destra prosegue verso Tetti Frangè e vallone Gina e, dopo pochi metri, prima di raggiungere le case dei soprastanti Tetti Griva (939 m) sul confine Boves/Peveragno, nei pressi di un segnale stradale di divieto si svolta a destra (tacche gialle) imboccando la Via Grima, antica strada sulla quale pare sia transitato Napoleone Buonaparte, in marcia, con l’Armata d’Italia, dal Colle di Tenda verso il Monregalese.

Sulla Via Grima

Via Grima

Pochi metri più avanti abbandoniamo momentaneamente la stradina per raggiungere un dosso erboso e panoramico dove è collocata una croce lignea.

Tornati sulla stradina, continuiamo il percorso sul costone addentrandoci dolcemente tra boschi di castagni e betulle. Ad un bivio manteniamo la destra seguendo la stradicciola che in piano rientra nel versante Castellar. Più avanti affianchiamo alcuni ruderi e, poco oltre, una radura sovrastata da un bosco di betulle.

Arrivo alla panoramica radura

Lasciata la strada che scende a destra verso le case in rovina di Tetto Battaia, proseguiamo in piano fino ad un vecchio forno (994 m); voltando lo sguardo a sinistra ammiriamo una casa in pietra molto ben ristrutturata. Il percorso prosegue in piano sulla destra del forno (tacche gialle) piegando poi, al fondo, verso destra; un lungo tratto ci conduce ad una seconda croce in legno (1020 m), nei pressi dei tralicci dell’alta tensione ENEL.

Ancora sulla Via Grima nella parte ombrosa del bosco

Pochi metri più avanti, piegando verso sinistra, doppiamo un costone sulla strada che poi si biforca. Seguendo ancora le tacche gialle manteniamo la destra inoltrandoci nel fitto bosco di faggi e betulle.

Arrivo alla biforcazione

Più avanti la stradina si restringe, riprende a salire e, svoltando verso sinistra, supera un secondo costone conducendoci in un tratto privo di alberi (Prati Sagnas) dove si ha una buona visuale sulla pianura Bovesana.

Si continua il percorso mantenendo la sinistra ad un bivio, poi si prosegue un tratto per attraversare il Vallone Valanga; infine con una ripida salita verso sinistra ci porta verso l’intaglio del Colle Bercia. Arriviamo al Colle Bercia (1243 m) e lo troviamo ancora tutto in ombra. Sul pianoro arriva anche la sterrata da San Giacomo e, sulla destra, parte quella che porta al rifugio del Garb.

Boves visto dal Colle Bercia

Presa la strada verso sinistra (est), con alcuni lunghi tornanti (la Zeta che si vede dalla pianura cuneese) proseguiamo verso il versante di Peveragno, trovando ghiaccio e neve lungo tutto il percorso. Non andremo a raggiungere Fontana Cappa oramai a pochi minuti, ma seguiamo un’indicazione a sinistra che ci fa scendere verso il Monte Croce (Rucàs), situato più in basso.

Al centro della foto il “Rucàs” (Monte Croce)

Per raggiungerlo percorriamo una scarpata nevosa, poi seguiamo il sentiero che si affianca ad un boschetto di betulle e raggiungiamo Pian Ceresa (1306 m).

Sul Pian Ceresa

Proseguendo ancora in discesa tra gli alberi, al fondo risaliamo il breve tratto che ci separa dallo sperone roccioso del Monte Croce (1267 m), chiamato Rucàs dalla gente del posto, dove si ha un’ottima veduta sulla pianura cuneese e sulle Alpi sudoccidentali. Il luogo è talmente panoramico che decidiamo di fermarci qui per pranzare.

In salita al Rucàs

Il panoramico Rucàs

Sguardo sulla pianura

Ripreso il sentiero di discesa, con vista su tutta la Val Colla, scendiamo nei pressi di un traliccio (1100 m), dove nelle vicinanze sono dislocati due casotti semidiroccati (località Pari) e il valico di Croce Romana (1080 m). Svoltando verso destra si entra per un breve tratto nel vallone di Peveragno (Valle Josina), incrociando poco dopo una sterrata che sale a Fontana Cappa.

In discesa verso il Valico di Croce Romana

Svoltando ora verso sinistra (nord), scendiamo più a valle per raggiungere i Tetti Sar (Cascina Buonasera).

Tra le case scegliamo un percorso che dopo un vecchio forno scende verso sinistra proseguendo in discesa per un tratto. Ad un bivio, manteniamo la sinistra trovando, poco oltre, una caverna scavata per il sondaggio dell’uranio. In discesa raggiungiamo ancora Tetto Cava (902 m) poi, a sinistra (sud), i Tetti Fenera (fontana).

Tetto Cava

La strada scende alcuni tornanti della Val Fredda, dove si possono notare le cave di uranio, ora chiuse ma rimaste in funzione dal 1949 al 1962. A quei tempi i minatori erano inconsapevoli dei rischi che correvano e le maestranze, pur sapendo, si guardarono bene dall’informarli. Lavorando così senza alcuna protezione, nessuno ebbe scampo dalle radiazioni dell’uranio. (Nei pressi di un vicino casotto, sono visibili alcuni resti delle carotature.)

Arrivo alle cave d’uranio

Carotature di rocce uranifere

Scendendo poi più a valle raggiungiamo il Colletto (686 m) che separa la frazione Rivoira (Boves) da San Giovenale (Peveragno). Dal Colletto abbandoniamo la strada asfaltata per seguire sulla sinistra una sterrata che entra nel bosco. Svoltando al fondo a sinistra, raggiungiamo la Via Tetti Molettino, percorrendone qualche centinaio di metri fino alla strada per Castellar, che seguiremo fino al parcheggio.

Cartografia indispensabile

Carta A.S.F. 4, 1:25.000Carta A.S.F. 4, 1:25.000, Vallée des Merveilles, Val Vermenagna, Institut Geographique National (di difficile reperibilità).
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