Le 8:20 di martedì 30 luglio 2013. Dopo aver appena concluso l’escursione con gli amici Anna e Claudio al Monte Omo torno nuovamente da queste parti. Oggi però sono con i ragazzi Martino e Marco.

Dalla piazza principale di Demonte svoltiamo a destra sulla strada che porta al Colle Fauniera parcheggiandoci, attorno alle 8:20, nel piccolo piazzale del rifugio Carbonetto (1874 m).

Il Carbonetto è stato completamente rinnovato ad opera del Comune di Demonte, tra settembre 2013 e luglio 2014. La nuova struttura è completamente in legno ed è composta da una saletta da pranzo che può ospitare fino a 25 persone, una cucina e tre camere da letto, molto belle e confortevoli. In totale con 10 posti letto. Il rifugio è aperto, come gran parte delle altre strutture simili, da metà giugno a metà settembre tutti i giorni e, compatibilmente con le condizioni meteo, nei weekend prima e dopo tale periodo. Si sta valutando la possibilità di aprirlo anche in qualche fine settimana invernale. Al rifugio, ovviamente, si può anche mangiare, gustando una cucina tipica montana. Essendo una struttura di piccole dimensioni è bene prenotare un eventuale pernottamento. I numero di telefono del rifugio è 342 7131240.

Email: rifugio.carbonetto@gmail.com  – Facebook: www.facebook.com/rifugio.carbonetto)

Scendendo un piccolo tratto di strada asfaltata giriamo sulla sterrata che, dolcemente, scende nel centro del laterale Vallone del Serour.

Poco prima di raggiungere il gias omonimo (1813 m), adagiato più in basso, deviamo a destra su tratturi che lo risalgono e, mantenendoci al centro della valletta superiamo i primi dossi erbosi. In questo primo tratto non esiste un vero e proprio sentiero ma sappiamo che qualche centinaio di metri più in alto incroceremo la stradina proveniente dal “sentiero dei fiori” che sale in direzione del Colle del Serour.

In salita dal Gias Serour

Raggiungiamo dapprima una balza erbosa dove sono posti alcuni abbeveratoi per mucche e dove è collocata una struttura in legno del margaro. Riprendiamo quindi il tratto di salita su terreno erboso e ripido ed un centinaio di metri sopra incrociamo la strada che interseca a metà il vallone. Svoltiamo a sinistra per scendere un breve tratto (sud) che ci introduce in un verdissimo vallone laterale.

Dopo alcuni piccoli tornanti su terreno erboso misto a qualche larice, seguiamo in diagonale verso destra la mulattiera che taglia una grossa pietraia, lasciando in basso a sinistra una invitante e lussureggiante conca erbosa. Risalendo il tratto in direzione dell’evidente Colle siamo scortati, a sinistra dalla mole del Monte Savi. Alcuni tornanti su terreno erboso ci proiettano infine direttamente al Colle Serour (2432 m – km 4,41 di percorso dalla macchina) che ci divide dal roccioso Monte Salè. Solo ora possiamo notare la cima arrotondata del Monte Nebiùs, ancora distante verso sud-ovest, mentre a nord-ovest spiccano le ardite guglie di Rocca la Meja (2831 m).

Al centro, la sagoma arrotondata del Nebiùs, vista dal Colle del Serour

Monte Salè dal Colle Serour

Sguardo sulla distante Rocca la Meja

Verso sinistra seguiamo ora una traccia che taglia il bordo di un piccolo nevaio raggiungendo, poco oltre, il Colle Moure delle Vinche (2434 m) che proietta i nostri sguardi nel verdissimo vallone Nebiùs fino alle lontane abitazioni di Neraissa. Il percorso diventa più affilato e, aggirati alcuni spuntoni rocciosi sul divisorio, ci portiamo dapprima su una selletta.

Sguardo all’indietro col Monviso che fa capolino

 

Verso la cima del Nebiùs

Proseguiamo infine sulla rampa erbosa che approda alla croce di vetta del Monte Nebiùs ( km 5,59 dal parcheggio). Oggi, veramente, il nome della montagna non rispecchia la realtà.

Arrivo sulla cima

Lettura del libro di vetta

Ancora sulla punta

Sulle rocce nei pressi della cima

Non c’è una nuvola a trecentosessanta gradi. Spostandoci di pochi metri più a nord abbiamo una vista verso l’abitato di Sambuco e il Monte Bersaio che staziona alle sue spalle. Sono impressionanti le gole rocciose che partono dalla piattaforma del Nebius verso il basso della Valle Stura.

Veduta su Sambuco, a fondovalle

 La natura calcarea del terreno fa sì che lungo le propaggini possano crescere numerosi ciuffi di stelle alpine.

Un ciuffo di stelle alpine

Anche se presto ci fermiamo sulla cima un lungo momento, consumando lo spuntino del pranzo avendo di fronte il panorama spettacolare sulle Marittime.

Tratto di panorama sulle Marittime

Più tardi scendiamo dalla cima alla prima sella poi, svoltando con cautela a destra su terreno scosceso e detrito mobile, ci dirigiamo ancora verso un ampio spallone panoramico che si proietta sul vallone di Neraissa.

Veduta del vallone di Neraissa

I ragazzi stanno per raggiungere un altro spallone roccioso

Tornando brevemente sui nostri passi, scorgiamo in lontananza un guppo di tre escursionisti che stanno risalendo la nostra cima.

Tre escursionisti alle prese con la salita al Nebiùs

Riprendiamo la discesa al vicino Colle Moura delle Vinche, poi a quello del Serour tornando anche oggi alla base con gli occhi impregnati di meraviglie.

In discesa verso il Colle Moura delle Vinche

Fioritura lungo il sentiero nel Vallone Serour

Ritorno al Gias Serour

Cartografia indispensabile

Carta n. 112, 1:25.000Carta n. 112, 1:25.000, Valle Stura, Vinadio, Argentera, Istituto Geografico Centrale
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Letture consigliate

In cima. 90 normali nelle Cozie MeridionaliBruno Michelangelo, 2012, In cima. 90 normali nelle Cozie Meridionali, Blu Edizioni
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Monte Nebius
Monte Nebius (176 kB)

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