Sabato 10 agosto 2013. Lasciamo l’auto sotto le pendici di cima Cars, poco oltre il bivio che porta al rifugio Comino (1582 m circa). La strada dissestata non permette alla nostra auto di proseguire oltre.

Ci mettiamo in movimento verso le 8:20. Dopo circa un chilometro e settecento metri superiamo la strettoia che precede Ponte Chiappa (1624 m), dove esiste l’ultima possibilità di parcheggiare per chi è riuscito ad arrivare sin qui con l’auto.

Arriviamo all’esteso pianoro denominato “Pian Marchisio”. Al fondo spiccano le cime delle Saline (2612 m) e delle Masche (2392 m) illuminate da un bel sole.

Dal Pian Marchisio, veduta verso la cima delle Saline


Girato l’angolo appare anche la tozza sagoma arrotondata del Mongioie, meta odierna, che per il biancore delle sue rocce nella luce del mattino somiglia vagamente ad un ghiacciaio.

Al termine del pianoro una breve salita ci introduce su un secondo ripiano. Transitiamo vicino all’indicazione che porta al visibile rifugio “Havis de Giorgio – Mondovì”, distante solamente qualche centinaio di metri e in posizione più elevata rispetto a dove ci troviamo.

Ci attendono ora alcuni brevi tornanti che provvediamo a tagliare per raggiungere, sul traverso, la scorciatoia (indicazione per Passo delle Saline) che poco sopra ci introduce sul terzo e verdissimo tavoliere passando nei pressi di due inghiottitoi (siamo in una zona carsica).

Il sentiero sembra perdersi un po’ ma alcune tacche rosse sulle rocce e, subito dopo, paletti in legno che sporgono da terra una settantina di centimetri posizionati a visibile distanza ci consentono di seguire con facilità il sentiero che si innalza gradualmene verso sud dal ripiano pascolivo sede del gias Gruppetti inferiore.

Cima delle Saline spicca bianca a sud-ovest ed il Mongioie alla nostra sinistra. Proseguiamo la salita in direzione del passo tra numerose varietà di fiori. Dopo un’ultima conca il sentiero si impenna e a zig-zag raggiunge il Passo delle Saline (2174 m – 7 km dall’auto).

In salita sugli ultimi tornanti che conducono al Passo delle Saline

Dal displuvio sulla Val Tanaro, il sentiero prosegue in discesa verso Carnino mentre a destra le tracce portano alla Cima delle Saline.

Noi svoltiamo a sinistra (sud-est) seguendo il dolce crinale che ci divide dalla Val Tanaro.

Il crinale che porta verso il Mongioie (ultimo monte a sinistra)

Momento di osservazione verso la Val Tanaro

Dopo aver aggirato un dosso il sentiero riprende a salire con decisione tagliando a metà una zona rocciosa.

In salita sullo spartiacque con la Val Tanaro. Al fondo, la Cima delle Saline

La salita ci porta a raggiungere l’inizio di una immensa e spettacolare zona prativa che percorriamo con un semicerchio.

Il Mongioie visto dalla zona prativa

Svoltando verso sinistra raggiungiamo il displuvio (cartelli indicatori) e la Cima del Pian Comune (2407 m) dove la nostra vista può spaziare fino al Mar Ligure.

Verso la Cima del Pian Comune

Poi, tra numerosi ciuffi di stelle alpine, il sentiero inizia a perdere quota (per circa 70-80 metri) e passando dalla Cima delle Colme (2378) scende fino alla stretta insenatura del Bocchin delle Scaglie (2325 m) che ci separa dall’ultimo tratto. Dalla strettoia inizia ora la salita degli ultimi trecento metri che ci porterà alla sommità del Mongioie.

Qualche serpentina iniziale, che attraversa verdi prati posti sul versante Ellero (est), ci fa prendere subito quota e va a raggiungere la selletta erbosa (2470 m) posta tra la Rocca Garba e il Mongioie.

Poi il sentiero prosegue risalendo più decisamente tra lastroni di bianche rocce calcaree miste ad erba superando un piccolo dosso.

Verso l’ultimo dosso che precede la cima

A pochi metri dalla cima del Mongioie

Senza alcuna difficoltà si continua infine tra le rocce fino al raggiungimento della croce di vetta (11,4 km dalla macchina).

Sulla cima del Mongioie

Ci troviamo in compagnia di alcuni escursionisti che l’hanno raggiunta prima di noi. Panorama grandioso, quello che possiamo ammirare, che si distende fino al mare; riusciamo anche ad intravedere le distanti montagne della Corsica. Sul versante ligure si notano poi, da sinistra, il Pizzo d’Ormea (2476 m), la Cima Revelli (2489 m) ed il Bric di Conoia (2521 m), mentre sul lato piemontese si può scorgere in lontananza il Marguareis (2651 m) e, più vicino, la Cima delle Saline (2612 m).

Panorama verso la Valle Ellero

Panorama verso la Cima della Brignola e il Mondolè

Da sinistra: Pizzo d’Ormea, Cima Revelli e Bric di Conoia

Ancora dalla cima del Mongioie verso la pianura

A destra della spaziosa Valle Ellero spicca la Cima della Brignola (2472 m). La giornata odierna, splendida e luminosa, ci invita a rimanere parecchio tempo sulla cima; non vorremmo più scendere ma non possiamo rimanere qui.

Discesa alla sella della Rocca Garba

Ridiscendiamo al Bocchin delle Scaglie fermandoci nel verde prato soprastante per uno spuntino. Decidiamo ora di iniziare la discesa seguendo un percorso alternativo(*).

Inizio del percorso alternativo

La giornata limpida ci consente di addentrarci attraverso le bianchissime pietraie che degradano dal versante ovest del Mongioie (non consigliabile da percorrere in caso di nebbia o tempo perturbato).

Procediamo seguendo l’avvallamento naturale che si inserisce tra l’arrotondata sponda sinistra erbosa e le pareti del Mongioie e con percorso obliquo (nord-ovest) raggiungiamo in discesa l’imbocco di un cratere naturale, denominato dagli speleologi “ngoro-ngoro”, che nasconde al suo interno un prato grande almeno quanto un campo di calcio.

Le pareti bianchissime di lapies che lo circondano, piene di striature e fratture profonde, modellate dall’erosione delle acque meteoriche nel corso dei millenni hanno qualcosa di impressionante. Se non fosse che tutt’attorno si rincorrono come impazziti branchi di camosci, a tratti ci parrebbe di essere sbarcati sul suolo lunare.

All’interno del cratere erboso di ngoro-ngoro

Le pareti di lapies

Scesi all’interno di questa cavità la percorriamo in senso longitudinale fino al suo termine (si notano sul lato destro di discesa alcune tacche rosse sbiadite sulle pietre). Continuiamo oltre seguendo il naturale avvallamento fino a raggiungere un poggio roccioso sul quale domina un grande ometto.

Il posto è splendido e innaturale e ci fa rimanere impressionati da tanta bellezza. Oltre questo punto perdiamo momentaneamente di vista le tacche per cui procediamo ad istinto (in direzione Cima della Brignola) cercando, ove possibile, di divallare in basso verso la grande conca prativa del Gias Gruppetti inferiore.

In discesa tra le rocce calcaree

Ritrovate le tacche rosse, seguiamo la discesa attraversando stretti valloncelli tra rocce ed erba fino a ritrovare, più in basso, i grandi e verdissimi prati che degradano al gias ubicato al centro della conca.

Nuovamente sulla strada sterrata andiamo a chiudere l’anello dalla scorciatoia presa al mattino.

Verso il Gias Gruppetti inferiore

Infine il ritorno verso la macchina attraverso il Pian Marchisio, ampiamente soddisfatti per questa gran bella escursione.

(*) Facendo il ritorno al gias Gruppetti attraverso il cratere di ngoro-ngoro pensavamo di accorciare un pò il percorso e i tempi, in realtà abbiamo risparmiato solamente 500 metri rispetto al tragitto di andata.

Cartografia indispensabile

Carta A.S.F. 3, 1:25.000Carta A.S.F. 3, 1:25.000, Marguareis, Mongioie, Institut Geographique National (di difficile reperibilità).
Carta n. 8, 1:50.000Carta n. 8, 1:50.000, Alpi Marittime e Liguri, Institut Geographique National
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