Risalita la Valle Varaita fino a Castello ci troviamo oggi, mercoledì 12 febbraio 2014, alle prese con un interessante percorso che si sviluppa totalmente all’interno dello stupendo bosco dell’Alevè, considerato la più grande riserva protetta del pino cembro dell’Europa meridionale (850 ettari di estensione tra i comuni di Pontechianale, Casteldelfino e Sampeyre). Questa  particolare specie di pino si differenzia dagli altri per gli aghi a mazzetto, cinque, e per il colore diverso tra l’esterno, verde, e l’interno, grigiastro, ed il suo legno è molto apprezzato dagli scultori.

Gli inizi della salita…

…verso est

Dal rifugio dell’Alevè, un centinaio di metri a monte del parcheggio, prende inizio il sentiero denominato U8 che entra subito nel vivo del bosco.

Dopo una svolta verso sinistra si esce allo scoperto proseguendo con un semicerchio che riporta nuovamente verso l’interno e raggiunge, più avanti, la baita/rifugio Grongios Martre (1736 m), graziosissima e accogliente costruzione fatta utilizzando solo materiale locale (pietre e legno di pino cembro).

Dalla graziosa baita/rifugio Grongios Martre

La salita riprende tortuosa subito dopo, poi esce nuovamente allo scoperto nei pressi di una bella baita in pietra (grange Peiro Grongetto). Alle nostre spalle intanto si evidenzia sempre più la piramide innevata e slanciata del Pelvo d’Elva.

Dalla grangia Peiro Grongetto

In salita oltre la grangia. Al fondo si nota la piramide del Pelvo d’Elva

Tornati all’interno del bosco (che conserva anche esemplari di pino vecchi di 800 anni) proseguiamo in salita costante tra grandi cumuli di neve.

Più avanti, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero per le Gronge Gheit per raggiungere un’ampia radura molto panoramica verso la parte alta del Monviso e ancora sul Pelvo d’Elva.

Rientriamo nella cembreta

All’ingresso della radura

La radura

Lasciando a sinistra un sentiero di collegamento con il vallone Vallanta, con un semicerchio verso destra ci portiamo più su entrando nuovamente nel folto della cembreta.

Verso il rifugio Bagnour

Lasciato ancora proseguire un sentiero che porta al lago Secco (che utilizzeremo al ritorno), svoltiamo verso sinistra seguendo l’ultima parte di salita tra splendidi cembri approdando, dopo alcune centinaia di metri, ai piedi della struttura del rifugio Bagnour (km 2,62 dalla partenza).

Il paesaggio si amplia verso il Vallone dei Duc. A sinistra, la Rocca Jarea

Veduta dal rifugio Bagnour

Il luogo è molto suggestivo e infonde una profonda sensazione di pace e tranquillità. Il lago del Bagnour, adagiato nel pianoro, è coperto dalla neve ma ne individuiamo facilmente la collocazione.

La spianata davanti al rifugio col laghetto sepolto nella neve

Poco dopo veniamo raggiunti da una comitiva di escursionisti del CAI di Savigliano.

Dopo lo spuntino approfitto con Fulvio per compiere ancora un tratto di percorso nel Vallone dei Duc che permette una più ampia vista panoramica sulle cime sud-ovest della Val Varaita.

In salita nel Vallone dei Duc

Sempre più su

Pino cembro

Tornati nuovamente al rifugio riprendiamo la strada del ritorno seguendo (direzione sud) un percorso ad anello che in discesa ci porta a lambire il lago Secco (1890 m – 3,86 km dalla partenza).

Tratto nella pineta

Proseguendo in discesa, dopo un po’ incrociamo un sentiero trasversale. Svoltiamo a destra e, in modesta salita verso nord-ovest, percorriamo un lungo tratto nel bosco che, al termine, va a chiudere l’anello sulla radura già solcata all’andata (1948 m – 5,05 km dalla partenza). Non rimane che riportarci sul tratto in discesa verso la baita/rifugio Grongios Martre e infine al parcheggio.

Al ritorno verso Castello

Cartografia indispensabile

Carta n. 106, 1:25.000Carta n. 106, 1:25.000, Monviso, Sampeyre, Bobbio Pellice, Istituto Geografico Centrale
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