Lasciamo un momento le nostre montagne innevate per tornare, con questa traversata, a girovagare nella Val Roya, alla ricerca di temperature meno rigide e di primavera inoltrata.

L’escursione che facciamo oggi, venerdì 28 marzo 2014, parte dal piazzale sottostante la chiesa parrocchiale di Airole. Alcune rampe di scale ci trasferiscono nella piazza principale del paese.

Saliamo, sulla sinistra della parrocchiale dei santi Filippo e Giacomo, lungo il carrugio che porta al di sopra dell’abitato. Dopo l’ultima casa, al bivio, svoltiamo a sinistra (cartelli segnaletici per Fontana, Colletto, Fasceo e segnavia bianco-rossi) seguendo la stradina lastricata che inizia un percorso tra gli ulivi. Poco più avanti ci teniamo a sinistra della frana che ha interrotto il sentiero che conduceva alla Bassa d’Abellio (percorso da noi nel trekking Airole/Ventimiglia qualche mese fa).

Poco oltre superiamo con facilità, sulla sinistra, altri brevi tratti in frana. Fortunatamente la mulattiera non è rimasta interessata da questo problema. Più avanti raggiungiamo la strada asfaltata che dal cimitero di Airole sale verso le case Fasceo.

Veduta sul borgo di Airole

Dopo una curva la abbandoniamo seguendo, sul lato sinistro, la mulattiera che prosegue verso l’alto tra intensi profumi di timo e origano selvatico e con vedute alternate sui borghi di Piène Haute e Olivetta e sul Monte Grammondo.

Tratto della strada di salita, lastricata

In lontananza, la Cima del Grammondo

Gli ulivi ci tengono compagnia per un po’, fino al Colletto, dove su un poggio è collocata una croce in legno.

Salendo verso il Colletto

Dal Colletto, veduta del Mont Fourquin

Volgendo a destra andremo ora a percorrere un lungo tratto in ombra, sotto costa, molto ben tenuto e bellissimo dal punto di vista paesaggistico accompagnati, alla nostra sinistra, dalla vista costante sul Mont Fourquin.

In salita verso le Case Fasceo

Al termine di questo segmento il sentiero sboccia su un colletto molto aperto, a pochi passi dalle case Fasceo, dove sopraggiunge la strada asfaltata da Airole. Sul lato opposto della strada ricomincia il sentiero detto ora “dei contrabbandieri”, usato tra il 1945 e il 1950 per trasportare olio da barattare col riso.

All’inizio del sentiero dei contrabbandieri

Risaliamo a zig-zag il costone in direzione della cima dei Saviglioni (953 m).

Tratto sul costone

Più sopra passiamo nei pressi di una zona rocciosa, Croce di Sapelea (835 m), per proseguire verso la sorgente dei Saviglioni (880 m), funzionante e ben restaurata.

Nella zona rocciosa, nei pressi della Croce di Sapelea

La sorgente dei Saviglioni

Il tratto finale che raggiunge l’Alta via dei Monti Liguri è stato molto ben risistemato di recente.

Verso l’Alta via dei Monti Liguri

L’ottimo sentiero restaurato

Raggiunta la strada (5 km dalla partenza), iniziamo il tratto di discesa deviando a destra per contornare il ripido Monte Abellio (1015 m).

Lungo il cammino affianchiamo in più punti ex caserme e vasche abbeveratoi raggiungendo più in basso il sentiero che sale alla Bassa d’Abellio (7,63 km dalla partenza).

Fiori del sottobosco del Monte Abellio

In lontananza, verso nord, il Monte Toraggio

Nel tratto dell’alta via dei Monti Liguri

Poco più avanti lasciamo, a sinistra, il sentiero che scende verso Rocchetta Nervina. Ogni tanto il paese compare alla nostra vista, distante, tra gli alberi. La discesa si prolunga ancora per un po’. Nei pressi della palina del km 12 dell’Alta Via (km 9,05 dalla partenza) abbandoniamo definitivamente la strada per seguire a destra un sentiero molto panoramico tra rosmarini selvatici e ginestre che si prolunga, con alti e bassi, verso la lontana Cima Tremontina, riconoscibile facilmente dal folto gruppo di antenne che la sovrastano.

Lungo questo segmento di percorso, oltre ad avere una buona vista sul mare possiamo notare alcuni tra i numerosi paesini caratteristici della bassa Val Nervia, tra cui Isolabona.

Isolabona ripresa col teleobiettivo

Nei pressi della Cima Tremontina e del sentiero di discesa verso Dolceacqua (cartello segnaletico) troviamo un posto panoramico e tranquillo dove far la sosta per il pranzo.

Riprendiamo in seguito la ripida discesa tra uliveti terrazzati, tulipani selvatici, ginestre e mimose interrompendola poco prima dell’abitato presso la bella chiesetta di San Bernardo (XV secolo), da cui si ha una sublime veduta di Dolceacqua.

Mimosa

Veduta di Dolceacqua dalla chiesetta di San Bernardo

Raggiungiamo infine il bellissimo paese (51 m) caratterizzato dal ponte romano e dal castello dei Doria.

Per il ritorno ad Airole, dobbiamo ringraziare  l’amico Armando  di Ventimiglia che, cortesemente, si è offerto di riaccompagnarci al parcheggio.

Arrivo a Dolceacqua

Cartografia indispensabile

Carta A.S.F. 1, 1:25.000Carta A.S.F. 1, 1:25.000, Côte d’Azur, Riviera dei Fiori, Institut Geographique National
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