Agosto 2014. Verso le 7:10 ci incamminiamo sullo sterrato (sentiero U26) che sale ai valloni dell’Autaret e di Rui.

Dopo qualche centinaio di metri di strada in direzione del Pian Ceiol, seguiamo la deviazione lastricata di destra (palina segnaletica) che si dirige verso la grangia Cruset (2020 m). Dopo i primi passi, facciamo amicizia con il compagno di viaggio Giancarlo, molto simpatico, che si unirà a noi per il resto dell’escursione.

Oltre la borgata il percorso iniziale, che si sviluppa sotto il grande roccione della Rocca Senghi (2450 m), ripiana poi scende per attraversare il torrente Varaita di Rui su un ponticello in legno. Ci troviamo ora nel vallone di Rui. Subito dopo il ponticello ricominciamo a salire con una ripida serpentina la destra orografica del vallone verso gruppi di grange in bella posizione. Oltre, il percorso prosegue meno ripido contornando alcuni valloncelli laterali.

Dopo aver affiancato un gruppetto di grange, lasciamo a sinistra la deviazione (ometto) per la Testa di Malacosta (3216 m), posta una trentina di metri prima di un rudere che si trova a destra del sentiero.

Proseguendo, superiamo poi un rio incassato ed arriviamo nei pressi di altri casolari (2414 m), dai quali possiamo già notare la nostra cima… imbiancata. La moglie del margaro ci dice che la sera prima ha fatto molto freddo ed è venuto giù di tutto, neve compresa. Il falso piano continua per un lungo tratto superando splendide grange ed alcune mandrie di mucche.

In lontananza possiamo già vedere la cima… imbiancata

Verso il fondo del lungo pianoro l’avvicinamento riprende in leggera salita. Qui il rio tende a dividersi in due ramificazioni. Da destra provengono le acque del torrente Turlè e del Fiutrusa. Da sinistra invece quelle che scendono dal Mongioia. Il sentiero (U67) per il Monte Salza e la Cima Mongioia si mantiene a sinistra delle due ramificazioni.

Lungo il tratto seguente si possono notare, tra le rocce incassate, alcune belle cascate.

In salita verso il Pian Gaveot

Il cammino si fa più ripido e, a zig-zag, aggira un tratto roccioso continuando poi verso il bel pian Gaveot inciso dalle acque del rio. La salita prosegue spostandosi ancora verso sinistra poi, più in alto in direzione nord, si insinua tra rocce scure, le supera e va a raggiungere il Passo di Mongioia (3075 m).

Tra le rocce scure prima del Passo di Mongioia

Arrivo al Passo Mongioia. A sin. il Monte Mongioia, al centro il bivacco Boerio

Qui abbiamo subito una bella visuale d’insieme: a sud scorgiamo, poco più in alto, il Monte Giuep (3100 m) e, più distante, la Testa di Malacosta (3216 m), verso ovest si stende la Valle dell’Ubaye, ma ciò che più attira la nostra attenzione sono le cime del Mongioia (3340 m) e del Salza (3326 m). Su un poggio poco distante, e in bella vista, c’è l’ottagonale bivacco Boerio (3090 m) che rivedo molto volentieri.

Arrivo al bivacco. In fondo a destra, la cima Salza

Ci incamminiamo lasciando il bivacco alle nostre spalle

Appena dopo il bivacco inizia lo strato di neve, caduta nella notte. La temperatura è rigida. Il percorso che ora vogliamo intraprendere è quello che porta al Passo di Salza (3170), per poi svoltare a destra e salire la cresta fino alla cima. Dopo aver consumato frutta secca ed un the caldo mi metto in moto con Marco e Giancarlo passando sulla destra del lago di Mongioia.

Oltre un primo tratto pianeggiante troviamo sul percorso residui di nevai che in più hanno ora una decina di centimetri di neve fresca. Raggiunto il passo, svoltiamo a destra zigzagando nella pietraia soprastante coperta da alcuni centimetri di neve fino a raggiungere la cordonatura rocciosa che taglia trasversalmente il Monte Salza.

Un piccolo passaggio tra le rocce, che superiamo con l’aiuto delle mani, ci conduce infine in cresta sul tratto terminale in vista della croce di vetta. Dobbiamo prestare attenzione perchè da questo punto in poi, ma già anche un pò prima, troviamo del “verglas” insidioso sui lastroni di roccia.

La cima Salza e il tratto insidioso sul verglas

Scarponando, con l’aiuto dei bastoncini riusciamo comunque a raggiungere il punto più alto, sovrastato da una bella croce.

La croce di vetta

Dal bivacco Boerio. Fulvio ci ha ripresi col teleobiettivo sulla cima

Spettacolare la visuale sulla Cima Mongioia, sul Monviso, sulla pianura coperta di nuvole, sulla Punta di Fiutrusa (3068 m) e sul Monte Ferra (3094 m), ma è anche incredibile la visuale che si ha dal massiccio del Pelvoux fino al Monte Bianco.

Il Monviso

Non ci fermiamo molto sulla cima. Il freddo è intenso e poi dobbiamo tornare dagli amici rimasti ad aspettarci al bivacco. La soddisfazione che noto sui visi di Marco e Giancarlo è tanta.

Riprendiamo, con cautela, la discesa tra i lastroni.

Nuovamente in discesa nel punto più impegnativo

Lago in territorio francese

Dopo il passaggio insidioso tutto diventa più facile. In discesa dal passo ci viene incontro Fulvio che ci accompagna fino al bivacco.

Ritorno al Boerio. Nel frattempo la neve si è già sciolta un po’

Fulvio ci riaccompagna al bivacco

Pranziamo all’interno del bivacco, che ha una capienza di otto posti letto, poi iniziamo la discesa visto che in lontananza sta spuntando un po’ di nebbia.

Inizio della discesa dal Passo di Mongioia

Dal passo di Mongioia ci spostiamo gradualmente in basso al Pian Gaveot, occupato interamente da un gregge di pecore e qualche capra, poi più in basso sullo stupendo falsopiano occupato da asini e mandrie di mucche, infine ritorno a Sant’Anna di Bellino.

Nei pressi del pian Gaveot

Già verso il basso, ci lasciamo alle spalle la cima Salza

Cartografia indispensabile

Carta n. 106, 1:25.000Carta n. 106, 1:25.000, Monviso, Sampeyre, Bobbio Pellice, Istituto Geografico Centrale
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Monte Salza
Monte Salza (69 kB)

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