Il percorso ci è stato segnalato dal gruppo di volontari S&B (Sentieri e bicchieri) di Vernante che in questi ultimi anni ha ritracciato gran parte dei sentieri, oramai desueti, rendendoli nuovamente agibili, inserendo ponticelli o passerelle nei punti critici e nuova segnaletica. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con il comune di Vernante, la Pro loco, la consulta giovanile e la popolazione di Vernante. Per l’escursionista è stata creata ed è disponibile, al prezzo di 3,00 €, una cartina intitolata: “I Sentèe ‘t Vërnant”, reperibile presso bar, ristoranti o la Pro Loco.

Novembre 2014. Raggiungiamo Palanfrè posando l’auto nel parcheggio antistante la borgata (1379 m). Per portarci alla base di partenza ripercorriamo a ritroso il tratto della strada asfaltata fino al primo tornante a gomito, località “La Ruina” (1330 m), dove si trova la palina iniziale del tracciato. Ci inoltriamo in leggera salita sulla sinistra orografica del vallone.

Dopo un centinaio di metri, svoltando verso destra, tagliamo in salita diagonale a mezza costa le propaggini del Monte La Croce allontanandoci gradualmente dalla conca di Palanfrè, avvolta ancora nella brina e nell’ombra.

Allontanandoci dalla conca di Palanfrè

Salendo veniamo finalmente riscaldati dai primi raggi del sole che sta spuntando dalle parti del Bric Castea.

Salendo verso la zona rocciosa

Dopo essere passati in una zona rocciosa, a picco sul vallon Grande, ci inoltriamo nella faggeta risalendo più avanti a zig-zag un ripido tratto. In leggera discesa, ancora in faggeta, raggiungiamo in seguito un prato molto panoramico che sovrasta i Tetti Cucet (1505 m).

Prato panoramico

Poi il sentiero svolta a sinistra seguendo l’andamento del “Vallone Franco”. Curioso è un dente di roccia isolato che spunta in mezzo al prato.

Il dente isolato di roccia

Più avanti incrociamo un sentiero (1441 m) che lasciamo proseguire in basso verso i Tetti Barbouset e la località “Due Ponti”. Il nostro peregrinare continua ora verso ovest e taglia le pendici del Monte Croce (1958 m) attraversando, con brevi salite e discese, boschetti di faggio.

Verso un piccolo poggio

Seguendo la direzione ovest entriamo in una zona ombrosa, sul ciglio del profondo e incassato Vallone Pioccia, sul cui fondo giace ancora un nevaio perenne, che risulta essere alla quota più bassa delle nostre Alpi Marittime. In tempi non molto lontani veniva ancora utilizzato per l’approvvigionamento dei blocchi di ghiaccio. Più avanti raggiungiamo una piccola cascata.

Passerelle installate sul ciglio del Vallone Pioccia

Proseguendo attraverso altri boschetti di faggio, raggiungiamo il centro del vallone inciso dal rio e da un’altra piccola cascatella che raccoglie le acque provenienti dal Bric dell’Omo (2125 m).

Tornati fuori dalla zona d’ombra il sentiero svolta verso est, riprende in lieve salita e raggiunge il bivio per La Maddalena (1954 m) e la Colla di Prarosso (1340 m) che noi lasciamo a sinistra.

Al di là del Vallone Pioccia si intravedono i Tetti Doni

Volgendo lo sguardo all’indietro, si aprono panoramiche apprezzabili sulla Rocca d’Orel (2440 m) e sulla Cima Bussaia (2451 m) recentemente imbiancati di neve fresca. Un tratto di discesa ci porta tra le antiche e assolate abitazioni dei Tetti Doni (1482 m).

Tetti Doni con le cime imbiancate della Rocca d’Orel e del Bussaia

Arrivando ai Tetti Doni

Altro scorcio

Proseguiamo nella discesa aggirando, più avanti, un costone roccioso.

Aggiriamo un costone di roccia

Poi, attraversando altri boschetti di faggio seguiti da praticelli, ci portiamo sotto la costa dolomitica del Sapè che seguiamo per un tratto fino a raggiungere le vecchie case dei Tetti Bertaina (1320 m).

Arrivo ai Tetti Bertaina

Il cammino prosegue in un viale di frassini mentre con lo sguardo possiamo notare in basso, sul lato opposto del vallone, la Borgata Folchi sovrastata dal Colle Arpiola ed il Bric Castea.

Colle Arpiola, Bric Castea e Bec Baral, sul versante opposto

Scendendo raggiungiamo, più avanti, la piccola e graziosa borgata dei Tetti David (1280 m).

Ora si prosegue in discesa e si arriva alla località Bercia (1231 m). Costeggiando una parete di roccia, la aggiriamo lasciando a destra un sentiero che scende a Vernante.

Costeggiando una parete di roccia

Proseguendo ora in direzione nord attraversiamo nuovamente alcuni boschetti di faggio che ci trasportano verso il distante gruppo di case dei Tetti Coletta (1226 m).

nuovamente tra i faggi

Appena al di sopra delle abitazioni rurali possiamo notare un bel piloncino ridipinto di recente.

Il piloncino ridipinto di recente

Ridiscesi alla casa ci fermiamo per il pranzo, in posizione panoramica verso il Monte Vecchio e il Bec Baral.

Dai Tetti Coletta. Al fondo, la Bisalta imbiancata

Proseguendo sul pianoro davanti alla casa ci spostiamo sulla strada che scende a Vernante, dove avevamo lasciato la seconda macchina.

Per comodità abbiamo utilizzato due macchine per non dover ripercorrere a piedi il lungo tratto di strada fino a Palanfrè.

Lo stradone di discesa

Ad un tornante lasciamo il sentiero che attraverso la località Renetta scende verso Vernante e proseguiamo invece sullo stradone scendendo prima ai Tetti Polin (1160 m), poi ai Tetti Buin (1010 m) e ai Tetti Culunel (925 m) per finire, infine, sullo stradone principale Vernante-Palanfrè

Tetti Buin. Al fondo, il Monte Vecchio

Cartografia indispensabile

Carta n. 114, 1:25.000Carta n. 114, 1:25.000, Limone Piemonte, Valle delle Meraviglie, St. Dalmas de Tende, Istituto Geografico Centrale
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Carta A.S.F. 4, 1:25.000Carta A.S.F. 4, 1:25.000, Vallée des Merveilles, Val Vermenagna, Institut Geographique National (di difficile reperibilità).
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