Gennaio 2016. Oggi giornata uggiosa. Torniamo comunque in val Maira sperando di lasciarci alle spalle la nebbia della pianura, perlomeno dopo aver passato i primi paesi della valle. Invece, arrivati al bivio per Stroppo Paschero, la nebbia persiste e sulla strada troviamo addirittura un po’ di neve e ghiaccio; qualcuno propone di tornare indietro, ma si va su lo stesso visto che ormai siamo in ballo.

Dopo pochi metri di salita seguiamo i cartelli che, a sinistra, indicano la borgata Arneodi. Il percorso procede in leggera discesa verso quel nucleo di case, poi si distende a destra del rio valicandolo su un antico ponte in pietra.

Dal ponte di pietra, dopo la borgata Arneodi

La bella mulattiera che da qui si genera prosegue verso sinistra nel cumbal Tinas. Dopo alcuni zig-zag raggiungiamo il bivio per le borgate Ciamin (1333 m) e Contà (1427 m), da cui arriveremo al ritorno.

Lungo la bella mulattiera

Proseguendo invece per san Martino e colle san Giovanni (T3) superiamo un rio prima di arrivare ad un punto panoramico posto al di sopra dello spesso strato di nebbia che continua a persistere nel basso della valle, lasciandoci ammirare un panorama stupendo ad est e ovest.

Lo strato di nebbia verso est

Un traliccio dell’Enel spunta dalla nebbia

Il cammino si protrae in leggera salita, poi continua su un traverso in vista di San Martino.

Giunti su strada asfaltata svoltiamo a sinistra in leggera discesa e, aggirato un costone, raggiungiamo la borgata di san Martino inferiore (1378 m), risalendola poi all’interno per dirigerci tra le case di san Martino superiore (1456 m).

San Martino inferiore sovrastato dal monte Chersogno

Il paesino, grazioso con case ben ristrutturate, è arroccato in posizione panoramica dominando la bassa valle Maira.

Raggiunta la strada che transita alle spalle, ne percorriamo un tratto verso sinistra fino all’osteria Lou Subric poi, appena dopo, svoltiamo sul prato a destra per evitare un lungo tornante.

In salita, veduta di san Martino superiore

Raggiunta nuovamente la strada prendiamo una scorciatoia (tacca gialla sulla sinistra) che entra all’interno di un boschetto, facendoci evitare alcuni lunghi tornanti della strada provinciale 335 che incroceremo nuovamente per altre due volte.

Immagini dello spostamento verso il colle Bettone


Presa un’altra e più lunga scorciatoia, lasciamo a sinistra il monte Betunet (1827 m), tagliando ancora in due punti la strada Provinciale prima di raggiungere, ancora su scorciatoia, il colle Bettone (1831 m), posto sul divisorio del vallone d’Elva.

Dal colle Bettone

Svoltando dal colle a sinistra saliamo un lieve tratto approdando alle pendici erte e innevate del monte Bettone (1903 m) (nel XVIII sec. veniva chiamato Beccone, grande becco, voce che pone in evidenza la configurazione della parte sommitale del monte).

Non c’è tanta neve, solo quel tanto di farina che copre lastre affioranti di pietra ghiacciata che rendono disagevole la salita (prestare attenzione, potrebbero essere necessari i ramponi).

Il monte Bettone

Salita verso la cima

La cima è posta su uno strapiombo vertiginoso che guarda dall’alto il vallone di Elva: stupendo panorama a 360°.

Dalla cima, vista verso il vallone di Canosio e Marmora

Rimaniamo in contemplazione sulla cima per un quarto d’ora poi, con un po’ di cautela, torniamo sui nostri passi dirigendoci nuovamente al colle Bettone.

Da lì seguiamo una stradina (direzione nord) che inizia un semicerchio antiorario inizialmente in leggera discesa sul versante del vallone d’Elva e, dopo oltre due chilometri, raggiunge la chiesa circolare di san Giovanni (1872 m).

In marcia verso la chiesa di san Giovanni

A sinistra l’aguzzo monte Bettone

La chiesa di san Giovanni

Scendendo un centinaio di metri verso sinistra (ovest) raggiungiamo una tavola orientativa.
Proseguendo ancora di altri cento metri arriviamo alla “Fremo cuncunà” (letteralmente donna accovacciata), una caratteristica lastra di roccia protesa verso il vuoto nel vallone d’Elva.

Sulla “Femo cuncunà”, la rocca protesa nel vuoto

Zoom sul monte Chersogno (centro) e rocca la Marchisa (destra)

Tornati alla cappella di San Giovanni risaliamo la strada che ci condurrà al colle della Cavallina (1941 m).

Durante la discesa, sguardo verso le cime del Nebin e del Cugulet

Ingrandendo la foto, a sinistra della nebbia si possono notare le chiese di san Peyre e santa Maria di Morinesio

Svoltando a destra iniziamo ora la discesa a valle seguendo per un tratto la provinciale 335, abbandonandola nei pressi del colle Bettone per riprendere la discesa percorsa durante la salita su scorciatoie fino a raggiungere la strada che sovrasta il grande prato sopra la borgata di san Martino superiore.

Durante la discesa verso san Martino

Attraversata la strada prendiamo un sentiero che si scosta lievemente a sinistra di san Martino. In questo tratto abbiamo, da angolature diverse, ottimi scorci panoramici sul paesino.

Arrivati nuovamente sulla provinciale svoltiamo a sinistra seguendola un buon tratto fino al bivio per la borgata Contà (1427 m).

Immettendoci ora sulla mulattiera di discesa superiamo poco dopo anche la borgata Ciamin (1333 m) che conserva una bella cappella dedicata a san Michele.

Borgata Ciamin, la cappella di san Michele

Scendendo oltre avremo la fortuna di avere altri begli scorci fotografici sul campanile di san Peyre prima che la nebbia, a poco a poco, lo inghiotta del tutto.

Il campanile di san Peyre spunta dalla nebbia

L’ulteriore discesa ci ricongiunge alla mulattiera già percorsa al mattino proveniente dagli Arneodi che ci riporterà in basso al tornante inferiore di Paschero. Il piccolo tratto di salita seguente ci riconduce al parcheggio, nei pressi della chiesa di san Giovanni.

Cartografia indispensabile

Chaminar en Bassa/Auta Val MairaChaminar en Bassa/Auta Val Maira, 1:20.000, Bruno Rosano.
Scarica la traccia GPX per il tuo GPS (cos’è?):
Monte Bettone
Monte Bettone (222 kB)

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