Non conoscendo le condizioni nevose del monte, carichiamo nello zaino anche le racchette da neve. Scegliendo la stradina in salita che passa all’interno della frazione (indicazioni per santa Margherita) ci inoltriamo, al termine delle case, su una bella mulattiera che si inerpica tra file di cespugli di bosso verso la destra (sinistra orografica) della comba. Due dita di neve scese nella notte hanno imbiancato il paesaggio circostante rendendolo più attraente.

Lasciando Ruata Prato

Sulla mulattiera

Il percorso ci porta a transitare nei pressi di una ex miniera che si prolunga per una ventina di metri all’interno della montagna e subito dopo ad un pilone votivo in cattivo stato. Proseguendo ancora per un tratto, nei pressi di un secondo piloncino votivo dedicato a Madonna e santi raggiungiamo la strada asfaltata che sale a destra verso santa Margherita.

Seguiamo la strada per circa 3 km, lasciando presto sul lato destro le borgate Saretto (1037 m) e Falcone (1100 m) e, in basso a sinistra, Rovera (1050 m) e Allione (1067 m).

La borgata Rovera

Salendo lungo il tratto asfaltato

La strada, disegnando ampi tornanti aggiranti le propaggini meridionali inferiori del monte Tejè, prosegue verso strapiombanti pareti rocciose avvicinandosi man mano, con belle visuali verso l’alto, a Santa Margherita. In una di queste pareti è inserita una bella grotta naturale con la statua della Madonna di Lourdes.

Dalle strapiombanti pareti rocciose

La borgata di Santa Margherita

La borgata di Santa Margherita (1322 m), molto conosciuta per il suo passato partigiano, ci accoglie poco dopo con la sua chiesetta, il bel campanile e il rifugio A.N.P.I. (detto anche rifugio Margherita) posto più in alto.

“Mentre sul versante orografico sinistro della valle si erano organizzate le bande garibaldine, sull’altro versante si riunirono due gruppi uno di partigiani che già operavano in zona l’altro formato dalla banda «Italia libera». Il primo gruppo era comandato da Giuseppe Acchiardo e Bernardo Ghio ed era formato da una trentina di uomini che facevano parte di una banda guidata da un ufficiale effettivo, il secondo era il gruppo che aveva subito il rastrellamento in valle Grana in cui rimase ferito Duccio Galimberti.

Dall’unione dei due gruppi nacque una banda di Giustizia e Libertà e il comando fu assunto da Detto Dalmastro che in accordo con le formazioni garibaldine di Steve assumeva anche il comando della vallata.

La buona struttura delle bande partigiane della valle Maira permise agli uomini di Detto Dalmastro di compiere importanti azioni contro i presidi fascisti e tedeschi, ma anche di superare i ripetuti rastrellamenti fatti in valle dai nazifascisti. Non mancarono, però, nel corso del rastrellamento del luglio 1944 le rappresaglie tedesche: vennero, infatti, bruciati tanto San Damiano Macra, sede del CLN, quanto Cartignano”.

(Notizie tratte dall’istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo)

Proseguendo su strada sterrata oltre il paesino, in leggera salita raggiungiamo il colle di Santa Margherita, sul quale è locata una piccola cappella tra numerose lapidi e stele partigiane. Nel terribile inverno del 1944 bande di partigiani della 2° divisione Giustizia e Libertà da qui iniziarono una lunga marcia che li condusse nelle Langhe.

Piccola cappella e lapidi partigiane sul colle di Santa Margherita

Lasciando proseguire a sinistra la stradina per Paglieres e, a destra, per San Damiano, riprendiamo la salita lungo la cresta boscosa (nord) incontrando, pochi metri dopo, un altro cippo partigiano.

Immagini di salita sulla cresta

Inoltrandoci sempre più tra gli alberi di pino silvestre il percorso abbandona momentaneamente la cresta per aggirare sul lato sinistro un dosso.

Tornati nuovamente in cresta risaliamo un tratto divenuto più roccioso poi, dopo un piccolo zigzag tra gli alberi, facendoci largo un po’ a fatica tra i rami, raggiungiamo la cima del monte Tejè (1544 m).

Tejè deve il nome alla presenza sul territorio di piante di tiglio (Michelangelo Bruno).

Cippo di vetta

Visuale verso il monte Rastcias

A sinistra la rocca Cernauda

Dal cippo di pietre e dalla croce lignea di vetta abbiamo intorno a noi un ampio paesaggio che si estende fino al lontano monte Chersogno (3026 m), ai monti Nebin (2514 m) e Rastcias (2404 m) e, verso sud, alla rocca della Cernauda (2282 m), ai monti Chialmo (2020 m) e Cauri (1979 m).

Verso est si possono notare a distanza la Bisalta e le numerose vette delle alpi Liguri e Marittime.

Alcune visuali verso le Alpi Liguri e Marittime


Tornando poi sui nostri passi, sceso il primo tratto ci fermiamo per la pausa pranzo in un punto panoramico con bella vista.

Riprendiamo più tardi la discesa al colle ed alla borgata di Santa Margherita, facendo prima tappa al rifugio privato A.N.P.I. (1368 m), detto anche rifugio Margherita, intitolato al partigiano Detto Dalmastro posto nel punto più in alto della borgata oltre la chiesa e il cimitero.

Salita al rifugio

Campanile di Santa Margherita

Rifugio A.N.P.I. detto anche rifugio Margherita

Tornati al paese effettuiamo il ritorno sulle orme dell’andata fino a Ruata Prato, raggiungendola quando ormai la neve del mattino si è sciolta.

In discesa dalle placche rocciose

Ritorno a Ruata Prato

Cartografia indispensabile

Chaminar en Bassa/Auta Val MairaChaminar en Bassa/Auta Val Maira, 1:20.000, Bruno Rosano.
Scarica la traccia GPX per il tuo GPS (cos’è?):
Monte Teje
Monte Teje (346 kB)

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