In questa recensione vogliamo rispondere alla domanda: l'Apple Watch Series 2 può sostituire completamente un dispositivo GPS dedicato?Recensione dell’Apple Watch Series 2 per lo sportivo: può sostituire un dispositivo GPS dedicato?Valerio Dutto3

Ho sempre guardato con poco interesse all’Apple Watch originale (vedi su Amazon). Fin dal principio Apple ha cercato di promuoverlo come il dispositivo perfetto per il fitness, ma chiunque pratichi attività sportive all’aria aperta sa che mancava di una cosa assolutamente fondamentale: il GPS.

Con l’arrivo dell’Apple Watch Series 2 finalmente le cose sono cambiate. Il GPS integrato, l’impermeabilità fino a 50 metri (anche in acqua salata) e il processore più potente, oltre a un display più luminoso e al nuovo sistema operativo watchOS 3, ne fanno l’Apple Watch come avrebbe dovuto essere fin dal principio.

Vedremo che non è tutto oro quello che luccica, perché ci sono ancora problemi su più fronti, eppure bisogna riconoscere che questo dispositivo in poco tempo ha dato una scossa al mercato obbligando la concorrenza a reagire. Per fare un esempio, Polar ha recentemente presentato l’M600 (vedi su Amazon), uno smartwatch (Polar parla di sport watch) basato su Android Wear (una scelta coraggiosa? Nel caso di Polar direi azzardata: Android Wear è ancora troppo immaturo).

In questa recensione non vedremo tutte le funzionalità dell’Apple Watch. Ce ne sono davvero tante, buona parte delle quali esulano dal nostro obiettivo. Vogliamo invece rispondere alla domanda: l’Apple Watch Series 2 può sostituire completamente un dispositivo GPS dedicato?

L’Apple Watch Series 2

Per i nostri test abbiamo acquistato la versione Sport che, per una volta, oltre a essere quella più indicata per i nostri obiettivi, è anche quella più economica (si fa per dire, perché in Italia il modello con cassa piccola da 38 mm, quella da noi utilizzata, costa 439€, mentre quello con cassa grande da 42 mm costa 469 €).

Introduzione

Non nascondo che l’idea di utilizzare un solo dispositivo sia durante il lavoro sia durante l’attività sportiva mi affascina molto. Mi trovo molto bene ad esempio con il Garmin vívoactive HR (recensione), che rappresenta un ottimo compromesso. Ma da un punto di vista puramente hardware l’Apple Watch è un netto passo avanti.

La qualità costruttiva, come sempre con Apple, è al top. Il suo design moderno lo rende adatto sia ad un abbigliamento elegante, come un incontro di lavoro, sia ad una corsa nel parco (magari, perché no, cambiandone il cinturino).

L’Apple Watch Series 2 al polso

Cinturino

Una volta messo al polso colpisce la sua leggerezza (abbiamo misurato appena 50 grammi). Sembra di non averlo. Anche perché il cinturino è il migliore che abbia mai provato: è realizzato in fluoroelastomero, uno speciale polimero che ha un’ottima resistenza anche in ambienti particolarmente aggressivi. Al tatto è piacevolmente setoso, non dà fastidio con il caldo e non si rovina (troppo) con l’uso. Un vero piacere. Da notare che ci sono due taglie di cinturini: la S/M e la M/L. In ogni Apple Watch sono presenti entrambe: con il 38 mm arriva la prima montata e la seconda nella scatola, con il 42 mm esattamente il contrario.

La chiusura, che Apple chiama pin-and-tuck, è molto particolare ed efficace. È un po’ scomodo metterlo al polso (operazione che va fatta ogni mattina, visto che l’Apple Watch va da ricaricato ogni notte), ma poi è stabilissimo.

Visto però il prezzo (un cinturino ufficiale costa ben 59 €) ne ho acquistato uno compatibile da utilizzare durante le uscite sportive (vedi su Amazon). È quello blu che si può vedere in alcune foto. È in silicone, non fluoroelastomero, ma a onor del vero è assolutamente indistinguibile dall’originale. Oltretutto è disponibile in un’infinità di colori e, come quelli ufficiali Apple, viene sempre fornito con entrambe le lunghezze S/M e M/L.

L’Apple Watch Series 2 con il cinturino compatibile (vedi su Amazon) e chiusura pin-and-tuck

Visto il costo contenuto (e la qualità più che buona) ci posso sudare sopra senza preoccuparmi troppo di rovinarlo. Oltretutto passare da un cinturino all’altro è davvero semplicissimo: questione di pochi secondi.

Display

Il display dell’Apple Watch è il migliore che abbia mai visto. Si legge benissimo al chiuso come all’aperto sotto il sole. È un OLED touchscreen dall’ottima luminosità, neri assoluti, colori brillanti e alta risoluzione: 340×272 pixel (290 ppi) nel modello da 38 mm e 390×312 pixel (302 ppi) in quello da 42 mm.

Per ridurre i consumi della batteria lo schermo è sempre spento, poi si accende per qualche secondo con una lieve torsione del braccio: il gesto della lettura dell’ora, insomma:

Il gesto viene riconosciuto in modo preciso, ma ovviamente di tanto in tanto si accende nei normali movimenti del braccio.

La cosa a mio avviso più interessante è che il display, per quanto effettivamente piccolo, è potenzialmente adatto a mostrare le mappe, meglio di qualunque altro orologio. Ma su questo ci torneremo più avanti.

Il vetro del modello Sport è chiamato Ion-X (a differenza dei modelli superiori che sono in cristallo di zaffiro). È abbastanza robusto, elastico e meno incline a rotture, ma nell’uso quotidiano penso sia inevitabile che “tocchi” qualcosa e si formi qualche piccola riga.

Impermeabilità

L’Apple Watch Series 2 è impermeabile fino a 5 atmosfere (50 m), per questo può essere utilizzato anche durante il nuoto. Il precedente modello invece era solo resistente agli schizzi (IPX7), sebbene ci sia chi l’ha usato, a suo rischio e pericolo, anche in piscina.

Curiosa e innovativa la tecnica utilizzata per eliminare l’acqua depositata nell’altoparlante: viene emesso un suono a una particolare frequenza che espelle letteralmente l’acqua rimasta.

Sensore cardiaco

Il sensore permette la rilevazione della frequenza cardiaca direttamente al polso senza bisogno di indossare una fascia toracica. Essa, insieme agli altri dati raccolti, consente all’Apple Watch di stimare il numero di calorie bruciate.

Il sensore cardiaco sotto la cassa

Il giusto posizionamento dell’Apple Watch è molto importante per avere misurazioni accurate del battito. Consigliamo innanzitutto di indossarlo “all’americana”, ovvero qualche centimetro più in basso dell’osso del polso.

Inoltre, durante l’attività è meglio stringerlo un po’ più stretto (durante il resto del giorno invece lo si può lasciare un poco più largo): il sensore per il battito cardiaco deve stare a contatto con la pelle.

In generale la precisione che abbiamo rilevato è più che accettabile. Occasionalmente abbiamo notato dei piccoli rallentamenti nel rilevamento di cambi di frequenza o qualche contenuto scostamento dalla frequenza reale: niente di particolarmente significativo per “utenti normali”, ma con una comodità nettamente superiore rispetto ad una qualunque fascia cardio.

L’Apple Watch di tanto in tanto misura il battito cardiaco durante la giornata anche al di fuori di un’attività sportiva, simulando un monitoraggio 24 ore su 24. Queste misurazioni possono essere visualizzate nell’app Salute sull’iPhone. Inoltre possiamo controllare il nostro battito cardiaco ogni volta che vogliamo aprendo l’app Battito cardiaco:

app-battito-cardiaco-apple-watch

Da notare che, come tutti i sensori basati sulla fotopletismografia, non funziona sott’acqua durante il nuoto.

Altre caratteristiche

L’Apple Watch è un accessorio dell’iPhone. A scanso di equivoci: non può proprio essere utilizzato senza di esso, chi usa Android è tagliato fuori.

Al suo interno sono anche presenti un accelerometro e addirittura microfono e altoparlante (che permettono all’occorrenza di rispondere alle telefonate). Troviamo inoltre un modulo WiFi per il collegamento a reti a 2,4 GHz (non 5 GHz). La connessione a queste reti non è configurabile: la farà l’Apple Watch stesso in modo completamente automatico se l’iPhone a cui è associato ci si era già collegato. Dal centro di controllo possiamo vedere se non è connesso a nulla (immagine di sinistra), all’iPhone (immagine centrale) o a una rete WiFi (immagine a destra):
centro-di-controllo-apple-watchQuando l’Apple Watch si connette a una rete WiFi compatibile anziché all’iPhone potrà eseguire un sottoinsieme delle sue funzionalità (la lista completa è disponibile sul sito Apple), tra cui usare Siri e mandare e ricevere iMessage (ovviamente non SMS).

App Apple

Dopo aver analizzato l’hardware che, senza girarci intorno, è semplicemente il meglio che abbiamo provato fino ad ora, parliamo del software. Ahimè, vedremo che è il punto dolente, almeno per il momento.

Sull’Apple Watch sono presenti due app per le attività sportive. Si chiamano rispettivamente Allenamento e Attività. Le loro funzioni sono complementari: la prima (Allenamento) permette di tracciare una vera e propria attività (tra cui: camminata indoor/outdoor, bici indoor/outdoor, corsa indoor/outdoor, nuoto in piscina/acque libere, vogatore, stepper, bicicletta ellittica). La seconda (Attività) è un “collettore” di tutte le attività svolte in perfetto stile fitness tracker.

L’app Attività

Per completare il quadro si devono utilizzare ancora queste app su iPhone:

  • Attività, che permette di accedere in forma più comoda e completa ai dati dell’app omonima presente su Apple Watch.
  • Apple Watch, che permette di configurare i campi dati da mostrare durante le attività sportive (tab Apple Watch, Allenamento → Vista allenamento).
  • Salute, che mostra il battito cardiaco registrato durante la giornata (sotto Parametri vitali → Battito cardiaco).

Per quanto ottimamente realizzate e molto comode da usare soffrono di alcuni difetti (in perfetto stile Apple):

  • Eccessiva dispersione tra troppe app diverse (oltretutto su due dispositivi).
  • Ridotta configurabilità (ad esempio i campi dati che possiamo scegliere di visualizzare sono pochi, ben lontani dal numero a cui ci ha abituato Garmin, e nessuna modalità sportiva registra l’altitudine).
  • Mancanza di un sito da cui consultare le attività: possiamo tenerle sotto controllo solo ed esclusivamente dall’Apple Watch stesso o dall’iPhone a cui è associato (cosa non sempre pratica vista la ridotta dimensione del display).
  • Obiettivi giornalieri troppo limitati: l’unico modificabile è quello delle calorie da bruciare, che comunque non si adatta al nostro stile di vita spingendoci a migliorare come accade sui Garmin.
  • Grafica poco efficace: i cerchi non sono male, ma le altre info sono un po’ nascoste.

Mentre questi sono difetti con i quali tutto sommato ci si può convivere, c’è un altro problema molto più grande: non esiste un modo per esportare le attività svolte in un formato standard (tipo GPX). In altre parole, se registro una corsa con l’app Allenamento me la ritroverò dentro l’app Attività, ma non riuscirò a “tirarla fuori” per salvarla su computer o caricarla su un servizio online. Questo limita l’uso dell’app Attività al fitness tracking. Ma per le uscite “vere” dobbiamo usare altro, di più completo e standard.

A questo punto è doveroso aprire una parentesi: i dati salvati nell’app Attività sono a disposizione, in lettura o scrittura, previo permesso dell’utente, anche ad altre app grazie al framework HealthKit. Ne fanno uso ad esempio Runkeeper (vedi su App Store), Runtastic (vedi su App Store) o Trails (vedi su App Store). Teoricamente in questo modo si può ottenere il meglio dei due mondi: da una parte si registra l’attività con un’app “seria”, dall’altra i suoi risultati vengono comunque collezionati nell’app Attività.

App di terze parti

Dato che le app di Apple, per quanto ben fatte, sono troppo limitate e dispersive, e soprattutto non offrono un modo di esportarne le attività, dobbiamo rivolgerci ad altre disponibili sull’App Store.

L’app ideale per il nostro tipo di utilizzo si integra con il framework HealthKit, registra la traccia percorsa includendo il battito cardiaco e l’altitudine, permette di marcare punti di interesse e offre una piccola mappa (idealmente offline) per aiutarci nell’orientamento.

Per cercare quella ideale ne abbiamo provate molte tra cui, in rigoroso ordine alfabetico: Gaia GPS (vedi su App Store), MotionX GPS (vedi su App Store), Runkeeper (vedi su App Store), Runtastic (vedi su App Store), Trails (vedi su App Store) e ViewRanger (vedi su App Store).

Una di queste, MotionX GPS, pur essendo a pagamento non c’è stato verso di farla funzionare, per questo non verrà più citata nel seguito. A richiesta di spiegazioni gli sviluppatori ci hanno risposto così:

“Currently, we have developed Apple Watch software that is capable of working in unison with MotionX-GPS on iOS 9. Unfortunately, we are currently aware that MotionX-GPS has issues with the WatchOS and iOS 10 and hope to address these issues in the near future.” — team di MotionX GPS

Per le altre, purtroppo arriviamo al secondo punto dolente: nessuna di esse, ad oggi, è in grado di utilizzare il GPS interno dell’Apple Watch Series 2. Apple offre la possibilità di farlo, ma gli sviluppatori non la sfruttano ancora. Non li si può biasimare: il dispositivo è uscito da poco e la diffusione è ancora molto limitata. Per Apple sarà una grande sfida riuscire ad attrarre gli sviluppatori per invogliarli a realizzare app di qualità: nonostante l’incredibile forza commerciale non ci era riuscita con la versione precedente, un po’ per le enormi limitazioni un po’ per i numeri di vendita troppo ridotti da poterla rendere un’opportunità interessante per le software house, chissà se ci riuscirà oggi.

Per essere davvero chiari lo ribadiamo: ad oggi se ci si appoggia ad app di terze parti viene sempre sfruttato il GPS “connesso” dell’iPhone, che quindi dovrà essere portato con noi e vedrà la batteria consumarsi rapidamente.

Inoltre bisogna dire che praticamente tutte queste app hanno ancora dei problemi significativi che in alcuni casi le rendono inutilizzabili (oltre al già citato MotionX GPS inseriamo in questa categoria anche Trails, ViewRanger e Gaia GPS). La colpa, mi è stato detto da alcuni dei loro sviluppatori, sembrerebbe essere legata a problemi intrinseci di watchOS, il sistema operativo dell’Apple Watch. La casa di Cupertino non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali al riguardo, ma visto che le app di terze parti che abbiamo provato, pur di grandi produttori, si sono dimostrate fin troppo incerte e instabili, penso che un fondo di verità ci sia. Non ci resta che sperare in una tempestiva risoluzione da parte di Apple.

L’app Trails. Purtroppo funziona una volta su due.

Ecco una comparazione tra le funzionalità offerte:

 Usa il GPS built-inHealthKitBattito cardiacoAltitudineMappaWaypointAffidabile
Gaia GPSNoNoNoNo
RunkeeperNoNoNoAbbastanza
RuntasticNoNoNoAbbastanza
TrailsNoNoNo
ViewRangerNoNoNoNoNo

Al momento quella che consigliamo è Runtastic (vedi su App Store). Mi è sembrata in generale la più stabile (pur con qualche occasionale problema). Registra la traccia, la frequenza cardiaca, la quota. Salva il tutto in automatico sul suo cloud (dal quale si può esportare in molti formati standard, tra cui GPX). Inoltre si integra con l’app Attività di Apple (occorre andare su iPhone: Impostazioni → Account Partner → Apple Health). Ribadiamo, però, che al momento usa il GPS dell’iPhone. In pratica quindi è poco più che un “telecomando” dell’app iPhone (visto che offre la possibilità di attivare/concludere/mettere in pausa la traccia) con un cruscotto (visto che mostra alcuni campi dati, purtroppo non configurabili).

L’app Runtastic

Batteria

Che la batteria sia uno dei punti deboli dell’Apple Watch non è una novità. Il display luminoso, il potente processore dual-core, il Bluetooth sempre attivo per la connessione con l’iPhone e lo spazio ridotto limitano l’autonomia dichiarata a 18 ore di utilizzo “normale” e a 5 con GPS interno sempre attivo (fonte).

Le nostre aspettative erano quindi piuttosto basse. Forse per questo motivo siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Va ricaricato ogni notte, su questo non ci piove, ma non ci è praticamente mai capitato, neanche nei casi di uso più intenso, di andare a dormire con un’autonomia inferiore al 15/20%. Ovviamente quando non abbiamo usato il GPS interno, caso tipico visto che le app di terze parti fanno uso del cosiddetto Connected GPS, ovvero del GPS del nostro iPhone. Sarà quindi la sua batteria a risentirne maggiormente.

Per semplificare le operazioni di ricarica notturne, oltre al caricatore multiporta Anker (vedi su Amazon) di cui avevo già parlato in passato, ho messo sul comodino un piccolo ma comodissimo supporto MoKo (vedi su Amazon), che tiene stabile l’Apple Watch in modalità “notte” (orizzontale) senza occupare spazio prezioso.

L’Apple Watch sullo stand Moko (vedi su Amazon)

Conclusioni

L’Apple Watch Series 2 è pronto per un uso sportivo, le app no. È un dispositivo dalle grandi potenzialità, non ancora del tutto espresse. L’hardware e la qualità costruttiva sono eccellenti, un netto passo avanti rispetto a tutti i prodotti concorrenti, ma ci sono ancora diversi difetti e limiti.

Il suo principale vantaggio, oltre al fatto di essere un dispositivo utile da tenere al polso tutti i giorni, è sicuramente la presenza dell’App Store. Ci sono molte app di terze parti, alcune valide e altre meno, potenzialmente adatte per un utilizzo sportivo. Peccato che nessuna di queste ad oggi sia in grado di sfruttare il GPS integrato. Il motivo probabilmente è da ricercarsi nella quota di mercato che, seppur superiore a quella di tutti gli altri smartwatch, è ancora troppo piccola per spingere gli sviluppatori a fare gli investimenti necessari per aggiornare le loro app. Dovrebbe solo essere questione di tempo: è verosimile aspettarsi che presto arriveranno delle app che sfrutteranno il GPS integrato, permetteranno di esportare le tracce registrate in formato standard e allo stesso tempo si integreranno con HealthKit.

Ma oggi purtroppo non ci sono, e nel campo informatico non conviene mai acquistare un dispositivo sulla base di quello che “farà”, soprattutto considerando il prezzo non proprio competitivo, la durata della batteria non ottimale e il fatto che debba essere abbinato ad un iPhone (cosa che esclude gli utilizzatori di Android o altre piattaforme).

Al momento quindi consigliamo l’Apple Watch Series 2 solo a chi ne farebbe un utilizzo sportivo limitato (per qualche corsa qua e là con le app ufficiali Apple, sempre che non interessi l’interoperabilità con altre piattaforme), oppure a chi basta sfruttare il GPS “connesso” dell’iPhone (ma a questo punto perché spendere di più per un Series 2 quando è sufficiente un Series 1?). Per tutti gli altri continuiamo nostro malgrado a consigliare un dispositivo dedicato, come il Garmin vívoactive HR (recensione, vedi su Amazon), il Garmin Forerunner 235 (vedi su Amazon), il Garmin Forerunner 735XT (vedi su Amazon) o il Garmin fēnix 3 HR (vedi su Amazon).

Che cosa ci piace

  • Ottima qualità costruttiva.
  • Leggerissimo.
  • Robusto.
  • Cinturino fantastico.
  • Completamente impermeabile.
  • Elegante e sportivo allo stesso tempo.
  • Display eccellente: di gran lunga il miglior mai provato su un orologio/GPS.
  • Espandibilità attraverso l’App Store.
  • Utilità che va al di là del solo uso sportivo.

Che cosa non ci piace

  • Prezzo davvero troppo elevato.
  • Autonomia della batteria limitata (va ricaricato ogni notte).
  • Dipendenza dall’iPhone.
  • Richiede un po’ di abitudine per padroneggiarlo.
  • App di terze parti per l’uso sportivo non ancora pronte.
  • Schermo sempre spento.
  • App Apple per il fitness troppo limitate.
  • Come gli smartphone non può essere usato con i guanti.
  • Dispersione tra troppe app (Allenamento e Attività su Apple Watch, Salute, Attività e Apple Watch su iPhone).

Da considerare

  • Con il tempo è verosimile che arriveranno app di terze parti che andranno a colmare i principali difetti rilevati oggi.

 

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