Non abbiamo ancora voglia di calpestare neve; pare che le perturbazioni dei giorni scorsi ne abbiano scaricata poca sulle Alpi Liguri. Così dopo l’escursione al Marguareis torniamo nuovamente in valle Tanaro con questo interessante percorso consigliatoci dall’amico Mattia Bertero che c’è stato qualche giorno prima.

Dal parcheggio (1337 m) di Quarzina proseguiamo per una trentina di metri oltre la chiesa e al bivio (fontana) prendiamo a destra.

Lasciando le case di Quarzina

Poco dopo, ad un secondo bivio, svoltiamo nuovamente a destra seguendo le indicazioni per la chiesa di San Giovanni (itinerario A21) e proseguiamo verso la località case Brignacchi, composta da un gruppo di vecchie abitazioni in pietra col “tetto racchiuso” tipiche di questa valle.

A sinistra delle case parte un viottolo nell’erba che transita nei pressi di un piloncino diroccato e va a raggiungere, più avanti, la strada sterrata che seguiamo per un breve tratto fino ad un casotto con fontana. Qui lasciamo momentaneamente la sterrata per seguire una traccia (scorciatoia) che però si perde nell’erba più avanti. Salendo obliquamente verso destra la andiamo nuovamente a recuperare.

Passiamo nei pressi di un gias con una mandria di mucche al pascolo e proseguendo la marcia aggiriamo a sinistra un grande dosso montuoso denominato monte Castello di Quarzina (1773 m).

Verso il Pizzo d’Ormea, al centro della foto

Alcuni tornanti a lato ci trasferiscono verso un altopiano dove la sterrata serpeggia lungo l’Alpe degli Archetti in direzione del lontano e vistoso ripetitore televisivo, posto poco sotto la cima del Pizzo. Bello il panorama alle nostre spalle: da qui è facile riconoscere l’Antoroto con un po’ di nebbia che tenta di avvolgerlo dal basso.

Panorama alle nostre spalle

Continuando il cammino raggiungiamo una vasca con fontana (1990 m) e, subito dopo, la deviazione che porta al rifugio Valcaira (sarà la nostra strada del ritorno).

Proseguiamo la marcia tagliando i tornanti poi, più sopra, deviamo su pietraia senza seguire alcun sentiero fino a raggiungere la base del ripetitore. La salita fino a qua non presenta alcuna difficoltà.

Salendo al ripetitore

Prime nuvolette sul Pizzo

Finora il cielo si è mantenuto splendido, ma alcune nubi si stanno già pronunciando verso il Bric Conoia (2521 m) e il Pizzo.

Dalla sella, a fianco del ripetitore (2370 m), parte a zig-zag (segnalazione) una traccia verso il cono terminale del Pizzo. Ora la nebbia comincia ad avvolgere la parte superiore. Dopo un primo tratto di salita tra erba e rocce raggiungiamo uno stretto canalino (corda), oltre il quale attraversiamo con i ramponi un tratto in forte pendenza con neve dura.

Nello stretto canalino

Tratto su neve ghiacciata

Aggirate le rocce soprastanti passiamo sul lato sud seguendo la traccia altalenante che prosegue vicino ad un altarino con statuetta della Madonna. In lieve salita a destra tocchiamo poco dopo la croce di vetta.

Arrivo in vetta

Sguardo sulla conca Revelli


Purtroppo la nebbia ci ha seguiti fin qui negandoci la visuale verso il Bric di Conoia (2521 m) e il Mongioie (2630 m). Sotto di noi possiamo vedere, ad intervalli alterni, la conca Revelli che si distende a nord nella val Corsaglia.

Abbiamo comunque un po’ di visuale in direzione del Monviso. Peccato perché non possiamo vedere la parte più interessante del panorama. Rimaniamo un bel po’ di tempo sulla cima sperando che la nebbia si diradi poi desistiamo cominciando il ritorno.

Tornando sui nostri passi

Discesa aggirando alcune rocce

Scendendo dal Pizzo

Scendendo il tratto roccioso, poco dopo il passaggio con la corda abbiamo la possibilità di notare, quattrocento metri più in basso, adagiato al fondo di una conca, il lago del Pizzo.

Il lago del Pizzo

La discesa ci riporta alla sella a fianco del ripetitore.

Lasciato a destra il percorso dell’andata, seguiamo a sinistra il sentiero che prosegue lungo la costa Valcaira (sentiero A 17b). Già un po’ distanti dalla cima, troviamo la deviazione per il lago del Pizzo che lasciamo a sinistra.

Un tratto ulteriore di discesa lungo la costa ci porta infine al bivio per il rifugio Valcaira (2010 m), che da qui dista solo pochi minuti.

Lasciato il sentiero per Chionea, lo andiamo a raggiungere anche perché si è fatta l’ora del pranzo. Ci fermiamo al rifugio una buona mezz’ora con la nebbia che non ci molla.

Arrivo al rifugio Valcaira

Al termine riprendiamo sul lato opposto la via del ritorno verso l’Alpe degli Archetti, attraversando in salita il valloncello (ci sarebbe anche una strada in discesa, ma che poi deve recuperare la quota persa), riconducendoci al percorso dell’andata nei pressi della fontana.

Una piacevole discesa distensiva, fatta un po’ su strada e un po’ su scorciatoia, ci riporta sulla destra del monte Castello di Quarzina, tra prati brulicanti di bellissimi colchici autunnali viola.

Ritorno dall’Alpe degli Archetti

Verso il monte Castello di Quarzina

Fioritura autunnale di colchici viola

Un po’ più in basso seguiamo la deviazione a sinistra per il lago del Lao (palina) che raggiungiamo in pochi minuti.

Lago del Lao

È un minuscolo specchio d’acqua in cui è presente il tritone alpino nero (appartenente alla famiglia delle salamandre) che vive in grande quantità nelle sue acque.

Proseguendo sul sentiero oltre l’emissario raggiungiamo, più in basso, la chiesetta di San Giovanni Battista, poi da lì seguiamo la strada verso destra che ci riporta sulla sterrata che poi svolta a sinistra ridiscendendo a Quarzina.

Cartografia indispensabile

Carta A.S.F. 3, 1:25.000Carta A.S.F. 3, 1:25.000, Marguareis, Mongioie, Institut Geographique National (di difficile reperibilità).
Cartoguida n. 2, 1:25.000Cartoguida n. 2, 1:25.000, Alpi Liguri, Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro, Blu Edizioni.
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