Martedì 13 dicembre 2016. Siamo partiti per questa escursione con le racchette da neve appese allo zaino senza poi utilizzarle. Sono serviti invece i ramponi, che ci portiamo sempre appresso, consentendoci di superare agevolmente, intorno ai tre quarti del percorso, la ripida barra rocciosa ammantata di neve ghiacciata.

Lasciamo l’auto poco prima di un curvone con presenza di ghiaccio (quota 1523 m circa), un centinaio di metri circa di dislivello sotto la Meire Dacant (1641 m) muovendo i primi passi sulla strada che, a tornanti, prosegue il suo corso.

Sul tratto iniziale di asfalto

Panoramica verso il luogo dell’escursione

Senza pervenire alla grangia proseguiamo un tratto verso destra raggiungendo una palina segnaletica indicante il rifugio Alpetto.

Il sentiero che si origina da qui, con andamento sinuoso passa a breve distanza dal rio omonimo lasciando a sinistra il costone che sale a croce Bulè e a destra, sull’opposto versante, le chiare rocce della rocca Bianca (1872 m).

Più avanti raggiungiamo un prato erboso e, poco dopo, scavalchiamo un ponticello in legno per passare sulla sponda sinistra orografica.

Tratto sulla sponda sinistra orografica…

…nel percorso di avvicinamento

Eseguendo un percorso di avvicinamento a mezza costa ci portiamo dopo un po’ in vista dello sbarramento roccioso del Gruppo di Alpetto.

La salita prosegue sulle ripidi pendici verso destra incontrando primi strati di neve ghiacciata.

Lo sbarramento roccioso del Gruppo di Alpetto

Poco prima della slavina

Il sentiero dopo aver superato una slavina si ripiana per un tratto riprendendo in seguito la salita su neve dura fino al raggiungimento delle pareti rocciose.

Infilati i ramponi cominciamo la ripida salita a zig-zag sulla parte destra, lasciando in basso a sinistra l’ampia gola di scorrimento del rio dell’Alpetto.

Un attimo di pausa per valutare il percorso

Nuovamente in cammino

Mentre arranchiamo, una famiglia di stambecchi, arrampicati su ripide pareti, ci segue con lo sguardo fino a quando non superiamo il varco.

Parte di una famigliola di stambecchi

Verso il varco superiore

Sguardo verso il versante opposto

Appena un po’ oltre abbiamo un stupenda visuale sul Monviso, che compare quasi all’improvviso davanti a noi oltre le Rocce Sbiasere (2562 m) e le Balze di Cesare (2687 m).

Un tratto in piano e una leggera discesa ci condurrebbe verso il pianoro solcato dal rio Alpetto; mantenendo invece la quota iniziale tagliamo alcuni dossi verso destra fino a quando siamo in vista del rifugio.

Sui dossi che precedono il rifugio

Eccoci in vista del rifugio

Lo raggiungiamo dopo più di 2 ore e mezza di cammino.

A non più di venti metri di distanza è ancora locato il vecchio rifugio dell’Alpetto, che è stato il primo in assoluto costruito dal CAI sul suolo italiano nel lontanissimo 1866; serviva da punto d’appoggio per la salita sul Monviso e da alcuni anni è stato trasformato in museo visitabile in modo gratuito solo quando è aperto il nuovo. All’interno è stata ricostruita la vecchia ambientazione completata da alcuni pannelli illustrativi.

Poco oltre è presente la splendida sorgente del rio Giulian e proseguendo oltre la conca glaciale si può accedere a destra al rifugio Quintino Sella ed a sinistra ai Passi Gallarino e San Chiaffredo.

Il nuovo rifugio Alpetto dal dosso che lo fronteggia

Il vecchio, a sinistra, ed il nuovo

Appena oltre il vecchio rifugio c’è il laghetto di Alpetto, che oggi troviamo completamente ghiacciato.

Non ci fermiamo tanto sul posto, solo per qualche foto poi, ripercorrendo la traccia del ritorno, ci spostiamo nell’avvallamento a sinistra del rio riconquistando più avanti le tracce dell’andata.

Veduta del Monviso scendendo dal rio

Piccolo tratto in piano prima dello sbarramento roccioso

Scavalcata la barra rocciosa scendiamo con cautela il tratto ghiacciato ritrovando il sentiero di discesa, lasciando poco più avanti ad un bivio (indicazione) il sentiero per il monte Tivoli.

Sul sentiero del ritorno

Ci concediamo una pausa pranzo sul prato inferiore nelle vicinanze del ponticello. Al ritorno facciamo visita alla Meire Dacant, poi discesa fino al tornante dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Cartografia indispensabile

Carta n. 106, 1:25.000Carta n. 106, 1:25.000, Monviso, Valle Po, Valle Varaita, Valle Pellice, Istituto Geografico Centrale
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