Anello dei monti Nebin (2515 m) e Cugulet (2494 m) da Morinesio – Valle Maira

I monti Cugulet e Nebin, situati sulla sinistra orografica della valle Maira, fanno parte della dorsale che dalla colletta di Rossana sale fino alle pendici del Pelvo d’Elva dividendo le valli Maira e Varaita.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.120 metri circa
  • Distanza: 13,0 km circa
  • Altitudine partenza: 1.485 metri
  • Altitudine massima: 2.514 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: Grangia, Passo, Vetta
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Per raggiungere la località di partenza di questa escursione da Dronero occorre percorrere la valle Maira fino al bivio per Stroppo. Qui si svolta a destra e, dopo il paese, si prosegue verso Elva passando nelle vicinanze della chiesa di San Pietro.  Poco oltre, si svolta al bivio di Morinesio. Trecento metri circa dopo l’abitato si raggiunge il santuario di santa Maria.

Lasciamo l’auto nel parcheggio sottostante (1485 m) la bellissima chiesa che, da una piccola cappella del XIV secolo divenne santuario nel 1511;  rimaneggiata nei secoli prese le sembianze attuali fin dal 1700.

Santuario di santa Maria di Morinesio

Ci incamminiamo, Fulvio ed io, salendo alle sue spalle in direzione di un pilone votivo e di una grande croce in ferro.

La croce ed il pilone votivo alle spalle del santuario

Seguendo le tacche rosse percorriamo il sentiero proseguendo oltre, infilandoci nel bosco, a destra di una recinzione per animali. Dopo alcune centinaia di metri di lieve salita tra radi alberi, lasciamo a destra la diramazione per le grange Cucet proseguendo in direzione nord a sinistra di punta la Croce (1830 m).

Poco oltre il bivio per le grange Cucet, il sentiero si confonde un po’ con altre tracce e, cercando di non perdere dislivello, proseguiamo leggermente verso sinistra tra i larici fino a ritrovarlo, più avanti, sul bordo inferiore del bosco a monte di due grange (1719 m).

Lo seguiamo fino oltre il verde gias della fontana Naviera.

Ci manteniamo leggermente a monte delle due grange

Veduta laterale sul monte Chersogno e rocca Marchisa  (innevata)

Proseguendo sulle tracce seguenti fin quando si perdono, continuiamo a vista su prati (direzione nord) superando il bedale di pra Riba.

Da questo punto è ancora possibile scegliere se proseguire dritti verso il monte Nebin o deviare verso il Cugulet, posto a destra di alcune conformazioni rocciose.

Tratto tra le pietre

In salita sui prati

Alla nostra sinistra si fanno sempre più evidenti e spettacolari le cime del Chersogno (3026 m), Marchisa (3072 m) e Pelvo d’Elva (3064 m), al di là della “costa Cavallina” mentre, davanti a noi, è già possibile intravvedere verso l’alto la cima del monte Nebin, sormontata da una vistosa croce.

Nuovamente Chersogno e Marchisa oltre la costa della Cavallina

Avendo noi scelto per prima la cima del monte Nebin, proseguiamo il cammino zigzagando sull’erba, in direzione della “strada dei cannoni” che, sappiamo, taglia in alto le pendici dei monti soprastanti e che andremo a raggiungere alla quota di 2300 metri circa.

Pelvo d’Elva a destra e, appena sotto, le grange Villadel (2162 m)

Raggiunta la strada saliamo diagonalmente in direzione della cima che è posta duecento metri sopra.

Raggiunta la cresta appare imponente il Monviso e, alla sua sinistra, le cime dei monti Mongioia (3340 m) e Salza (3326 m).

A sinistra del Monviso il Monte Nebin nord-ovest

Un ultimo tratto, su roccia facile, ci porta in cima del Nebin nord-ovest (già raggiunto qualche anno fa in inverno dal colle della Cavallina). Vista grandiosa su tutta la valle Varaita fino a Pontechianale.

Di fronte a noi c’è la cima di Crosa e, dietro il colle Cervetto, appare il monte Rosa.

Veduta dalla cima di Nebin verso l’omonima cima sud-est e il Cugulet

Per continuare l’anello verso il monte Cugulet, dalle roccette del monte Nebin (che consta di due cime) riprendiamo il cammino aggirando sulla destra l’omonima cima sud-est, poi scendiamo (lato val Maira) evitando alcune rocce per raggiungere la bassa di Rasis (2425 m), detta anche bassa di Rocciaset.

Nuovamente in cammino verso la bassa di Rasis

Verso la bassa di Rasis, a sinistra (al fondo con la neve, il Cugulet)

Passati poi sul versante della val Varaita aggiriamo un dosso roccioso ed, in leggera salita calpestando un po’ di neve, tocchiamo la selletta che precede la cima del Cugulet.

Attraversamento (lato val Varaita) su neve

L’ultimo tratto, su schiena d’asino, ci porta direttamente al cippo di vetta.

Il tratto a schiena d’asino che precede la cima di Cugulet

Ultimi metri di salita per Fulvio

Anche da qui il panorama non scherza affatto. Oltre la vicina cima Lubin (2432 m) vedo il monte Rastcias (2404 m) e, più distante, il monte Birrone, saliti qualche tempo fa con le ciastre.

Veduta della cima Rastcias (al centro della foto) tagliata dalla strada dei cannoni

Dalla cima del Cugulet (2494 m) torniamo indietro fino alla selletta. Da lì scendiamo (lato Val Maira) con un taglio diagonale verso destra le pendici erbose che portano alla sottostante “strada dei cannoni”.

La raggiungiamo nei pressi dello spallone che poi degrada verso la costa dei Passetti.

Discesa su prati verso la sottostante strada dei cannoni e la costa dei Passetti

Seguendo ora la strada in salita verso il colle di Sampeyre, poche decine di metri dopo deviamo a sinistra su una sterrata che in discesa va a raggiungere una bella baita arroccata tra le rocce ed inserita in un posto incredibilmente meraviglioso.

Lì ci fermiamo per la pausa pranzo.

La bella baita tra le rocce

Terminata la pausa scendiamo verso le vasche abbeveratoio sottostanti (fontana Pettarel) poi, con un diagonale verso sinistra, ci portiamo sul pianoro aperto della costa dei Passetti seguendo infine una traccia di discesa lungo la costa.

Quando questa si perde, svoltiamo verso destra tra i larici in direzione delle due grange già toccate all’andata, ritrovando il sentiero di discesa.

Per non ripetere il percorso fatto in mattinata, seguiamo il sentiero che le affianca sulla sinistra, che poi diventa bella strada erbosa, lasciandoci trasportare in basso fino al centro delle borgata Morinesio.

Tra le case di Morinesio

Verso la fine del paesino seguiremo una stradina in leggera salita a sinistra che ci riporterà, con percorso quasi pianeggiante, alla croce ed al santuario di santa Maria.

Ultimo tratto verso il santuario di santa Maria

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Chaminar en Bassa/Auta Val Maira

Chaminar en Bassa/Auta Val Maira

Bruno Rosano

1:20.000

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Commenti (9)

  1. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Questa mattina vi racconto una piccola esperienza che ho fatto.
    Silvia non si sente tanto bene così mi lascia andare da solo in montagna per un’escursione, ne approfitto e scelgo un percorso poco battuto e non molto conosciuto: ho deciso di andare alla Cima di Pienasea (3117 m) tramite il Vallone di Fiutrusa e il Colle del Lupo, Vallone di Chianale in Valle Varaita.
    Visto che affronto un 3000 m in solitaria e lontano dalla mia cittadina mi sveglio alle 4:00, così facendo alle 6:00 sono a Pontechianale, Frazione Genzana, dove parte il sentiero (U15 GTA con indicazione Colle del Lupo).
    Quando arrivo il cielo è molto plumbeo e fa anche un po’ freddo, in totale contraddizione con le previsioni del tempo che mi indicavano il tempo sereno fino al tardo pomeriggio. Noto che le nuvole si muovono velocemente così decido di aspettare.
    Dopo mezz’ora il cielo si libera, così decido di provarci.
    Il sentiero, una piccola strada sterrata, prima scende verso il torrente Varaita, dopo averlo attraversato inizia a salire ripidamente verso il Vallone di Fiutrusa.
    Dopo una mezz’ora il cielo ritorna a coprirsi ma decido di proseguire.
    La via inizia finalmente a diventare un falsopiano fino ad arrivare alla Grange Dei Russi dove attraversa il torrente Fiutrusa per poi trasformarsi in sentiero, entrando un un bosco di larici (tra l’altro anche qui noto, come avete notato voi a Viviere, che hanno un colore autunnale, forse hanno attuato lo stesso meccanismo di difesa da quel parassita che parlavate).
    Noto subito che non sembra così battuto: erba alta ai lati che invade il sentiero e la via ogni tanto si confonde un po’ con l’ambiente.
    C’è tanta umidità nell’aria.
    Poi succede che improvvisamente una scarica di pioggia si rovescia addosso a me. Inizialmente decido di aspettare sotto un vicino albero, attrezzandomi con indumenti impermeabili, sperando in un cambiamento repentino tipicamente da montagna.
    Ma la situazione non cambia ed io inizio ad essere fradicio dall’umidità.
    Decido di lasciare perdere e torno verso valle attraverso il fango del sentiero e una continua e forte pioggia che non mi da tregua.
    Arrivo alla macchina bagnato come un pulcino.
    In macchina noto che in direzione Sud sullo spartiacque Maira-Varaita splende il Sole, decido che sarei andato da quelle parti.
    Mentre scendo verso valle penso a quale vetta andare: quale vetta si può raggiungere velocemente, con un sentiero non troppo lungo per avere la macchina vicina in caso di un ulteriore cambio di tempo.
    L’unica che mi viene in mente è il Monte Nebin.
    Così scendo fino a Sampeyre e prendo la strada per Elva ed il Colle di Sampeyre.
    Lassù ritrovo il Sole e sembra che sia stabile la sua presenza, le nuvole noto che si concentrano sulle montagne di confine con la Francia.
    Intraprendo la Strada dei Cannoni in direzione del Nebin, tanta gente si è sistemata sui pascoli di Elva oppure cammina lungo la sterrata.
    Comunque raggiungo facilmente il Nebin dopo un’ora di partenza dalla macchina e sono le 10:30.
    Che panorama: innanzitutto un arcobaleno grande e completo si estende sopra i pascoli, oltre il Chersogno ed il Pelvo d’Elva come sempre sorvegliano Elva e la sua conca, il Monviso è nascosto dalle nuvole.
    C’è un forte vento che mi costringe a coprirmi nonostante il Sole batta forte.
    Mi concedo un riposo meritato e mi godo la tranquillità assoluta del posto, rotto solamente da qualche moto che intraprende la sottostante strada dei cannoni.
    Dopo un’ora scatto qualche foto e faccio il video per il mio canale Youtube, noto che il cielo si presenta completamente scombro e un velo di nuvole basse nascondono la pianura.
    Ormai e tardi per intraprendere un 3000 m, la mia destinazione è laggiù in bella vista e si concede completamente alla luce del Sole…che amaro in bocca che mi viene. Ma non potevo aspettare sotto quella pioggia…
    Scendo dal Nebin e torno dalla macchina per tornare a casa dove devo assistere Silvia malata.
    Un vero peccato. Ci tenevo a conquistare quel 3000….
    Però il panorama del Nebin è stato davvero spettacolare e tornare dalle parti di Elva mi fa sempre un enorme piacere (Elva e’ forse il mio luogo di montagna preferito per il particolare paesaggio e per la storia di quel piccolo paesello isolato dal mondo).
    Agosto si preannuncia movimentato per le escursioni ed adesso inserisco nuovamente la Cima di Pienasea, la voglio rifare tra 3 settimane quando sono in ferie.
    Un saluto da Mattia.


    • Ciao Mattia, non è la prima volta che sei colpito dalla sfortuna. Dispiace aver fatto una levataccia per poi trovarti immerso nella pioggia. E’ vero, le previsioni alle volte non sono molto affidabili ma alle volte basta scegliere la vallata giusta. La cima di Pienasea è sicuramente molto bella da fare. Non l’abbiamo ancora descritta ma un giorno o l’altro lo faremo. A giorni inseriremo anche noi sul sito due tremila molto interessanti che ti piaceranno di certo.
      Un saluto ed un augurio di pronta guarigione a Silvia.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Riscrivo di nuovo qui per collegarmi con il discorso del mio commento precedente. Alla fine non c’è l’ho fatta ad aspettare 3 settimane, approfittando anche del fatto che Silvia si sta ancora riprendendo dall’influenza fuori stagione, è la seconda settimana che sono libero di scegliere la montagna che preferisco.
    Decido di scegliere nuovamente la Cima di Pienasea, me la sono proprio legata al dito e poi le previsioni danno nuovamente sereno e sembrano più affidabili rispetto alla settimana scorsa.
    Così replico il programma di partenza: alle 4:00 in piedi ed arrivo a Pontechianale alle 6:00.
    Il tempo questa volta è davvero sereno e non ci sono nuvole all’orizzonte, fa freddo e c’è un leggero vento.
    Riprendo il discorso dal punto in cui sono tornato indietro precedentemente.
    Il sentiero dopo il Gias dei Russi prosegue all’interno di un lariceto, la cosa particolare è che continua a salire senza dare tregua ma almeno non ha una pendenza eccessiva ed è costante.
    Al bivio con il Colle di Rastel lascio la via GTA in direzione del Colle del Lupo.
    Continuo a notare le non buone condizioni del sentiero.
    Più avanti la via è un po’ confusa quando deve attraversare due volte il torrente del vallone, ho dovuto cercare le tacche per qualche istante.
    Dopo un’ora dalla partenza il panorama di apre, lasciato alle spalle il bosco entro in una conca prativa, davanti a me i contrafforti del Monte Salza dominano su tutto.
    Arrivo al bivio con il sentiero U16 per il Colle del Bondormir, qui bisogna prestare attenzione perché la cartellonistica è presente solamente con questa indicazione, il sentiero da prendere è quello non indicato sulla destra del cartello.
    Anche qui la situazione del sentiero non cambia, si nota a mala pena tra l’erba alta e per chi non ha una spiccata capacità di vedere le traccie non segnate può creare dei problemi d’orientamento, ogni tanto qualche tacca spunta su una pietra ma la maggior parte sono nascoste dalla vegetazione.
    E qui mi compare davanti un autentico muro naturale: la Cumbal di Pienasea si presenta davanti in tutta la sua ripidezza.
    Inoltre osservando la cartina noto che sono arrivato a quota 2300 circa e devo arrivare a 3117 ed in linea d’aria ci saranno non più di un chilometro e mezzo al Colle del Lupo.
    Prevedo che la salita sarà molto ripida così decido di mangiarmi una barra proteica per darmi l’energia alle gambe.
    In effetti non mi sbagliavo: la via sale sempre di più fino a che diventa davvero ripida, mi ricorda molto le ultime salite per il Lago Mongioia che mi avevano massacrato ai tempi.
    Almeno il Sole non scalda troppo vista l’ora…
    Qui intanto vengo circondato da decine e decine di farfalle intente a succhiare l’umidità dell’erba del mattino.
    Si sale e si sale a tornanti ma il sentiero e sempre ripido, non un attimo di tregua…
    Più avanti mi lascio alle spalle la deviazione a sinistra per il Colle Fiutrusa segnato su un grande masso.
    La pendenza continua ad aumentare e le gambe iniziano a faticare un po’
    Arrivando a quota 2600 circa c’è il punto più difficile e pericoloso del sentiero: si arriva ad un bastione roccioso dove c’è un piccolo saltino su rocce friabili da compiere, reso un po’ pericoloso dall’esposizione.
    Con la dovuta attenzione lo si supera per arrivare ad un piccolo valloncello superiore.
    Dopo una breve salita si arriva alla pietraia del Colle del Lupo, visibile in alto a destra e riconoscibile per i resti di una vecchia caserma.
    Qui il tempo peggiora leggermente: sale un po’ di nebbia ma il vento la spazza via quasi subito.
    Per fortuna, sono arrivato fin qui…
    Il percorso sui sfasciumi è segnato con le tacche ma a volte si perdono assieme al sentiero in quella sterminata conca di sassi e bisogna un po’ prestare attenzione.
    A poche decine di metri dal colle c’è uno strappo violento di pendenza e bisogna fare attenzione alla friabilità del terreno, questo punto mi ha ricordato un po’ il tratto per arrivare al Passo Ovest di Chersogno per la ripidezza e la composizione delle rocce.
    Ed ecco che dopo tre ore dalla partenza arrivo al Passo del Lupo, qui la vista si apre sul Vallone del Lupo che porta al Col de Longet, alla mia destra la mia destinazione è vicina: la Cima di Pienasea è la più alta e sembra facilmente raggiungibile.
    Dopo qualche minuto per riprendermi dalla mostruosamente ripida salita, un grande pallino rosso circondato da un cerchio bianco mi indica la traccia per la vetta.
    Purtroppo quest’ultima si perde quasi subito e così devo improvvisare tra la pietraia, seguendo alcune impronte di racchette dei precedenti escursionisti.
    Arrivo alla base della vetta, saranno si e sono trenta metri ma la pendenza è rilevante per le mie gambe già provate.
    Li do tutto quello che ho, con la testa bassa salgo a fatica.
    Poi ecco che la pendenza non c’è più alzo lo sguardo e vedo il panorama del Monviso e dintorni.
    Sono arrivato a quella giusta?
    Su internet avevo visto le foto della cima e ci doveva essere una piccola croce con un tubo di plastica per il libro di vetta.
    Dietro ad alcuni massi la trovo.
    SONO ARRIVATO IN CIMA AL PIENASEA!!
    Un mio urlo liberatorio disturba per qualche secondo il silenzio quasi assoluto del posto.
    E qui il panorama che osservo mi ripaga dell’enorme sforzo subito: il Gruppo del Monviso, il Pic D’Asti, il Pan di Zucchero, il Colle dell’Agnello, la Rocca Bianca, il molto vicino Salza e la Cima del Lupo, la pianura è ricoperta da uno strato di nuvole di calore, ogni tanto qualche montagna lontana spunta da quel oceano bianco.
    E’ bellissimo…
    Non si può descrivere a parole quello che ho visto lassù, un emozione talmente forte che mi sono messo a piangere. Poi sono solo sulla vetta e nessuno sta ancora arrivando, ci sono solo io e la montagna con i suoi immensi 3117 metri d’altezza.
    Era perfetto, tutto quanto. La perfezione e la bellezza che commuove…
    Resto in vetta per una decina di minuti per scattare qualche foto e fare il video per il mio canale Youtube, poi decido di scendere.
    Non ho potuto scrivere niente sul libro di vetta perché non c’erano pagine libere e la penna non scriveva.
    Ne approfitto per dire che se qualcuno ha la voglia di portare un quaderno e una penna per lasciarli lassù sul Pienasea farebbe una grande cortesia.
    Durante la discesa incontro alcuni escursionisti che mi chiedono informazioni varie sul posto.
    All’ora di pranzo sono a Pontechianale alla macchina.
    Che dire, un’escursione molto ma molto bella che consiglio a tutti voi ed ai ragazzi di Cuneotrekking, la ripidezza del sentiero può spaventare ma se si arriva in cima si viene ampiamente ripagati, peccato per il sentiero non molto curato che può trarre in inganno.
    E’ incredibile che dopo 20 anni di montagna riesca ancora a non stancarmi di quello che la montagna offre a tal punto da farmi piangere a dirotto, sono emozioni che restano dentro il cuore e la Cima di Pienasea ne ha preso un pezzo.
    Un saluto da Mattia di Mondovì.


  3. Ciao mi potreste dire se questo percorso presenta difficoltà particolari (tratti esposti o da arrampicarsi)? pensavo di farlo sabato o domenica prossimi ma ho visto che è segnato come EE. Andrò da sola con il mio cane, mi sapete dire se è fattibile?
    Grazie e più che altro grazie di tutti i percorsi che avete messo su questo sito che mi hanno invogliato a passare le mie brevi vacanze in val Maira.


    • Ciao Maria. No, non ci sono punti esposti o di arrampicata. Abbiamo messo la dicitura EE perché alcuni tratti sono fatti senza un sentiero evidente ma immaginario. Siamo contenti che le nostre descrizioni ti han fatto venire la voglia della bellissima Val Maira. Ciao e buona gita!

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