Da Morinesio, anello dei monti Nebin e Cugulet

Commenti (9)

  1. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Questa mattina vi racconto una piccola esperienza che ho fatto.
    Silvia non si sente tanto bene così mi lascia andare da solo in montagna per un’escursione, ne approfitto e scelgo un percorso poco battuto e non molto conosciuto: ho deciso di andare alla Cima di Pienasea (3117 m) tramite il Vallone di Fiutrusa e il Colle del Lupo, Vallone di Chianale in Valle Varaita.
    Visto che affronto un 3000 m in solitaria e lontano dalla mia cittadina mi sveglio alle 4:00, così facendo alle 6:00 sono a Pontechianale, Frazione Genzana, dove parte il sentiero (U15 GTA con indicazione Colle del Lupo).
    Quando arrivo il cielo è molto plumbeo e fa anche un po’ freddo, in totale contraddizione con le previsioni del tempo che mi indicavano il tempo sereno fino al tardo pomeriggio. Noto che le nuvole si muovono velocemente così decido di aspettare.
    Dopo mezz’ora il cielo si libera, così decido di provarci.
    Il sentiero, una piccola strada sterrata, prima scende verso il torrente Varaita, dopo averlo attraversato inizia a salire ripidamente verso il Vallone di Fiutrusa.
    Dopo una mezz’ora il cielo ritorna a coprirsi ma decido di proseguire.
    La via inizia finalmente a diventare un falsopiano fino ad arrivare alla Grange Dei Russi dove attraversa il torrente Fiutrusa per poi trasformarsi in sentiero, entrando un un bosco di larici (tra l’altro anche qui noto, come avete notato voi a Viviere, che hanno un colore autunnale, forse hanno attuato lo stesso meccanismo di difesa da quel parassita che parlavate).
    Noto subito che non sembra così battuto: erba alta ai lati che invade il sentiero e la via ogni tanto si confonde un po’ con l’ambiente.
    C’è tanta umidità nell’aria.
    Poi succede che improvvisamente una scarica di pioggia si rovescia addosso a me. Inizialmente decido di aspettare sotto un vicino albero, attrezzandomi con indumenti impermeabili, sperando in un cambiamento repentino tipicamente da montagna.
    Ma la situazione non cambia ed io inizio ad essere fradicio dall’umidità.
    Decido di lasciare perdere e torno verso valle attraverso il fango del sentiero e una continua e forte pioggia che non mi da tregua.
    Arrivo alla macchina bagnato come un pulcino.
    In macchina noto che in direzione Sud sullo spartiacque Maira-Varaita splende il Sole, decido che sarei andato da quelle parti.
    Mentre scendo verso valle penso a quale vetta andare: quale vetta si può raggiungere velocemente, con un sentiero non troppo lungo per avere la macchina vicina in caso di un ulteriore cambio di tempo.
    L’unica che mi viene in mente è il Monte Nebin.
    Così scendo fino a Sampeyre e prendo la strada per Elva ed il Colle di Sampeyre.
    Lassù ritrovo il Sole e sembra che sia stabile la sua presenza, le nuvole noto che si concentrano sulle montagne di confine con la Francia.
    Intraprendo la Strada dei Cannoni in direzione del Nebin, tanta gente si è sistemata sui pascoli di Elva oppure cammina lungo la sterrata.
    Comunque raggiungo facilmente il Nebin dopo un’ora di partenza dalla macchina e sono le 10:30.
    Che panorama: innanzitutto un arcobaleno grande e completo si estende sopra i pascoli, oltre il Chersogno ed il Pelvo d’Elva come sempre sorvegliano Elva e la sua conca, il Monviso è nascosto dalle nuvole.
    C’è un forte vento che mi costringe a coprirmi nonostante il Sole batta forte.
    Mi concedo un riposo meritato e mi godo la tranquillità assoluta del posto, rotto solamente da qualche moto che intraprende la sottostante strada dei cannoni.
    Dopo un’ora scatto qualche foto e faccio il video per il mio canale Youtube, noto che il cielo si presenta completamente scombro e un velo di nuvole basse nascondono la pianura.
    Ormai e tardi per intraprendere un 3000 m, la mia destinazione è laggiù in bella vista e si concede completamente alla luce del Sole…che amaro in bocca che mi viene. Ma non potevo aspettare sotto quella pioggia…
    Scendo dal Nebin e torno dalla macchina per tornare a casa dove devo assistere Silvia malata.
    Un vero peccato. Ci tenevo a conquistare quel 3000….
    Però il panorama del Nebin è stato davvero spettacolare e tornare dalle parti di Elva mi fa sempre un enorme piacere (Elva e’ forse il mio luogo di montagna preferito per il particolare paesaggio e per la storia di quel piccolo paesello isolato dal mondo).
    Agosto si preannuncia movimentato per le escursioni ed adesso inserisco nuovamente la Cima di Pienasea, la voglio rifare tra 3 settimane quando sono in ferie.
    Un saluto da Mattia.


    • Ciao Mattia, non è la prima volta che sei colpito dalla sfortuna. Dispiace aver fatto una levataccia per poi trovarti immerso nella pioggia. E’ vero, le previsioni alle volte non sono molto affidabili ma alle volte basta scegliere la vallata giusta. La cima di Pienasea è sicuramente molto bella da fare. Non l’abbiamo ancora descritta ma un giorno o l’altro lo faremo. A giorni inseriremo anche noi sul sito due tremila molto interessanti che ti piaceranno di certo.
      Un saluto ed un augurio di pronta guarigione a Silvia.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Riscrivo di nuovo qui per collegarmi con il discorso del mio commento precedente. Alla fine non c’è l’ho fatta ad aspettare 3 settimane, approfittando anche del fatto che Silvia si sta ancora riprendendo dall’influenza fuori stagione, è la seconda settimana che sono libero di scegliere la montagna che preferisco.
    Decido di scegliere nuovamente la Cima di Pienasea, me la sono proprio legata al dito e poi le previsioni danno nuovamente sereno e sembrano più affidabili rispetto alla settimana scorsa.
    Così replico il programma di partenza: alle 4:00 in piedi ed arrivo a Pontechianale alle 6:00.
    Il tempo questa volta è davvero sereno e non ci sono nuvole all’orizzonte, fa freddo e c’è un leggero vento.
    Riprendo il discorso dal punto in cui sono tornato indietro precedentemente.
    Il sentiero dopo il Gias dei Russi prosegue all’interno di un lariceto, la cosa particolare è che continua a salire senza dare tregua ma almeno non ha una pendenza eccessiva ed è costante.
    Al bivio con il Colle di Rastel lascio la via GTA in direzione del Colle del Lupo.
    Continuo a notare le non buone condizioni del sentiero.
    Più avanti la via è un po’ confusa quando deve attraversare due volte il torrente del vallone, ho dovuto cercare le tacche per qualche istante.
    Dopo un’ora dalla partenza il panorama di apre, lasciato alle spalle il bosco entro in una conca prativa, davanti a me i contrafforti del Monte Salza dominano su tutto.
    Arrivo al bivio con il sentiero U16 per il Colle del Bondormir, qui bisogna prestare attenzione perché la cartellonistica è presente solamente con questa indicazione, il sentiero da prendere è quello non indicato sulla destra del cartello.
    Anche qui la situazione del sentiero non cambia, si nota a mala pena tra l’erba alta e per chi non ha una spiccata capacità di vedere le traccie non segnate può creare dei problemi d’orientamento, ogni tanto qualche tacca spunta su una pietra ma la maggior parte sono nascoste dalla vegetazione.
    E qui mi compare davanti un autentico muro naturale: la Cumbal di Pienasea si presenta davanti in tutta la sua ripidezza.
    Inoltre osservando la cartina noto che sono arrivato a quota 2300 circa e devo arrivare a 3117 ed in linea d’aria ci saranno non più di un chilometro e mezzo al Colle del Lupo.
    Prevedo che la salita sarà molto ripida così decido di mangiarmi una barra proteica per darmi l’energia alle gambe.
    In effetti non mi sbagliavo: la via sale sempre di più fino a che diventa davvero ripida, mi ricorda molto le ultime salite per il Lago Mongioia che mi avevano massacrato ai tempi.
    Almeno il Sole non scalda troppo vista l’ora…
    Qui intanto vengo circondato da decine e decine di farfalle intente a succhiare l’umidità dell’erba del mattino.
    Si sale e si sale a tornanti ma il sentiero e sempre ripido, non un attimo di tregua…
    Più avanti mi lascio alle spalle la deviazione a sinistra per il Colle Fiutrusa segnato su un grande masso.
    La pendenza continua ad aumentare e le gambe iniziano a faticare un po’
    Arrivando a quota 2600 circa c’è il punto più difficile e pericoloso del sentiero: si arriva ad un bastione roccioso dove c’è un piccolo saltino su rocce friabili da compiere, reso un po’ pericoloso dall’esposizione.
    Con la dovuta attenzione lo si supera per arrivare ad un piccolo valloncello superiore.
    Dopo una breve salita si arriva alla pietraia del Colle del Lupo, visibile in alto a destra e riconoscibile per i resti di una vecchia caserma.
    Qui il tempo peggiora leggermente: sale un po’ di nebbia ma il vento la spazza via quasi subito.
    Per fortuna, sono arrivato fin qui…
    Il percorso sui sfasciumi è segnato con le tacche ma a volte si perdono assieme al sentiero in quella sterminata conca di sassi e bisogna un po’ prestare attenzione.
    A poche decine di metri dal colle c’è uno strappo violento di pendenza e bisogna fare attenzione alla friabilità del terreno, questo punto mi ha ricordato un po’ il tratto per arrivare al Passo Ovest di Chersogno per la ripidezza e la composizione delle rocce.
    Ed ecco che dopo tre ore dalla partenza arrivo al Passo del Lupo, qui la vista si apre sul Vallone del Lupo che porta al Col de Longet, alla mia destra la mia destinazione è vicina: la Cima di Pienasea è la più alta e sembra facilmente raggiungibile.
    Dopo qualche minuto per riprendermi dalla mostruosamente ripida salita, un grande pallino rosso circondato da un cerchio bianco mi indica la traccia per la vetta.
    Purtroppo quest’ultima si perde quasi subito e così devo improvvisare tra la pietraia, seguendo alcune impronte di racchette dei precedenti escursionisti.
    Arrivo alla base della vetta, saranno si e sono trenta metri ma la pendenza è rilevante per le mie gambe già provate.
    Li do tutto quello che ho, con la testa bassa salgo a fatica.
    Poi ecco che la pendenza non c’è più alzo lo sguardo e vedo il panorama del Monviso e dintorni.
    Sono arrivato a quella giusta?
    Su internet avevo visto le foto della cima e ci doveva essere una piccola croce con un tubo di plastica per il libro di vetta.
    Dietro ad alcuni massi la trovo.
    SONO ARRIVATO IN CIMA AL PIENASEA!!
    Un mio urlo liberatorio disturba per qualche secondo il silenzio quasi assoluto del posto.
    E qui il panorama che osservo mi ripaga dell’enorme sforzo subito: il Gruppo del Monviso, il Pic D’Asti, il Pan di Zucchero, il Colle dell’Agnello, la Rocca Bianca, il molto vicino Salza e la Cima del Lupo, la pianura è ricoperta da uno strato di nuvole di calore, ogni tanto qualche montagna lontana spunta da quel oceano bianco.
    E’ bellissimo…
    Non si può descrivere a parole quello che ho visto lassù, un emozione talmente forte che mi sono messo a piangere. Poi sono solo sulla vetta e nessuno sta ancora arrivando, ci sono solo io e la montagna con i suoi immensi 3117 metri d’altezza.
    Era perfetto, tutto quanto. La perfezione e la bellezza che commuove…
    Resto in vetta per una decina di minuti per scattare qualche foto e fare il video per il mio canale Youtube, poi decido di scendere.
    Non ho potuto scrivere niente sul libro di vetta perché non c’erano pagine libere e la penna non scriveva.
    Ne approfitto per dire che se qualcuno ha la voglia di portare un quaderno e una penna per lasciarli lassù sul Pienasea farebbe una grande cortesia.
    Durante la discesa incontro alcuni escursionisti che mi chiedono informazioni varie sul posto.
    All’ora di pranzo sono a Pontechianale alla macchina.
    Che dire, un’escursione molto ma molto bella che consiglio a tutti voi ed ai ragazzi di Cuneotrekking, la ripidezza del sentiero può spaventare ma se si arriva in cima si viene ampiamente ripagati, peccato per il sentiero non molto curato che può trarre in inganno.
    E’ incredibile che dopo 20 anni di montagna riesca ancora a non stancarmi di quello che la montagna offre a tal punto da farmi piangere a dirotto, sono emozioni che restano dentro il cuore e la Cima di Pienasea ne ha preso un pezzo.
    Un saluto da Mattia di Mondovì.


    • Bravo Mattia, stavolta ce l’hai fatta trovando anche il tempo giusto. Dimmi solamente dove bisogna lasciare la macchina. Non è possibile proseguire ancora dopo Genzana?
      Grazie.

      • Mattia Bertero


        Ciao Elio.
        No devi proprio lasciare la macchina a Genzana, nel parcheggio a destra se arrivi da Castello: LINK.

        Questo Link è lo Street View del parcheggio, in fondo dove la via gira a destra inizia il sentiero, Ci sono i cartelli dei sentieri, tra cui l’indicazione per il Colle del Lupo.
        Un saluto


  3. Ciao mi potreste dire se questo percorso presenta difficoltà particolari (tratti esposti o da arrampicarsi)? pensavo di farlo sabato o domenica prossimi ma ho visto che è segnato come EE. Andrò da sola con il mio cane, mi sapete dire se è fattibile?
    Grazie e più che altro grazie di tutti i percorsi che avete messo su questo sito che mi hanno invogliato a passare le mie brevi vacanze in val Maira.


    • Ciao Maria. No, non ci sono punti esposti o di arrampicata. Abbiamo messo la dicitura EE perché alcuni tratti sono fatti senza un sentiero evidente ma immaginario. Siamo contenti che le nostre descrizioni ti han fatto venire la voglia della bellissima Val Maira. Ciao e buona gita!

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