Anello di Costa Sturana e lago di Camosciera da Sant’Anna di Bellino, 2680 m – Valle Varaita

La Costa Sturana divide la valle di Traversagne dal vallone di Camosciera ed è ubicata sulla destra orografica della valle Varaita di Bellino a poca distanza e sotto gli sguardi di Rocca la Marchisa (3072 m) e del Pic delle Sagneres (2992 m). Domina ad ovest il grandioso Pianoro di Traversagn e a est alza gli sguardi verso il Bric Camosciera (2934 m) e il Pelvo d'Elva (3064 m).

In valle Varaita superare numerosi abitati tra cui Brossasco, Sampeyre e Casteldelfino. Poco dopo quest’ultimo prendere la deviazione a sinistra per Bellino. Superate alcune graziose borgate, dopo qualche chilometro si arriva a Chiazale (1710 m). Proseguendo ancora per circa un chilometro e mezzo si raggiunge la borgata di Sant'Anna. Un breve tratto di sterrato porta al parcheggio.

  • Ascesa: 1.030 m circa
  • Distanza: 13,8 km circa
  • Altitudine partenza: 1.842 m
  • Altitudine massima: 2.680 m
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: grangia, lago, miniera
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

Dal parcheggio a monte di Sant’Anna di Bellino seguiamo la sterrata che si dirige, a sinistra, nel vallone di Traversagne. Alcuni tranquilli tornanti ci conducono all’interno di una conca, chiusa al fondo dalla Rocca Vuorzè (2349 m).

Poco più avanti un cartello indicatore segna la deviazione per la Costa Sturana. Abbandoniamo lo sterrato per seguire, a sinistra, quel percorso guadando un ruscello. Il sentiero, tendente a raggiungere la sinistra della Rocca Vuorzè, sale un lungo tratto a serpentina tra cespugli di ontano, rododendri e mirtilli.

È bello, ogni tanto, volgere lo sguardo indietro per ammirare la Rocca Senghi posta all’inizio del vallone di Rui.

Questo tratto di salita ci ha condotti al colletto di Traversagn (2324 m). Affacciandoci a sinistra di una baita possiamo godere un’ottima visuale a tutto campo sull’ampio sottostante pianoro di Traversagn, su Rocca la Marchisa (3072 m), che si staglia al fondo, sul monte Faraut (3048 m) e sul monte Pence (2832 m).

Lasciata proseguire la stradina che scende verso il basso, svoltiamo a sinistra seguendo un sentiero fatto di lunghi traversi tagliando pendici scoscese.

Il tratto percorso, dopo una svolta a destra, ci ha trasportati su un grande prato con splendida visuale su Punta Rasis (2630 m) e sul più distante Monte Maurel (2604 m).

Guadagnata l’ampia cresta raggiungiamo finalmente la Costa Sturana.

Svoltando a destra (sud) lasciamo a poca distanza l’arrotondata Testa Rasis (2614 m) per seguire l’ampio costone, erboso ad ovest, dirupato ad est, con piccole salite e discese abbellite da spettacolari visuali sui versanti di Traversagn e di Camosciera.

Più avanti, desta curiosità una spaccatura tra le rocce con vista sul Bric Camosciera (2934 m).

Da una parte abbiamo il verde intenso delle grandi praterie puntellate da una miriade di splendide baite in pietra; dall’altra la vista sul Bric Camosciera (2934 m) e sul Pelvo d’Elva (3064 m) che giocano a nascondersi nella nebbia e la verdissima conca sottostante incisa dal lago di Camosciera.

Propongo di fare un salto a quel lago prima della discesa a valle. Percorriamo così tutta la costa erbosa fino a lambire l’estesa pietraia che sale al colle delle Sagneres (2894 m).

A fine percorso, una targhetta su un masso ricorda un certo Giorgio, sicuramente grande appassionato deceduto in montagna.

Da questo punto, che segna anche anche la massima elevazione dell’escursione (2680 m), effettuiamo il giro di boa virando ad est nel vallone Camosciera. Una decina di metri più in basso ci fermiamo per far visita ai resti di un’ antica miniera di ferro.

Notiamo parecchie analogie con quella che avevamo visitato, tempo addietro, in valle Gesso salendo al bivacco Costi Falchero.

Non c’è tanto da vedere, ma quanto basta per darci un’idea delle dure condizioni di lavoro dell’epoca, considerato il luogo impervio, la permanenza costante a questa quota, la distanza, il trasporto del materiale a valle e anche l’allontanamento forzato dalle famiglie.

Pochi metri più in basso una costruzione in pietra, ancora parzialmente visibile, poteva sicuramente essere adibita a dimora degli operai.

Tornati sui nostri passi, dopo essere scesi sulla traccia ancora di una ventina di metri (tacche bianco/rosse), decidiamo di fare la deviazione che avevo proposto al laghetto di Camosciera (2635 m) che dall’alto abbiamo localizzato al di là di alcuni avvallamenti.

Per non scendere fino al bivio sottostante e intraprendere poi una lunga salita, decidiamo l’attraversamento in pietraia. Si rivelerà più lungo del previsto.

Ci arriviamo all’ora del pranzo e sulla riva troviamo un’ottima postazione fronte lago. Lo rivedo dopo alcuni anni dall’ultima visita.

Il lago, frequentato da pochi escursionisti, è incantevole ed è situato in un’ampia conca circondata dalle alture del Bric Camosciera (2934 m) e del Pelvo d’Elva (3064 m).

Il sole va e viene, e così è stato praticamente per tutto il tempo. Dopo aver pranzato ed esserci concessi un po’ di riposo riprendiamo la discesa percorrendo il ripido sentiero che ridiscende verso il basso.

Più in basso, presso una balza erbosa, lasceremo a sinistra (palina) la traccia di salita per la miniera e la Costa Sturana (era il percorso di discesa che avremmo dovuto fare senza la deviazione per il lago di Camosciera).

Proseguendo verso valle, raggiungeremo al termine il tratto asfaltato che da Chiazale sale a Sant’Anna di Bellino riconducendoci infine al parcheggio.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Commenti (3)

  1. Mattia Bertero


    E’ stata una bellissima escursione fatta con una bellissima compagnia di esperti della montagna.
    Grazie ancora.


    • Ciao Mattia, ci siamo trovati bene insieme, d’altronde pure tu sei un esperto di montagna. Allora, arrivederci alla prossima!

  2. marco craveri


    Se si hanno ancora energie da spendere, dal lago Comosciera si può raggiungere l’omonimo colle tramite un couloir (EE) e da lì il Pelvo d’Elva. Ascesa molto gratificante da effettuare solo con il bel tempo e su terreno asciutto. Ciaociao

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