Dal sentiero dei fiori, salita al Monte Omo, 2615 m – Valle Stura

Già salendo la Statale di Demonte, se si volge lo sguardo verso destra, è possibile notarne la cima arrotondata. Il Monte Omo (da non confondersi con la Punta dell’Omo) è situato verso il termine del Vallone dell’Arma e divide i Valloni del Serour e Chiaffrea dalla Valle Cavera.

Dati tecnici

  • Ascesa: 440 metri circa
  • Distanza: 9,8 km circa
  • Altitudine partenza: 2.416 metri
  • Altitudine massima: 2.615 metri
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Dopo aver compiuto, qualche tempo fa, un anello attorno ai Monti Omo e Salè (vedi escursione) torno da queste parti per la salita al Monte Omo con lo scopo di osservare anche lo stato attuale di fioritura sul Sentiero dei fiori.

Giovedì 25 luglio 2013. Oggi sono in compagnia di Marina e degli amici Anna e Claudio. Raggiunto in auto il Colle di Valcavera (2416 m) la parcheggiamo nei suoi pressi.

Dal colle, a sinistra, seguiamo il sentiero P12 – passo d’Eguiette – colle del Serour che, a ritroso, inizia un lungo traverso tagliando a mezza costa il monte Ruissas (2506 m). Solcando verdissimi prati restiamo fin da subito colpiti dalla presenza di una gran quantità di fiori, di ogni colore e di ogni fattezza. Spiccano tra tutti: le stelle alpine, i bianchi anemoni narcissiflora, il fiore di nigritella , i botton d’oro, anemoni gialli, ecc.

Sul sentiero di mezza costa


Anemone giallo

Anemone narcissiflora

Il cammino, di facile percorrenza, si svolge su un sentiero in quota con ampio panorama sulla sottostante Val Cavera che contorna alcune piccole insenature del terreno. Dopo un po’ di percorso raggiungiamo la deviazione per il vicino Col d’Eguiette, dal quale si prospetta una bella vista sul Monte Bersaio e su Rocca la Meja.

In secondo piano la verde rampa che porta alla cima del Monte Bersaio

L’interno di una truna in pietra

Salendo di qualche metro verso nord-ovest si può scorgere nel sottostante vallone di Chiaffrea l’ubicazione del rifugio Don Franco Martini. Dalla truna in pietra presente sul colletto ripercorriamo in breve il tragitto che ci riporta alla mulattiera. Svoltando nuovamente a destra eseguiamo un tratto di cammino che supera una pietraia.

Osservando lo stambecco in alto sulle rocce

Da lì scorgiamo, sulle alte rocce del Monte Omo, un bell’esemplare di stambecco con un possente palco di corna. Attraversato un nevaio ci portiamo in direzione di un tratto franoso che volge verso destra, dotato di catena. Il segmento ulteriore di discesa, panoramico verso il vallone dell’Arma, raggiunge una grande zona prativa sulla quale sono presenti alcuni ciuffi di stelle alpine.

Un tratto del sentiero

Poco prima della catena

Al fondo, il Colle di Valcavera

Svoltando verso destra, in leggera discesa si scende verso il Vallone del Serour e qui iniziano ad apparire, sull’opposto lato, le vette dei Monti Savi e Salè, mentre verso destra si allunga il crinale prativo che sale direttamente al Monte Omo.

Inizio della salita al Monte Omo (a sinistra)

Qui ha termine la nostra discesa.

Con Claudio inizio invece la salita al Monte Omo che si svolge inizialmente su prato, passando poi su un tratto di rocce dolomitiche miste ad erba tra diverse decine di specie di fiori.

Il fiore di Nigritella

Approdiamo ad una prima balza erbosa.

Alle nostre spalle si amplia il panorama sul Vallone dell’Arma

Ripreso il cammino andiamo a superare un dosso roccioso portandoci su una seconda balza.

L’ultimo tratto ci porta sulla cima arrotondata del Monte Omo, dalla croce di vetta. Restiamo un bel momento a contemplare il panorama che spazia sulle vicine vette, tra le quali spicca il Nebiùs ma soprattutto sulle più lontane Marittime e sulle Cozie.

Salita più accentuata verso la cima

In cima

Al centro, il Monte Savi e il Colle del Serour alla sua destra

Poi il ritorno verso il basso con attenzione nell’evitare di calpestare la flora presente. Raggiungiamo poi le nostre consorti che ci aspettano nella zona prativa.

Tornando alla base

Sulla via del ritorno

Ritorno verso il Colle di Valcavera

Nel tratto innevato

Infine il ritorno verso il Colle di Valcavera.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Prossimo Escursione al Monte Nebiùs, 2600 m – Valle Stura

Precedente Anello Lago di Valscura/rifugio Questa, 2388 m – Valle Gesso

Cartografia essenziale

Carta n. 112, 1:25.000

Carta n. 112, 1:25.000

Istituto Geografico Centrale

Valle Stura, Vinadio, Argentera

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Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (8)


  1. Mi sembra una “facile” escursione. Non mancherò di farla. Comunque sempre grazie per le vostre chiare recensioni corredate da immagini che rendono “reale” la consultazione.

    • Cuneotrekking


      Ciao Albino. Questa è un’escursione non impegnativa da farsi in questo periodo che ti regala panorami distensivi e spettacolari.


  2. Bellissime foto, rendono bene la giornata spettacolare! Una gita da ripetere in altri momenti con fioriture diverse

    • Cuneotrekking


      Era anche buona la compagnia!!! Veramente dovremo ripetere l’escursione in un altro periodo per vedere le differenze della fioritura.


  3. Per chi vuole fare il sentiero in tutta la sua lunghezza, con a disposizione 2 auto, una la si lascia al rifugio Carbonetto, salendo al colle si segue il percorso così ottimamente descritto ed invece di tornare al Fauniera si scende dal Serour completando il percorso in tutta discesa fino al gias omonimo che è localizzato quasi alla stessa quota del rifugio Carbonetto. Il Carbonetto è all’incirca a quota 1874, il colle a quota 2430, una bella discesa e nella zona bassa un gran numero di gigli.


  4. La descrizione della vostra gita ci ha entusiasmato e oggi siamo andati al colle di Valcavera, passando dalla Valle Grana, e fatto metà del percorso. Non siamo stati delusi, le fioriture erano ancora abbondanti e splendide, i panorami sulle nostre montagne bellissimi, e abbiamo visto diversi stambecchi. Ci siamo accorti che era un sentiero che avevamo percorso anni farà partendo però dal rifugio Carbonetto e risalendo il vallone del gias Serour. Devo però far notare che la catena risulta staccata e non utilizzabile nel tratto leggermente franoso. Grazie per le vostre recensioni!

    • Cuneotrekking


      Ciao Loretta; il particolare della catena lo abbiamo dimenticato, forse anche perché non è un punto così pericoloso. Grazie per la precisazione.

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