Escursione ad anello al Rifugio Pagarì – 2650 m – Valle Gesso

Il rifugio Federici Marchesini, detto comunemente Pagarì, è situato in una zona di rara bellezza al termine della valle del Muraion sotto le cime della Maledia (3061 m) del Peirabroc (2940 m) e del Caïre del Muraion (2972 m).

Da Borgo San Dalmazzo raggiungere Valdieri e proseguire per Entracque. Pochi chilometri prima di quest'ultimo, svoltare a destra seguendo la deviazione per San Giacomo. Entrati nel vallone Gesso della Barra si raggiunge, dopo svariati chilometri, la località di San Giacomo (1213 m) dove si parcheggia l'auto prima del ponte.

Difficoltà: per escursionisti fino al rifugio Pagarì. Dal passo soprano del Muraion in poi è consigliato ad escursionisti esperti per la mancanza di un vero e proprio sentiero.
  • Ascesa: 1.600 m circa
  • Distanza: 22,1 km circa
  • Altitudine partenza: 1.225 m
  • Altitudine massima: 2.650 m
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: lago, passo, rifugio
  • Ad anello:
  • Cani ammessi: Solo su una porzione del percorso
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

Per questa escursione ci ritroviamo addirittura in cinque: Gelu, Riccardo, Luciano, Gianni ed io. Tutti abbiamo voglia di tornare in questo bell’angolo della valle Gesso; qualcuno di noi manca al Pagarì da qualche anno. Visto che il tempo continua a regalarci altre belle giornate, fin quando sarà possibile ne approfitteremo.

Mercoledì 14 settembre. Essendo questa una lunga escursione, ci siamo dati appuntamento per le 6:30 a San Giacomo di Entracque (1213 m). Le giornate purtroppo si stanno accorciando e ce ne accorgiamo perché a quell’ora, nonostante il cielo sia terso, sta appena albeggiando. Iniziamo la marcia passando il ponte sul torrente Gesso per infilarci, di lì a poco, tra i maestosi faggi secolari che precedono le ex palazzine reali.

Un po’ di pausa, appena oltre i fabbricati, per riempirci le borracce di acqua fresca alla fontana e… via sulla sterrata che serpeggia nella faggeta prima di raggiungere il pian del Rasur.

Il primo sole lambisce i monti che vanno a racchiudere il vallone di Colomb; con questa premessa dovremo aspettarci una gran bella giornata. Camminando lungo il pianoro ci torna in mente che in questi stessi giorni di settembre, lo scorso anno eravamo qui per accompagnare al lago del Carbonè i nostri amici americani Bruce, Steve, Paula e Stephanie che si recavano, per la prima volta, sul luogo dove avevano perso rispettivamente un cugino ed il padre nella tragedia dell’aereo Dakota del 1954 (escursione commemorativa al lago del Carbonè).

Raggiunto il gias sottano del Vej del Bouc (1430 m), lasciamo a sinistra il sentiero che sale al lago omonimo. Poco avanti superiamo il ponte che scavalca il torrente trasferendoci sulla sinistra orografica del vallone. Seguendo il percorso in lenta salita, dopo alcune centinaia di metri ci portiamo al bivio per il bivacco Moncalieri che lasciamo a destra (sarà la nostra via del ritorno).

Poco più avanti il sentiero inizia una lunga serie di monotoni zig-zag sulle pendici del vallone di Pantacreus tra macchie di ontani, avvicinandosi poco alla volta al gias sottano del Muraion (1843 m). Procedendo nella marcia superiamo poi un piccolo boschetto di faggi; cammin facendo ci avviciniamo allo scosceso spallone del Muraion che supereremo attraverso il ripido passo del Muraion (2030 m).

Oltre il passo il paesaggio cambia decisamente aspetto, diventando più roccioso e selvaggio. La veduta si amplia maggiormente verso la testata del vallone e si hanno più vicine le cime Cossato, Viglino e Clapier.

Con un traverso verso sud-est scavalchiamo un piccolo rio, quindi, zigzagando tra le rocce, raggiungiamo il bivio per il passo ed il lago Bianco d’Agnel.

Svoltando a destra affrontiamo una lunga rampa di erba e roccia sul sentiero che serpeggia in direzione sud-ovest. A tratti, alle nostre spalle, riusciamo a scorgere parte del lago Bianco d’Agnel.

Verso il termine della salita il panorama si modifica ancora una volta diventando ancora più impervio e roccioso.

Ora riusciamo finalmente ad intravedere la sagoma della Maledia che con il Caïre del Muraion va a chiudere la visuale ad ovest.

Salendo ancora un po’, poco prima del grande cippo col tricolore, notiamo sulla destra la diramazione in discesa che porta al bivacco Moncalieri.

Ancora qualche decina di metri e siamo all’incrocio con i sentieri che conducono al passo del Pagarì e al rifugio Nizza.

Il rifugio compare di lì a pochi metri. Sono le 9:50, abbiamo camminato per 3h 10. È sempre bello tornare in questo posto così selvaggio, specie se si ha la fortuna di imbattersi in una giornata come oggi.

Ci fermeremo al Pagarì una ventina di minuti, il tempo di ammirare il rifugio, la Maledia, sorseggiare un buon tè e scattare qualche foto. La nostra intenzione è di fare ritorno passando dal lago Bianco del Gelas.

Dovremo quindi aggirare il Caïre del Muraion perdendo circa 200 metri di dislivello poi, dal passo soprano del Muraion, risalirne più di un centinaio per raggiungere il lago Blu del Gelas e infine il lago Bianco del Gelas. Per effettuare questa traversata calcoliamo da un’ora a un’ora e mezzo di cammino.

Tornati al bivio visto in precedenza, scendiamo nell’avvallamento pietroso a destra e più in basso del rifugio per superare un ruscello d’acqua. La traversata che segue si effettua su buon sentiero un po’ aereo che va a costeggiare le ripide rive del Caïre del Muraion.

Aggirato un primo costone, il sentiero, compiendo un semicerchio, declina con tratti su pietraia e porta a contornare, al fondo, un secondo costone.

Al termine del tratto successivo una frana ci ostacola il passaggio. Noi la scavalchiamo (ma la si può aggirare dal basso) per raggiungere il passo soprano del Muraion (2430 m).

Oltre, sbordiamo nel ripido vallone di Pantacreus.

Riprendiamo immediatamente a salire verso sinistra (seguire tacche rosse e provvidenziali ometti – attenzione in caso di nebbia) tra tratti erbosi e rocce montonate che conducono sulle rive dello splendido e ancora un po’ innevato primo lago Blu del Gelas (2501 m).

Contornandolo sulla destra e superata una pietraia raggiungiamo le rive erbose del secondo e più grande lago Bianco del Gelas (2549 m). Il paesaggio intorno a noi è incantevole. Verrebbe voglia di piantare una tenda e rimanere qui. Ci sistemiamo sulle rive del lago per la pausa pranzo in compagnia di un nutrito gruppo di stambecchi che qui risiedono stabilmente. Dal punto in cui ci troviamo vediamo il bivacco Moncalieri (ma bisogna saperne individuare la posizione) ed il passo dei Ghiacciai a sud ovest ed il passo del Carbonè a nord-est dall’altra parte del vallone.

Senza fretta e con gli occhi ancora pieni di immagini e colori stupendi, dai resti del rifugio Moncalieri riprendiamo la ripidissima e lunga discesa nel vallone di Pantacreus per poi deviare, al fondo, verso il gias di Pantacreus (1862 m).

Dal gias si riprende con la lunga discesa tra gli ontani che va ad incrociare il sentiero di salita al Pagarì. Svoltando a sinistra si ritorna al gias del Vej del Bouc e si prosegue infine fino a San Giacomo di Entracque.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Strutture di appoggio nei dintorni

Commenti (6)


  1. Bellissimi posti (che conosco) e belle foto… bravi…Grazie ciao.


  2. Molto bella la foto d’arrivo al primo lago del GElas!

  3. Lino lagana


    Immensa stima e gratitudine, x gli spettacoli cke ci fai vedere,!!!!!!!!!!!


    • Ciao Lino e grazie!!! Non sono io l’artefice, ma è la natura di questi nostri posti che ci regala scenari da favola…


  4. Bellissimo anello, il rifugio è davvero stupendo e il gestore gentilissimo. Prima del rientro se si ha abbastanza tempo consiglio di raggiungere anche Cima Pagarì, dalla cui vetta a 2908 m si gode di una vista impagabile.Sconsiglio però la deviazione di ritorno a escursionisti non esperti, sia per la frana evidenziata nella descrizione che per la vegetazione che nella parte bassa dell’itinerario in molti punti ha completamente invaso il sentiero rendendolo molto difficoltoso

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