Escursione al Becco Alto del Piz – 2912 m – Valle Stura

Il Becco Alto del Piz (2912 m) è una montagna piuttosto massiccia di quasi 3000 metri che si trova sul divisorio tra i Valloni del Piz e di Pontebernardo. È raggiungibile, con diverso itinerario, sia dal rifugio Zanotti (Pietraporzio) sia dal Rifugio Talarico (Vallone di Pontebernardo). Io ho scelto quest'ultimo. (Le chiavi dei due rifugi si possono trovare all'interno del "Polifunzionale comunale" di Pietraporzio - presso la Soc. Pietraporzio Idee e Prodotti. Per informazioni Tel. 0171-96519).

Accesso in auto:

Dopo Demonte si raggiunga Pontebernardo superando Aisone, Vinadio, Pianche e Pietraporzio. Dopo un tornante si svolti verso Murenz. La strada sale tra i larici e termina presso un pianoro su cui sorge il rifugio Talarico. Lì si parcheggi l'auto.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.200 metri circa
  • Altitudine partenza: 1.712 metri
  • Altitudine massima: 2.912 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: rifugio, vetta
  • Ad anello: No
  • Cartografia: IGC – Carta 112
  • Partenza: Indicazioni stradali

Giovedì 20 agosto 2009. Per approfittare di questo periodo di tempo bello e relativamente sicuro scelgo una cima di quelle che ho in mente e non ho mai salito. So che il tragitto per il Becco Alto del Piz, fatto dal vallone di Pontebernardo, è in posizione poco soleggiata la mattina; credo poi che troverò ancora qualche nevaio lassù. Il buon senso mi dice quindi di non partire troppo presto per non rischiare di trovare neve troppo dura. In ogni caso aggancio allo zaino piccozza e ramponi per tranquillità.

Alle 8:34, dopo aver fatto il pieno d’acqua alla fontana presso il rifugio Talarico (1712 m), inizio la mia camminata nel vallone di Pontebernardo.

Superati i primi tornanti che, con sentiero GTA, proseguono verso il colle di Stau (2500 m), prendo la deviazione a sinistra verso il rifugio Lausa (palina) risalendo i dolci pendii superiori tra larici e mirtilli.

Quando sono in vista del rifugio il panorama cambia aspetto: mi affaccio in una conca pietrosa dove, dopo poche decine di metri, un ometto di pietre ed alcune tacche mi indicano che il tragitto verso il Becco Alto del Piz taglia obliquamente verso sinistra.

Tenendomi sul bordo sinistro di un nevaio, vado a ritrovare più su la traccia che sale gradualmente a zig-zag la grande pietraia mista ad erba. Continuando la salita mi innalzo più in quota, passando nelle vicinanze di un canalone laterale che scende dalla forcella delle Scolettas. Alcuni stambecchi mi osservano con curiosità controllando la mia salita.

Più in alto costeggio sulla sinistra una formazione rocciosa che taglia in verticale il canalone centrale; c’è ora da superare un tratto di nevaio che affronto per una quindicina di metri, poi mi sposto sulle rocce di sinistra andando a raggiungere un secondo nevaio più in alto.

Dopo un ultimo tratto su rocce rotte raggiungo finalmente una parte piana con annesso anfiteatro che racchiude la parte terminale del vallone. Dalla questa conca nevosa punto a sinistra (tacche rosse sulle rocce), in direzione di un erto canalino, non tanto lungo, che risalgo su sfasciumi fino alla sommità.

Raggiunta una selletta superiore mi trovo davanti con la visuale completa della parte alta e rocciosa del Becco Alto del Piz. Ben più distanti tre escursionisti stanno risalendo la pietraia alla sua base. Li raggiungo e, oltrepassata la pietraia, mi porto a sinistra della base sommitale che poi affronto in libera tra rocce e cengette erbose facendo attenzione a non far cadere pietre.

In poco tempo raggiungo la piccola croce lignea posta sulla cima. Sono le 10:44. Mi affaccio subito a guardare il vallone del Piz e le montagne che ho salito negli ultimi tempi (Cima nord di Schiantalà, 2931 m, Punta Zanotti, 2735 m, Tenibres, 3031 m, Becco Alto dell’Ischiator, 2996 m, Testa dell’Ubac, 2991 m, etc.) per vederle da un nuovo punto di vista.

Poi mi sistemo ed inizio a mangiare qualcosa mentre, nel frattempo, mi raggiungono i tre. Dall’accento sono genovesi e mi comunicano che sono partiti, come me, dal Talarico e hanno intenzione di effettuare la loro discesa nel vallone del Piz per poi tornare verso Pietraporzio, dove hanno lasciato una macchina. Dopo una mezz’oretta di permanenza sulla cima cominciamo insieme la discesa, dividendoci poi sulla selletta dove i tre iniziano la calata nel Vallone del Piz (indicazione su masso per rifugio Zanotti).

Seguendo le mie tracce ridiscendo nel canalino che porta sul nevaio dell’anfiteatro superiore del vallone e poi, a ritroso, ripercorro l’itinerario dell’andata fino a raggiungere la mia auto.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Carta 112, Valle Stura, Vinadio, Argentera

(2015)

Disponibile a 10,00

Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, ecc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (3)

  1. Fabio Minetti


    Salito oggi dal vallone di Pontebernardo, sceso da quello del Piz e ripassato di là dal Passo Scolettas… Così viene fuori un anello vario e interessante. Dalla cima, panorama spettacolare. Escursione in solitaria ispirata anche dal vostro sito!


  2. Giro corto ma impegnativo per metà della sua lunghezza, sviluppata su sfasciume detritico di vario pezzamento, anche il sentiero in alcuni tratti lo si percepisce solo vedendo sulle rocce le tacche rosse ben marcate. Attenzione (in periodi non priprio estivi) che tutta la parte in salita è all’ombra e in alcuni tratti al mattino la brina ricopre le rocce rendendole impraticabili.
    Traccia GPS:
    http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=10917492

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