Escursione al Becco Rosso (2261 m) – Auta di Barel (2412) e quota 2540 m – Valle Stura

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Il Becco Rosso (o Becchi Rossi) è costituito da un insieme di torrioni rossastri posti in un punto dominante della Valle Stura e in contrapposizione alle Barricate. Per la locazione strategica rivestita, nei periodi antecedenti la seconda guerra mondiale sono stati costruiti sul luogo bunker e imponenti fortificazioni oltrechè molteplici opere difensive facenti parte del Vallo Alpino atte a proteggere la strettoia naturale della vallata sottostante.

Accesso in auto:

Salire la valle Stura fino a Pontebernardo. Superato il lungo tornante che fiancheggia la borgata, dopo un centinaio di metri si trova l’indicazione sulla sinistra per Murenz. Infilata la stretta stradina asfaltata si superano numerosi tornanti e proseguendo in direzione del rifugio Talarico e i prati del Vallone si raggiunge la deviazione destra per Murenz (sbarra). Si trova parcheggio nei pressi del tornante (1470 m circa).

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.070 metri circa
  • Distanza: 14,7 km circa
  • Altitudine partenza: 1.470 metri
  • Altitudine massima: 2.540 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: passo, vetta
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

L’itinerario, che va a percorrere un sentiero molto interessante dal punto di vista storico si è svolto in questo modo: partenza verso le 8:15 di giovedì 13 ottobre 2011. Il primo tratto, dalla sbarra alla borgata di Murenz, lo percorriamo su strada asfaltata.

Sulla strada per Murenz

Murenz, che scopriamo di lì a poco, è posta proprio di fronte alla vertiginosa parete rocciosa delle Barricate. Da qui ha inizio lo sterrato che prosegue oltre con qualche curvone.

Paesaggio dopo la borgata di Murenz

Poco più avanti si trova una deviazione con le indicazioni “Becco Rosso e Ferrere – P62”. Svoltando quindi a sinistra, iniziamo un piacevole e tranquillo percorso che va a snodarsi, in un susseguirsi di boschetti di larici, sulle alture alle spalle di Murenz. Lungo il cammino ci sono ampie possibilità di godere meravigliose vedute sull’alta valle Stura, su Bersezio, ma in particolar modo sulle cime circostanti che partono dal vicino Monte Bersaio, all’Oserot e fino all’Oronaye.

Sguardo in direzione dell’Oserot

Villaggio Primavera e Bersezio al centro della foto

Ad un punto della salita ci imbattiamo e tralasciamo la deviazione (P62b) che porterebbe al compimento di un anello su antiche fortificazioni. Deviazione che più in alto torna a ricongiungersi col sentiero di salita. Il tratto successivo ci porta nei pressi di due bunker collegati tra di loro da un tunnel sotterraneo, poi il sentiero, addossandosi alle pareti rocciose, si fa più erto ed attraversa una piccola pietraia per distendersi poco sopra in un dolce avvallamento tra rododendri e piante di mirtillo.

Attraversamento della pietraia

Sguardo verso nord

Tra rododendri e piante di mirtilli in veste autunnale

Scambiando alcune impressioni, chiediamo qualche ragguaglio della zona ad un guardia forestale che incontriamo sul nostro cammino e che sta accompagnando alcuni cacciatori. Iniziano ora ad essere visibili, tra i larici, le rocce del Becco Rosso. Continuiamo la marcia sotto le pareti dell’Auta di Barel, proseguendola sugli ultimi tornanti che vanno a raggiungere la selletta del Becco Rosso (2244 m), dove il sentiero inizia la discesa tra i larici verso il vallone Forneris e la borgata di Ferrere. Dal parcheggio abbiamo percorso  esattamente 5,8 km. Alla nostra destra spiccano ora per intero le rocce multicolori del Becco Rosso (2261 m), collegate fra loro da fortificazioni che si sviluppano nel sottosuolo su diversi piani.

Dalla selletta si apre anche la veduta sul vallone di Forneris e su Ferrere che si scorge più in basso. All’orizzonte sono chiaramente distinguibili l’Enciastraia (2965 m), la Rocca dei treVescovi (2867 m) e la Cima delle Lose (2813 m).

Tra i larici ecco spuntare il Becco Rosso

Dal colletto, iniziamo la salita verso l’Auta di Barel

Sguardo all’indietro verso il Becco Rosso 

Dopo esserci spostati sul primo torrione del Becco Rosso, decidiamo di salire l’Auta di Barel. Tornati alla selletta, seguiamo le tracce che, in piano, continuano dalla parte opposta al Becco Rosso, e proseguono poi in salita tra larici e rododendri. L’Auta di Barel è un panettone che si raggiunge facilmente, dal quale si può avere una maggiore visuale su un ampio raggio della Valle Stura.

Non ancora soddisfatti, saliamo ancora una punta più distante, sulla quale c’è un cippo di pietre. La quota raggiunta è 2540 m. Da questo punto lo sguardo si spinge anche nel vallone nascosto di Pontebernardo raggiungendo le cime del Becco Alto dell’Ischiator (2996 m), Becco Alto del Piz (2912 m), Testa dell’ Ubac (2991) ecc.

Sulla cima quotata 2540 m

Scendendo dall’Auta di Barel si vede Ferrere (clik sulla foto)

Torniamo al Becco Rosso con l’intento di visitare i torrioni più ad nord, posti su un dirupo vertiginoso, sulla cui cima è collocata una piccola croce in ferro (2261 m). Un venticello fresco e improvviso ci costringe dalla cima a tornare alla base del Becco, in un punto riparato dove ne approfitteremo per consumare il nostro pranzo.

Non avendo portato una torcia elettrica, per nostra sicurezza tralasciamo di addentrarci nei sotterranei. Lo riserveremo per la prossima volta.

Il vallone che dal colletto scende verso Ferrere

Dal Becco Rosso sguardo verso Ferrere

Torniamo poi verso Murenz cambiando decisamente percorso. Dalla selletta ridiscendiamo un breve tratto nel vallone percorso al mattino. Al primo bivio abbandoniamo il sentiero che scende per seguire sulla destra su una mulattiera in leggera salita che si mantiene sotto la cresta del Barel.

Poco prima di scavalcare la cresta, seguiamo in discesa una scaletta in cemento, ancora ben conservata, che porta all’entrata di una fortificazione, ma sprovvisti di torcia elettrica facciamo ritorno alla mulattiera che prosegue in leggera discesa in un vallone successivo.

 

Ultimo sguardo verso il Becco Rosso prima di scendere nel nuovo vallone

Discesa tra i larici che stanno cambiando colore

Ridiscesi per un forte pendio erboso ci spostiamo sull’altro lato del vallone dove ritroviamo una mulattiera più ampia che con numerosi zig-zag nel lariceto ci condurrà, dopo un lungo spostamento, direttamente a Murenz ed alla nostra auto.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Carta n. 112, 1:25.000

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Istituto Geografico Centrale

Valle Stura, Vinadio, Argentera

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Bibliografia

I più bei sentieri della provincia di Cuneo

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Carlo A. Mattio

Blu Edizioni, 2009

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (2)

  1. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Oggi sono partito di buona lena per andare in Valle Stura al Becco Rosso, con l’intenzione di seguire l’anello descritto in questa pagina.
    Mi ha sempre incuriosito questa vetta e le fortificazioni militari lungo la via, da tempo volevo farla ma è sempre stata rimandata per andare in altri posti.
    Così, nonostante il tempo un po’ nuvoloso, alle 9:00 di questa mattina lascio la macchina all’incrocio con la strada per Murenz.
    Rispetto alla pianura il tempo migliora un po’, solamente un po’ di nuvole leggere nascondono l’azzurro del cielo ma almeno la nebbia è ad un’altitudine più bassa. Non fa nemmeno troppo freddo. Le previsioni per oggi su Pietraporzio e i comuni limitrofi sono di tempo sereno con qualche possibilità di rannuvolamenti.
    L’avvicinamento sull’asfaltata verso Murenz l’attuo senza problemi, la sottostante Valle Stura è nascosta da uno strato bianco di nebbia.
    Il piccolissimo nucleo di Murenz è davvero molto suggestivo ed in una posizione molto felice come visuale sulla vallata e sulle montagne circostanti, senza contare l’ottima posizione rispetto al Sole.
    Alla mia destra compare l’immensa parete delle Barricate.
    Mi lascio questo caratteristico nucleo per intraprendere una sterrata che, poche decine di metri dopo, devo abbandonare per prendere il Sentiero GTA verso il Colletto di Becco Rosso.
    Si vede fin da subito che si tratta di una vecchia mulattiera militare: percorso ben delineato ed abbastanza largo per il passaggio dei buoi e di rifornimenti in generale, senza contare il suo sviluppo verso l’alto tramite tornanti ben delineati.
    Ci s’immette in un bosco di larici e di pini, la via non è altro che un tappeto di aghi di larici ormai secchi.
    Il percorso si presenta subito in salita costante, che ha diversi picchi di pendenza più avanti, ma tutto sommato lo si affronta abbastanza tranquillamente senza troppe difficoltà.
    Più si sale e più la neve aumenta fino a che non è una presenza costante, mi accorgo di aver fatto un errore ad intraprendere questo sentiero in questo periodo senza ciaspole perché questo versante non è esposto al Sole invernale e la neve assume un certo spessore.
    Accidenti….
    La sua consistenza è (fortunatamente) abbastanza farinosa e mi permette di affondare nel manto senza il rischio di scivolare sul ghiaccio.
    Così proseguo nella salita.
    Intanto il tempo peggiora, dall’Alta Valle Stura arriva un freddo vento che soffia abbastanza prepotentemente. Anche la temperatura scende.
    Più avanti incontro i primi Bunker, davvero ancora molto ben conservati, in uno entro al suo interno (uno di quelli costruito per il Vallo Alpino), il suo corridoio principale si sviluppa fino alle viscere della montagna ma non ho la torcia e non voglio rischiare di addentrarmi al buio.
    Proseguo sul sentiero.
    La neve diventa sempre più spessa ed io affondo sempre di più, la fatica si fa più pesante ma ancora ampiamente sopportabile, il sentiero finalmente spiana un pochetto e davanti a me appare il Becco Rosso.
    Ma qui succede il fattaccio…
    Il cielo diventa improvvisamente plumbeo (nuvole portate da un forte vento) e vengo letteralmente assalito da una nevicata improvvisa, fatta di piccolissimi chicchi ghiacciati!!!
    Il vento è forte e la nevicata è fitta, inoltre sta arrivando la nebbia.
    Qui vengo assalito dalla paura, il terrore che il tempo peggiori ulteriormente e di ritrovarmi perso in questo bosco nonostante il sentiero e le mie traccie dietro di me, inoltre la neve ha un manto spesso di 30-40 centimetri ed ci affondo abbastanza con le gambe.
    Così prendo la decisione di tornare indietro immediatamente, peccato ero a circa 200 metri in linea d’aria dalla destinazione e non più di 100-150 metri di dislivello da compiere…
    Durante la discesa la nevicata non accenna a diminuire se non quando arrivo alla macchina alle ore 11:45.
    Torno a casa, a Vinadio il cielo si apre e compare il sereno…
    Peccato, se il tempo avesse tenuto avrei proseguito nonostante la neve sul terreno ma stava diventando troppo pericoloso per i miei gusti, pazienza. Inoltre ho fatto l’errore di non considerare la sua esposizione attuale al Sole…
    Riproverò più avanti, è davvero un posto particolare, la prossima volta mi porto una torcia per poter esplorare anche i bunker.
    Un saluto da Mattia di Mondovì.


    • Ciao Mattia. Peccato per la neve. Conosco perfettamente il punto dove sei arrivato. Bastava un mezzo giro verso sinistra e saresti sbucato dalle rocce, dove avresti potuto osservare un bel panorama. A me era capitato una cosa simile, nello stesso punto, una volta con mia moglie. Non ci eravamo goduti niente di niente per il tempo brutto. Hai comunque conosciuto il tracciato e la prossima volta, con una pila, potrai addentrarti nei bunker. Ciao e alla prossima.

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