Escursione al lago di Pan Perdù, 2485 m – Valle Stura

Il lago del Pan Perdù è situato sulla destra orografica del vallone di Riofreddo sulla testata del vallone laterale del Pan Perdù e giace in una conca sassosa ai piedi della Rocca Pertusà (2740 m), tra la e la Rocca di Pan Perdù (2870 m).

Percorrendo la valle Stura fino a Vinadio si devia, qualche centinaio di metri più a monte, in direzione del colle della Lombarda. Al termine della serie dei tornanti iniziali della strada che conduce al santuario di Sant’Anna, nei pressi della ex dogana, si svolta a sinistra sullo stretto bivio che segna l’inizio del vallone di Riofreddo e si percorrono gli otto chilometri che separano dal bivio. Si lascia l’auto al termine del tratto asfaltato, nel parcheggio con fontana vicino alla casa del malgaro (1500 m circa).

Buona parte del percorso è da inventare fuori sentiero.
  • Ascesa: 1.000 m circa
  • Distanza: 11,0 km circa
  • Altitudine partenza: 1.500 m
  • Altitudine massima: 2.495 m
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: gias, lago
  • Ad anello: No
  • Cani ammessi: Al guinzaglio
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

L’escursione odierna ci porta alla scoperta di un lago quasi sconosciuto, adagiato in una conca remota e pietrosa ai piedi della Rocca Pertusà, situata al termine del vallone di Pan Perdù tra le pieghe rocciose della rocca omonima (2870 m) e della Testa delle Novelle (2642 m).

Ne parlavo con Fulvio già da un sacco di tempo. Il luogo ci affascinava ma la consapevolezza della quasi non esistenza di tracce del sentiero ci aveva sempre tenuti un po’ in disparte. Dopo aver ben studiato il percorso decidiamo che finalmente è giunto il momento per andare a rintracciarlo. Troveremo qualche rara e insperata traccia lungo il percorso, ma buona parte di esso dovremo inventarlo.

Posiamo l’auto al termine della strada asfaltata, nei pressi della casa del malgaro (1500 m circa). Una copiosa fontana ci permette di riempire le borracce alla partenza. Percorriamo 2,4 km di strada sterrata e la abbandoniamo in prossimità del gias La Grotta (1700 m, resti di una malga in pietra).

Svoltiamo a sinistra superando il torrente di Riofreddo (quest’anno il guado è reso più semplice dalla siccità, mentre in altri periodi potrebbe essere difficoltoso). Dal lato opposto risaliamo le pendici tenendoci a poca distanza dal discendente rio della Paur e, risalendo la china, seguiamo poco sopra alcuni ometti che ci indirizzano verso un sentiero che entra in pineta con un traverso verso sinistra. Lo percorriamo per un po’ finché alcuni zig-zag ci conducono nei pressi di un bivio segnato da un ometto (1825 m circa).

Qui il percorso si divide: a destra si va nel vallone della Paur e alla rocca di Pan Perdù, a sinistra nel vallone di Pan Perdù e al lago omonimo. Seguendo questa seconda opzione, con un lungo traverso andiamo a superare un tratto boschivo e roccioso uscendo, al termine, in uno spazio aperto e, poco sopra, verso una prima balza dove è visibile un vecchio gias.

Aggiratolo a sinistra inventiamo un percorso salendo alle sue spalle tra pietre, rododendri e larici, spostandoci gradualmente verso destra nelle vicinanze del rio.

La salita ci conduce sui bordi di una seconda balza, dove permangono altri vecchi residui di costruzioni circolari in pietra.

Proseguendo ancora alle sue spalle risaliamo nuovamente alcune erte pendici fino ad una terza balza dove, all’estremità destra, giace un piccolo laghetto, ora in secca.

Poco più in alto ritroviamo una traccia che, tra larici e rododendri, ci sposta lateralmente verso destra portandoci su una quarta balza.

Scavalcato il rio con una piccola flessione, proseguiamo lungo un inaspettato sentierino in direzione di una pietraia svoltando, al fondo di essa, leggermente a destra di un enorme ammasso di rocce scure che blocca ogni passaggio.

Risalendo uno scivolo d’erba molto ripido alla sua destra ci portiamo su una estesa pietraia della quinta balza che superiamo puntando ad un esiguo scivolo erboso tra le rocce.

Da lì, piegando leggermente a sinistra raggiungiamo finalmente il lago che giace al centro di grande conca sassosa posta sotto le pendici della Rocca Pertusà (2740 m).

Siamo convinti, vista la posizione, che la neve caduta d’inverno persista per lungo tempo in questo luogo così remoto.

Anche qui utilizziamo il drone per fare qualche ripresa-studio della zona dall’alto.

Dopo averlo fotografato riprendiamo la discesa fermandoci per fare pranzo alla quarta balza tra i larici ingialliti dal freddo autunnale.

Il luogo è straordinario e rimaniamo incantati dalla bellezza che ci attornia. Volgendo lo sguardo a ovest riconosciamo tutte le cime da noi raggiunte: cima Lombarda (2801 m), Orgials (2647 m), Valletta (2750 m), Aver (2745 m), Testa Gias dei Laghi (2739 m), Maladecia (2745 m) e i relativi laghi che si nascondono tra le pieghe di esse: Orgials, Aver, Martel e Nero.

Scesi poi di balza in balza fino al gias iniziale, con un taglio laterale verso sinistra ci immergiamo nuovamente nella pineta ritrovando il sentiero che ci accompagnerà al rio Freddo.

Da lì riprendiamo il percorso su strada fino al parcheggio.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Strutture di appoggio nei dintorni

Commenti (5)

  1. Eleonora Ghibaudo


    bravi adoro gli itinerari un po’ diversi dal solito…..questo è da provare….non ne ho mai sentito parlare grazie


  2. Mitici, adesso anche le foto con il drone. Grandi

  3. Claudia Mattiauda


    Anche a me piacciono le mete un pò diverse dal solito e in particolare quelle meno conosciute che sono quindi anche le meno frequentate. Ed è proprio lì che si può vivere appieno la pace e la bellezza della montagna. Grazie per avermi fatto conoscere questo laghetto di cui ignoravo completamente l’esistenza.


    • Ciao Claudia. Quel laghetto lo conoscono in pochi, per non dire quasi nessuno. Ora con la traccia GPS, scaricabile, è più facile raggiungerlo. Inutile dire che non abbiamo incontrato anima viva sul percorso.

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