Escursione al Monte Chersogno – 3026 m – Valle Maira – Alpi Cozie

Il Chersogno è situato sulla sinistra orografica della Valle Maira; posto a sud-ovest di Elva sovrasta l’abitato di San Michele. La sua caratteristica mole, a forma di dente, è ben visibile ad ovest anche dalla pianura di Cuneo. Può essere raggiunto dal vallone di Traversiera, dal Colle della Bicocca, da Elva o da San Michele di Prazzo. Noi lo abbiamo raggiunto da quest’ultima località, superando in sequenza le borgate di San Vittore, Castelli, Allemandi, Falco, Ferreri e De Costanzi (1714 m).

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.310 metri circa
  • Distanza: 16,0 km circa
  • Altitudine partenza: 1.714 metri
  • Altitudine massima: 3.026 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: passo, vetta
  • Ad anello: No
  • Cartografia: Chaminar en Bassa/Auta Val Maira, IGC – Carta 111
  • Partenza: Indicazioni stradali

La scelta del Monte Chersogno come meta odierna è data dal fatto che vogliamo salire un monte spettacolare da cui si possa godere di un panorama unico verso tutte le vette della Val Maira (vedi anche l’escursione al Chersogno dal Vallone di Traversiera) . Non ultimo, perchè Gelu non lo ha mai salito. Non possiamo allora che accontentarlo.

Arriviamo con l’auto (Gelu, Riccardo ed io) alla borgata De Costanzi (1714 m) dove termina la via asfaltata. Un cartello di divieto di transito ci fa tornare indietro di qualche metro per posteggiare l’auto in un piccolo spiazzo. Sono le 7:30. Le previsioni di oggi dicono che avremo la giornata soleggiata ma il Chersogno appare solamente ogni tanto tra la nebbia.

Il Chersogno traspare tra la nebbia

L’avvicinamento alla borgata Chiotti richiede quasi un’ora di tempo; la strada è bella e sale con lunghi zig-zag tagliando alcuni valloni erbosi laterali. Dalla borgata Chiotti (2002m), raggiunta alle 8:25, prendiamo a salire sulla pietraia che s’intravede alle sue spalle con l’intento di spingerci fino ad una presa d’acqua visibile un po’ più in alto. Ci accorgeremo che l’idea non è così geniale perché sarebbe stato più conveniente seguire la sterrata che si porta a ridosso delle prime baite e raggiunge più sopra una grangia isolata che ha pure il vantaggio di avere vicino un’ottima fontana.

Grangia con fontana

Dalla grangia seguiamo ancora la sterrata per qualche decina di metri, poi utilizziamo un sentiero a sinistra che inizia ad inerpicarsi nel verde, posto a destra della pietraia. Ogni tanto la nebbia ci nasconde, ma non ci facciamo troppo caso. Siamo sicuri che il vento prima o poi la porterà via.

Risalita questa prima rampa e passati vicini ad una baracca in lamiera, il sentiero si appiana attraversando con alcuni sali-scendi una prateria erbosa. Verso il termine del vallone si impenna inerpicandosi con decisione fino al Colle di Chiosso (2430 m). Il Colle di Chiosso ci prospetta la veduta sul vallone di Gias Vecchio. Nel momento di pausa veniamo raggiunti da due escursionisti svizzeri provenienti da Elva, risaliti proprio da quel vallone, diretti anch’essi al Chersogno.


Arrivo al Colle di Chiosso

Nel ripiano superiore

Ora, con una stretta serpentina, affrontiamo il tratto successivo ancora più ripido che ci porta, dopo un centinaio di metri di quota, nel vasto ripiano superiore. La mole del Chersogno, avvolta parzialmente nella nebbia, ci sovrasta minacciosa sulla sinistra. Il tratto seguente, più pianeggiante, è immerso nel verde puntellato di genzianelle. Possiamo optare di seguire la mulattiera oppure di spostarsi su un sentierino più diretto e spostato a sinistra che va a intaccare la base della montagna. In ogni caso le due opzioni raggiungono il tavolato superiore, situato in uno scenografico anfiteatro naturale, dove si ha vista sulla Rocca Marchisa (3072 m), Rocca Gialeo (2983 m) e, più spostato a destra, sul Pelvo d’Elva (3064 m) e dove lasciamo a destra la stradina che conduce al lago di Camoscere e al bivacco Bonfante.

In direzione del canalone pietroso

Taglio su nevaio

Mantenendoci a sinistra andiamo ora a scarpinare in direzione di un canalone pietroso, racchiuso tra il Chersogno e La Lausa, trovando ancora residui di neve dura in alcuni punti. Gli sfasciumi instabili che andremo a trovare sul resto del percorso ci faranno pervenire con fatica al Passo Ovest del Chersogno (2838 m).

Nei pressi del Passo Ovest del Chersogno

Vista dal Passo ovest su Marchisa e Rocca Gialeo

In salita dal passo ovest

Da questo punto è tutto più facile; ci dirigiamo sullo spallone di sinistra raggiungendo infine la china sempre meno ripida, dove ritroviamo traccia del sentiero. Aggirato uno spuntone intravediamo più avanti la croce (altissima) del Chersogno che spunta tra la nebbia. Verso le 10:45 tocchiamo la vetta.


Finalmente la vetta tra la nebbia

Arrivo sulla Cima

Dalla cima verso sud

Panorama stupendo ad ovest. Verso est, invece, la nebbia copre ogni cosa. Dopo un po’ ci raggiungono anche gli svizzeri coi quali ci fermiamo ad ammirare il panorama e scambiarci qualche informazione. Scattate alcune foto di rito un venticello freddo e deciso ci induce dapprima a coprirci bene, poi ci convince che è meglio scendere più in basso.

Ritornati nel verde del meraviglioso anfiteatro, troviamo un buon posto riparato per pranzare con la nebbia che ogni tanto torna a farci visita. Al termine riprenderemo la nostra marcia in discesa che ci riporterà alla nostra auto, da qui ancora lontana.

Tratto di strada che ci riporta alla borgata De Costanzi

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Strutture di appoggio nei dintorni

Cartografia essenziale

Chaminar en Bassa/Auta Val Maira

Chaminar en Bassa/Auta Val Maira

Bruno Rosano

1:20.000

Carta 111, Valle Maira, Acceglio, Brec de Chambeyron

(2011)

Disponibile a 10,00

Bibliografia

In cima (Cozie meridionali)

90 normali nelle Cozie meridionali

Michelangelo Bruno

(2012 (terza edizione aggiornata))

Disponibile a 15,00
Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso

Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso

Andrea Parodi

Andrea Parodi Editore (1996)

Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, ecc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (10)


  1. Grande escursione! Grandissima montagna (che io preferisco, da sempre, al mare!)

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voli.
    Stamattina, approfittando della splendida giornata che le previsioni del tempo auspicano, ho affrontato in solitaria il Chersogno.
    L’ultima volta che sono salito su questa famosa montagna avevo 15 anni assieme a mio nonno alpinista (colui che in quei anni mi portava a destra e sinistra per i sentieri quasi tutte le Domeniche e mi ha trasmesso l’immenso amore per la montagna).
    Sono passato ormai 13 anni ed avevo voglia di ritornarci.
    Partenza da Mondovì alle 5:30, arrivo a destinazione alle 6:50.
    Però, a differenza vostra, sono partito da Campiglione, avevo notato che una strada asfaltata portava fin li ed era più vicino al monte rispetto a De Costanzi.
    Un paio di tornanti ed il sentiero si ricongiunge con quello che arriva dal vostro punto di partenza.
    Giornata splendida ma alcune piccole nuvole si muovono in fretta, questo mi fa presagire un qualcosa che racconterò in seguito.
    Bellissimo posto di partenza, i pascoli sono molto simili a quelli che sovrastano Elva, il Chersogno è una costante presenza lungo tutto il cammino, sembra quasi che ti sfida, le piccole borgate sono molto pittoresche.
    Ad ogni modo procedo di buona lena fino al Piano del Vallone dove vengo sorpreso da un fortissimo vento freddo che soffia a più non posso.
    In più il sentiero si fa più difficile: gli sfasciumi instabili mi rallentano non poco così come era successo a voi, inoltre il sentiero quasi scompare (forse lo scioglimento della neve ha fatto calare molti detriti), solamente grazie alla mia esperienza riesco a notare gli ometti di pietra e le tracce rosse sbiadite che indicano la via, in più il vento mi batte in direzione contraria rispetto alla mia.
    Arrivo al Passo Ovest di Chersogno e qui la forza del vento è inarrestabile, quasi mi sposta, tanto che ho perfino pensato di non intraprendere la vetta se la situazione non sarebbe migliorata.
    Fortunatamente il vento cala e così inizia l’ultima salita.
    Ed infine la vetta, dopo 2 ore e 55 minuti di salita (pause comprese).
    La montagna mi fa un regalo bellissimo: il vento forte ha spazzato via qualsiasi traccia di nebbia e riesco a vedere tutto: le montagne sopra Garessio (Brin Mindino ed il Galero), la montagna che uso per allenarmi (la Bisalta), il Massiccio dell’Argentera, il Gelas, le montagne della Valle Stura, noto il Tibert, la Rocca de Meja, le montagne dell’alta Valle Maira, naturalmente le altre montagne che sovrastano Elva (Il Pelvo, Cima Camoscera), la Conca di Elva, naturalmente il Monviso. Particamente quasi tutto l’Arco Alpino della provincia
    Tutto questo mi commuove, tra l’altro non ho incontrato nessuno che saliva, nessuno che scendeva ed ero solo sulla vetta, è stato un momento magico, molto intimo.
    Il vento però torna a farsi forte, così decido di scendere subito dopo aver scattato qualche fotografia.
    La discesa in quel canale degli sfasciumi rocciosi mi fa venire dei mezzi infarti per via del terreno altamente instabile, anche perché il vento mi soffia alle spalle e mi spinge verso il basso, solitamente non uso le racchette da escursionismo perché non mi ci sono mai trovato bene, forse in quel momento mi avrebbero aiutato non poco.
    Bellissima gita, bellissimo posto, bellissimo panorama.
    Non resta che portarci la morosa, sicuramente ci tornerò in futuro sul Chersogno.
    Sono stato un po’ lungo ma volevo condividere con voi la mia esperienza su questa magnifica montagna.
    Un saluto da Mattia di Mondovì.


    • Ciao Mattia. Il racconto, molto preciso, ci ha fatto vivere le tue stesse sensazioni. Ci è sembrato di essere lì con te a condividere e soffrire per il vento che ti sospingeva verso il basso. E poi, trovarti sulla cima da solo… che splendida sensazione!
      Grazie per questo tuo splendido racconto, che sicuramente farà vivere anche i nostri lettori e auguri per le tue future escursioni. Ciao.

  3. lucapeirone


    Ieri bella camminata sull’amato Chersogno con Stefano e Papà! Fortissimo vento in quota ma bel panorama nonostante le nuvole dense nel pomeriggio! La prossima volta saliremo più presto! Luca Peirone, Tino Peirone, Stefano Bocci da Boves CN.


    • Bravissimi, da dove siete passati? So che una volta lo avevate salito dal vallone di Traversiere (Acceglio)… Ciao

  4. Luca Peirone


    Ciao Elio, partiti dalla Borgata a sx del cartello dove voi avete preso per la Borgata Costanzi! Anche li divieto e a piedi per la Borgata Chiotti!!! Se si volesse fare la Marchisa si fa sempre dallo stesso punto di partenza?!


    • Ciao Luca, la Marchisa puoi anche farla da quel punto di partenza (io l’avevo fatta anni fa) oppure puoi partire da Sant’Anna di Bellino, attraverso il bellissimo vallone di Traversagn. La trovi descritta qua, dalla Val Varaita. Grazie Luca e buone gite!!!

  5. tinopeirone


    Una volta molti anni fa, quando ci eravamo trovati sulla cima eravamo partiti dal colle Bicocca, abbastanza lunga… Ciao Elio


    • Ricordo molto bene quell’escursione. Noi dall’alto del monte vi tenevamo d’occhio mentre salivate dal pianoro… Bei ricordi!

  6. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    A Ferragosto io e Silvia decidiamo di continuare ad andare in montagna così verifichiamo sulla mappa quale meta ci potrebbe andare ed ecco che spunta il Chersogno, già fatto nel 2015 ma totalmente inedito a Silvia.
    Aggiudicato.
    Così alle 8:15 siamo a Campiglione per intraprendere questo 3000 metri, la giornata è serena senza nemmeno una nuvola e la temperatura gradevole.
    Eccoci prendere la sterrata in direzione Grange Chiotti percorrendola senza problemi, le case della borgata sono tutte piene di turisti e di proprietari.
    Quando inizia il sentiero però Silvia inizia ad accusare un calo fisico non indifferente, il sole che batte in testa gli fa venire una mal di testa fortissimo.
    Piano piano proseguiamo verso il Colle di Chiosso e Silvia sembra davvero non farcela, non riesce a riprendersi.
    Mi dice di proseguire da solo in direzione della vetta che lei sarebbe rimasta li ad aspettarmi, non riesce proprio a riprendersi.
    Così la salita diventa una solitaria verso il Chersogno.
    Un po’ di nuvole iniziano a farsi vive sulle vette circostanti.
    In un ora riesco ad arrivare in vetta passando per il Piano Vallonello ed il canalino verso il Passo Ovest del Chersogno, qui il terreno è altamente instabile un tipo di terreno che personalmente chiamo “un passo avanti, due indietro”, grazie alle racchette arrivo al passo con relativa tranquillità.
    Diverse persone sono già li in attesa di compere l’ultima rampa verso la cima, qui patisco un po’ di dolori alle ginocchia: tra Venerdì sera e Sabato mattina della settimana scorsa ho fatto assieme ad alcuni colleghi di lavoro la camminata Busca-Sant’Anna di Vinadio, 70 km circa a piedi. Ho recuperato molto in fretta ma nell’ultima rampa sono tornati i dolori della lunga camminata.
    Sono in cima alle 12:00 circa.
    Il panorama è stupendo a parte la pianura coperta da una cappa di smog e di calore, tutte le vette circostanti sono visibili e si arriva fino alle lontane vette delle Alpi Marittime.
    Ci sono già una decina di persone intorno alla croce di vetta e continuano ad arrivare.
    Ci sto circa un’ora dove mangio anche pranzo prima di intraprendere la via del ritorno.
    Sulla discesa verso il Passo Ovest del Chersogno una sorpresa mi travolge: una coppia d’escursionisti incontrati in precedenza mi avvertono che Silvia sta salendo!!!
    Silvia!!!
    Osservando meglio mi accorgo che effettivamente Silvia sta salendo da sola, inizia ad intraprendere l’ultima rampa.
    Ha saputo orientarsi da sola su un posto che non conosceva per niente ed ha affrontato il canalino da sola!! Una cosa che non aveva mai fatto prima in solitaria.
    La incontro a metà strada.
    Mi dice che le forze gli erano tornate ed il mal di testa gli era passato ed si è messa in testa di arrivare in vetta costi quel che costi.
    Così faccio dietrofront e l’accompagno in vetta, ci arriva verso le 13:15.
    E’ stravolta ma felice, non ha un filo di forza rimasta nei muscoli, s’addormenta appena sdraiatosi sotto la croce.
    Si sveglia mezz’ora dopo e mangia pranzo.
    Sono le 14:05 quando decidiamo di tornare indietro, si è fatto davvero tardi ed il tempo sta peggiorando.
    Ci vogliono tre ore per tornare dalla macchina tra varie fermate e dolori persistenti da parte d’entrambi.
    Un’escursione che si è dimostrata più lunga e faticosa di quello che avevamo preventivato, qualche problema fisico di troppo però mi ha stupito la determinazione di Silvia nel proseguire da sola verso un 3000 metri, più che altro è stata una sorpresa ritrovarmela li a salire.
    Comunque anche il Chersogno è stato aggiunto alle nostre vette conquistate, ottimo.
    Un saluto da Mattia e Silvia da Mondovì.

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