Escursione al Monte Faraut – 3046 m – Alpi Cozie – Valle Varaita

Novità Sui sentieri con Cuneotrekking

Sui sentieri con Cuneotrekking

23 suggestive escursioni dalla valle Pesio alla valle Maira

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Il Monte Faraut, montagna di sfasciumi, è posta al termine del Vallone di Traversiera (Valle Maira) sul confine con la Valle Varaita. Data la ragguardevole altezza, dalla sua sommità si può godere della vista di un magnifico paesaggio su numerose cime, tra cui il Pelvo d’Elva, la Rocca Marchisa e il Chersogno.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.200 metri circa
  • Altitudine partenza: 1.852 metri
  • Altitudine massima: 3.046 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Prati in fiore ad inizio percorso


Dallo scorso anno non avevamo più messo piede in Val Varaita. Sentiamo che è giunto di nuovo il momento di organizzare qualche bella escursione in questa valle. La meta prospettata per oggi è il Monte Faraut (3046 m). Sveglia al mattino presto e partenza da casa alle 6:00 del 9 luglio 2010. Arriviamo a Sant’Anna di Bellino, Gelu ed io, attorno alle 7:30. Qui finalmente ritroviamo il bel cielo azzurro mentre su Cuneo ancora stamattina persisteva la solita cappa di nuvole. Iniziamo la marcia sulla sterrata che oltrepassa il ponte e, tra splendidi campi in fiore, prosegue in leggera salita verso il termine della Valle. Al primo bivio, teniamo la sinistra verso il pian Ceiol; mentre camminiamo il mio sguardo posandosi in alto su una radura, al di là del fiume, coglie un bellissimo cervo che sta pascolando. Afferrata la macchina fotografica, riesco ad immortalarlo appena in tempo prima che si dilegui nella macchia.

Prime baite al pian Ceiol

Dalle prime baite del Pian Ceiol seguiamo un sentiero, appena accennato, sul prato verso sinistra, andando a cercare l’insenatura che passa tra le barricate. Il sole per il momento non batte ancora e ciò ci consente di risalire questo tratto nella frescura del mattino. Il percorso a zig-zag nella gola ci porta velocemente in quota. Attraversato un rio e raggiunto più avanti un primo casolare iniziamo ad avere una prima visuale del Faraut che compare alto a sinistra al fondo del vallone. Seguiamo comunque il sentiero che si infila tra prati costellati di anemoni, genzianelle e fiori di vaniglia. Con alcuni tornanti ci portiamo sotto le pendici del Buc Faraut (2914 m), lo aggiriamo verso destra andando a costeggiare il rio che scende dal lago dell’Autaret.

Nelle vicinanze delle grange dell’Autaret con lo sfondo del Monte Maniglia

Prima di affiancare le baite dell’Autaret (2540 m) un cartello ci fornisce diverse indicazioni. Seguiamo quella che porta in direzione del Colle di Bellino (U 28) . Il sentiero si innalza verso sinistra raggiungendo in poco tempo il Colle (2804 m). Poco prima, però, seguiamo una nuova deviazione a sinistra (palina) che taglia prati e macereti conducendoci verso la Colletta. Superata infine la stazione idrometeorologica posta sulla Colletta ci troviamo affacciati nel vallone di Traversiera in vista di alcune ex casermette oramai diroccate poste appena prima del rifugio Carmagnola (ex caserma militare in cattivo stato); oltrepassiamo il tutto portandoci con poco dislivello sul colletto successivo. Il Faraut, ben visibile alla nostra destra (est), è preceduto da un lungo crinale.

Cartelli indicatori Colle di Bellino

Salendo verso la colletta

Il Monte Faraut dal rifugio Carmagnola

Da qui, scendendo trasversalmente una ventina di metri su un piccolo nevaio ancora presente nel vallone di Traversiere, seguiamo alcune labili tracce acquistando quota sul macereto portandoci a guadagnare, in sequenza, due piccole selle ancora innevate sul crinale. Più sopra oltrepassiamo uno sperone roccioso che precede la punta ormai vicina.

Lo sperone roccioso che precede la punta

Cuscinetto di “Silene acaulis” con farfalla

Passato un ultimo tratto nevoso raggiungiamo, alle 10:45, l’arrotondata e facile cima sulla quale è collocata una croce ed il libro di vetta. Ammiriamo finalmente il panorama verso la Cima del Viso; ad est tocchiamo quasi con mano il Pelvo d’Elva, la Rocca Marchisa ed il Chersogno, mentre a sud-ovest rivediamo l’Albrage, salito lo scorso settembre, e tutta la cerchia di montagne che racchiudono nei confini la provincia di Cuneo. Il tempo è splendido, quindi ci soffermiamo un bel po’ sulla punta, almeno fino a quando un certo languorino comincia a farsi sentire.

Dalla cima verso il Pelvo d’Elva

Cima e Monviso sullo sfondo

Verso l’Aiguille de Chambeyron (notare, al centro, la strada che porta al rif. Carmagnola)

In discesa sul crestone

Alla fine ci decidiamo a scendere di qualche centinaio di metri per pranzare nei pressi del rifugio Carmagnola. Nel frattempo sopraggiungono due ciclisti tedeschi, partiti da Acceglio, che ci faranno un po’ di compagnia. Più tardi ripresa la strada del ritorno ci fermeremo ad ammirare, ora in discesa, gli splendidi e verdissimi paesaggi di questa magnifica vallata.

Gelu all’arrivo al Carmagnola

Prati in fiore al nostro ritorno

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Carta n. 111, 1:25.000

Carta n. 111, 1:25.000

Istituto Geografico Centrale

Valle Maira, Acceglio, Brec De Chambeyron

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Bibliografia

In cima. 90 normali nelle Cozie Meridionali

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Bruno Michelangelo

Blu Edizioni, 2012

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (2)

  1. Mattia Bertero


    Ciao a tutti.
    Oggi sono tutti indisposti così decido di farmi un’escursione mattutina in solitaria visti gli impegni del pomeriggio, voglio fare un Tremila metri facile e punto quindi sul Faraut.
    La strada da fare in macchina da dove abito però è lunga così parto alle 4:00 per essere a Sant’anna di Bellino alle 6:00 all’alba.
    Fa un bel freschetto e quanta differenza rispetto alla pianura, il tempo è variabile ma sommariamente più sereno che nuvoloso.
    Parto di buona lena procedo verso il Pian Ceiol ed intraprendo la gola tra le barricate agevolmente, mi sento molto in forma.
    E’ mattina molto presto e non ho ancora visto nessuno che sta salendo verso il Grange Autaret, mi sale la tentazione di salire sul Maniglia ma ho detto a tutti che vado sul Faraut quindi cambiare non sarebbe troppo saggio specialmente quando si parlano di altitudini rilevanti.
    Al Grange svolto a sinistra in direzione del Colle di Bellino, qui patisco un po’ la salita, intanto il sole ha fatto capolino oltre le vicine vette a Est; decido di seguire il vostro stesso percorso e quindi proseguo per il taglio sui sfasciumi in direzione della La Colletta e del Rifugio Carmagnola.
    Qui incontro uno stambecco che si dimostra abbastanza socievole e curioso.
    Oltre La Colletta vedo il Faraut e il sentiero ben evidenziato che permette di salirci, intraprendo questo sentiero in cui bisogna stare un po’ attenti per la natura del terreno un po’ mobile.
    Ma ecco che inizia il fattaccio…
    Alle mie spalle sento un tuono, mi giro e vedo che in direzione dell’Alta Valle Maira dei minacciosi nuvoloni neri si stanno avvicinando dove poco tempo prima il cielo era quasi sereno.
    Ho un brutto presentimento e decido immediatamente di abbandonare l’idea di arrivare alla croce del Faraut.
    Tornando indietro noto che vicino alla La Colletta parte un altro sentiero che aggira una casermetta e sale su un’altura, leggendo la cartina noto che è segnata come Buc Faraut, decido di salirci perchè richiedono pochi minuti di tempo. Sono passate due ore e mezza dalla partenza.
    Tra altri facili sfasciumi arrivo su questa vetta, il panorama è strepitoso con la vista di quasi tutte le principali vette della zona ma il cielo diventa sempre più minaccioso, il vento diventa impetuoso e soffia contro di me e posta le nuvole verso di me.
    Le previsioni davano tempo variabile si ma prevalentemente sereno…
    Non c’è più tempo e decido che non ho altra scelta di andare al Rifugio Carmagnola per cercare un riparo.
    E faccio bene: un paio di minuti dopo essere entrato nel rifugio diroccato arriva una vera e propria tempesta di pioggia e di grandine di violenza inaudita.
    La temperatura precipita, fortunatamente porto sempre con me del vestiario termico lungo per ogni evenienza, ho la speranza che la tempesta passa in fretta ma non è così: diminuisce l’intensità ma continua costantemente.
    Non posso rimanere lassù per tanto tempo, incomincia a fare freddo sul serio, mi metto il K-way ed esco in balia degli elementi.
    Per tutta la discesa fino a Sant’anna di Bellino la pioggia di bagna dalla testa ai piedi, il vento (freddo) è discontinuo: a volte è una brezza altre volte rischia di buttarti per terra. Inoltre il terreno bagnato non facilita la discesa.
    Con mia sorpresa vedo un bel gruppetto di escursionisti equipaggiati per la tempesta che vuole salire su nonostante la pioggia…
    Le ginocchia mi dolgono, l’acqua fredda mi finisce negli occhi e mi fa male, sono fradicio sulle gambe.
    Un passo alla volta arrivo finalmente a Sant’anna di Bellino in mezzo ad un grande fuggi-fuggi degli escursionisti presenti in zona, la pioggia è sempre violenta, sono le 11:15.
    Il tempo mi ha fregato questa volta: la tempesta in cui mi ci sono ritrovato in mezzo da solo mi ha fatto ricordare quanto può essere pericolosa la montagna; almeno su una vetta ci sono salito anche se non quella che avevo in mente.
    Sarà per un’altra volta.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.


    • Ciao Mattia. Dopo tutto il bel tempo di questi ultimi periodi nessuno si aspettava di trovare una giornata così. Da quando vado in montagna nello zaino ho sempre con me indumenti impermeabili e quelli adatti a situazioni di freddo polare. Ti è andata bene trovarti vicino al malandato rifugio Carmagnola. Dispiace comunque per la levataccia che ti sei fatto per risolvere poco. E’ sempre meglio annotarsi qualche punto strategico nel caso di maltempo, perché in caso di temporale con fulmini
      è importante avere un buon riparo. Comunque sul Faraut ci potrai salire un’altra volta. Ciao e un grosso saluto.

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