Escursione al Monte Mongioie, 2630 m – Valle Ellero – Alpi Liguri

Il monte Mongioie è la seconda cima più alta, dopo il Marguareis, delle Alpi Liguri. È locata al termine della valle Ellero e confina con le valli Corsaglia e Tanaro. Molto frequentata per l'esteso panorama, ha un doppio aspetto: dirupato dal versante ligure, più dolce dal lato piemontese.
Accesso in auto: Da Cuneo raggiungere Chiusa Pesio. Dopo la salita al Mortè, scendere sulla strada di Villanova. Alla rotonda di Roccaforte si svolta a destra per Prea, poi per Rastello seguendo infine la strada che si inoltra per svariati chilometri nel vallone e che termina a ponte Chiappa.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.180 metri circa
  • Distanza: 23,5 km circa
  • Altitudine partenza: 1.582 metri
  • Altitudine massima: 2.630 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: Passo, Rifugio, Vetta
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Sabato 10 agosto 2013. Lasciamo l’auto sotto le pendici di cima Cars, poco oltre il bivio che porta al rifugio Comino (1582 m circa). La strada dissestata non permette alla nostra auto di proseguire oltre.

Ci mettiamo in movimento verso le 8:20. Dopo circa un chilometro e settecento metri superiamo la strettoia che precede Ponte Chiappa (1624 m), dove esiste l’ultima possibilità di parcheggiare per chi è riuscito ad arrivare sin qui con l’auto.

Arriviamo all’esteso pianoro denominato “Pian Marchisio”. Al fondo spiccano le cime delle Saline (2612 m) e delle Masche (2392 m) illuminate da un bel sole.

Dal Pian Marchisio, veduta verso la cima delle Saline


Girato l’angolo appare anche la tozza sagoma arrotondata del Mongioie, meta odierna, che per il biancore delle sue rocce nella luce del mattino somiglia vagamente ad un ghiacciaio.

Al termine del pianoro una breve salita ci introduce su un secondo ripiano. Transitiamo vicino all’indicazione che porta al visibile rifugio “Havis de Giorgio – Mondovì”, distante solamente qualche centinaio di metri e in posizione più elevata rispetto a dove ci troviamo.

Ci attendono ora alcuni brevi tornanti che provvediamo a tagliare per raggiungere, sul traverso, la scorciatoia (indicazione per Passo delle Saline) che poco sopra ci introduce sul terzo e verdissimo tavoliere passando nei pressi di due inghiottitoi (siamo in una zona carsica).

Il sentiero sembra perdersi un po’ ma alcune tacche rosse sulle rocce e, subito dopo, paletti in legno che sporgono da terra una settantina di centimetri posizionati a visibile distanza ci consentono di seguire con facilità il sentiero che si innalza gradualmene verso sud dal ripiano pascolivo sede del gias Gruppetti inferiore.

Cima delle Saline spicca bianca a sud-ovest ed il Mongioie alla nostra sinistra. Proseguiamo la salita in direzione del passo tra numerose varietà di fiori. Dopo un’ultima conca il sentiero si impenna e a zig-zag raggiunge il Passo delle Saline (2174 m – 7 km dall’auto).

In salita sugli ultimi tornanti che conducono al Passo delle Saline

Dal displuvio sulla Val Tanaro, il sentiero prosegue in discesa verso Carnino mentre a destra le tracce portano alla Cima delle Saline.

Noi svoltiamo a sinistra (sud-est) seguendo il dolce crinale che ci divide dalla Val Tanaro.

Il crinale che porta verso il Mongioie (ultimo monte a sinistra)

Momento di osservazione verso la Val Tanaro

Dopo aver aggirato un dosso il sentiero riprende a salire con decisione tagliando a metà una zona rocciosa.

In salita sullo spartiacque con la Val Tanaro. Al fondo, la Cima delle Saline

La salita ci porta a raggiungere l’inizio di una immensa e spettacolare zona prativa che percorriamo con un semicerchio.

Il Mongioie visto dalla zona prativa

Svoltando verso sinistra raggiungiamo il displuvio (cartelli indicatori) e la Cima del Pian Comune (2407 m) dove la nostra vista può spaziare fino al Mar Ligure.

Verso la Cima del Pian Comune

Poi, tra numerosi ciuffi di stelle alpine, il sentiero inizia a perdere quota (per circa 70-80 metri) e passando dalla Cima delle Colme (2378) scende fino alla stretta insenatura del Bocchin delle Scaglie (2325 m) che ci separa dall’ultimo tratto. Dalla strettoia inizia ora la salita degli ultimi trecento metri che ci porterà alla sommità del Mongioie.

Qualche serpentina iniziale, che attraversa verdi prati posti sul versante Ellero (est), ci fa prendere subito quota e va a raggiungere la selletta erbosa (2470 m) posta tra la Rocca Garba e il Mongioie.

Poi il sentiero prosegue risalendo più decisamente tra lastroni di bianche rocce calcaree miste ad erba superando un piccolo dosso.

Verso l’ultimo dosso che precede la cima

A pochi metri dalla cima del Mongioie

Senza alcuna difficoltà si continua infine tra le rocce fino al raggiungimento della croce di vetta (11,4 km dalla macchina).

Sulla cima del Mongioie

Ci troviamo in compagnia di alcuni escursionisti che l’hanno raggiunta prima di noi. Panorama grandioso, quello che possiamo ammirare, che si distende fino al mare; riusciamo anche ad intravedere le distanti montagne della Corsica. Sul versante ligure si notano poi, da sinistra, il Pizzo d’Ormea (2476 m), la Cima Revelli (2489 m) ed il Bric di Conoia (2521 m), mentre sul lato piemontese si può scorgere in lontananza il Marguareis (2651 m) e, più vicino, la Cima delle Saline (2612 m).

Panorama verso la Valle Ellero

Panorama verso la Cima della Brignola e il Mondolè

Da sinistra: Pizzo d’Ormea, Cima Revelli e Bric di Conoia

Ancora dalla cima del Mongioie verso la pianura

A destra della spaziosa Valle Ellero spicca la Cima della Brignola (2472 m). La giornata odierna, splendida e luminosa, ci invita a rimanere parecchio tempo sulla cima; non vorremmo più scendere ma non possiamo rimanere qui.

Discesa alla sella della Rocca Garba

Ridiscendiamo al Bocchin delle Scaglie fermandoci nel verde prato soprastante per uno spuntino. Decidiamo ora di iniziare la discesa seguendo un percorso alternativo(*).

Inizio del percorso alternativo

La giornata limpida ci consente di addentrarci attraverso le bianchissime pietraie che degradano dal versante ovest del Mongioie (non consigliabile da percorrere in caso di nebbia o tempo perturbato).

Procediamo seguendo l’avvallamento naturale che si inserisce tra l’arrotondata sponda sinistra erbosa e le pareti del Mongioie e con percorso obliquo (nord-ovest) raggiungiamo in discesa l’imbocco di un cratere naturale, denominato dagli speleologi “ngoro-ngoro”, che nasconde al suo interno un prato grande almeno quanto un campo di calcio.

Le pareti bianchissime di lapies che lo circondano, piene di striature e fratture profonde, modellate dall’erosione delle acque meteoriche nel corso dei millenni hanno qualcosa di impressionante. Se non fosse che tutt’attorno si rincorrono come impazziti branchi di camosci, a tratti ci parrebbe di essere sbarcati sul suolo lunare.

All’interno del cratere erboso di ngoro-ngoro

Le pareti di lapies

Scesi all’interno di questa cavità la percorriamo in senso longitudinale fino al suo termine (si notano sul lato destro di discesa alcune tacche rosse sbiadite sulle pietre). Continuiamo oltre seguendo il naturale avvallamento fino a raggiungere un poggio roccioso sul quale domina un grande ometto.

Il posto è splendido e innaturale e ci fa rimanere impressionati da tanta bellezza. Oltre questo punto perdiamo momentaneamente di vista le tacche per cui procediamo ad istinto (in direzione Cima della Brignola) cercando, ove possibile, di divallare in basso verso la grande conca prativa del Gias Gruppetti inferiore.

In discesa tra le rocce calcaree

Ritrovate le tacche rosse, seguiamo la discesa attraversando stretti valloncelli tra rocce ed erba fino a ritrovare, più in basso, i grandi e verdissimi prati che degradano al gias ubicato al centro della conca.

Nuovamente sulla strada sterrata andiamo a chiudere l’anello dalla scorciatoia presa al mattino.

Verso il Gias Gruppetti inferiore

Infine il ritorno verso la macchina attraverso il Pian Marchisio, ampiamente soddisfatti per questa gran bella escursione.

(*) Facendo il ritorno al gias Gruppetti attraverso il cratere di ngoro-ngoro pensavamo di accorciare un pò il percorso e i tempi, in realtà abbiamo risparmiato solamente 500 metri rispetto al tragitto di andata.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Prossimo Escursione estiva al Monte Estelletta, 2316 m – Valle Maira

Precedente Escursione al Monte Bourel, 2468 m – Valle Stura

Cartografia essenziale

Carta A.S.F. 3, 1:25.000

Carta A.S.F. 3, 1:25.000

Institut Geographique National

Marguareis, Mongioie

Carta n. 8, 1:50.000

Carta n. 8, 1:50.000

Istituto Geografico Centrale

Alpi Marittime e Liguri

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Bibliografia

Nel cuore delle Alpi Liguri

Nel cuore delle Alpi Liguri

Andrea Parodi et al.

Andrea Parodi Editore, 2012

Disponibile sul sito dell'editore
Rifugiarsi, Volume 1 (Alpi Liguri)

Rifugiarsi, Volume 1 (Alpi Liguri)

Gabriele Gallo

Daniela Piazza Editore, 2013

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (9)


  1. ciao, mi piace molto prendere spunto dal vostro sito per le mie escursioni , le spiegazioni dei percorsi sono più che soddisfacenti, sarebbe bello oltre i km avere anche subito l’idea di una tempistica totale così da poter scegliere eventualmente percorsi alternativi per raggiungere la meta.
    Saluti
    Nadia


    • Ciao Nadia. Già altri ce l’hanno richiesto, ma preferiamo non mettere i tempi perché ognuno ha il proprio passo e, conoscendosi, può regolarsi dal dislivello e dalla lunghezza del percorso (nel nostro caso la lunghezza comprende tutta la camminata).
      Se hai altre proposte migliorative, chiedi pure.
      Elio


  2. Ieri, Giovedì 4 Agosto 2016, sono salito sul Monte Mongioie partendo da Viozene.
    Un grande anello per escursionisti allenati che però regala visuali incantevoli specialmente sulla via del ritorno dopo aver raggiunto la vetta.
    Sono oltre diciannove chilometri di percorso con un’ascesa di milleseicento metri.
    Il percorso se lo volete scaricare o visionare lo troverete in questa pagina web:
    http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=14243609


  3. Prego – Meglio più avanti nel tempo, mi sono dimenticato:
    nei mesi di Luglio e Agosto, partendo dal “basso”, lo sconsiglio perché il caldo fino ai piedi del Mongioie si fa sentire e non ci sono approvvigionamenti di acqua.
    Io con tre litri di acqua al seguito ho dovuto pianificare le bevute in base alla percorrenza residua (pero io bevo molto)


  4. Ciao a tutti voi.
    In questa giornata il tempo è ottimo per un’escursione in montagna ma le nostre montagne della provincia sono tutte innevate.
    Purtroppo Silvia ha un ginocchio fuori uso per un infortunio a pallavolo, così sono da solo.
    Tra l’altro in questi ultimi due mesi sto portando ogni tanto due colleghi di lavoro che hanno scoperto letteralmente la montagna (sono tipi da mare): siamo già andati sulla Bisalta, sull’Armetta e al Livio Bianco. Ma oggi non ci sono nemmeno loro.
    Comunque non ho ancora voglia di tirare fuori l’attrezzatura invernale…
    Cercando scopro, tramite webcam, che i rilievi della Valle Tanaro sono abbastanza sgombri di neve così punto per un qualcosa in quella vallata.
    Scelgo il Monte Saccarello, il rilievo più alto della Liguria, partendo da Monesi; un percorso semplice.
    Così all’alba sono già all’altezza di Garessio in direzione del Colle di Nava.
    Mentre procedo verso Ormea il Pizzo D’Ormea mi compare davanti e scopro che i suoi 2476 m sono sgombri da neve nel suo versante Sud.
    Dopo qualche minuto decido di cambiare destinazione: il Pizzo D’Ormea (per questo scrivo sulla pagina del Mongioie, il Pizzo è un suo vicino molto prossimo), sono anni che ci volevo tornare e l’occasione sembra quella giusta.
    Scelgo di partire da Quarzina per un percorso alternativo verso il Pizzo rispetto al più noto che parte da Chionea, perché il tempo di percorrenza è più breve (4 ore segnate invece che 5) e perché il percorso è più panoramico.
    Alle 8:15 sono al paese, stupendo, un tipico paesino di montagna arroccato in bella vista rivolto al mare; il tempo è stupendo e non fa nemmeno così freddo, in lontananza il Mar Ligure è coperto da una colte di nuove che ogni tanto si apre scoprendo il mare sottostante.
    Inizialmente l’itinerario percorre un ripido sentiero che sale rapidamente in direzione Nord risalendo il versante, dieci minuti dopo sbuco in una strada sterrata.
    La cercavo perché questa strada mi avrebbe portato fino ai piedi del Pizzo.
    Proseguendo la flora del posto è un miscuglio tra macchia mediterranea e piante tipicamente alpine, bellissimo.
    Improvvisamente mi si apre i pascoli sopra Quarzina: enormi e completamente esposti a Sud fino alle montagne.
    La strada sale in modo costante con diversi tornanti puntando dritto verso il Pizzo già visibile in lontananza.
    Il percorso in realtà è un po’ monotono ma il panorama che offre il tutto compensa ampiamente questa monotonia.
    Ci sono alcuni cacciatori che percorrono la strada con i loro fuoristrada.
    La strada aggira più avanti un rilievo chiamato Monte Castello di Quarzina (1782 m), sui suoi pendii trovo una grande mandria di mucche ancora al pascolo.
    Si sale e si sale, il panorama inizia ad aprirsi verso Ovest e si vedono il Saccarello, il Vallone di Carnino, il Mongioie. Tutti poco innevati.
    A quota 1800 m al panorama si aggiunge anche il costone innevato che porta verso il Monte Antoroto.
    L’altopiano è bellissimo: i colori autunnali dominano su tutto, non ci sono fontane, sorgenti o fonti lungo tutto il percorso.
    Il Pizzo è sempre davanti a me e si avvicina lentamente ad ogni passo, sgombro da neve, sono stupito del fatto che sia davvero l’unica completamente sgombra nelle vicinanze.
    Nelle mie fermate per riprendere fiato mi giro ed ecco che lo stupendo panorama verso il mare diventa sempre più bello, in lontananza sopra le nuvole si vedono nitidamente i rilievi della Corsica.
    Dopo il bivio che porta verso il Rifugio Valcaira (che non intraprendo) la via diventa più ripida a mano a mano che ci si avvicina al Pizzo, inoltre ecco la neve: fa la sua comparsa sulla strada sterrata e solo su quella…
    Camminare sulla neve è dura, lo sforzo diventa sempre di più.
    Le gambe mi diventano un po’ pesanti e sono costretto a diverse fermate.
    Ad ogni modo arrivo al ripetitore alla base del cono del Pizzo D’Ormea dopo 2 ore e mezza dalla partenza, le 4 ore mi sono sembrate davvero pessimiste o sono io che cammino troppo veloce…
    Dal ripetitore il panorama si apre sulla pianura Cuneese e le Langhe, in lontananza il Massiccio del Monte Rosa e le lontanissime bianche montagne della Lombardia, in basso compare il Lago del Pizzo già ghiacciato.
    Dopo 10 minuti di pausa inizio la scalata al cono dal versante Est: la via diventa un sentiero e sale molto ripido verso la vetta.
    E qui succede il fattaccio della giornata…
    A 50 metri dalla vetta c’è un piccolo passaggio un po’ esposto su rocchette tramite una corda fissa, la corda c’è ma c’è anche del ghiaccio sulle rocce.
    No…
    Ci penso un attimo e abbandono lo zaino in un cantone e provo a salire.
    Molto difficile (non ho ramponi da ghiaccio), provo a creare degli scalini con gli scarponi, la corda regge ma è troppo pericoloso, il rischio di scivolare è molto elevato.
    Mi prendo paura e cerco di scendere, manovra molto difficile con quel maledetto ghiaccio.
    Ci riesco e torno al ripetitore.
    Decido di provare a vedere se il versante Ovest è agibile, prendo il sentiero che passa sotto il Pizzo in direzione Ovest verso il Bocchino dell’Aseo.
    Più avanti ecco comparire il Bric di Conoia e il Mongioie, innevati nel lato piemontese, puliti in quello ligure, sotto compare la conca del Lago Revelli in Valle Corsaglia, più lontano le Alpi verso il Monviso.
    Trovo il sentiero per il versante Ovest ma la neve qui è presente, me l’aspettavo visto che è meno esposto al Sole, ma volevo vedere con i miei occhi.
    Infatti la neve è dura come una pietra.
    Niente da fare…
    Mi rassegno, il Pizzo oggi non è agibile con quello che ho.
    Torno indietro verso il Ripetitore, li trovo un gruppo di tre escursionisti ed una coppia che provano il versante Est per poi rimanere bloccati nel mio stesso punto di prima…
    Mi rilasso per un’ora e mangio pranzo prima di tornare verso Quarzina, il tempo intanto inizia un po’ a peggiorare.
    Alle 14:30 sono a Quarzina e alla macchina per tornare a Mondovì.
    Sono stato fregato da un tratto di 6-7 metri ghiacciato, dopo la via era sgombra fino alla vetta…peccato, un vero peccato.
    Però sono lo stesso contento: ho visto davvero un’ottimo paesaggio ed ho riscoperto un posto davvero ottimo anche per una semplice passeggiata, vista la presenza di una strada sterrata il posto è accessibile ma molte persone e bambini.
    Bene, in futuro ritornerò al Pizzo D’Ormea, in estate piena però così non ci sarà ghiaccio che mi blocchi.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.


    • Ciao Mattia. Ma guarda un po’. Pensavo ci sarebbe stata più neve sulle Alpi Liguri. Comunque grazie per la descrizione, che mi dà modo di pensare ad un’escursione da quelle parti. Per le ciastre è ancora troppo presto, anche se ieri sono stato al colle dell’Ortiga, dove abbiamo sempre calpestato neve fin dalla partenza.


      • Anch’io lo pensavo che avrei trovato neve, infatti per quello che avevo puntato sul Saccarello per la posizione più a Sud e quindi presumibilmente con meno neve.
        Comunque per riassumerti Domenica la situazione neve della Valle Tanaro era che la neve era presente con uno strato consistente solamente sulla costa che dal Monte Antoroto porta al Pizzo D’Ormea per una buona parte del versante rivolto verso Sud, il Pizzo stesso era sgombro a parte la Parete Ovest e quella Nord rivolta verso il Piemonte, le montagne che confinano con le vallate monregalesi erano sgombre di neve sul versante Sud mentre su quello Nord la neve era ben presente. Le montagne al confine con la Francia solamente una leggera spolverata, a parte il Vallone di Carnino che mi è sembrato visivamente ricoperto con uno strato più consistente.

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