Escursione alla Cima delle Saline – 2612 m – Valle Ellero

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La Cima delle Saline è collocata nelle Alpi Liguri, al confine tra la Valle Ellero e la Val Tanaro ed a circa metà strada tra il Monte Mongioie (2630 m) e la Punta Marguareis (2651 m). È una cima molto interessante che offre panorami estesissimi su tutto l’arco alpino.

Difficoltà: per escursionisti fino alla Cima delle Saline. Per escursionisti esperti il tratto nel vallone delle Masche, che sconsigliamo assolutamente in caso di nebbia. Il tratto finale del canalino di discesa è considerato Facile nella scala alpinistica. Tempo totale di solo cammino: 4 ore e 41 minuti.

Accesso in auto:

Ragiungere Chiusa Pesio. Saliti al Mortè, scendere sulla strada di Villanova. Alla rotonda di Roccaforte deviare verso destra per Prea, quindi per Rastello seguendo infine la strada che si inoltra per svariati chilometri nel vallone e che termina a ponte Chiappa.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.030 metri circa
  • Distanza: 16,6 km circa
  • Altitudine partenza: 1.600 metri
  • Altitudine massima: 2.612 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: passo, rifugio, vetta
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

La Valle Ellero non la conosciamo per niente. In Provincia abbiamo un’infinità di vallate da scoprire, una più bella dell’altra, ma non ci pare logico lasciare da parte questa. Per supplire tale gap programmiamo per mercoledì 5 ottobre 2011 la salita alla Cima delle Saline. Ritorneremo favorevolmente impressionati per la sua originalità e bellezza.

L’avvicinamento a Ponte Chiappa, nonostante il tratto asfaltato ci tolga tre quarti di percorso, è decisamente lungo. La mia macchina poi non è molto adatta sullo sterrato finale, per cui troviamo parcheggio un po’ oltre le falde della Cima Cars (2218 m), all’incirca 1600 metri prima di Pian Marchisio.

Ci mettiamo in movimento verso le 8:10 andando, un chilometro e mezzo dopo, a superare una strettoia che precede Ponte Chiappa (1624 m), dove esiste l’ultima possibilità di parcheggiare per chi è riuscito ad arrivare sin qui con l’auto. Da questo punto ha inizio un bel pianoro molto ampio denominato “Pian Marchisio”. Al fondo spiccano le cime illuminate da un bel sole e poco alla volta compare anche la nostra meta, inizialmente un po’ nascosta dalla Cima delle Masche (2392 m).

Dal pian Marchisio si inizia a vedere la Cima delle Saline (nella foto è la seconda da sinistra)

Al termine del pianoro una breve salita ci introduce in un secondo ripiano. Transitiamo vicino all’indicazione che porta al visibile rifugio “Havis de Giorgio – Mondovì”, distante solamente qualche centinaio di metri e in posizione più rialzata rispetto a dove ci troviamo.

Al termine del secondo pianoro ci attendono alcuni brevi tornanti che provvediamo a tagliare per raggiungere, sul traverso, la scorciatoia (indicazione per Passo delle Saline) che poco sopra ci introduce su un terzo pianoro. Ci troviamo poi a dover transitare nei pressi di due inghiottitoi (siamo in una zona carsica).

Il sentiero sembra perdersi un pò ma alcune tacche rosse sulle rocce e, subito dopo, dei paletti in legno che sporgono da terra una settantina di centimetri posizionati a visibile distanza, ci consentono di seguire con facilità il sentiero che si innalza gradualmene verso sud dal ripiano pascolivo sede del gias Gruppetti inferiore.

Dal terzo ripiano diventa più evidente

In salita dal gias Gruppetti inferiore (che si scorge al centro della foto)

Ecco i paletti che ci indicano le tracce da seguire

Cima delle Saline ora spicca, bianca, a sud-ovest. Proseguiamo la salita in direzione del Passo tra piante di mirtillo che stanno assumendo i caldi colori autunnali. Dopo un’ultima conca il sentiero si impenna per raggiungere il Passo delle Saline (2174 m).

Al fondo, il Passo delle Saline

Raggiunti i confini con la Val Tanaro, il sentiero prosegue in discesa verso Carnino. Noi invece deviamo a destra, su tracce, per salire gli ultimi 440 metri sullo spallone che si sviluppa ad ovest.

Il percorso, ripidissimo, si mantiene  a cavallo tra le Valli Ellero e Tanaro fino alle rocce finali dove, un facile canalino ci permette di raggiungere velocemente la grande e panoramica cima.

La Cima delle Saline e l’ultimo tratto di salita visti dal Passo

Il canalino che conduce alla Cima

Dall’alto, sguardo in direzione del Passo (al fondo sta il Mongioie)

Ci sono voluti trentacinque minuti di cammino dal Colle per raggiungere una delle croci di vetta. Si, perchè una cinquantina di metri più ad est, sul declivio prospiciente il rifugio Mondovì, ne troviamo una seconda. Si gode un meraviglioso panorama che spazia dalle alpi Liguri al Monte Rosa.

Vicinissimo a noi, ad est, sta il Monte Mongioie (2630 m). Verso ovest scorgiamo il Marguareis  da un’angolatura diversa, rispetto a come siamo abituati. Trascorriamo sulla cima una bella mezz’ora per gustare bene il grandioso panorama.

Sulla cima delle Saline

Ecco la seconda croce di vetta

Il rifugio Mondovì visto dal precipizio nei pressi della seconda croce

Al centro, il Marguareis

Poi dobbiamo pensare al ritorno. Volendo compiere un anello, abbiamo la scelta tra due possibilità. La prima, quella di salire la Cima Pian Ballaur (2603 m), poi ridiscendere verso il Colle del Pas (2340 m), i laghi Ratavuloira (o Rataira) (2171 m) – che tradotto dal piemontese significa pipistrello – e Biecai (1967 m) e di lì raggiungere il sottostante rifugio Mondovì.

La seconda, che noi sceglieremo, è quella di portarci al colletto antistante la base della Cima Pian Ballaur, di lì imboccare la discesa (verso nord) per il lungo vallone delle Masche per poi raggiungere il Rifugio Mondovì. Questa seconda ipotesi la sconsigliamo vivamente in caso di nebbia perchè  è molto difficile potersi orientare.

L’idea che abbiamo definito geniale e che finora non avevamo ancora visto da altre parti è di segnare il percorso con dei paletti in legno. Questo modo di guidare l’escursionista è molto valido su questi terreni erbosi e privi, per lunghi tratti, di pietroni o rocce su cui segnare le tacche.

Iniziamo la discesa dalla cima

Dalla cima delle Saline seguiamo per la discesa questi provvidenziali tronchetti fino al colletto ad est della Cima Pian Ballaur. Dal colletto ci infiliamo, verso  destra, nel vallone delle Masche che geologicamente, stiamo scoprendo, è completamente diverso da come ce lo immaginavamo.

Seguendo le tacche rosse sulle rocce iniziamo la discesa che si mantiene prevalentemente sulla sinistra orografica del vallone; con infiniti sali-scendi andiamo a scavalcare innumerevoli  dossi e avvallamenti dolomitici.

Essendo questa “zona carsica” ci imbattiamo, di tanto in tanto, in alcuni profondi inghiottitoi che possono diventare vere trappole, soprattutto in caso di nebbia. Il percorso è piacevole, spettacolare e molto vario e si mantiene alla base delle Rocche Biecai. Ottimi sono gli scorci panoramici sulla Cima delle Saline che costeggiamo alla sua sinistra e che, da questo punto di vista, la fanno apparire come una rocca inaccessibile.

Tratto iniziale dello sconnesso vallone delle Masche

Dal vallone delle Masche ecco apparire, a destra, la cima delle Saline

Verso la parte finale, il vallone si restringe. Superata un’ultima strettoia iniziamo la discesa al rifugio ma quest’ultimo tratto ci riserva una sgradita sorpresa. Ci troviamo a dover affrontare una discesa ripidissima su detriti mobili, che va a confluire in un canalino roccioso di cui non si intravede la fine. Esaminiamo i dintorni per trovare alternative che non vediamo (*).

Alla fine, con molta cautela decidiamo di calarci in quell’imbuto, sperando sia veramente la via d’uscita. Ne abbiamo la conferma quando a metà del canalino, nel tratto più impegnativo, è agganciata una catena che consente di scendere con più tranquillità il tratto roccioso (sicuramente conviene seguire questo percorso al contrario).

Ripresa  la discesa sulla pietraia sottostante tagliamo verso sinistra per raggiungere il bel rifugio che ci ospiterà per il pranzo, con la compagnia di alcuni cacciatori.

arrivo al rifugio Havis De Giorgio Mondovì

Dal rifugio iniziamo la discesa verso Pian Marchisio

Poi il ritorno alla macchina soddisfatti per avere finalmente scoperto questa  magnifica e spettacolare valle.

(*) in realtà, esaminando ed ingrandendo alcune fotografie scattate sul luogo, una via più facile l’avremmo potuta trovare se ci fossimo tenuti  più verso la nostra sinistra (ovest). Seguendo la base della fascia rocciosa di Punta Havis,  avremmo trovato più avanti alcuni facili scivoli erbosi in direzione del rifugio.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Precedente Escursione al Viso Mozzo – 3015 m – Valle Po

Cartografia essenziale

Cartoguida n. 2, 1:25.000

Cartoguida n. 2, 1:25.000

Blu Edizioni

Alpi Liguri, Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro

Bibliografia

Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso

Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso

Andrea Parodi

Andrea Parodi Editore, 1996

Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (5)


  1. Ho fatto + o – lo stesso giro dell’andata facendo il “Giro del Marguareis” quest’estate…splendido!!!


  2. siamo passati ieri di là, e non mi risultano altre vie di discesa che il canalino delle masche, contrariamente a quanto dici (di tenersi a sinistra scendendo)


    • Ciao Lucio. La possibilità esiste: prima di scendere nel canalino delle masche, ai piedi della parete devi obliquare a sinistra su una cengia erbosa inclinata. Poi scendi il pendio di erba e detriti fino verso il rifugio.


  3. ottima gita anche se con nebbiolina

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