Escursione alla Cima di Fremamorta – 2731 m – Valle Gesso

La Cima di Fremamorta si trova nel Parco Naturale delle Alpi Marittime ed è posta a confine tra la Val Gesso della Valletta e la val Vesubie. Dalla sua vetta è visibile un ampio panorama sui Monti Giegn, Claus, Malinvern, Tablasses, Bresses e su tutta la Serra dell’Argentera.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.280 metri circa
  • Distanza: 18,6 km circa
  • Altitudine partenza: 1.569 metri
  • Altitudine massima: 2.731 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: lago, passo, rifugio, vetta
  • Ad anello:
  • Cani ammessi: Solo su una porzione del percorso
  • Cartografia: IGC – Carta 113
  • Partenza: Indicazioni stradali

Quando penso a dover scegliere di trascorrere una tranquilla giornata, in ambiente piacevole, seppur severo di alta montagna, la scelta non mi è così difficile perchè vengono subito alla mente parecchi luoghi delle nostre Alpi. Ogni più piccola valle della nostra Provincia ne custodisce qualcuno. Ma uno in particolare mi è molto caro: la conca lacustre di Fremamorta. Ero stato qui, la prima volta, in compagnia di un mio zio che nei lontani anni ’40 aveva fatto il militare proprio nella caserma sul Colle. Ogni volta che torno da queste parti ripenso alle tribolazioni e alle vitacce che han dovuto subire, anche durante i rigori invernali, lui e quei poveri militari di leva. Oggi, dopo aver pensato con Marina ad un posto per trascorrere questa magnifica giornata la scelta è ricaduta ancora in questo luogo.

Tre sono gli itinerari, di diversa quota e lunghezza, che si possono seguire per raggiungere i laghi di Fremamorta. Il più faticoso è quello che parte dalle Terme di Valdieri, attraversa il Valasco, la Val Morta, e va a raggiungere i laghi dal Colletto del Valasco.

Un secondo itinerario, più breve, parte dal Pian della Casa del Re, appena prima dell’ultimo parcheggio da cui ha inizio la salita al Rif. Remondino, e conduce al lago superiore.

Il terzo itinerario, mediano rispetto agli altri due, è quello che vogliamo seguire oggi. Parte dal Gias delle Mosche (1569 m), a metà percorso tra le Terme di Valdieri e il parcheggio per il rif. Remondino, e porta al lago inferiore. Sono le 7:30 di martedì 17 agosto 2010 quando ci mettiamo in moto. Seguiamo il sentiero che qualche metro dopo il parcheggio si sposta, attraverso un ponte in legno, sulla sinistra idrografica del vallone. Ne affianca per un po’ il rio, quindi si porta in direzione di una rampa erbosa da superare con diversi zig-zag. Dopo un primo tratto, il sentiero si inoltra tra arbusti e larici con un’infinità di giravolte sotto l’imponente Costa di San Giovanni andando infine a raggiungere un poggio (2050 m) che offre un bel panorama sul Pian della Casa. Ora, un lungo traverso tendente ad aggirare un impervio costone, fa scendere il sentiero di qualche metro e va a raggiungere, al termine, una pietraia.

Altri tornanti ci riportano di nuovo in quota quindi, con flessione verso sinistra, superiamo alcune lisce rocce dove filtra una cascatella d’acqua generata dall’emissario del lago inferiore di Fremamorta. Ancora un ultimo ripido tratto a serpentina ci consente finalmente di raggiungere la balza dove è ubicato il lago sottano di Fremamorta (2359 m). Qui incrociamo la strada militare proveniente dal Colletto del Valasco che prosegue verso il Colle di Fremamorta.

Il tragitto ora diventa più agevole. Un spostamento di qualche centinaio di metri ci porta in vista del lago mediano (2380 m), incastonato fra le pietraie sotto laTesta di Bresses. Lo superiamo e ci andiamo a sistemare nei pressi della ex caserma Umberto I° (2402 m), dominante i laghi superiori.

Mi fermo un momento per uno spuntino, poi lascio Marina sola a godersi lo spettacolo dei laghi da una parte, del massiccio dell’Argentera dall’altra. Io intanto ne approfitto per proseguire la camminata fino alla Cima di Fremamorta. Scendo di qualche metro per passare tra i due laghi superiori e poi continuo sulla ex strada militare che poco oltre si riduce a sentiero, supero un costone e vado a costeggiare più sopra la conca pietrosa, sede del bellissimo lago del Colle di Fremamorta (2517 m). Poco prima però un bel gruppetto di camosci, per nulla spaventati al mio arrivo, si fa ammirare.

Dopo aver costeggiato il lago, alcune giravolte finali mi conducono al Colle (2615 m). Raggiunta la ex casermetta affronto, alla sua sinistra, l’ultima parte di salita che porta sulla Cima.

Su terreno un po’ franoso salgo un tratto della cresta, poi una flessione verso destra mi conduce al cippo pietroso situato sulla punta (2731 m) che raggiungo in quaranta minuti di cammino dalla Caserma Umberto I°. L’ottimo punto panoramico spazia dagli svariati e spettacolari laghi affiancati lungo la salita (con l’aggiunta di molti altri situati in territorio francese: Fremamorte, Bresses, Nègre ecc.), alla sublime vista sulle cime di Giegn, Tablasses e Bresses. La giornata, incantevole, conferma che ne valeva davvero la pena.

Riprendo poi il ritorno verso il colle dove, nel frattempo, sopraggiungono altri escursionisti, alcuni dalla Francia, e poi giù a raggiungere Marina, che mi attende nel punto in cui l’avevo lasciata. Con una piccola deviazione di percorso, insieme raggiungiamo il Bivacco Guiglia (2420 m), che Marina vede per la prima volta.

Ci riportiamo, per il ritorno, all’ex caserma Umberto I°. Risaliti di pochi metri verso alcune case diroccate, seguiamo la mulattiera (palina) che, con percorso ad anello inizialmente dolce, ci porta in discesa verso il Pian della Casa del Re.

Dopo un bel tratto, la mulattiera esegue un lungo traverso sotto la bastionata dei laghi. A circa metà del traverso, prima che torni a risalire, decidiamo di scendere con un percorso più diretto, seguendo il sentiero scorciatoia verso sinistra (segni su un masso) che cala verso la conca ed il gias visibile appena più in basso. Dopo il gias riprendiamo la discesa, in forte pendenza. Più sotto la scorciatoia torna a ricongiungersi con la via normale finendo al pianoro erboso antistante il parcheggio terminale del Pian della Casa del Re. Ancora una mezzoretta di cammino in discesa sulla carreggiata prima di poter reincontrare il Gias delle Mosche dove ritroviamo l’auto.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Strutture di appoggio nei dintorni

Cartografia essenziale

Carta 113, Parco Naturale Alpi Marittime, Entracque, Valdieri, Mercantour, Gelas

(2012)

Disponibile a 10,00

Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, ecc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (6)

  1. pepino elsa


    E’ un bellissimo giro che vorrei fare entro questo mese di Settembre ma ho le idee un po confuse. so che alcuni lasciano una macchina al Gias e una al Pian della Casa questo percorso invece ha lo stesso punto. E’ fattibile scendere al Pian Superiore del Valasco? Molto indicativamente quanto tempo ci vuole? ( Cima esclusa, parliamo solo dei laghi). Grazie molte per la sempre belle e documentate escursioni.


    • Puoi fare l’anello, che però è un po’ lungo, partendo dalle Terme e andare fino al gias delle Mosche. Da lì salire ai laghi di Fremamorta. Il ritorno lo potresti fare salendo al Colletto del Valasco per scendere nella Val Morta-Valasco-Terme.
      Il tratto più noioso è comunque salire sulla strada fino al Gias delle Mosche.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Dopo un weekend di brutto tempo, approfittando del turno lavorativo settimanale che coincide con la notte, questa mattina decido di fare una sorta di escursione esplorativa per valutare la situazione neve in quota.
    Così decido di dirigermi verso i laghi di Fremamorta, concedendomi il limite massimo della Cima di Fremamorta.
    Manco da 5 anni da questo posto, l’ultima volta fino al lago superiore con Silvia, però è un percorso già percorso in passato diverse volte quindi lo conosco bene.
    Alle 7:45 parto dal Gias delle Mosche per il sentiero N16.
    Il tempo è ottimo, l’umidità è alta e la temperatura è fresca.
    Il sentiero è ben visibile e perdersi è impossibile.
    Dopo pochi minuti attraverso il primo nevaio senza problemi.
    Dopo un primo tratto che costeggia il torrente, il sentiero inizia a salire a zig zag per addentrarsi dentro un bosco di larici con una salita costante e regolare.
    A quota 1830 m c’è un albero caduto che blocca la via, impossibile superarlo per la sua mole, così passo a sinistra e decido di tagliare direttamente verso il sentiero che incrocio poco dopo.
    Il Sole sorge all’altezza di Punta Stella e finalmente asciuga un pò il terreno.
    Dopo il colletto a quota 1960 m il sentiero smette di salire a zig.zag e costeggia i torrioni della Cresta San Giovanni, a quota 2000 m ci sono altri due nevai da valanga da superare.
    Qui compio un’ingenuità stupidissima: decido di attraversare il primo seguendo gli scalini che un precedente escursionista si è creato per passare, però la pendenza del nevaio è sostenuta e ad un certo punto scivolo…
    Vado giù per circa 20 metri prima di riuscire a direzionarmi verso il bordo per poi bloccarmi su una roccia, fortunatamente sono scivolato quasi alla fine dell’attraversamento.
    Maledicendomi per questa mia ingenuità che mi sarebbe costata molto caro esco dal nevaio e mi siedo 5 minuti per riprendermi un attimo, ho una paura addosso che devo smaltire…
    Il secondo nevaio è vicino al primo e decido di aggirarlo dal basso, attraverso il ripido versante, devo stare attento alla pendenza e alla presenza delle vipere (ne ho individuate due in questo passaggio fuori sentiero).
    Dopo il secondo nevaio riprendo il sentiero, d’ora in poi le uniche difficoltà saranno i passaggi scivolosi sul rio che esce dal Lago Inferiore.
    Alle 10:00 arrivo al Lago Iinferiore di Fremamorta, lo trovo ancora in buona parte ghiacciato. I versanti bassi della Testa di Bressas sono ancora colmi di neve, in lontananza la Cima di Fremamorta è libera.
    Mi dirigo subito verso gli altri laghi seguendo la mulattiera militare.
    Arrivo al Mediano, questo invece praticamente sgombro da ghiaccio, però mi fermo qui: la strada che passa sotto la Cima Giuglia è ricoperta da neve spessa ed è obliqua.
    Ho ancora in mente il rischio preso prima e decido di rinunciare a proseguire, salgo sulla Cima Giuglia e mi fermo per ammirare il panorama.
    E’ stupendo: il Massiccio dell’Argentera, ancora in ombra, si staglia sulle vette circostanti, dai 2500 metri in poi sulle vette della Zona Sud del complesso (Paganini, Nasta, il Bastione) c’è ancora neve.
    Il cielo inizia un po’ a chiudersi dalla parte del Monte Matto, le previsioni hanno annunciato tempo nuvoloso nel primo pomeriggio, decido d’iniziare la discesa 40 minuti dopo il mio arrivo.
    Riprendo la via del ritorno verso il Gias delle Mosche, più giù incontro e supero 4 escursionisti tedeschi che scendono anche loro (li avevo individuati in discesa dal Colletto del Valasco).
    Arrivo dai nevai decido di aspettarli: fortunatamente uno di loro capisce l’italiano e li aiuto ad aggirarli entrambi.
    Poi proseguo la discesa da solo.
    Arrivo al Gias delle Mosche alle 12:30 ed il cielo è diventato nuovoloso.
    Il posto è sempre magnifico, mi ha fatto piacere ritornare li.
    Spero che questa esperienza del nevaio mi serva da lezione a non sottovalutare più un attraversamento in apparenza in sicurezza quando non l’ho è.
    Ancora adesso se ci penso mi vengono i brividi.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.

    • Valerio Dutto


      Ciao Mattia, caspita! Anche a me in passato era successa una cosa simile, ma da allora ho imparato a portarmi sempre i ramponcini e a essere molto prudente ad attraversare i nevai: basta davvero un attimo! Quest’anno in particolare, visto che penso rimarranno a lungo…


      • Ciao a tutti, fatto questa bellissima escursione domenica 1 luglio. Anche io come l’amico che ha scritto prima di me ho avuto un pò di tentennamenti a proseguire causa nevai (L’albero cmq lo hanno rimosso).Il primo l’ho aggirato agevolmente…il secondo, al lago mediano ,l’ho attraversato in quanto c’erano già dei gradini lasciati da altri e la superficie non era ghiacciata…comunque ho deciso di procurarmi dei ramponcini leggeri da portarmi dietro…qualcuno ha dei suggerimenti su un buon paio di ramponcini da tenere nello zaino e da usare in caso di bisogno?

        • Valerio Dutto


          Ciao Massimo, noi usiamo questi, sono sufficientemente leggeri e compatti da poterli portare sempre nello zaino con noi, e ci sono stati utili già in diverse occasioni (soprattutto nelle mezze stagioni o in anni come questo).

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