Cima di Fremamorta

Strutture di appoggio nei dintorni

Commenti (6)

  1. pepino elsa


    E’ un bellissimo giro che vorrei fare entro questo mese di Settembre ma ho le idee un po confuse. so che alcuni lasciano una macchina al Gias e una al Pian della Casa questo percorso invece ha lo stesso punto. E’ fattibile scendere al Pian Superiore del Valasco? Molto indicativamente quanto tempo ci vuole? ( Cima esclusa, parliamo solo dei laghi). Grazie molte per la sempre belle e documentate escursioni.


    • Puoi fare l’anello, che però è un po’ lungo, partendo dalle Terme e andare fino al gias delle Mosche. Da lì salire ai laghi di Fremamorta. Il ritorno lo potresti fare salendo al Colletto del Valasco per scendere nella Val Morta-Valasco-Terme.
      Il tratto più noioso è comunque salire sulla strada fino al Gias delle Mosche.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Dopo un weekend di brutto tempo, approfittando del turno lavorativo settimanale che coincide con la notte, questa mattina decido di fare una sorta di escursione esplorativa per valutare la situazione neve in quota.
    Così decido di dirigermi verso i laghi di Fremamorta, concedendomi il limite massimo della Cima di Fremamorta.
    Manco da 5 anni da questo posto, l’ultima volta fino al lago superiore con Silvia, però è un percorso già percorso in passato diverse volte quindi lo conosco bene.
    Alle 7:45 parto dal Gias delle Mosche per il sentiero N16.
    Il tempo è ottimo, l’umidità è alta e la temperatura è fresca.
    Il sentiero è ben visibile e perdersi è impossibile.
    Dopo pochi minuti attraverso il primo nevaio senza problemi.
    Dopo un primo tratto che costeggia il torrente, il sentiero inizia a salire a zig zag per addentrarsi dentro un bosco di larici con una salita costante e regolare.
    A quota 1830 m c’è un albero caduto che blocca la via, impossibile superarlo per la sua mole, così passo a sinistra e decido di tagliare direttamente verso il sentiero che incrocio poco dopo.
    Il Sole sorge all’altezza di Punta Stella e finalmente asciuga un pò il terreno.
    Dopo il colletto a quota 1960 m il sentiero smette di salire a zig.zag e costeggia i torrioni della Cresta San Giovanni, a quota 2000 m ci sono altri due nevai da valanga da superare.
    Qui compio un’ingenuità stupidissima: decido di attraversare il primo seguendo gli scalini che un precedente escursionista si è creato per passare, però la pendenza del nevaio è sostenuta e ad un certo punto scivolo…
    Vado giù per circa 20 metri prima di riuscire a direzionarmi verso il bordo per poi bloccarmi su una roccia, fortunatamente sono scivolato quasi alla fine dell’attraversamento.
    Maledicendomi per questa mia ingenuità che mi sarebbe costata molto caro esco dal nevaio e mi siedo 5 minuti per riprendermi un attimo, ho una paura addosso che devo smaltire…
    Il secondo nevaio è vicino al primo e decido di aggirarlo dal basso, attraverso il ripido versante, devo stare attento alla pendenza e alla presenza delle vipere (ne ho individuate due in questo passaggio fuori sentiero).
    Dopo il secondo nevaio riprendo il sentiero, d’ora in poi le uniche difficoltà saranno i passaggi scivolosi sul rio che esce dal Lago Inferiore.
    Alle 10:00 arrivo al Lago Iinferiore di Fremamorta, lo trovo ancora in buona parte ghiacciato. I versanti bassi della Testa di Bressas sono ancora colmi di neve, in lontananza la Cima di Fremamorta è libera.
    Mi dirigo subito verso gli altri laghi seguendo la mulattiera militare.
    Arrivo al Mediano, questo invece praticamente sgombro da ghiaccio, però mi fermo qui: la strada che passa sotto la Cima Giuglia è ricoperta da neve spessa ed è obliqua.
    Ho ancora in mente il rischio preso prima e decido di rinunciare a proseguire, salgo sulla Cima Giuglia e mi fermo per ammirare il panorama.
    E’ stupendo: il Massiccio dell’Argentera, ancora in ombra, si staglia sulle vette circostanti, dai 2500 metri in poi sulle vette della Zona Sud del complesso (Paganini, Nasta, il Bastione) c’è ancora neve.
    Il cielo inizia un po’ a chiudersi dalla parte del Monte Matto, le previsioni hanno annunciato tempo nuvoloso nel primo pomeriggio, decido d’iniziare la discesa 40 minuti dopo il mio arrivo.
    Riprendo la via del ritorno verso il Gias delle Mosche, più giù incontro e supero 4 escursionisti tedeschi che scendono anche loro (li avevo individuati in discesa dal Colletto del Valasco).
    Arrivo dai nevai decido di aspettarli: fortunatamente uno di loro capisce l’italiano e li aiuto ad aggirarli entrambi.
    Poi proseguo la discesa da solo.
    Arrivo al Gias delle Mosche alle 12:30 ed il cielo è diventato nuovoloso.
    Il posto è sempre magnifico, mi ha fatto piacere ritornare li.
    Spero che questa esperienza del nevaio mi serva da lezione a non sottovalutare più un attraversamento in apparenza in sicurezza quando non l’ho è.
    Ancora adesso se ci penso mi vengono i brividi.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.

    • Valerio Dutto


      Ciao Mattia, caspita! Anche a me in passato era successa una cosa simile, ma da allora ho imparato a portarmi sempre i ramponcini e a essere molto prudente ad attraversare i nevai: basta davvero un attimo! Quest’anno in particolare, visto che penso rimarranno a lungo…


      • Ciao a tutti, fatto questa bellissima escursione domenica 1 luglio. Anche io come l’amico che ha scritto prima di me ho avuto un pò di tentennamenti a proseguire causa nevai (L’albero cmq lo hanno rimosso).Il primo l’ho aggirato agevolmente…il secondo, al lago mediano ,l’ho attraversato in quanto c’erano già dei gradini lasciati da altri e la superficie non era ghiacciata…comunque ho deciso di procurarmi dei ramponcini leggeri da portarmi dietro…qualcuno ha dei suggerimenti su un buon paio di ramponcini da tenere nello zaino e da usare in caso di bisogno?

        • Valerio Dutto


          Ciao Massimo, noi usiamo questi, sono sufficientemente leggeri e compatti da poterli portare sempre nello zaino con noi, e ci sono stati utili già in diverse occasioni (soprattutto nelle mezze stagioni o in anni come questo).

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