Escursione alla Cima Saben (da S. Antonio di Aradolo) – 1670 m – Valle Gesso

Il monte Saben è una cima di modesta altezza ma in posizione strategica per la vista che offre sulle valli Gesso e Stura.

Recarsi a Borgo San Dalmazzo, quindi seguire la strada che sale la collina verso la clinica e la chiesa di Monserrato. Ulteriori cartelli segnaletici ci fanno pervenire a Sant’Antonio di Aradolo e, poco più avanti, a tetto Pilone.

  • Ascesa: 700 m circa
  • Distanza: 11,5 km circa
  • Altitudine partenza: 1.104 m
  • Altitudine massima: 1.670 m
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Sul percorso: passo, vetta
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

La gita che voglio compiere con Valerio e Riccardo oggi, sabato 16 aprile 2011, deve essere possibilmente breve e vicina a casa poiché abbiamo tutti e tre l’esigenza di tornare a casa entro il primo pomeriggio. Riteniamo che la Cima Saben possa benissimo contemplare queste due nostre necessità. Valerio oltretutto non l’ha mai salita, ed è curioso di poterne gustare il panorama dalla sua cima. Per non rifare lo stesso itinerario della volta precedente (link), la raggiungeremo questa volta da Sant’Antonio di Aradolo.

Saliti con l’auto fino a Sant’Antonio, percorriamo ulteriori 600 metri per raggiungere un grande pilone e il Tetto… Pilone (1104 m) dove troviamo un buon parcheggio nelle vicinanze. Poiché ieri è piovuto, presumiamo che la cima possa essere imbiancata da un po’ di neve fresca. Siamo indecisi se prendere o no le ciastre. In ogni caso, per non rischiare, decido con Valerio di portarle almeno noi due. Riccardo ritiene di poterne fare a meno.

Partiamo sotto un cielo grigio verso le 8:30 seguendo la strada asfaltata che inizia in leggera salita (indicazioni per Monte Croce e Via delle Meridiane). Il tratto asfaltato termina dopo mezzo km.

A 1530 metri dalla partenza incontriamo il bivio per il Monte Croce (indicazioni per il Monte Saben). Raggiungiamo, 100 metri dopo, il bivio per Moiola che lasciamo a destra. Si continua un buon momento con leggeri sali-scendi che portano all’imbocco di un bel viale di faggi. Dopo altri trecento metri si unisce, a sinistra, la stradina proveniente dai Teit.

Poco più avanti lasciamo ancora a destra la strada che prosegue in piano (direzione Valle Stura) per deviare sul sentiero che si impenna, salendo tra meravigliosi boschetti di faggi che proprio in questi giorni stanno mettendo una miriade di foglioline verdi.

Il sentiero, ridiventato strada, continua in direzione sud-ovest e va a superare due tornanti sul versante Valle Stura. Dopo altri 1300 metri lasciamo la strada interrotta da una sbarra e seguiamo, a destra, il ripido sentiero.

Ancora un ulteriore tratto in salita che ci riporta sul versante Gesso dove ci viene data l’opportunità di vedere la nostra cima.

Usciti allo scoperto ci avviciniamo alla Colla delle Piastre (1386 m), che raggiungiamo dopo circa quattro km e mezzo di cammino, posta tra i due versanti su un territorio di rocce dolomie e che offre un magnifico panorama su tutta la Valle Stura; il cielo nel frattempo si è rasserenato. Qui alcune tracce scendono verso la Valle Stura.

Il nostro cammino prosegue sul crinale inoltrandosi in un boschetto buio e tetro, lato Stura. Al termine si arriva tra i faggi alla base del castello sommitale. Un traverso di una trentina di metri ci porta sulla destra per deviare subito dopo a sinistra.

Da questo punto, rimangono 230 metri di percorso molto ripido; ci lasceremo guidare da ravvicinate tacche bianco-rosse fin sulla sommità. Questo tratto terminale è coperto da una decina di centimetri di neve fresca caduta ieri che nasconde alla vista tante piccole trappole scivolose: rami di traverso e rocce.

Raggiungiamo la vetta alle 10:30. È incredibile il panorama che si presenta alla nostra vista da questa modesta cima. Anzitutto verso la Valle Stura che, da questo punto, possiamo scorrere in tutta la sua lunghezza fino alle vette finali.

Poi verso Valdieri, adagiato 800 metri più in basso, ed Entracque. Lo sguardo raggiunge il Bussaia, il Frisson e la lontana Rocca dell’Abisso. Più a destra, ancora molto innevati, il Monte Rey, l’Argentera e le due Asta. Più a destra, alla nostra altezza, il Monte la Piastra e la Cima Pissousa un po’ nella nebbia.

Dopo una mezz’oretta trascorsa sulla cima riprendiamo la strada del ritorno per arrivare a casa ancora in tempo per il pranzo.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Commenti (8)


  1. Grazie per aver descritto questa bella escursione. La prossima settimana mi trovero’ qualche giorno dalle vostre (pure mie una volta) parti per visitare la famiglia e pensavo di infilarci due escursioni. Questa mi pare ottima per un’inizio “dolce”, poi neve permettendo mi orientero’ per la seconda su qualcosa di piu’ “alpino” (bisalta?). Pensavo di salire dalla parte di Andonno o di Valdieri, che leggevo è piu’ ripida, ma a vedere dalle vostre foto la neve è solo piu’ in cima quindi immagino nn ci dovrebbero essere particolare problemi (ho cmq un paio di ghette ma non ciastre).

    • cuneotrekking


      Ciao Enrico. Ottima scelta per il Saben: è una cima semplice ma di grande soddisfazione e splendidi panorami. Lo scorso autunno l’abbiamo fatta anche noi dalla parte di Valdieri: è più ripida perché c’è un dislivello maggiore su un percorso più breve. Trovi la descrizione qua. Se sali adesso non troverai più neve.

      Ciao!


  2. ciao oggi ho fatto il tuo stesso percorso,io non sono un grande esperto,sono andato una volta sul Valasco,una volta nel lago di san bernolfo e ho fatto anche il giro dei laghi a sant’anna.
    comunque volevo dire che questa escursione non mi è sembrata abbastanza dolce ma molto pesante,soprattutto nella parte finale nella fitta boscaglia.
    ma penso che arrivato sulla cima mi sono passate tutte le stanchezze e sono rimasto stupefatto da quel bellissimo panorama.

    • cuneotrekking


      Ciao Francesco. E’ vero che la parte finale è un pò più impegnativa, ma se la cima viene guadagnata con qualche piccolo sforzo dà molta più soddisfazione e, alla fine ti senti più appagato.
      Ciao e buone gite!!!

  3. m.pia giorgi


    ciao,siamo saliti oggi. Bellissima gita, splendido panorama, un pò scivolosa nella parte finale. m.pia

  4. Christian Gianti


    Ciao, data la neve e dato che non ero in auto sono arrivato soltanto fino a Monte Croce ma da Cuneo di corsa passando per il parco fluviale.
    Circa 25 km tra andata e ritorno…mi piacerebbe tentare il Saben almeno da Borgo San Dalmazzo come provai già a novembre, ma anche questa volta, a causa della pioggia e della nebbia, mi fermai a ridosso del bivio per Moiola…

  5. Mattia Bertero


    Ciao a tutti.
    Oggi non avevo voglia di fare un qualcosa d’impegnativo e non avevo voglia di calpestare la neve (anche se quella poca rimasta ormai è perlopiù ghiaccio).
    Così il mio pensiero vola subito verso Cima Saben.
    Le previsioni davano sereno ma arrivando verso Borgo San Dalmazzo mi accorgo che il tempo è tutt’altro che sereno: nebbia bassa e nuvole poco più in alto.
    Però il mio istinto mi dice di provare lo stesso nonostante la mia mente mi dice di tonarmene a casa, troppa esperienza in situazioni come queste, penso che magari queste condizioni sfavorevoli sono solo a valle.
    Così alle 8:30 sono a Tetti Pilone ed inizio la mia escursione verso il Saben.
    Fa molto freddo (6 gradi sottozero) ed sono immerso nella nebbia, l’umidità amplifica il freddo, fortunatamente non c’è vento.
    Una targhetta ad inizio sentiero mi dice che le palline segnavia sono stare rifatte nel 2016 e sono stati messi cartelli d’indicazione nuovi, infatti per tutta l’escursione le tacche sono ben visibili e le indicazioni sono molto chiare, impossibile perdersi.
    Si segue l’asfaltata che diventa sterrata senza fare deviazioni.
    Il silenzio è pressochè totale in mezzo ai boschi ormai spogli dalle foglie.
    Me la prendo con calma oggi, vado tranquillo nel camminare e mi fermo un po’ di volte per fare foto ed osservare la zona.
    Con il passare del tempo noto che la nebbia si sta diradando, il cielo assume piano-piano la tonalità del celeste.
    Dopo circa un’ora e mezza sono al Colle delle Piastre dove posso osservare meglio la situazione meteorologica: mi sembra di essere seguito dalla nuvola di Fantozzi visto che l’unica zona con la nebbia è la mia, andando verso il Monviso il tempo è sereno, la sottostante Valle Stura si vede invece nitidamente.
    Il Saben è troncato da questa cappa nuvolosa.
    Qui la salita si fa più decisa, decisamente più decisa con l’avvicinarsi dell’obbiettivo.
    Negli ultimi 250 metri inizia a comparire del ghiaccio sulla via, avevo previsto questa evenienza e così ho portato dietro i ramponcini che indosso prontamente.
    Ora non mi ferma più nessuno.
    Con il diradarsi della vegetazione gli ultimi arbusti hanno assunto un colore bianco dovuto alla brina sui rami, così come l’erba alta che comprare sul castello sommitale.
    In molti punti la salita è davvero ripida, fortunatamente ho i ramponcini sugli scarponi perchè in caso contrario il rischio di scivolamento è molto alto, il ghiaccio è presente sia sul sentiero e sia fuori da esso.
    Poi negli ultimi 20 metri dalla vetta la nebbia scompare ed un bellissimo cielo azzurro ed un sole che scalda le mie ossa compaiono alla mia vista, ho bucato le nuvole.
    Al cippo di pietra della vetta arrivo alle 10:10 ed il panorama che si presenta è incantevole: non posso godere della vista della pianura e della Valle Gesso, al loro posto c’è una cappa bianca di nuvole.
    La Valle Stura e le sue vette sono ben visibili, così come le vette dell’Alta Valle Gesso che sbucano come isole in questo mare bianco.
    Si sta bene, il vento è poco ed il sole scalda bene per essere a Gennaio.
    Dopo circa venti minuti arrivano 5 giovani che salgono Running sulla cima, scendono pochi minuti dopo per non raffreddarsi.
    Rimango lassù fino alle 11:00 quando inizio la discesa per lo stesso percorso dell’andata.
    Incontro diversi altri escursionisti intenti a salire verso la cima prima di giungere dalla macchina, li avviso tutti quanti di fare attenzione al ghiaccio del castello sommitale.
    Arrivo alla macchina alle 12.15 dove mangio il mio pranzo.
    Una bella gita nonostante la visibilità non ottimale, rilassante e remunerativa. Ci tornerò al Saben quando il tempo sarà perfetto magari partendo da Andonno o Valdieri per variare il percorso.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.


    • Ciao Mattia. La cima Saben è sempre un bel belvedere. E’ da un po’ di tempo che non ci salgo più. Mi hai di nuovo fatto venire la voglia di tornarci. Ciao

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