Escursione alla Punta Maladecia – 2745 m – Valle Stura

La Maladécia, con la Testa Gias dei Laghi, il Monte Aver, il Monte della Valletta e la Cima Lombarda, fa parte di quella catena montuosa di gneiss granitoidi che  fronteggia, a sud/est, il Santuario di Sant'Anna. E’ una punta molto interessante ed offre un ampio panorama sull’arco alpino a 360°.

Accesso in auto:

Per arrivare alle sue pendici occorre prendere la strada che, dopo Vinadio, sale verso Sant’Anna. Raggiunto il bivio per il Colle della Lombarda si lascia la strada che sale al Santuario. Si prosegue invece a sinistra fino a che non si è raggiunto l’ultimo dei tornanti, poi si continua in direzione del colle per altri 800 metri, fin quando compare sul lato sinistro un grande prato erboso con stradina sterrata al centro. Qui si parcheggia l'auto.

Dati tecnici

  • Ascesa: 720 metri circa
  • Distanza: 5,0 km circa
  • Altitudine partenza: 2.025 metri
  • Altitudine massima: 2.745 metri
  • Difficoltà: F (Facile)
  • Sul percorso: lago, vetta
  • Ad anello: No
  • Cani ammessi: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Tante volte ho osservato questa bella punta dal santuario di Sant’Anna di Vinadio. Con la chiesa alle spalle, la trovi di fronte così imponente e severa che pare quasi irraggiungibile.

La Punta Maladecia (2745 m) vista dal santuario di Sant’Anna

 

Iniziamo l’escursione percorrendo il primo tratto di strada in leggera discesa fino al fondo del prato. Si fa un po’ di fatica a trovare il sentiero che sale sale a destra diagonalmente nel boschetto di larici.

Scavalcata una montagnola sassosa scendiamo nei pressi del graziosissimo laghetto mediano della comba Mourrè che visiteremo nuovamente al ritorno; tenendoci con un diagonale alla sua sinistra scendiamo un breve tratto fino a raggiungere il laghetto inferiore, quasi in secca, che oltrepassiamo superando subito dopo una prima barriera di sassi ed erba, portandoci nella balza superiore.

Davanti a noi si sviluppa ora una ripida rampa detritica ed erbosa, priva di sentiero, che dovremo risalire faticosamente con un percorso un po’ sulle pietre ed un po’ sull’erba, con punti di 40/45 gradi di salita. Verso il culmine il percorso piega diagonalmente a sinistra e raggiunge un colletto.

La rampa detritica ed erbosa

Dal colletto il sentiero prosegue scendendo qualche metro, appena più in alto di un pino isolato e continua il suo percorso con leggeri saliscendi sotto placche rocciose per un bel tratto fino a raggiungere l’ingresso del franoso canalone.

Ignorato lo stretto canalino di sinistra, prendiamo quota obliquamente verso destra tra alcuni grandi massi. Si devono percorrere con cautela 300 metri all’incirca di dislivello in ambiente particolarmente franoso cercando di tenersi a ridosso delle pareti sulla destra orografica del canalone (alcuni ometti qua e là).

A circa metà canalone un grande masso ostruisce il passaggio che si può superare a sinistra.

Un torrione incontrato nella parte centrale del canalone

A pochi metri dalla cresta c’è la possibilità di un percorso alternativo (marcato da segni blu), che utilizza uno stretto canalino che sale diagonalmente verso sinistra.

Noi saliamo per quello centrale ed in pochi minuti ci troviamo in cresta (2700 m circa) con un bel colpo d’occhio sulla dirimpettaia punta Ciarnier.

Il canalone visto dalla cresta

 

Svoltando a sinistra, non rimane che risalire la parte finale su pietraia e magra erba, che conduce finalmente in vetta, dove è posta una croce metallica con statuetta della Madonna.

La giornata è magnifica e possiamo ammirare ora un grandioso paesaggio attorno a noi. Innanzitutto lo sguardo si posa sul Santuario di Sant’Anna, 735 metri più basso, con i suoi laghetti blu che fanno corona appena sopra e tutta la catena di montagne, dall’Argentera al Corborant a Rocca la Meja, fino al Monte Rosa.

Si può osservare anche parte del percorso ad anello dei laghi e colli di Sant’Anna e, spostati alla sua destra, sono anche visibili i laghi Mouton.

Superbo anche il panorama che si presenta nel vallone di Maladecia, con superba vista della vicina punta Ciarnier (2573 m) dove, incredibilmente, è posto un diruto ottocentesco caposaldo.

Martino in vetta

Vista panoramica verso sud

Il Santuario di Sant’Anna e i luoghi di cui abbiamo parlato nel giro ad anello dei quattro colli di Sant’Anna

Ci fermiamo almeno una buona mezz’ora per poi riprendere lo stesso percorso dell’andata, con attenzione a non far rotolare pietre nel ripido canalone.

Tornando alla base di partenza è buona cosa fare un salto tra gli incantevoli laghetti della comba Mourrè, sconosciuti ai più, nascosti nelle conche in mezzo ai larici.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Carta n. 112, 1:25.000

Carta n. 112, 1:25.000

Istituto Geografico Centrale

Valle Stura, Vinadio, Argentera

Disponibile a 10,00

Bibliografia

In cima. 100 normali nelle Alpi Marittime

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Bruno Michelangelo

Blu Edizioni, 2012

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Vette delle Alpi dalla Liguria al Monviso

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Andrea Parodi

Andrea Parodi Editore, 1996

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Commenti (2)


  1. Ciao,
    è da un bel po’ di anni che col mio oratorio vado ogni luglio a Sant’Anna di Vinadio per 15 giorni. E la Maladecia è sempre lì a sovrastarci, imponente con dei colori bellissimi verso sera. Ogni volta mi chiedo come si faccia a raggiungerla, il tuo post mi ha chiarito abbastanza.
    Credevo si salisse da dietro (prendendo come punto di riferimento Sant’Anna, ma il vostro percorso sale (anche abbastanza dritto) da davanti.

    Dato che mi è sempre interessato salirci, ma non ne ho mai avuto possiblità, ti vorrei chiedere se è possibile per un torinese pantofolaio come me, che fa due o tre escursioni in montagna all’anno arrivarci. Soprattutto contando il fatto che l’ho sempre vista molto impervia e non ho esperienze di arrampicata vera e propria. Tanto più vista l’assenza di un sentiero.

    Grazie.

    Gabbo

  2. cuneotrekking


    Rispondo dicendoti che per raggiungere questa punta non occorre essere alpinisti, basta soltanto partire con un po’ di allenamento e un buon paio di scarponi. Come avrai letto la salita non è così lunga; il tratto più ostico è il canalone centrale, nel quale puoi trovare pietre instabili. Per il resto fa più impressione a vederla da sotto che salirci su. Se hai bisogno di altri ragguagli chiedi pure.
    Ciao.

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