Punta Tempesta

Commenti (5)

  1. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Scrivo su questo articolo la mia escursione di oggi perché, nonostante non sia andato a Punta Tempesta, sono andato a Lago Tempesta, sotto alla montagna qui descritta.
    Oggi mia morosa torna con me tra i monti dopo 3 settimane di “inattività”.
    Alle 8:00 parcheggiamo in uno spiazzo vicino alla diramazione delle mulattiere che portano verso il Tibert e verso il Crosetta, sopra il santuario.
    Il tempo non è dei migliori, nonostante le previsioni annunciavano un discreto sereno intervallato da qualche nuvola: nuvoloso con qualche minaccia di pioggia.
    Almeno si sale al fresco 🙂
    Intraprendiamo la sterrata verso il Gias Sibolet, pochi minuti dopo arriva la nebbia dai monti che rende la visibilità di poche decine di metri.
    Siamo totalmente immersi e senza nessun punto di riferimento a parte la strada.
    Mia morosa mi guarda preoccupata, osservo l’altimetro e vedo che la pressione atmosferica è ancora un po’ alta, quindi presumo che in quota questa nebbia non ci sia o almeno che sia meno fitta.
    Deduzione esatta: quando la sterrata diventa sentiero nel mezzo del vallone la nebbia rimane alle nostre spalle e, grazie al vento uscito in quel momento, la spazza verso valle.
    La salita verso il Colle Intersile mette un po’ in difficoltà la mia compagna così sono costretto a qualche fermata per aspettarla.
    Si arriva piano-piano al colle.
    La nebbia è diradata completamente e da lassù osservo il panorama migliore della giornata: le montagne delle Alpi Marittime verso la Valle Grana ed le valli laterali di Celle Macra e Marmora verso la Valle Maira. La pianura nascosta da una coperta di nuvole e nebbia molto bella da osservare.
    Scolliniamo in Valle Maira, più avanti compare il Re Monviso e la zona di Elva.
    Il Tibert alla nostra destra e Punta Tempesta a sinistra ci accompagnano lungo la strada, più spostata a destra la Bassa di Narbona.
    Il sentiero per il Lago Tempesta è segnato nei cartelli ma all’atto pratico bisogna trovarlo affidandosi alla cartina ed al senso dell’orientamento, la traccia la si ritrova quando si inizia a scendere nella parte terminale del Vallone di Marmora ma è sempre capricciosa: a volte è bella evidente, altre volte scompare.
    Ad ogni modo riusciamo ad individuare la conca del lago.
    Infine ci arriviamo dopo un cammino di 2 ore e 40 minuti in totale.
    Il posto è molto ma molto tranquillo grazie al fatto che questo specchio d’acqua risulta un po’ isolato rispetto ai sentieri più conosciuti, infatti non c’era nessuno quando siamo arrivati noi, solo io e lei.
    Dopo aver mangiato pranzo ed una sosta di un’ora riprendiamo la via del ritorno.
    Qui il tempo migliora drasticamente, compare il sereno che dura fino all’arrivo al Gias Sibolet dove si riannuvola ed inizia a cadere una leggera pioggia.
    Ah, al Colle Intersile ho osato proporre una capatina al Tibert vista la sua vicinanza (una mezz’ora di cammino) ma lo sguardo della mia compagna parla da solo: niente Tibert, si torna a Castelmagno 🙂
    E’ stata un’escursione particolare anche perché abbiamo dovuto un po’ “trovare” questo lago isolato, fare un po’ di fuori sentiero, interpretare le tracce. E’ stato interessante.
    Un saluto da Mattia e questa volta anche da Silvia di Mondovì.


    • Ciao Mattia, è sempre molto simpatico il tuo modo di raccontare le escursioni, mi mette il buon umore specialmente quando parli di tua morosa… Giustamente, se non vuoi perderla, la devi assecondare e… (qualche volta) ascoltare. Per andare al lago Tempesta non hai pensato di arrivarci dalla Val Maira? Mi pare di ricordare che si possa anche arrivare da Celle Macra, ma devo accertarmi, specialmente su dove bisogna lasciare la macchina.
      Comunque hai fatto veramente una bella gita, peccato per la pioggia che proprio non ci voleva.
      Grazie ancora per averci fatto vivere questa bella camminata. Un saluto a te e a Silvia anche da parte dei miei amici.

      • Mattia Bertero


        Ciao Elio. Si, per andare al Lago Tempesta si può intraprendere il sentiero da Celle Macra oppure un altro da Marmora ma è più ripido e più lungo. Ho preferito partire da Castelmagno perché come lunghezza il sentiero è più corto ed inoltre è più vicino rispetto a Mondovì come viaggio in auto. Un saluto


        • Ciao Mattia, forse hai fatto la scelta giusta, anche se poi hai dovuto farti nuovamente la salita fino al Colle Intersile.
          Ciao ed un saluto anche a Silvia.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti.
    Tempo di ferie, tempo di relax e di stacco dalla vita di tutti i giorni.
    Mi resta ancora una seconda settimana di ferie, dopo la prima precedente passata in Umbria, così decido di affrontare questa escursione al Monte Tempesta questa mattina per riattivare le gambe e verificare il mio stato di forma.
    Così alle 7:15 parto dallo spiazzo poco oltre l’incrocio della strada che successivamente porta dalle mulattiere che portano verso il Tibert ed il Crosetta, lungo la strada che porta al Fauniera (il malgaro ha chiuso il piccolo parcheggio, all’intersezione con le due vie del Tibert e Crosetta, che ho sempre usato in precedenza, pazienza).
    Imbocco la sterrata che s’innoltra nel Vallone Sibolet in direzione del Colle Interile.
    Il tempo è sereno e ci sono 11 gradi, si sta abbastanza bene, c’è una forte umidità nell’aria.
    Procedo spedito per tutta la sterrata, oltre il Gias Sibolet i pascoli sono inondati da decine e decine di vacche intente a pascolare.
    Non vedo nessuno in giro, sono da solo.
    A quota 2213 la via sterrata finisce ed inizia il sentiero, qui ho una bella sorpresa: il sentiero è stato ripulito e le palline rosse e bianche sono state rifatte recentemente.
    La salita procede regolare con tratti di pendenza sostenuta ed altri meno.
    Poco prima dell’arrivo al Colle Intersile inizio a sentire un po’ di stanchezza ma niente che mi fermi.
    Al colle mi compare la mia destinazione noto che in cima c’è già una persona, svolto a sinistra per il sentiero non segnato che mi avrebbe portato al Tempesta.
    Lungo la salita mi stupisce la grande presenza di fiori, tutti piccoli e rosa che danno un tocco di colore in più all’ambiente.
    Lungo al salita incontro il signore che in precedenza era in vetta.
    Una piccola difficoltà nel passare su del terreno instabile prima di arrivare sulla cresta del Monte Parvo e Sibolet, qui non mi resta che seguire la via che punta dritta alla croce di vetta sul versante Sud.
    Gli ultimi tornati da percorrere fino ad arrivare alle 9:00 in cima al Monte Tempesta.
    Il panorama purtroppo è un po’ rovinato dalla foschia di calore che, oltre a coprire la pianura, copre anche molte vette circostanti; ad ogni modo la vista si allarga fino alle montagne circostanti, per arrivare alla zona del Monviso e dell’Alta Valle Varaita, la zona dell’Altopiano della Gardetta, lo spartiacque Grana-Stura con le Alpi Marittime dietro.
    Si sta bene in vetta anche se il vento quando soffia è freddo.
    Resto lassù 40 minuti per scattare qualche fotografia e riposarmi un attimo prima di intraprendere la discesa.
    Inizialmente avevo intenzione di salire ancora al Tibert e poi fare la diretta verso Castelmagno ma poi, guardando anche il panorama offuscato, non ne sarebbe valsa la pena.
    Scendo per la via dell’andata, incontrando diversi escursionisti intenti a salire.
    Scendo in fretta al punto che alle 10:20 sono già dalla macchina.
    Un’escursione veloce per vedere se sono ancora in forma e fortunatamente lo sono.
    E’ sempre un bel posto la zona del Tibert e del Tempesta, ci torno sempre volentieri.
    Un saluto da Mattia di Mondovì.

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