Escursione alla Rocca Senghi, 2450 m – Valle Varaita

Quando si arriva a Sant'Anna di Bellino se si rivolge lo sguardo a nord-ovest compare una enorme protuberanza rocciosa stagliata ed elegante. È la Rocca Senghi, vero capolavoro della natura che la leggenda vuole sia nata per una diatriba tra Dio e il Diavolo, un pulpito naturale dal quale il panorama può spaziare verso le numerose alte cime a confine con la valle Maira e la Francia. Il percorso per raggiungerla passa alla sua destra aggirandola da nord.

Superare nella valle Varaita numerosi abitati tra cui Sampeyre e Casteldelfino. Poco dopo quest’ultimo prendere la deviazione a sinistra per Bellino. Lasciate alle spalle alcune graziose borgate, tra cui Chiazale (1710 m), posare l'auto nei pressi del rifugio Melezè, dove in inverno la strada è sbarrata per neve.

  • Ascesa: 670 m circa
  • Distanza: 8,0 km circa
  • Altitudine partenza: 1.810 m
  • Altitudine massima: 2.450 m
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Sul percorso: grangia, vetta
  • Equipaggiamento: ramponi, torcia
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

11 marzo 2019. Incamminandoci arriviamo dopo alcuni minuti nella bella borgata Sant’Anna. Poco oltre, alzando lo sguardo verso destra compare ai nostri occhi la Rocca Senghi. Quante volte, nelle nostre escursioni, l’abbiamo osservata passandole accanto per poi lasciarla sfuggire alle nostre spalle con il desiderio di salirci almeno una volta. Oggi veniamo apposta per colmare questa lacuna. La giornata odierna è bella come tutte le precedenti di questi mesi invernali, ma sarà funestata dal vento.

Dopo Sant’Anna seguiamo la strada a tratti innevata e parecchio ghiacciata che porta verso il vallone Vallanta di Rui lasciando, poco dopo a sinistra (1940 m circa), la sterrata che sale al Pian Ceiol e all’Autaret. Ora la stradina lastricata comincia a salire dolcemente puntando dritta verso le graziose grange Cruset (2000 m circa).

Qui abbandoniamo il sentiero che prosegue verso il vallone del Rui e, seguendo l’indicazione via ferrata, deviamo a destra sulla traccia che conduce verso le falde iniziali della rocca.

Aggirata a sinistra la rete metallica anti valanga procediamo sul sentiero che incide i ripidissimi prati sotto la massa rocciosa.

Le grange Cruset si allontanano dalla nostra visuale rimpicciolendosi sempre di più, mentre a sud iniziano a emergere le alte cime confinanti con la valle Maira.

Dopo i primi tornanti perveniamo su una balza di massi accatastati poi, da lì, la salita riprende verso una seconda balza rocciosa. In seguito, con una deviazione diagonale, ci spostiamo lateralmente verso destra affrontando una zona più ripida con tornanti più ravvicinati.

Alla quota di 2300 metri circa ci troviamo faccia faccia con la nuda roccia e, lasciato a pochi metri da noi l’inizio della via ferrata, ci spostiamo leggermente a destra.

Lo zig-zag procede per un buon pezzo concedendoci un punto di sosta presso uno sperone laterale molto panoramico.

Siamo agli ultimi tornanti e non manca più molto a raggiungere la casermetta semi diroccata divenuta ora ricovero permanente di tre stambecchi che al nostro arrivo si spostano sotto le alture del Buc des Sparviers (2650 m).

Ci incuriosisce la galleria scavata prima dell’ultimo conflitto mondiale dai nostri militari che verremo dopo a visitare. Ora ci preme raggiungere la vetta e per questo saliamo ancora un tratto aggirando la rocca sul lato nord. Il panorama si apre verso l’alto vallone di Rui.

Dal colletto troviamo tratti di neve ghiacciata su terreno gelato. Dobbiamo calzare i ramponi per non precipitare. Ci separano solo più una trentina di metri dalla vetta, ma la prudenza è d’obbligo.

Finalmente raggiungiamo la croce di vetta. Il panorama è superlativo verso sud-ovest dove abbraccia il monte Bellino (2937 m) e il Buc Faraut (2912 m), mentre a ovest brillano le vette della Tête de l’Autaret (3015 m) e del Pelvo di Chiabrera (3151 m).

Più a destra, in cima al vallone Baisa del Colle, ecco la Testa di Malacosta (3212 m).

Tornati più in basso ci rechiamo nella galleria scavata dai militari che conduce verso una scala diagonale a staffe di ferro.

Il ritorno lo eseguiamo ricalcando le orme dell’andata, fermandoci per il pranzo presso le grange Cruset.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Commenti (4)

  1. Alessandro Righetti


    Molto bello anche il sentiero che avete fatto, ma andare alla Rocca Senghi e non fare la ferrata è un vero peccato!


    • Ciao Alessandro. Oggi avevamo in programma l’escursione, la ferrata la rimandiamo a più avanti. Ciao


  2. Buongiorno Elio,
    che belle fotografie, complimenti!
    Secondo te la neve di questi ultimi giorni l’ha resa nuovamente impraticabile senza ciaspole o si può salire?
    Vorrei farla sabato (20 aprile) ma senza ciaspole.

    Grazie!
    Alice


    • Ciao Alice, grazie per gli apprezzamenti. A giudicare dalla quota neve posso pensare sia meglio aspettare un po’ più in là. Considerata poi la pendenza, con le ciaspole può essere pericoloso. Ciao

Il tuo commento

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, ecc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.