Rocca Senghi in fondo a destra

Commenti (5)

  1. Alessandro Righetti


    Molto bello anche il sentiero che avete fatto, ma andare alla Rocca Senghi e non fare la ferrata è un vero peccato!


    • Ciao Alessandro. Oggi avevamo in programma l’escursione, la ferrata la rimandiamo a più avanti. Ciao


  2. Buongiorno Elio,
    che belle fotografie, complimenti!
    Secondo te la neve di questi ultimi giorni l’ha resa nuovamente impraticabile senza ciaspole o si può salire?
    Vorrei farla sabato (20 aprile) ma senza ciaspole.

    Grazie!
    Alice


    • Ciao Alice, grazie per gli apprezzamenti. A giudicare dalla quota neve posso pensare sia meglio aspettare un po’ più in là. Considerata poi la pendenza, con le ciaspole può essere pericoloso. Ciao

  3. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Per questa giornata non sapevo proprio dove andare per via delle previsioni meteo al quanto discordanti, così decido di optare per escursioni che non arrivino troppo in quota e non troppo esposte per via delle nuvole.
    All’improvviso mi appare in testa la famosa Rocca Senghi, è perfetta per giornate così.
    Parto presto da casa per scongiurare al massimo il prendere il peggioramento del tempo previsto dalle 12 in poi.
    Così alle 8:00 arrivo all’ultimo spiazzo sterrato a Sant’Anna di Bellino, dove iniziano i sentieri per i Valloni di Rui e Autaret.
    Il cielo presenta già alcune velature ma niente nuvole, fa freddino come temperatura ma non c’è vento.
    La Senghi è li maestosa come sempre, molto invitante.
    Prendo il sentiero U26 in direzione della rocca, prima di Grange Cruset vedo una casa ristrutturata e rimango un paio di minuti a fissarla perchè è stato eseguito un ottimo lavoro ed ha il secondo piano sembra avere un open space, una cosa che mi piacerebbe molto avere.
    Fino a Grange Cruset tutto su sterrata, in quel luogo prendo la via a destra con le indicazioni della Senghi.
    L’ora mattiniera lo si nota anche dall’umidità presente sul terreno e sulla vegetazione, rende un po’ scivoloso il sentiero di salita, in alcuni punti sparsi qua e la ha ceduto un pò.
    Quest’ultimo non darà mai tregua fino alla caserma di fianco alla rocca, sale costantemente ed ogni tanto ha punti ripidi, sono 400 metri di dislivello che salgono in fretta ma in compenso la via è ben tracciata.
    A quota 2300 metri arrivo a costeggiare sulla destra la rocca e rimango stupito ed affascinato dalla famosa via ferrata che sale diretta verso la cima per un percorso quasi verticale.
    Arrivo alla caserma e faccio scappare via due camosci, un giovane stambecco e due marmotte.
    Creo involontariamente un putiferio…
    Come prima idea pensavo di entrare nella galleria per salire in vetta tramite essa.
    Ho la torcia frontale e tento questa cosa.
    Entrando nel buio mi ci vogliono un paio di minuti per abituarmi all’oscurità, arrivo alla parte finale con la scala di ferro e decido di non intraprendere questa via per salire: i gradini sono scivolosi e non ho un’attrezzatura adeguata nel caso d’emergenza, ho paura di scivolare.
    Torno indietro uscendo dalla galleria e prendendo il sentiero di salita normale.
    Non c’è più neve e lo si affronta in sicurezza.
    Alle 9:15 arrivo in vetta.
    Che spettacolo lassù: tutta la zona terminale del Vallone di Bellino mi si palesa, c’è ancora neve nel Vallone di Autaret dalle Barricate in su, nel Vallone di Rui dai 2500 in su direi, il Piano di Traversagn completamente sgombro ma oltre ancora neve.
    Bellissimi i vicino 3000 metri.
    Da ogni direzioni ho strapiombi verso valle, sembra di stare sospeso sopra la vallata.
    Bellissimo…
    Resto lassù a contemplare il tutto fino alle 10:30 quando il tempo inizia a guastarsi un pò.
    Torno giù su percorso d’andata, qui incontro diversi escursionisti, molti di loro mi hanno visto dalla vetta quando erano nella parte bassa dell’itinerario.
    In effetti indossavo una maglietta arancione bello acceso che crea un po’ di contrasto con i colori dell’ambiente circostante.
    Alle 11:30 sono dalla macchina, il cielo è diventato nuvoloso.
    Ho fatto bene a scendere.
    Un’altra gita veloce ma mi ha appagato molto, erano più di 10 anni che non salivo più alla Senghi, mi fa sempre impressione quel enorme masso scagliato da Dio secondo la leggenda.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.

Risposte a Alessandro Righetti

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