Tête de la Frema

Commenti (3)


  1. Bellissimo percorso fatto un mesetto fa proprio come nell’articolo, molto panoramico e non eccessivamente difficile.. a meno che si voglia provare a “inseguire” i tempi scritti sui cartelli, davvero troppo ottimistici!!

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    L’escursione di oggi è una vetta che mi ero posto di fare quest’estate, una delle “punte di diamante” dell’anno 2019 per quanto riguarda le mie escursioni in montagna.
    Oggi ho affrontato la Tète de la Frema.
    Dopo essermi svegliato presto alle 7:30 sono già nei parcheggi all’altezza dei campeggi di Chiappera, la strada sterrata di questo versante che porta nei pascoli dell’Alta Valle è chiusa al traffico qui, all’imboccatura del sentiero devo andarci a piedi.
    Il cielo è sereno con qualche nuvola alta totalmente innocua, la temperatura si attesta sui 7 gradi.
    Dopo i primi 200 metri trovo la strada completamente portata via da una frana, dopo mi viene in mente che questa dovrebbe essere quella frana menzionata dai giornali provinciali che ha bloccato per diverso tempo i campeggiatori.
    E’ successo di recente, infatti un mese fa ero andato per lo stesso sentiero fino al Lago Niera e la frana non c’era.
    Comunque trovo subito il sentiero Dino Icardi in direzione del vallone sospeso di Stroppia.
    La salita è fin dai primi momenti di una certa rilevanza in quanto a pendenza ma la via è ben visibile e ben tracciata per tutta la durata dell’escursione.
    La prima cosa che mi è saltata all’occhio, o meglio all’orecchio, è il troppo silenzio dovuto alla Cascate di Stroppia che in questo periodo dell’anno non sono attive.
    Salgo agevolmente i tornanti che portano al Lago Niera passando per il Rifugio Stroppia.
    E sbuco nel Vallone sospeso di Stroppia in un ambiente estremamente selvaggio, qui incontro i primi escursionisti della giornata che sono davanti a me.
    Il Lago Niera lo trovo totalmente prosciugato, che differenza rispetto al mese scorso che mi ero fermato li….
    Il sentiero sul vallone è molto ben visibile e prosegue su un agevole falsopiano.
    All’incrocio con il Col di Nubiera i miei unici (per ora) compagni di viaggio svoltano verso quella direzione, così rimango solo a proseguire verso il Col de Gippiera.
    Poco più avanti succede il fattaccio della giornata: sbuca oltre una piccola salita un cane pastore che mi viene incontro abbaiando, dietro di lui ne sbucano altri due ma restano al loro posto.
    Questo qui continua ad inveire contro di me, io per proteggermi metto avanti un bastone puntando sul suo muso, sembra funzionare ma lui da dietro prova a darmi un morso ad una gamba, li d’istinto reagisco e gli mollo un paio di colpi con la racchetta.
    Si spaventa e si allontana continuando ad abbaiare per un paio di minuti quando decide che sono abbastanza lontano dal gregge di pecore che sta proteggendo.
    Cavolo, se ci fosse stato un bambino piccolo li al mio posto…
    Proseguendo sotto il Brec de Chambeyron arrivo dopo alcune rampe di salita non troppo ripide al Bivacco Barenghi ed al Lago Vallonasso.
    E compare anche la mia destinazione finale con due escursionisti già in vetta.
    Bellissimo posto ed i colori del lago sono incantevoli, dopo qualche foto proseguo verso il colle.
    Vengo investito da raffiche di vento gelido che mi costringono a mettermi uno strato lungo in più.
    Arrivo presto al Col de Gippiera ed al confine con la Francia, la mole dell’Aiguille de Chambeyron sovrasta il bellissimo lago dei Nove colori, oggi con un blu scuro intenso, vedo l’ultima rampa di salita dove il sentiero è perfettamente tracciato fino alla croce di vetta già visibile.
    La salita alla cima la si compie sul versante francese.
    Il terreno è disseminato da sassolini e un bello strato di polvere rende il tutto un po’ scivoloso, complice anche una pendenza che in certi punti si fa davvero sostenuta.
    Decido di procedere compiendo dei passi meno pronunciati del mio solito, sono rallentato ma almeno ho la sicurezza di non perdere la presa degli scarponi.
    Alle 11:00 finalmente arrivo in vetta, 3 ore e mezza di salita.
    Il panorama è STUPENDO: la vista arriva fino alle Alpi Marittime, la pianura è coperta da una cappa di nubi, le montagne dell’Alta Valle Maira sono tutte visibili, impressionanti la mole del Brec e dell’Aiguille de Chambeyron, sotto di me i due laghi hanno colorazioni differenti e ben marcate (verde acqua il Vallonasso in Italia, blu scuro il Nove colori in Francia).
    Bellissimo…
    Peccato per il vento gelato che ogni tanto mi fa ricordare di trovarmi alla quota di 3143 m.
    Dopo qualche minuti arrivano un signore e due donne francesi, volgendo lo sguardo verso il colle tanti escursionisti arrivano dalla Francia, molti meno dall’Italia.
    Scendo verso le 11:40 dopo aver consumato il mio pranzo e scattato diverse foto, oltre aver girato il video 360° per il mio canale YouTube.
    La discesa fino al colle mi crea qualche problema di troppo: scivolo diverse volte.
    MI fermo ancora un attimo al Vallonasso per studiarmi il bivacco Barenghi, oggi i letti sembrano occupati a giudicare dagli zaini lasciati sui materassi, ha allo stato attuale una grande riserva di cibo a lunga conservazione.
    Nel ritornare verso la macchina per il percorso di salita incontro diversi escursionisti italiani che stanno salendo, all’altezza del Lago Niera diverse famiglie che fanno il pic-nic.
    Il gregge ed i cani si sono spostati altrove per fortuna…
    Anche sulla salita da valle verso il Rifugio Stroppia incontro diversi escursionisti che salgono.
    E’ una mia considerazione puramente personale ma fatico ad accettare escursionisti che salgono nel pomeriggio, un conto è se sali per andare a dormire in rifugi e bivacchi, ci sta partire tardi, ma per farsi la giornata sembra fatica sprecata…vabbè niente di personale, è una mia considerazione.
    Alle 14:50 sono dalla macchina.
    Una gita che mi è piaciuta davvero tanto a cui tenevo particolarmente, un ambiente selvaggio da montagna incontaminata, bellissimi i laghi ed il panorama in vetta, peccato per il vento gelido e quel maledetto cane pastore.
    Un saluto da Mattia da Mondovì.


    • Bravo Mattia, come sempre sei stato velocissimo nel tuo giro. Peccato per i cani. E’ sempre un grosso problema per noi escursionisti quando ci troviamo in quella situazione. Ciao

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