Escursione Cialancia – Cauri – I Piani, 1655 m – Valle Grana

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Cialancia e Cauri sono due piccole borgate della valle Grana poste sulla sinistra orografica nella parte più stretta del vallone che da Pradleves sale a Campomolino. Sono collegate tra loro da un bel percorso altalenante a mezza costa tra cespugli di bosso. Mentre la prima è frequentata, almeno in estate, la seconda è invece abbandonata e il tempo e le incurie la stanno poco alla volta portando alla rovina.

Accesso in auto:

Dal centro di Caraglio si svolta per la valle Grana. Una volta superati i paesi di Valgrana e Monterosso si perviene a Pradleves. Percorrendo la via centrale, prima del termine del paese, di fronte al ristorante Tre verghe d’Oro, si svolta a destra e si segue la strada che introduce nel vallone Gerbido. Qualche centinaio di metri dopo si prende la deviazione a sinistra (indicazioni per Cialancia) e si parcheggia nel piccolissimo spiazzo ad inizio paese.

Dati tecnici

  • Ascesa: 820 metri circa
  • Distanza: 9,6 km circa
  • Altitudine partenza: 998 metri
  • Altitudine massima: 1.655 metri
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Sul percorso: altro, borgata
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Oggi vogliamo fare un’escursione conoscitiva della sinistra orografica della valle Grana. Diversi itinerari di questa piccola valle, piena di sorprese, li abbiamo già percorsi, ma ne mancano ancora alcuni nella parte bassa. Approfittiamo anche del fatto che a quella quota in questo periodo non c’è quasi neve.

Dal piccolo parcheggio antistante Cialancia (che in provenzale significa “zona soggetta a valanghe”) risaliamo il pendio lastricato che si introduce nella borgata.

Uscendo da Cialancia

Lasciata una diramazione a destra, nelle vicinanze di un vecchio forno teniamo la sinistra proseguendo il cammino sul sentiero che da qui si genera passando poco dopo nei pressi di un casolare.

Nel tratto successivo, ancora in ombra, con brevi sali-scendi passiamo a sinistra di blocchi e paretine rocciose nel fitto del bosco di faggi per poi inoltrarci sempre più tra due ali di arbusti cespugliosi sempreverdi di bosso, legno durissimo utilizzato ancor oggi per la fabbricazione di manici per coltelli, strumenti musicali, ecc., che non ci abbandoneranno lungo tutto il nostro tragitto.

Tra i cespugli di bosso

Tratto di percorso nella parte non soleggiata

Intanto alla nostra sinistra, sul lato opposto della valle (est), si evidenziano le Rocche Pergo Piccola (2128 m) e Grossa (2093 m), poi i monti Grum (2367 m) e Bram (2357 m).

Il sentiero, sempre evidente (con qualche rara tacca bianco/rossa), serpeggia destreggiandosi a mezza costa seguendo le sporgenze e le rientranze dei valloni, a volte anche sotto strapiombanti pareti di roccia. Noi lo definiamo “il sentiero impossibile” perché ci è difficile immaginare come i nostri avi abbiano potuto con i pochi mezzi a disposizione dell’epoca, prima a concepire poi a realizzare in un ambiente così aspro questa via di comunicazione.

Si aprono visuali verso Tibert e Tempesta

Lungo lo spostamento il sentiero transita anche su alcune piccole pietraie di roccia calcarea dopo le quali prosegue a zig-zag e supera con una erta salita una faggeta portandosi su una sporgenza panoramica (1375 m) dalla quale si intravede a distanza la frazione Colletto (1268 m).

Inizio del tratto in faggeta

Poco prima dell’uscita dalla faggeta

Il paesaggio ora si allarga su tutta la cornice montuosa che dal Grum (2367 m) va fino al Tibert (1647 m).

Altre visuali verso il monte Bram e la Rocca Cucuja

Il tratto seguente prosegue a semicerchio tra qualche pino silvestre e ancora piante di bosso verso un’altra costola del vallone con vista, finalmente, sulla borgata Cauri.

Prima visuale sulla borgata Cauri

Verso la borgata

Poche centinaia di metri dopo raggiungiamo la borgata Cauri (1337 m) con la sua chiesetta, in rovina, che doveva possedere in passato affreschi di pregio (Cauri può significare “zona boscosa”). Davanti alla chiesetta c’è una fontana e lì ci fermiamo per la colazione.

Inizio della vecchia borgata

Parte della chiesetta semicrollata

Sono da poco passate le 11 e abbiamo davanti a noi ancora il tempo per proseguire il percorso esplorativo verso il colle Arpet (cartello segnaletico).

Dopo aver visitato alcune vecchie abitazioni della borgata riprendiamo il cammino superando le ultime case. Il sentiero, ora meglio segnalato (tacche bianco/rosse), sale subito ripido e dritto verso nord e senza tregua va a raggiungere molto più avanti un boschetto di faggi ripianandosi leggermente.

Nel tratto oltre la faggeta e, al fondo, la Rocca Lingera

Riprende poi nuovamente quota verso l’alto biforcandosi ad un certo punto, lasciando a sinistra il percorso per Valliera, Campofei e Colletto che passa attraverso i salti rocciosi detti “Bars la Chiaus” (sentiero esposto per escursionisti esperti).

Pausa per controllare la situazione

Proseguendo ancora verso destra raggiungiamo più sopra un secondo cartello lasciando ancora a sinistra un altro percorso per Valliera, Campofei e Colletto (via Rocca Lingera).

Segnali di percorso

Consulto

Siamo giunti alla località detta “I Piani”, a due passi dal colle Arpet (1840 m) già da noi raggiunto tempo fa durante la salita alla punta Freura (1899 m). Qui termina oggi il nostro percorso esplorativo; intanto abbiamo individuato altre due escursioni da programmare più in là. Sopraggiunta l’ora del pranzo troviamo un tranquillo posto tra le rocce.

Riprendiamo in seguito la via del ritorno a Cauri ripercorrendo a ritroso il percorso dell’andata.

Ritorno verso Cauri

Nuovamente tra le case

Immagini sulla strada del ritorno


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, ecc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (6)

  1. Battista Gallian


    Sempre belli ed interessanti i vostri percorsi, questo anche se in bassa quota da l’ idea di cosa si può fare anche vicino a casa. Continuo a seguirvi!


    • Ciao Battista, sono itinerari da fare ora se non si vuole ancora pestare neve, alla scoperta dei nostri posti.

  2. Mattia Bertero


    Ciao ragazzi.
    Eccola l’escursione che mi avevate accennato tre settimane fa.
    Mi sono innamorato di Cauri da quando sono andato con Silvia l’anno scorso a Marzo, specialmente per il sentiero così ben tenuto e per la borgata in se (tra l’altro la casa grande vicino alla chiesetta aveva ancora un perfetto pavimento con piastrelle).
    La chiesetta è un peccato che non sia stata mantenuta, ho visto alcune foto con ancora la volta intatta e gli affreschi persi erano davvero incantevoli, si vede la cura nel realizzarli solamente da quelli rimasti ancora li.
    Mi fa sempre un po’ rabbia su come ci sono piccole realtà montane che vengano così perse per negligenza e disinteresse generale, anche guardando la vicina Narbona.
    La cultura montana è un patrimonio che andrebbe salvaguardato, paesini in stato d’abbandono con molte tradizione e storie passate che meriterebbero molto più visibilità ed anche nuove iniziative per far tornare la gente a vivere lassù e di conseguenza continuare a far vivere queste piccole realtà; così come la montagna in generale, che avrebbe tanto da offrire a tutti noi, tra natura ancora selvaggia, aria buona, cibo buono, il silenzio della natura.
    Un saluto.


    • Che dire Mattia, hai ragione in ciò che dici e a tutti noi dispiace veder andare in rovina queste vecchie borgate che hanno fatto parte della nostra cultura. So bene che sarebbe un gran costo risistemarle, ma perché non intervenire con piccoli interventi di restauro almeno sui manufatti principali che sono serviti a tutta una comunità? Il motivo di questa noncuranza e menefreghismo è l’aver troppe cose e quando si ha troppo non si dà più valore a ciò che si ha.

  3. Claudio Aimasso


    Ai Cauri ci ero stato anche io sei anni fa’, seguendo il tuo stesso sentiero : la chiesetta era ancora in uno stato recuperabile, un vero peccato che non sia stato possibile fermarne il degrado.
    Altra riflessione: hai guardato attorno alla borgata le pendenze e le dimensioni dei piccolissimi appezzamenti, come diavolo facevano a sopravvivere ?
    Eran veramente dei duri, se così si può dire.


    • Anch’io avevo visto foto meno recenti della chiesetta, e la immaginavo meno rovinata. Le pendenze attorno alla borgata ricordano un po’ anche quelle di Narbona. Per tutti noi è inimmaginabile poter vivere oggi in luoghi così impervi e isolati. Ciao

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