Escursione con racchette da neve al Monte Festa, 2130 m – Valle Maira

Sulle alture ad est di Canosio e Marmora, alcune cime compongono un tratto di dorsale che culmina con Punta La Piovosa. Tali cime, di diverse altezze, si susseguono intervallate da brevi avvallamenti. Il Monte Festa (2130 m), che oggi saliremo, si trova su detta dorsale tra Costa Chiggia (2156 m) e La Piovosa (2601 m).
Accesso in auto: La base di partenza di questa escursione è la Parrocchiale di Marmora (1548 m) che si raggiunge percorrendo la val Maira fino a Ponte Marmora dove, a sinistra, si prende la deviazione per Canosio. Poco prima del paese si svolta nuovamente a sinistra e si sale in direzione della borgata Vernetti; si continua ancora per un tratto fino alla Parrocchia e si lascia l’auto nel parcheggio sulla sinistra della chiesa.

Dati tecnici

  • Ascesa: 710 metri circa
  • Distanza: 8,4 km circa
  • Altitudine partenza: 1.548 metri
  • Altitudine massima: 2.156 metri
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Sul percorso: Passo, Vetta
  • Equipaggiamento: Racchette da neve
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Giovedì 21 marzo 2013. Oggi mi trovo con Fulvio, Gelu, Riccardo e Luciano.

Dal piazzale parte una stradina in direzione di Costa Chiggia (palina). Per accorciare il percorso non seguiamo il primo tratto di strada ma ci inoltriamo in salita sul prato alle spalle della Chiesa e con ripidi zig-zag andiamo a raggiungere il piccolo pianoro antistante le grange Cros (1712 m).

L’inizio della salita dalla chiesa di Marmora


Potremmo ora seguire la strada verso destra che dopo qualche tornante iniziale sale direttamente al Colle Sud Intersile, a due passi dal Monte Festa, ma preferiamo allungare l’escursione salendo prima la cima di Costa Chiggia. Seguendo ora una linea diagonale ascendente verso sinistra, ci portiamo a ridosso della piccola cappella di San Teodoro (1826 m), ritrovando la strada che prosegue tra i larici in direzione dell’alpeggio situato nella conca del Monte Buch (2112 m).

Dopo qualche centinaio di metri di strada, la abbandoniamo tagliando a destra nel fitto del lariceto e, seguendo la direzione est, ci portiamo alti al di sopra della parte boschiva. Con percorso zigzagante saliamo l’ampia ed estesa calotta innevata della Costa Chiggia fino a raggiungerne la cima (2156 m).

Immagini di salita della calotta di Costa Chiggia

Nel tratto sopra i larici

Possiamo davvero fermarci un bel momento per godere un panorama esteso verso le maggiori cime del vallone di Marmora e del Preit, ma anche sul sottostante vallone di Celle Macra e sul lontano Monviso.

Sulla cima di Costa Chiggia

Sguardo ad ovest

Per salire il Monte Festa, occorre ora degradare sul costone in direzione sud, interrotto da un piccolo rialzo (2141 m) e scendere in seguito al Colle Nord Intersile del Monte Festa (2028 m).

Lungo la discesa fotografiamo delle curiose increspature nella neve causate dal vento.

Sul costone verso il Monte Festa

In discesa dal rialzo

Giochi di vento e neve

Giunti nei pressi del Colle posiamo gli zaini alla base della cima perchè da questo punto la salita si fa più ardua; sono solamente 100 metri di dislivello da percorrere, ma in ripida salita tra i larici su un manto nevoso tra i due e tre metri di spessore.

Nel tratto faticoso di salita

Raggiungiamo faticosamente la cima del Monte Festa sulla quale è posto un cippo di pietre cementate fermandoci un altro po ad ammirare da un angolatura diversa le vette circostanti.

Arrivo sul Monte Festa

Dopo un po torniamo sui nostri passi per riprendere gli zaini lasciati alla base del Colle nord Intersile poi, con percorso diagonale, cerchiamo di seguire una direzione (nord-ovest) che ci porti presso alcune baite localizzate dall’alto.

Discesa verso il Colle

Arriviamo così all’alpeggio “Ciufreota” che ci regala un ottimo punto di sosta per consumare il nostro pranzo. Ritrovata nelle vicinanze la strada per il ritorno, ridiscendiamo con tranquillità fino alla Parrocchiale di Marmora.

Dall’alpeggio

Sguardo all’indietro su Cima La Piovosa

Terminiamo la giornata nella borgata di Vernetti presso la graziosissima locanda occitana Ceaglio, nonchè posto tappa GTA. Le strutture di questo Albergo diffuso(*), molto accogliente, interamente restaurate con le pietre e il legno del luogo, sono rese vive dall’inserimento di tanti oggetti di casa, antiche fotografie e vecchi utensili da lavoro, sapientemente collocati lungo le stradine e in ogni angolo della struttura.

Qui veniamo accolti prima da Giovanni, che da una decina d’anni trascorre la sua vita in semplicità in questa borgata e si stupisce che non ci esprimiamo in tedesco (in effetti, da queste parti il turismo proviene quasi del tutto dalla Svizzera, Austria e Germania ed è fatto da intenditori, abituati a viaggiare, che hanno scoperto questi posti, ultimi rimasti ancora intatti, lontani anni luce dal turismo di massa, dove possono vivere ancora un’accoglienza familiare, come una volta), poi da Fulvia che ci mette subito a nostro agio con la sua gentilezza.

Giovanni

È un posto da tener presente per una vacanza, che consigliamo, dove ci si sente bene e a casa propria e qui faremo tappa al ritorno dalle nostre escursioni di questa zona.

(*) L’albergo diffuso è «un’impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti». (Dall’Ara).
L’albergo diffuso, come è evidente fin dal nome, è in primo luogo un albergo, anche se un albergo particolare, che non si costruisce, ma che nasce mettendo in rete case pre-esistenti. In altre parole l’albergo diffuso è un albergo orizzontale che si caratterizza per una serie di requisiti (il modello) messi a punto dopo una lunga serie di esperienze sul campo avviate a partire dai primi anni ’80 in Friuli e Sardegna. (Wikipedia)

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Carta n. 111, 1:25.000

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Istituto Geografico Centrale

Valle Maira, Acceglio, Brec De Chambeyron

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (7)


  1. Anche per me zona completamente sconosciuta,bravi e grazie!


  2. Grazie per la foto al mitico Giovanni G. con cui ho avuto il piacere di lavorare per diversi anni qui a Magliano. Da quando è andato in pensione e si è ritirato (lui e i suoi libri) a vivere a Marmora l’ho rivisto solo un paio di volte, ma sempre con grande piacere.


  3. Ciao a tutti voi.
    Questa mattina si ha voglia di ciaspolare e la mia ragazza Silvia è d’accordo.
    Approfittando del bel tempo e del pericolo valanghe basso non resta che scegliere la destinazione.
    Visionando le varie cartine noto questa montagna con questo nome curioso, il Monte Festa, che i ragazzi di Cuneotrekking hanno già intrapreso tempo fà come andrò a scoprire.
    Non resta che partire.
    Alle 9:00 siamo a Parrocchia di Marmora per iniziare la ciaspolata, ci accoglie un bel tempo e un caldo insolito che ci darà in seguito filo da torcere.
    Notiamo che non c’è chissà quale neve ma non demordiamo.
    Decidiamo di andare solamente al Festa seguendo fedelmente la strada che sale al Colle Sud Intersile, non andremo da nessun’altra parte nella zona per non affaticare Silvia e per il fatto che non conosco bene la zona.
    La neve si presenta solamente in sporadiche isole sulla strada asfaltata, le ciaspole non sono ancora necessarie.
    Solamente dopo un centinaio di metri dove la strada diventa sterrata sopra Grange Cros incontriamo finalmente la neve dopo 40 minuti dalla partenza.
    La neve inizialmente si presenta bene ai nostri piedi, solida che non ti fa affondare ma con l’avanzare del giorno di fa sempre più molle, scaldata da un Sole che picchia duro sulle nostre teste.
    Dopo un po’ ci compare il Monte Festa che rimarrà una vista costante fino alle sue pendici.
    Fuori dalla faggeta veniamo investiti da un caldo opprimente, molto anomalo per il periodo, inoltre la quasi totale di mancanza di vento ci rendo il tutto in può difficile.
    Procediamo soffrendo un po’ più di quello che avevamo preventivato.
    Arriviamo fino alle pendici del monte quando decidiamo di dirigerci direttamente verso la vetta intraprendendo il versante Ovest.
    L’ultima parte della salita è massacrante: una pendenza davvero sostenuta e la neve che muta in diverse zone ci remano contro.
    Passo dopo passo arrivo per primo in vetta, Silvia arriverà 5 minuti dopo.
    Tempo di salita: 2 ore e mezza.
    Il panorama è stupendo, così come il cielo perfettamente sereno che ci permette di godere appieno la bellezza della zona: oltre al Re di Pietra Monviso si possono notare il Chersogno ed il Pelvo D’Elva, la Costa Ghiggia e il più lontano Monte Buch.
    Più vicino a noi un trio di tutto rispetto composto dalla Punta La Piovosa, Punta Tempesta e il Monte Tibert.
    Finalmente un leggero e costante vento ci raffredda un po’, finalmente…
    In vetta mangiamo il pranzo, nel frattempo veniamo raggiunti da un gruppetto di 4 escursionisti genovesi arrivati dalla Costa Ghiggia.
    Tra una chiacchiera e l’altra, tra tante fotografie, il tempo è trascorso in fretta ed io e Silvia iniziamo la discesa.
    La neve diventa sempre più molle e con alcune difficoltà ed alcune scorciatoie siamo alla macchina alle 14:20.
    Bellissima gita in un posto che non conoscevo, una giornata stupenda rovinata solamente dal caldo persistente per quasi tutta la durata della ciaspolata.
    Un saluto da Mattia e Silvia da Mondovì.


    • Ciao Mattia. Bella escursione. Peccato per il caldo che vi ha fatto affaticare più del previsto. Bella comunque tutta la zona attorno a Marmora, dove torno sempre volentieri. Hai ancora trovato tanta neve lassù? Bravo che scegli escursioni adatte a Silvia, che saluto.


      • Non tantissima, direi 50-60 centimetri in prossimità dei 2000 metri a giudicare da quanto potevo piantare le racchette. Il limite neve direi si attestava sui 1600-1700 metri in quella zona. Silvia ricambia il saluto.

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