Escursione con racchette da neve al Monte Ventasuso (l’Enclause), 2712 m – Valle Stura

Il Ventasuso è un monte posto sul confine italo-francese; è situato al termine e sulla destra orografica della Valle Stura, nei pressi del Colle della Maddalena (Col de Larche). Cima molto gettonata dagli sci-alpinisti per i magnifici panorami che offre e per le ampie e sciabili balze arrotondate di neve che si estendono lungo tutto il suo percorso.

Da Borgo San Dalmazzo si percorre tutta la statale della Valle Stura superando numerosi paesi tra cui Demonte, Vinadio, Bersezio e Argentera. Dopo quest'ultimo gli ultimi tornanti portano al Colle della Maddalena (Col de Larche), confine con la Francia, e lì si parcheggia la macchina nell'ampio spiazzo.

  • Ascesa: 550 m circa
  • Distanza: 7,8 km circa
  • Altitudine partenza: 2.000 m
  • Altitudine massima: 2.712 m
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: rifugio, vetta
  • Equipaggiamento: racchette da neve
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

Partiamo con l’intenzione di salire il Monte Ventasuso; purtroppo la nostra escursione terminerà alla quota di 2546 metri, ma …partiamo dall’inizio.

Verso le 8:30, parcheggiamo la macchina al Colle della Maddalena, iniziando la marcia a fianco del rifugio per la Pace e l’Europa in direzione sud, sugli ondulati e dolci declivi che propendono verso il lago della Maddalena.

Per non faticare inutilmente con le ciastre, poichè non adatte nel taglio dei versanti, facciamo lo spostamento rimanendo alla base delle cime che sono visibili sulla destra, cioè restando sul lungo falso piano, portandoci avanti il più possibile verso la conca del Ventasuso. Il Monte Ventasuso è una cima arrotondata che si può localizzare sulla destra del caratteristico Bric del Pui (2508 m).

Una volta raggiunto il versante, abbiamo iniziato verso destra la scalata dei vari panettoni di neve che man mano si incontrano salendo e, superato un ampio varco sotto la Punta Innominata, abbiamo raggiunto la base della rampa finale.

L’ultimo tratto consta di una ripida salita di circa trecento metri che abbiamo percorso a zig-zag seguendo le orme di qualche sci-alpinista.

Giunti alla quota di 2546 metri, dove il tratto si impenna di più, ci siamo trovati con uno strato di una quindicina di centimetri di neve leggera e scivolosa su fondo duro e ghiacciato. Abbiamo provato a toglierci le ciastre per far più presa con gli scarponi, ma qualche leggera scivolata iniziale ci ha fatto desistere dal salire fino in cima (mancavano solamente 160 metri). Così hanno fatto pure due sci-alpinisti francesi che salivano subito dopo di noi.

A quel punto abbiamo ripiegato tornando, poco più in basso, su un bellissimo poggio, che offre moltissimi spunti panoramici verso la vetta stessa e verso le cime ad est (Monti Pierassin, Scaletta, Oserot, Rocca Brancia ecc.).

Ritenteremo quando le condizioni della neve miglioreranno, in ogni caso ci siamo goduti ugualmente una giornata splendida coadiuvata da panorami che solo lì puoi trovare.

Al ritorno abbiamo usufruito di qualche scorciatoia su una neve che cominciava ad essere pesante e primaverile.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Strutture di appoggio nei dintorni

Commenti (7)


  1. Che meraviglia,le foto rendono tantissimo,bravi!!!


  2. Ciao. E’ un’escursione fattibile in estate?


    • Certamente, ed è anche molto panoramica. Ciao

      • Silvia Bachio


        Provato oggi. Non ci siamo riusciti. Dopo la strada non abbiamo trovato la traccia di sentiero citata dalla guida Passeggiate in cresta e poi siamo stati allontanati dalla zona da cani da guardia ad un gregge di pecore, nonostante la presenza del pastore che non li ha richiamati. Io ho avuto paura.


        • Ciao Silvia, mi spiace non siate riusciti a salire al Ventasuso, più che altro per la presenza dei cani maremmani. Bastava un richiamo da parte del pastore e non ci sarebbero stati problemi. Non si capisce se non li abbia richiamati per cattiveria o menefreghismo. Quelle volte è meglio fermarsi, non fare gesti inconsueti per allontanarli, non fissarli negli occhi e poi pian piano indietreggiare. Questo purtroppo è un problema che talvolta si presenta a noi escursionisti e che dovrebbe essere discusso e risolto una volta per tutte nelle sedi opportune.

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