Escursione con racchette da neve al rifugio Bagnour, 2017 m – Valle Varaita

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Situata sulla sponda idrografica sinistra della Valle Varaita, la struttura del rifugio ha i suoi inizi nel 1941. Nata in quell’anno come postazione militare per l’avvistamento degli aerei nemici è diventata, in seguito, rifugio alpino all’interno della più grande riserva di pini cembri dell’Europa meridionale (bosco dell’Alevè).

Accesso in auto:

Lasciare l’auto poche centinaia di metri prima della borgata Castello di Pontechianale. La partenza è localizzata dal rifugio dell’Alevè, 1585 m, un centinaio di metri a monte del parcheggio.

Dati tecnici

  • Ascesa: 550 metri circa
  • Distanza: 7,0 km circa
  • Altitudine partenza: 1.583 metri
  • Altitudine massima: 2.017 metri
  • Difficoltà: T (Turistico)
  • Sul percorso: grangia, lago, rifugio
  • Equipaggiamento: Racchette da neve
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Risalita la Valle Varaita fino a Castello ci troviamo oggi, mercoledì 12 febbraio 2014, alle prese con un interessante percorso che si sviluppa totalmente all’interno dello stupendo bosco dell’Alevè, considerato la più grande riserva protetta del pino cembro dell’Europa meridionale (850 ettari di estensione tra i comuni di Pontechianale, Casteldelfino e Sampeyre). Questa  particolare specie di pino si differenzia dagli altri per gli aghi a mazzetto, cinque, e per il colore diverso tra l’esterno, verde, e l’interno, grigiastro, ed il suo legno è molto apprezzato dagli scultori.

Gli inizi della salita…

…verso est

Dal rifugio dell’Alevè, un centinaio di metri a monte del parcheggio, prende inizio il sentiero denominato U8 che entra subito nel vivo del bosco.

Dopo una svolta verso sinistra si esce allo scoperto proseguendo con un semicerchio che riporta nuovamente verso l’interno e raggiunge, più avanti, la baita/rifugio Grongios Martre (1736 m), graziosissima e accogliente costruzione fatta utilizzando solo materiale locale (pietre e legno di pino cembro).

Dalla graziosa baita/rifugio Grongios Martre

La salita riprende tortuosa subito dopo, poi esce nuovamente allo scoperto nei pressi di una bella baita in pietra (grange Peiro Grongetto). Alle nostre spalle intanto si evidenzia sempre più la piramide innevata e slanciata del Pelvo d’Elva.

Dalla grangia Peiro Grongetto

In salita oltre la grangia. Al fondo si nota la piramide del Pelvo d’Elva

Tornati all’interno del bosco (che conserva anche esemplari di pino vecchi di 800 anni) proseguiamo in salita costante tra grandi cumuli di neve.

Più avanti, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero per le Gronge Gheit per raggiungere un’ampia radura molto panoramica verso la parte alta del Monviso e ancora sul Pelvo d’Elva.

Rientriamo nella cembreta

All’ingresso della radura

La radura

Lasciando a sinistra un sentiero di collegamento con il vallone Vallanta, con un semicerchio verso destra ci portiamo più su entrando nuovamente nel folto della cembreta.

Verso il rifugio Bagnour

Lasciato ancora proseguire un sentiero che porta al lago Secco (che utilizzeremo al ritorno), svoltiamo verso sinistra seguendo l’ultima parte di salita tra splendidi cembri approdando, dopo alcune centinaia di metri, ai piedi della struttura del rifugio Bagnour (km 2,62 dalla partenza).

Il paesaggio si amplia verso il Vallone dei Duc. A sinistra, la Rocca Jarea

Veduta dal rifugio Bagnour

Il luogo è molto suggestivo e infonde una profonda sensazione di pace e tranquillità. Il lago del Bagnour, adagiato nel pianoro, è coperto dalla neve ma ne individuiamo facilmente la collocazione.

La spianata davanti al rifugio col laghetto sepolto nella neve

Poco dopo veniamo raggiunti da una comitiva di escursionisti del CAI di Savigliano.

Dopo lo spuntino approfitto con Fulvio per compiere ancora un tratto di percorso nel Vallone dei Duc che permette una più ampia vista panoramica sulle cime sud-ovest della Val Varaita.

In salita nel Vallone dei Duc

Sempre più su

Pino cembro

Tornati nuovamente al rifugio riprendiamo la strada del ritorno seguendo (direzione sud) un percorso ad anello che in discesa ci porta a lambire il lago Secco (1890 m – 3,86 km dalla partenza).

Tratto nella pineta

Proseguendo in discesa, dopo un po’ incrociamo un sentiero trasversale. Svoltiamo a destra e, in modesta salita verso nord-ovest, percorriamo un lungo tratto nel bosco che, al termine, va a chiudere l’anello sulla radura già solcata all’andata (1948 m – 5,05 km dalla partenza). Non rimane che riportarci sul tratto in discesa verso la baita/rifugio Grongios Martre e infine al parcheggio.

Al ritorno verso Castello

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Strutture di appoggio nei dintorni

Rifugio Alevè

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Rifugio Bagnour

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Rifugio Grongios Martre

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Cartografia essenziale

Carta n. 106, 1:25.000

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Istituto Geografico Centrale

Monviso, Valle Po, Valle Varaita, Valle Pellice

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, ecc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (4)


  1. io sono passato dal bagnour in estate, al ritorno dalla rocca jarea, e se in estate il posto è bello, ragazzi, con la neve è fantastico. spero di poter fare presto questa escursione.
    come sempre foto bellissime. complimenti.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Escursione n°46 per me e la mia morosa Silvia, questa volta abbiamo deciso di andare al Rifugio Bagnour però passando da un percorso alternativo che parte da Alboin, frazione di Casteldelfino, personalmente sono anni che non ci tornavo e rivedere il Bosco di Alevè ha sempre una qualcosa di speciale.
    La giornata è splendida, non una nuvola in cielo e la neve caduta ad altitudini più alte contribuisce a creare un paesaggio molto caratteristico, fa addirittura caldo se il vento non fa la sua comparsa.
    La frazione di Alboin è molto bella, posta in un punto panoramico della vallata, con le caratteristiche case di pietra del mondo alpino, inoltre è presente una fontana per l’acqua.
    Il sentiero inizia in discesa per poi iniziare a salire con decisione subito dopo, il percorso non è ben indicato dalle palline di segnalazione ma risulta ben visibile, inoltre ad ogni bivio c’è la segnaletica per cui non ci si può sbagliare.
    Il suo modo di risalire il versante e la presenza di alcuni resti di muretti su tutto il percorso tradisce la sua natura militare.
    Saliamo abbastanza agevolmente fino alla Grange Pralambert Sottano dove il panorama si apre, oltre questo punto si penetra nel Bosco dell’Alevè vero e proprio.
    I colori autunnali sono bellissimi, il contrasto tra il giallo delle foglie e l’azzurro del cielo crea un qualcosa di visivamente stupendo.
    E il silenzio poi è magico, solamente ogni tanto qualche uccello canterino fa riecheggiare la sua presenza, sembra che tutta la montagna stia in silenzio in attesa dell’inverno.
    Poco dopo ecco i primi sprazzi di neve con delle traccie di precedenti escursionisti.
    Il bosco si fa sempre più fitto, il sentiero varia molte volte la sua pendenza, alternando tratti di falsopiano a tratti in decisa salita.
    Al Grange Pralambert Soprano la neve risulta una presenza costante (un paio di centimetri di spessore) che cancella di fatto il sentiero, fortunatamente le orme dei precedenti escursionisti ci rilevano il sentiero nel grande labirinto del bosco.
    Si procede abbastanza agevolmente sul manto nevoso e tra le mille curve intorno ai pini.
    Arriviamo al Lago Secco lo troviamo già congelato.
    Ultimi 100 metri di dislivello su una via ripida nel fitto del bosco ed ecco che il panorama si apre e ci compare la radura del Rifugio Bagnour con il suo vicino lago, congelato anch’essi.
    La neve qui ha già lo spessore di qualche centimetro e crea un bel paesaggio caratteristico.
    Il rifugio risulta ancora aperto al pubblico, ci accolgono i proprietari con la loro simpatica bambina ed una pastore tedesco di nome Dido.
    Qui sostiamo e ci godiamo il posto, un piccolo angolo di Valle Varaita ancora incontaminato all’interno di uno dei più bei boschi che possiamo avere nella nostra provincia, in lontananza il Pelvo D’Elva svetta maestoso nel cielo e più indietro il Chersogno, una mia vecchia conoscenza.
    Stiamo li circa un’ora prima di riprendere la strada del ritorno verso Alboin dove ci attende la macchina.
    E’ stata una bellissima escursione, compiuta senza particolari problemi, in cui abbiamo potuto assaporare appieno la bellezza di questa stagione, immergendoci tra i colori ed il silenzio dell’autunno, e poi la piccola radura del rifugio è semplicemente magica.
    Credo di avere scelto il periodo giusto per andare all’Alevè, a parere mio risulta più appagante rispetto all’estate.
    Ci torneremo presto, magari percorrendo l’anello che avete descritto in questa pagina.
    Un saluto da Mattia e Silvia di Mondovì.


    • Bravo Mattia, bella escursione e molto ben descritta. Mi hai fatto venire voglia di tornare da quelle parti per il posto stupendo!!!
      Ciao e un saluto a Silvia

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