Escursione con racchette da neve alla Cima Ostanetta – 2375 m – Valle Po

La Cima Ostanetta, posta sul confine tra le province di Cuneo e Torino, è situata sullo spartiacque tra la Val Po e la Val Luserna. Può essere definita, per la sua collocazione, come uno dei più spettacolari balconi panoramici sul gruppo del Monviso. Non a caso questa è un'escursione adatta "a cacciatori di immagini", fotografi.

Per raggiungere la base di partenza occorre, da Saluzzo, percorrere una trentina di chilometri nella Valle Po e, prima di raggiungere Crissolo, prendere la deviazione a destra per Ostana.

Dati tecnici

  • Ascesa: 900 metri circa
  • Distanza: 11,9 km circa
  • Altitudine partenza: 1.474 metri
  • Altitudine massima: 2.375 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Equipaggiamento: Racchette da neve
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

La catena del Viso vista dalla partenza

In questo periodo le previsioni meteorologiche non ci hanno azzeccato granché e purtroppo, fidandoci, abbiamo sicuramente perso qualche buona occasione per organizzare più di una escursione. Ora ho deciso di non fidarmi più per una volta, approfittando del primo momento libero.

2 dicembre 2009. Ieri sera mi è bastato dare un colpo di telefono a Massimo, anche se a un’ora un po’ tarda, per trovare il compagno di viaggio. Massimo è un vero instancabile appassionato di montagna, uno di quei camosci che non demorde mai e appena ha un giorno di libertà lo trascorre sulle cime. Questa volta saremo premiati perché, a dispetto delle previsioni, finalmente troveremo una buona giornata.

La cima prescelta è l’Ostanetta. La scegliamo per l’ottima posizione panoramica che ha sul gruppo del Monviso e per il fatto che non abbiamo ancora inserito gite della valle Po, certo non meno bella delle altre, ma un po’ distante da casa nostra. Raggiunta Ostana, percorriamo ancora alcuni chilometri su una stretta stradina per superare le borgate di Sant’Antonio e Bernardi in direzione dello slargo di Meire Durandini. Lo spartineve è passato il giorno prima sgombrandone una ventina di centimetri ma ci dovremo fermare comunque un centinaio di metri più in basso, nella borgata di Serre (1515 m), perché nell’ultimo tratto di strada un po’ di neve rimasta e qualche lastra di ghiaccio non ci permettono di continuare.

Appena scesi dalla macchina lo sguardo si posa sul Monviso, facendoci rimanere abbagliati per un attimo da tata bellezza. La partenza avviene attorno alle 8:45. Dopo un chilometro circa di strada raggiungiamo le case in pietra e lo spiazzo di Meire Durandini (1620 m); qui lo spartineve ha terminato il suo lavoro. Percorsi i primi 200 metri di lunghezza sulle tracce di un fuoristrada, ora toccherà a noi battere la pista sulla coltre intatta lungo il percorso che comincia a salire gradualmente.

Nel tratto iniziale

Dopo un piccolo tratto iniziale, senza racchette, conveniamo che è venuto il momento di infilarle. Il vento nella notte ha radunato, in alcuni punti, cumuli di neve farinosa che ci fanno faticare più del previsto. Alternandoci superiamo i primi dislivelli salendo i tornanti iniziali con la costante presenza laterale del Monviso. Nei pressi di una curva superiamo un piccolo ricovero.

Deviazione indicante la cima

Ricovero

Qualche centinaio di metri dopo abbandoniamo la strada e iniziamo a rimontare verso destra i pendii della costa Serviglione passando presso due vasche da bagno che in estate servono da abbeveratoi per mucche. Risalita una prima balza diventa tutto più faticoso perché nel ripido tratto lastricato di pietre affondiamo a volte nella neve divenuta più crostosa.

Più su qualche raro ometto, tra la neve, ci segnala il percorso. Quando stiamo per raggiungere il crinale pietroso ci spostiamo un po’ verso sinistra e, affrontando un lungo traverso in diagonale, andiamo a raggiungere il nascosto colle Bernardo (2245 m).

Nel traverso verso il colle Bernardo

Il colle Bernardo

Dal questo punto il panorama si apre verso la pianura torinese di cui intravediamo alcuni paesi quali Cavour, Pinerolo e, più lontano, la città di Torino. Riprendiamo ora a salire verso sinistra in direzione di un grande dosso nevoso che culmina con la punta Rezil (2345 m). Ora, in salita, riusciamo a individuare anche la Cima Ostanetta che rimane ancora un po’ nascosta.

In salita verso punta Rezil

Quasi in vetta

Verso l’Ostanetta

Dalla punta Rezil percorriamo un corto tratto in leggera discesa e poi scendiamo sul tratto esposto della cresta sulla quale una stretta cornice instabile di neve divide due precipizi. Superato con estrema cautela (attenzione!) questo punto non rimane che risalire gli ultimi metri e posare i nostri piedi sulla cima. Ci fermiamo un momento ad osservare intorno il panorama che partendo dalle Marittime arriva al Monte Rosa, dominato dallo stupendo Viso.

Alle nostre spalle

Cima Ostanetta

Un gelido vento ci obbliga a infilarci guanti e giacche a vento e ripercorrere a ritroso un bel tratto per trovare, al riparo dal vento, una comoda pietra in pieno sole sulla costa Serviglione che ci permetterà finalmente di assaporare un buon thé caldo e un po’ di cibo.

Iniziamo poi il resto della discesa, sulle nostre tracce, quando il cielo comincia a ricoprirsi e sul Viso compare una nuvola che annuncia un cambiamento del tempo.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Cartografia essenziale

Carta n. 106, 1:25.000

Carta n. 106, 1:25.000

Istituto Geografico Centrale

Monviso, Valle Po, Valle Varaita, Valle Pellice

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Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (4)


  1. Stavo aspettando l’inserimento della gita ,come sempre bravo per la descrizione e per le foto……
    E’ stata davvero una bella giornata di montagna…alle prossime gite.Ciao

    • cuneotrekking


      Si, indubbiamente una bella giornata, di quelle che ti fanno venir voglia di pensare immediatamente alla prossima. Anche per la compagnia. Ciao.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Oggi vi parlo della 55° escursione che ho fatto questa mattina con Silvia, la inserisco in quest pagina della Cima Ostanetta perché la nostra meta è molto vicina a questa montagna.
    Infatti oggi abbiamo deciso di affrontare per la prima volta insieme la Valle Po, poco considerata a causa della distanza da dove viviamo.
    Ero alla ricerca di qualcosa di semplice perché la mia ragazza deve riprendere un po’ il giro con le escursioni (erano 3 mesi che non riusciva ad andare in montagna per svariate ragioni personali) ed ecco che mi spunta dal libro di Carlo A. Mattio “Passeggiate nelle Valli Cuneesi” un articolo intitolato “La Selassa e l’anello della Vardetta” (pag.39 itinerario 1.5). Poco dislivello per un punto estremamente panoramico.
    Aggiudicata.
    All’alba partiamo da Mondovì alla volta di Ostana, dove arriviamo alle ore 8:30 al Pian Ciarm (1620 m), luogo di partenza della nostra gita.
    Il tempo è ottimo: sereno con un vento freddino che smorza il battere del Sole, il panorama del Monviso e del suo gruppo ancora innevato è stupendo.
    La temperatura è gradevole e iniziamo con pantaloncini e maniche corte, Silvia deve provare i nuovi scarponi Salewa che gli ho regalato per il nostro aniversario (i Mountain Trainer Mid GTX).
    Inizialmente il percorso segue la via per Ostanetta tramite la strada sterrata che porta ai pascoli in altura, la pendenza è regolare e facilmente affrontabile. Questo tratto lo afforntiamo assieme ad altri tre escursionisti che stanno procedendo verso l’Ostanetta.
    Al primo tornante a sinistra abbandoniamo la strada ed i tre nostri compagni di montagna per prendere un sentiero ben visibile con indicazione “La Slago” (credo termine occitano per la Selassa), il sentiero è segnato da ometti di pietra che ci permette di destreggiarsi tra i pascoli, un misto tra erba ancora secca e rocce granitiche.
    La salita in alcuni punti è ripida, in altri meno ed in altri ancora si viaggia sul falsopiano, nei punti più ripidi Silvia riscontra gli effetti della inattività recente sui sentieri, sono costretto qualche volta ad aspettarla.
    Risaliamo un piccolo valloncello con lo scorrere delle acque ed il canto dei passerotti in sottofondo.
    Ad ogni modo procediamo abbastanza speditamente.
    Sopraggiunge un vento freddo che ci costringe a vestirci.
    Improvvisamente il terreno si spiana e davanti a noi ci compare la vetta con la croce, il resto del percorso ci porta su un falso piano verso il Colle Selassa (2020 m), ancora poche decine di metri verso Est che ci porta sulla cima arrotondata di Punta Selassa (2036 m) dopo un’ora e mezza dalla partenza.
    Il panorama è stupendo: la pianura cuneese e quella torinese sono un po’ coperte dalla foschia ma le zone più vicine a noi sono ben visibili, sotto di noi l’abitato di Paesana e la Bassa Valle Po, verso destra (direzione Sud) intravediamo le Alpi Marittime, procedendo ecco lo spartiacque con la Valle Varaita notando la Testa di Garitta Nuova e la Cima di Crosa, verso Est ecco l’Alta Valle Po con il Re di Pietra che svetta orgoglioso sulle vette del suo gruppo (Visolotto, Punta Gastaldi, Punta Roma, Punta Udine, Punta Venezia).
    Uno stupendo balcone panoramico, sferzato da un gelido vento.
    Restiamo sulla vetta per circa 45 minuti per mangiare, riposare e fare fotografie.
    Decidiamo di scendere perché il tempo inizia un po’ a guastarsi: sulla vicina Cima Ostanetta si stanno addensando delle nuvole minacciose.
    Così affrontiamo la seconda parte dell’escursione: la discesa verso la Rocca Vardetta (direzione Sud).
    Sul libro di Mattio c’era scritto che non c’era un sentiero e bisogna seguire le tacche rosse sulle rocce: notiamo con immenso piacere che qualcuno ha piantato, a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, dei paletti di legno con del nastro rosso-bianco a segnare la discesa.
    Chi ha avuto questa idea è da lodare, così la via si presenta ben visibile a tutti (notiamo che le tacche rosse citate nel libro sono praticamente scomparse…).
    La discesa si presenta abbastanza ripida, qui Silvia inizia a sentire la fatica con gli scarponi nuovi che “devono farsi”.
    In poco tempo arriviamo a Rocca Vardetta (1760 m): un interessante raggruppamento di rocce granitiche con un aspetto possente.
    Dobbiamo ancora seguire i paletti e scendere per arrivare ad una piccola cappella dedicata a Santa Lucia (1618 m), il posto è stupendo, sembra uscito da un quadro: assieme alla cappella c’è una piccola casa di malgari con vicino un cerchio di alberi in fiore con la centro un tavolo di pietra, con lo spettacolare paesaggio circostante.
    Li troviamo una famiglia intenta a prendere il Sole.
    Qui svoltiamo verso Ovest per prendere un sentiero che ci riporta verso Pian Ciam, inizialmente quest’ultimo non è ben segnato mischiato con altri usati dalle mucche al pascolo, bisogna un po’ stare attenti, fortunatamente più avanti ricompaiono i paletti con il nastro che ci indicano la via.
    Più avanti il sentiero diventa ben visibile e le tacche rosse bastano per indicarci la giusta direzione.
    La via prosegue seguendo i lineamenti del versante Nord della Valle Po, tra saliscendi e falsi piani, è attraversato da tanti piccoli e grossi ruscelli che rendono la via un po’ fangosa in molti punti.
    Qui incrociamo alcuni piccoli gruppi di escursionisti diretti verso la zona della cappella.
    Alla fine arriviamo alla macchina dopo poco più di un’ora dalla Punta Selassa.
    Escursione molto remunerativa per via dello spettacolo panorama che si può osservare dalla vetta, adatta a tutti per il dislivello contenuto e poi la vista del Re di Pietra ripaga tantissimo.
    Ve la consiglio caldamente, come panorama ed isolamento della vetta mi ha ricordato molto il Monte San Bernardo sopra Dronero in Valle Maira.
    Un saluto da Mattia e Silvia di Mondovì.


    • Ciao Mattia. Dev’essere proprio un bel posticino quello che avete percorso tu e Silvia. C’è sempre qualcosa da scoprire e, fortunatamente, non riusciremo mai a percorrerli tutti i bei luoghi che abbiamo nella nostra Provincia.
      Grazie per la precisa descrizione e un caro arrivederci a te e a Silvia.

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