Cima Ostanetta

Commenti (4)


  1. Stavo aspettando l’inserimento della gita ,come sempre bravo per la descrizione e per le foto……
    E’ stata davvero una bella giornata di montagna…alle prossime gite.Ciao

    • cuneotrekking


      Si, indubbiamente una bella giornata, di quelle che ti fanno venir voglia di pensare immediatamente alla prossima. Anche per la compagnia. Ciao.

  2. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Oggi vi parlo della 55° escursione che ho fatto questa mattina con Silvia, la inserisco in quest pagina della Cima Ostanetta perché la nostra meta è molto vicina a questa montagna.
    Infatti oggi abbiamo deciso di affrontare per la prima volta insieme la Valle Po, poco considerata a causa della distanza da dove viviamo.
    Ero alla ricerca di qualcosa di semplice perché la mia ragazza deve riprendere un po’ il giro con le escursioni (erano 3 mesi che non riusciva ad andare in montagna per svariate ragioni personali) ed ecco che mi spunta dal libro di Carlo A. Mattio “Passeggiate nelle Valli Cuneesi” un articolo intitolato “La Selassa e l’anello della Vardetta” (pag.39 itinerario 1.5). Poco dislivello per un punto estremamente panoramico.
    Aggiudicata.
    All’alba partiamo da Mondovì alla volta di Ostana, dove arriviamo alle ore 8:30 al Pian Ciarm (1620 m), luogo di partenza della nostra gita.
    Il tempo è ottimo: sereno con un vento freddino che smorza il battere del Sole, il panorama del Monviso e del suo gruppo ancora innevato è stupendo.
    La temperatura è gradevole e iniziamo con pantaloncini e maniche corte, Silvia deve provare i nuovi scarponi Salewa che gli ho regalato per il nostro aniversario (i Mountain Trainer Mid GTX).
    Inizialmente il percorso segue la via per Ostanetta tramite la strada sterrata che porta ai pascoli in altura, la pendenza è regolare e facilmente affrontabile. Questo tratto lo afforntiamo assieme ad altri tre escursionisti che stanno procedendo verso l’Ostanetta.
    Al primo tornante a sinistra abbandoniamo la strada ed i tre nostri compagni di montagna per prendere un sentiero ben visibile con indicazione “La Slago” (credo termine occitano per la Selassa), il sentiero è segnato da ometti di pietra che ci permette di destreggiarsi tra i pascoli, un misto tra erba ancora secca e rocce granitiche.
    La salita in alcuni punti è ripida, in altri meno ed in altri ancora si viaggia sul falsopiano, nei punti più ripidi Silvia riscontra gli effetti della inattività recente sui sentieri, sono costretto qualche volta ad aspettarla.
    Risaliamo un piccolo valloncello con lo scorrere delle acque ed il canto dei passerotti in sottofondo.
    Ad ogni modo procediamo abbastanza speditamente.
    Sopraggiunge un vento freddo che ci costringe a vestirci.
    Improvvisamente il terreno si spiana e davanti a noi ci compare la vetta con la croce, il resto del percorso ci porta su un falso piano verso il Colle Selassa (2020 m), ancora poche decine di metri verso Est che ci porta sulla cima arrotondata di Punta Selassa (2036 m) dopo un’ora e mezza dalla partenza.
    Il panorama è stupendo: la pianura cuneese e quella torinese sono un po’ coperte dalla foschia ma le zone più vicine a noi sono ben visibili, sotto di noi l’abitato di Paesana e la Bassa Valle Po, verso destra (direzione Sud) intravediamo le Alpi Marittime, procedendo ecco lo spartiacque con la Valle Varaita notando la Testa di Garitta Nuova e la Cima di Crosa, verso Est ecco l’Alta Valle Po con il Re di Pietra che svetta orgoglioso sulle vette del suo gruppo (Visolotto, Punta Gastaldi, Punta Roma, Punta Udine, Punta Venezia).
    Uno stupendo balcone panoramico, sferzato da un gelido vento.
    Restiamo sulla vetta per circa 45 minuti per mangiare, riposare e fare fotografie.
    Decidiamo di scendere perché il tempo inizia un po’ a guastarsi: sulla vicina Cima Ostanetta si stanno addensando delle nuvole minacciose.
    Così affrontiamo la seconda parte dell’escursione: la discesa verso la Rocca Vardetta (direzione Sud).
    Sul libro di Mattio c’era scritto che non c’era un sentiero e bisogna seguire le tacche rosse sulle rocce: notiamo con immenso piacere che qualcuno ha piantato, a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, dei paletti di legno con del nastro rosso-bianco a segnare la discesa.
    Chi ha avuto questa idea è da lodare, così la via si presenta ben visibile a tutti (notiamo che le tacche rosse citate nel libro sono praticamente scomparse…).
    La discesa si presenta abbastanza ripida, qui Silvia inizia a sentire la fatica con gli scarponi nuovi che “devono farsi”.
    In poco tempo arriviamo a Rocca Vardetta (1760 m): un interessante raggruppamento di rocce granitiche con un aspetto possente.
    Dobbiamo ancora seguire i paletti e scendere per arrivare ad una piccola cappella dedicata a Santa Lucia (1618 m), il posto è stupendo, sembra uscito da un quadro: assieme alla cappella c’è una piccola casa di malgari con vicino un cerchio di alberi in fiore con la centro un tavolo di pietra, con lo spettacolare paesaggio circostante.
    Li troviamo una famiglia intenta a prendere il Sole.
    Qui svoltiamo verso Ovest per prendere un sentiero che ci riporta verso Pian Ciam, inizialmente quest’ultimo non è ben segnato mischiato con altri usati dalle mucche al pascolo, bisogna un po’ stare attenti, fortunatamente più avanti ricompaiono i paletti con il nastro che ci indicano la via.
    Più avanti il sentiero diventa ben visibile e le tacche rosse bastano per indicarci la giusta direzione.
    La via prosegue seguendo i lineamenti del versante Nord della Valle Po, tra saliscendi e falsi piani, è attraversato da tanti piccoli e grossi ruscelli che rendono la via un po’ fangosa in molti punti.
    Qui incrociamo alcuni piccoli gruppi di escursionisti diretti verso la zona della cappella.
    Alla fine arriviamo alla macchina dopo poco più di un’ora dalla Punta Selassa.
    Escursione molto remunerativa per via dello spettacolo panorama che si può osservare dalla vetta, adatta a tutti per il dislivello contenuto e poi la vista del Re di Pietra ripaga tantissimo.
    Ve la consiglio caldamente, come panorama ed isolamento della vetta mi ha ricordato molto il Monte San Bernardo sopra Dronero in Valle Maira.
    Un saluto da Mattia e Silvia di Mondovì.


    • Ciao Mattia. Dev’essere proprio un bel posticino quello che avete percorso tu e Silvia. C’è sempre qualcosa da scoprire e, fortunatamente, non riusciremo mai a percorrerli tutti i bei luoghi che abbiamo nella nostra Provincia.
      Grazie per la precisa descrizione e un caro arrivederci a te e a Silvia.

Il tuo commento