Escursione con racchette da neve alla Costa Campaula, 2067 m – Valle Vermenagna

Costa Campaula è il nome dato ad un lungo dorso panoramico situato a sud di Folchi (Vernante), che divide il vallone Creusa (est) dal vallon Grande (ovest).

Base di partenza dell’escursione è Folchi (1025 m), piccola borgata disabitata che si raggiunge svoltando verso ovest (vallon Grande) dal semaforo di Vernante. Fatti pochi chilometri sulla strada che sale a Palanfrè, ad un bivio si svolta a sinistra e si attraversa un ponte arrivando alla borgata.

  • Ascesa: 1.040 m circa
  • Distanza: 13,4 km circa
  • Altitudine partenza: 1.025 m
  • Altitudine massima: 2.067 m
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Sul percorso: altro, grangia
  • Equipaggiamento: racchette da neve
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

27 dicembre 2012. Con Valerio voglio approfittare della giornata che si preannuncia bella. Lasciata l’auto nel parcheggio antistante, verso le 8:50 attraversiamo le prime case di Folchi; salendo verso la riva sinistra (est) incrociamo, poco sopra le case, la strada che prosegue nel vallone.

Dopo i primi tornanti si costeggiano le case di Tetti Giacolinet e si prosegue seguendo costantemente la strada innevata che pigramente va ad aggirare alcuni pendii portandosi più ad est. Dopo aver passato e lasciato a destra il Tetto Maron, si entra nell’incassato vallone di Creusa percorrendorne la sinistra orografica.

In alto, sul versante opposto si rendono chiaramente visibili il Monte Vecchio, il Colle Arpiola e il Bric Castea. Proseguendo nel percorso, dopo un bel po’ approdiamo ad uno slargo del vallone.

Poco più avanti, un tornante volta verso nord tagliando alcuni boschi di castagni e ci conduce alle prime case dei Tetti Creusa (1388 m). Nel successivo tratto si rientra nuovamente in territorio boschivo e dopo aver aggirato alcune pareti rocciose si svolta su una seconda radura, più ampia della precedente, sede del Gias Creusa (1541 m).

Dopo l’ultimo caseggiato adibito a riparo, svoltiamo a destra (ovest) per aggirare un pronunciato poggio percorrendo in salita un segmento che porta verso un versante privo di alberi. A circa metà altezza, onde evitare rischi di slavine, tagliamo in diagonale verso destra per superare un corto boschetto di faggi.

Al termine, tornati sul pulito, svoltiamo a sinistra per raggiungere, più in alto, il costone che ci separa dal Vallon Grande. Il tratto di salita successivo è chiaramente visibile e prosegue, come sul dorso di un cammello, con una ripida impennata tra alberi di basso fusto.

Il panorama si espande sui due versanti del costone ed ora abbiamo la visuale, sulla parte est, del Bec Baral e della Cima delle Giosolette in primissimo piano e sulla parte ovest della Rocca d’Orel e del Bussaia. Salendo ora verso un secondo e pronunciato dosso, possiamo vedere bene l’abitato di Palanfrè e il vallone che prosegue verso i laghi del Frisson.

Sono visibili anche le slavine precipitate a valle qualche tempo fa (che noi fotografiamo) che hanno investito, per fortuna senza grosse conseguenze, una giovane scialpinista bovesana.

Dopo il secondo dosso, il terreno perde leggermente quota per riprenderla immediatamente dopo fino al grande cippo di pietre (2067 m) posto sul crestone successivo che ci apprestiamo a raggiungere. Arriviamo intorno alle 11.55 (tre ore circa dalla partenza).

Potremmo ancora proseguire oltre per raggiungere la seconda punta ma, data l’ora, preferiamo concludere qui la nostra salita. L’ottima panoramica che si ha dal cippo ci permette di riconoscere la maggior parte delle cime innevate che ci stanno attorno.

In lontananza verso ovest riusciamo persino a scorgere il Monte Carbonè e la conca del lago dove nell’ottobre del 1954 precipitò il Dakota americano con 21 militari a bordo.

Ripresa più tardi la discesa verso il basso, ripassiamo dal Gias Creusa che ora possiamo vedere col sole.

Scendendo più a valle e giunti ai tetti Creusa, su consiglio di alcuni escursionisti trovati sul posto, decidiamo di tagliare il percorso puntando verso nord,  permettendoci di accorciare sensibilmente il tratto finale che ci riporta a Folchi.


Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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