Escursione con racchette da neve all’Alpe di Rittana – 1797 m – e Bec dal Mesjorn – Valle Stura

L’Alpe di Rittana, vista dalla pianura di Cuneo, si presenta d’inverno come un’ampia dorsale bianca senz’alberi posta, a schiena d’asino, sul divisorio tra le Valli Stura e Grana. Incredibile è il paesaggio che si può osservare da questa modesta cima su tutto l’arco alpino: dalla Bisalta al Monte Rosa.

Dati tecnici

  • Ascesa: 810 metri circa
  • Distanza: 11,3 km circa
  • Altitudine partenza: 1.090 metri
  • Altitudine massima: 1.797 metri
  • Difficoltà: E (Escursionisti)
  • Equipaggiamento: Racchette da neve
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

Il pericolo di distacco valanghe ancora alto (3 su una scala di 5) ci fa scegliere oggi, 25 febbraio, una meta meno impegnativa ma soprattutto poco rischiosa (consultare comunque sempre il bollettino valanghe e valutare la situazione sul luogo).

Per raggiungere il Gorrè, la nostra base di partenza per salire l’Alpe di Rittana, dobbiamo superare, in sequenza, gli abitati di Borgo San Dalmazzo, Beguda e raggiungere Gaiola.

All’inizio del paese prendiamo la deviazione verso Rittana per proseguire ancora qualche chilometro oltre. Nonostante la strada sia percorribile fino alla borgata superiore, parcheggiamo l’auto al Gorré (1090 m).

Qui ad una fontana, dietro la chiesa, riempiamo d’acqua le nostre borracce, iniziando subito dopo la marcia che ci conduce al Chiot Rosa (1185 m). Superato qualche tornante raggiungiamo il minuscolo villaggio dove alcune graziose baite sono posizionate in splendida posizione sul versante sud.

Baite innevate al Chiot Rosa

La strada prosegue in direzione di Paraloup, la mitica storica borgata alpina del Cuneese (dove il 20 settembre 1943 salirono i primi partigiani del Piemonte e probabilmente d’Italia).

Più avanti, raggiunta una radura, abbandoniamo la strada che prosegue dritta nel vallone per percorrere, in salita diagonale verso destra, i prati soprastanti che terminano ai bordi di un bosco di betulle e, infine, sullo spartiacque Stura-Grana.

Dal colletto, denominato “La Francila” (1430 m) si aprono due possibilità di salita:

a) affrontare la ripida rampa nel bosco che porta direttamente sulla dorsale;

b) seguire, come abbiamo fatto noi che non conoscevamo il percorso, un sentiero meno impegnativo a sinistra che punta in direzione del Monte Tagliarè.

Arrivo alla radura

Al colletto “La Francila” dove iniziano i due percorsi

Dopo un lungo traverso tra le betulle, sbuchiamo su uno spazio rado sito a metà strada tra il Monte Tagliarè e l’Alpe.

Invertendo ora il senso di marcia verso destra (est), saliamo a zig-zag una lunga rampa nevosa che finisce sulla cresta nei pressi della grande Croce in legno denominata “Croce di Rocca Stella” (1636 m) (in caso di neve abbondante e non assestata, meglio seguire il percorso a).

Dalla lunga dorsale raggiunta che apre il panorama sulla Valle Grana non rimane che percorrere ulteriori 200 metri di quota verso ovest per arrivare in punta.

La Croce di Rocca Stella

L’Alpe, come si presenta dal lungo costone.

Sulla cima, confrontiamo il GPS che ci dice che abbiamo camminato per 5 km tondi tondi con un dislivello in salita di 707 metri. Qui ci troviamo in compagnia di uno sci alpinista venuto ad ammirare un panorama che neppure noi ci aspettavamo di trovare ma che valeva assolutamente la pena di vedere.

Arrivo sulla Cima

Dalla Cima verso il Tagliarè e la Bisalta sullo sfondo

E’ ancora presto, per cui decidiamo di spingerci su una seconda punta posta ad un chilometro più ad ovest. La prima parte, in discesa, ci porta a superare un dentino, e subito dopo, a raggiungere il colletto denominato “Col Rochason” (1752 m); quindi, dopo un ulteriore leggero tratto di salita, raggiungiamo il Becco del Mezzodì (1820 m) dal quale la nostra visuale si estende verso la piana di Demonte.

Il dentino da superare e, a destra, il Becco del Mezzodì

Tratto in discesa dall’Alpe

Ultimo tratto prima del Becco del Mezzodì

L’Alpe, come si vede dal Becco del Mezzodì.

Poco dopo facciamo ritorno all’Alpe dove troviamo altro affollamento di persone che, con gli sci o le ciastre, hanno raggiunto la cima. Iniziamo la discesa con l’intento di pranzare più sotto.

Quando siamo all’altezza della Croce di Rocca Stella facciamo l’incontro tanto inatteso quanto piacevole con due nostre amiche che evidentemente oggi hanno avuto la stessa idea nostra di salire quassù.

Le nostre amiche incontrate nei pressi della Croce di Rocca Stella

La discesa la facciamo, questa volta, percorrendo il crinale che rapidamente degrada verso il colletto, quindi sui prati sottostanti fino al Gorrè.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

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Rifugio Paraloup

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Commenti (21)


  1. Per una volta sono riuscito a fare un itinerario prima di voi! Veramente bella l’Alpe per me l’anno scorso ha rappresentato il ritorno alle escursioni dopo una pausa forzata e forse anche per questo mi è piaciuta da matti.
    Io lì vicino ho fatto il Monte Tamone. Da Chiot rosa si prende a destra poi seguendo la dorsale Stura-Grana si arriva fino in cima. Camminata bellisima ancora più sicura dell’Alpe per il rischio valanghe. Anche se è frequntatissima (si arriva anche da San Matteo Val Grana) nessuno l’ha descritta in internet come fate voi. Potrebbe essere uno spunto… ciao

    • cuneotrekking


      Ti ringrazio Valerio per questa segnalazione. Con queste ultime nevicate potremmo prendere spunto per questa salita considerata sicura.
      Ciao.

    • Christian Gianti


      Ho fatto l’Alpe questa mattina 24/11 partendo da Gorrè. Il versante scelto è però stato quello da Paraloup, passaggio vicino alla baita del margaro, arrivo alla croce e successivamente salita finale all’Alpe…il tutto non proprio seguendo il sentiero causa corsa e calzature non adatte alla neve in cima….poi, sempre per allenamento, discesa al Colle della Gorgia ai piedi del monte Taiarè e risalita nuovamente fino all’Alpe..molta nebbia e freddo…ma bellissimo comunque…
      Ciao. Christian

      • Cuneotrekking


        Ciao Christian, sono stato al Tagliaré qualche tempo fa (la prossima gita che pubblico è proprio quella) ed avevo trovato una cinquantina di centimetri di neve fresca sul percorso. Vedo che continui assiduamente con il tuo allenamento per la corsa e fai bene, anche se il tempo tante volte non accompagna. Sono comunque d’accordo con te che ne vale la pena perchè si ritorna a casa sempre soddisfatti. Com’è lo stato nevoso attuale all’Alpe? Da dove hai trovato neve?
        Ciao e continua così… Elio

        • Christian Gianti


          Grazie, in realtà sono un ciclista amatore, ma nei fine settimana primaverili ed estivi non riesco a fare nessuna escursione perchè impegnato nelle gare di ciclismo…così corro in autunno fino a che non nevica abbondantemente…per quanto riguarda la neve all’Alpe, attualmente ci sono circa 10-20 cm sul versante dalla Croce di Rocca Stella. Una volta scollinato e proseguendo per il Beccas del Mezzodì la neve aumenta nettamente ma credo sia ancora percorribile con scarponi senza ciastre.
          Invece il versante dalle Gorgiea sinistra di Paraloup è totalmente privo di neve perchè più esposto al sole. Non ho fatto caso, ma mi sembra che anche la salita al Tagliarè sia priva di tratti innevati.
          Ciao!
          Christian

          • Cuneotrekking


            Tutte queste notizie, Christian, serviranno a quelli che vorranno salire prossimamente l’Alpe o il Tagliaré.
            Ciao e grazie, Elio


  2. Caro cuneotrekking, come di consueto la vostra descrizione è precisa e corredata da ottime fotografie: complimenti! Conosco molto bene l’Alpe, almeno una volta l’anno salgo lassù: a piedi, con le racchette ed anche in notturna; per l’imminente stagione ciclistica vorrei arrivarci in mtb.
    Ha ragione valerio79: il tamone può essere una valida alternativa in caso di pericolo valanghe, ed in rete manca una valida descrizione delle vostre.
    In ultimo vi chiedo un consiglio per il prossimo w.e. (13/14 marzo): date le abbondanti nevicate il monte birrone dal vallone di pagliero può essere sicuro?Ora il pericolo è sul 4/5, tendente per sabato al 3/5.In alternativa che mi dite della costa chiggia?un grazie in anticipo, ciao.

    • cuneotrekking


      Ciao Chicca. Ti ringraziamo per i complimenti, sempre ben accetti. La salita al Birrone, da Pagliero, non presenta difficoltà perchè buona parte del tracciato si svolge su strada e il tratto seguente su un’ampia dorsale. Per il ritorno è meglio ripercorrere l’itinerario dell’andata, non quello che abbiamo fatto noi perchè pericoloso. In ogni caso la valutazione del pericolo va sempre fatta sul posto. Ciao e buone gite!


  3. Nessuno che unisce le ciaspole alla biciletta?
    Essere indipendenti dall’automobile almeno nei fine settimana per me è diventato un dogma!
    Ci sono stato il 13 febbraio sull’Alpe, con avvicinamento da Cuneo, ora sto cercando idee per questo week-end…

    • cuneotrekking


      Ciao Federico, è sicuramente il modo migliore per vivere a contatto con la natura e chi riesce ad attuarlo fa del bene a sè stesso e alla comunità. Purtroppo non tutti sanno liberarsi dalla schiavitù dell’auto, soprattutto per pigrizia e comodità.


  4. ciao a tutti… ma la coltre grigia ben delineata che si vede sulla piana di Cuneo in quasi tutte le foto prese dalle cime è smog o foschia ? seconda cosa posso sapere che macchina fotografica usate (marca e modello) … fa foto con colori bellissimi.

    grazie per le risposte e i preziosi consigli
    ciao
    gianluca

    • cuneotrekking


      Ciao Gianluca. Quello che vediamo dall’alto verso la pianura è vapore acqueo mischiato purtroppo anche dal famigerato smog dei riscaldamenti e delle auto. La macchina fotografica che sto usando da qualche gita è la “Power Shot SX200 IS” della CANON. Tieni presente che nella fotografia, due sono le componenti essenziali per ottenere un buon risultato: una buona macchina fotografica e il sapere inquadrare bene il soggetto… 😉
      P.S. Mi sai dire qualcosa in più del sentiero delle meridiane? Grazie, Elio.


  5. e’ una gita in mezzo ai boschi facile per neofiti, partendo da Sant’Antonio di Aradolo si raggiunge, con un anello in senso orario, il Monte Croce 1217 mt per poi ridiscendere, dopo superbe vedute, a Sant’Antonio. sul tragitto ci sono bellissime meridiane da ammirare.
    Lunghezza: km 4,6
    Dislivello m.200

    ciao !!!


  6. La nebbia bussa alla finestra di casa quando mi affaccio convinto di trovare il sole. Avevo deciso di scarpinare un pò sui monti ,oggi , la decisione è presa da giorni ormai e così parto. Eppure questa nebbia è cosa da pianura , penso guidando alla volta della val Stura. E così è , appena superato Borgo S.D. eccolo , il sole. Salgo da Rittana fino al Chiot Rosa, zero neve. La temperatura è gradevole ,in cielo non c’è una nuvola. La prima neve la pesto dopo Paraloup, mi regge e mi fa camminare spedito. Pranzo alla croce di rocca Stella e poi su sull’Alpe.
    Sono solo , la coperta di nebbia avvolge la pianura , intorno a me un panorama fantastico , dal Mindino al monte Rosa ! Ho sete….e la borraccia dov’è? Dimenticata alla croce… poso zaino ,giacca e scendo velocemente a recuperarla. Quando ritorno visto il tempo perso decido di deviare verso il Tagliarè. Il Bec dal Mesjorn è lì ,non scappa , sarà per la prossima. Giunto in cima al Tagliarè mi metto comodo e aspetto il tramonto , emozionante , sono solo , lo spettacolo è tutto per me. Scendo con il buio alla macchina ,la frontale mi illumina il percorso. Bella escursione , che affronto a piedi (no ciastre) picca e ramponi presi per precauzione rimangono appesi allo zaino. Nessun incontro durante tutto il percorso.

    • Cuneotrekking


      Guido, la tua descrizione mi ha fatto vivere un’emozione grandissima. Semplicemente fantastico!!!
      Elio

  7. pepino elsa


    Ciao..mi potete indicare qualche percorso facile con le ciastre da fare in questo periodo? Grazie 1000!!!!!


    • Ciao Elsa. Potresti fare, ad esempio, l’escursione al Pian Madoro (Valle Vermenagna), oppure quella (sempre in Val Vermenagna) che da Robilante porta alle Piagge. Ciao

  8. Mattia Bertero


    Ciao a tutti voi.
    Vista la grande quantità di neve caduta negli ultimi giorni ho pensato che fosse il tempo di rispolverare racchette e ciaspole per un’escursione invernale.
    Trattandosi della prima dell’anno ho deciso di affrontare un percorso semplice e privo di pericoli valanghe ed ho scelto appunto l’Alpe di Rittana.
    Partito presto questa mattina da Mondovì ed alle 8:30 eccomi a Gorrè dove vengo raggiunto poco dopo da altri quattro escursionisti che vogliono anch’essi raggiungere l’Alpe.
    Dopo essermi preparato a dovere eccomi che intraprendo la salita verso Chiot Rosa, la neve si presenta bella compatta ma non congelata, ottima per le ciaspole.
    Dopo il Chiot Rosa (dove ho ammirato il paesaggio verso la Bisalta per qualche istante), prendo la strada in direzione di Paraloup.
    I miei compagni di scalata decidono di prendere il percorso che segue la dorsale nei boschi fino all’Arpiola, io invece decido di prendere verso Paraloup e poi salire al’Alpe perché conoscevo il sentiero estivo e sapevo meglio orientami rispetto alla prima scelta.
    L’arrivo a Paraloup si svolge tranquillamente, molto bello e limpido il panorama.
    Esce un po’ di vento.
    Da qui in più la salita diventa un po’ più impegnativa dovuta al fatto che la neve sta iniziando a scaldarsi e diventa un po’ meno compatta e ci si affonda un po’ di più.
    Arrivo al Gias alla fine del bosco e qui il vento diventa davvero forte, osservando il cielo noto alcune piccole nuvole che si muovono molto velocemente, facendomi intuire che lassù il vento sia particolarmente forte.
    La salita mi si presenta un po’ faticosa a dire il vero, più che altro per via del fatto che era dall’inverno scorso che non ciaspolavo e mi manca un po’ d’allenamento, altrimenti di per se la pendenza non è così eccessiva.
    Seguendo alcune traccie di sciatori arrivo all’Arpiola dopo circa due ore dalla partenza: il paesaggio è stupendo.
    Il vento ha liberato il tutto da possibili foschie ed infatti posso vedere la pianura fino alle colline di Torino ed oltre esse i rilievi della Valle D’Aosta, le Langhe in lontananza sono ancora innevate, e le montagne vicine all’Alpe sono bellissime.
    Qui il vento spira davvero molto forte con raffiche che riescono quasi a spostarmi, non mi resta che vestirmi di tutto punto per affrontare l’ultima salita verso la cima.
    E qui succede il fattaccio…
    Improvvisamente mi si rompe di netto il fermo in plastica per l’appoggio del tallone della ciaspola destra.
    Le ciaspole in uso sono anni che le utilizzo e precedentemente non avevano dato segni di rottura…
    E’ finita, la ciaspola è irrecuperabile, sono costretto a rinunciare alla scalata alla cima ma con un problema in più: avere solo a disposizione la ciaspola sinistra per scendere mentre sul piede destro ho solamente l’appoggio dello scarpone!
    Il mio unico pensiero è di tornare alla macchina il prima possibile, l’impresa mi risulta molto faticosa ed a tratti pericolosa, la mia gamba destra affonda molte volte quasi completamente e devo dare grande forza alle spalle per risollevarmi appoggiandomi alle racchette e proseguire, senza contare che appoggiando il più possibile il peso sulla gamba sinistra con la ciaspola superstite inizia ad essere affaticata.
    Incrocio un paio di escursionisti in salita all’Alpe che sono stati molto gentili a fermarsi ed a visionare il mio problema, ponendogli la ciaspola rotta ma anche loro ne hanno decretato la sua fine.
    Cose che capitano…
    Con grande sforzo e fatica ritorno a Gorrè verso le 13:00 dove finalmente posso riposarmi e mangiare il pranzo al sacco.
    Tutto sommato non è stata una gita così rovinata dal “guaio tecnico”: ho potuto constatare che le gambe ci sono ancora e, con un pizzico d’allenamento, possono ancora sostenere ciaspolate magari più impegnative di questa, e il panorama che ho visto mi ha ripagato la fatica intrapresa.
    Andrà meglio la prossima volta, ho ancora un paio di ciaspole buone a casa, sperando che in futuro non ci siano più problemi.
    Un saluto da Mattia di Mondovì.


    • Ciao Mattia, era da un po’ che non ti facevi vivo. Mi spiace per quel disguido alla tua ciastra. Sicuramente sarà stata molto dura la discesa con un solo appoggio. Per quanto riguarda la salita devo dire che ha fatto la scelta più giusta chi è salito dalla dorsale. Con la quantità di neve presente può essere pericoloso per le slavine il tratto che hai fatto tu, specialmente quando si alza la temperatura. Per fortuna oggi faceva più freschetto. Ciao e alla prossima!

      • Mattia Bertero


        Ciao Elio.
        In realtà avevo fatto un’altra escursione la settimana scorsa: ero andato a Cauri partendo da Cialancia in Valle Grana, nel sentiero con i muretti a secco da un lato e con la siepe di bosso dall’altro in molti punti.
        Davvero una bella e semplice escursione, peccato che a Cauri la chiesetta è crollata da qualche anno e il crollo ha dato modo all’aria e all’umidità di entrare maggiormente nel edificio e sta facendo scomparire le pitture superstiti, davvero un gran peccato.
        Mi ero dimenticato di scrivere qui l’altra volta.
        Si, effettivamente non ci avevo pensato durante la salita che nel punto dove sono salito all’Alpe ci potessero essere delle slavine, ragionando ora a mente fredda effettivamente non ho scelto un punto proprio sicuro….
        Grazie per la dritta, nelle prossime escursioni con le ciaspole cercherò di stare più attento al percorso da seguire.
        Un saluto.

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