Roc della Niera (Tête des Toillies), 3177 m, sulla Via dei diedri – Valle Varaita

Da qualsiasi parte lo si osservi è uno splendido torrione roccioso isolato che si erge sul confine italo-francese tra le valli Varaita di Chianale e Ubaye, visibile con angolature diverse sia dalla Rocca Bianca che dal colle Longet. Salendo dal lago Bleu lo si nota spuntare in fondo a sinistra del vallone Biancetta. È percorso da diverse vie d'accesso da ogni lato. Noi lo saliremo dalla Via dei diedri, un poco più difficile della via normale ma chiodata con alcuni spit. Indispensabile utilizzare adeguata attrezzatura alpinistica.

Da Costigliole Saluzzo si imbocca la strada provinciale n. 8 della valle Varaita e si superano numerosi paesi, tra i quali Brossasco, Frassino, Sampeyre, Casteldelfino, Pontechianale e Chianale. Poco dopo quest'ultimo, sulla strada che prosegue per il colle dell’Agnello (2748 m), si svolta a sinistra su un ponte, si oltrepassa un primo parcheggio (1809 m) e si parcheggia l’auto in quello successivo (1876 m).

  • Ascesa: 1.380 m circa
  • Distanza: 15,9 km circa
  • Altitudine partenza: 1.876 m
  • Altitudine massima: 3.177 m
  • Difficoltà: PD (Poco Difficile)
  • Sul percorso: grangia, lago, rifugio, vetta
  • Equipaggiamento: casco, corda, imbracatura, materiale per corda doppia, rinvii
  • Ad anello: No
  • Partenza: Indicazioni stradali

Cartografia e approfondimenti

La prima parte dell’itinerario, fino al colle Longet, si sviluppa su comodi e rilassanti sentieri. Dal parcheggio lasciamo proseguire a destra la sterrata per il colle di Saint-Véran (U20) e scegliamo a sinistra il sentiero U21 (laghi Longet) deviando nel lariceto posto sulla destra orografica del torrente proveniente dal vallone di Saint-Véran.

Con un bel percorso nel vallone dell’Antolina risaliamo a tornanti tutto un tratto di bosco di larici fino ad una radura, proseguendo poi fino all’inizio della costa Buscet. Uscendo allo scoperto percorriamo ad ovest in costante ascesa un tratto di sentiero tra erba, massi e rigagnoli d’acqua.

Un traverso verso destra ci conduce alla grangia dell’Antolina, dalla quale si ha una notevole visuale sulle cime del Pan di Zucchero (3208 m), Pic d’Asti (3219 m), Pic Brusalana (3167 m), l’Aiguillette (3298 m) e sul Monviso a nord-est.

Oltre la baita proseguiamo in salita verso sinistra lasciando a lato, nel canalino, una bella cascata, affrontando poco sopra un traverso longitudinale che poi svolta a destra verso una balconata panoramica rocciosa oltre la quale proseguiremo fino all’imbocco della zona lacustre.

Un ultimo tratto ci introduce in una conca e, subito dopo, al colletto (2540 m) che precede la splendida insenatura dove si adagia il lago Bleu, il maggiore dei laghi che troveremo sul nostro cammino. Al fondo spicca la stupenda sagoma aguzza del Roc della Niera (3177 m), la nostra meta.

Ci trasferiamo a bordo lago sull’emissario e passiamo sulla sponda opposta proseguendo per un breve tratto nella valle Biancetta fino al bivio per il colle Blanchet (2901 m) che lasciamo a destra (palina segnaletica).

Il sentiero prosegue tra le rocce, poi con un’impennata a sinistra si alza sulla balconata rocciosa dove, poco dopo, ci troviamo ai margini del piccolo lago Longet (2635 m).

Dalle sue alture, verso est, si ha una splendida visuale dall’alto sul lago Nero ai piedi dell’arroccata Tour Real (2877 m).

Spostandoci poco più a destra con una breve salita siamo nei pressi del primo dei laghi Bes (2648 m). In breve raggiungiamo il col de Longet (2649 m), straordinario e idilliaco punto panoramico cosparso di numerosi “ciaperet”.

La vista è eccellente a nord-est sull’onnipresente Monviso (3841 m), mentre a sud-est le cime dei monti conferiscono un’immagine straordinaria al paesaggio ormai orientato verso la stagione autunnale.

Al colle prendiamo a destra la traccia che sale in direzione di una casermetta diroccata. Continuiamo sul sentiero per trecento metri circa, poi lo abbandoniamo svoltando a destra (prestare attenzione perché non vi è nessuna indicazione, solo alcuni ometti). Superiamo alcuni avvallamenti erbosi poi, nei pressi di un laghetto ormai in secca, pieghiamo a sinistra. Di qua individuiamo la lunga cresta che, con alcuni saliscendi, prima su erba, poi su detriti, ci condurrà al col Blanchâtre. A circa due terzi del percorso superiamo un salto roccioso, verticale ma con solidi appigli (I grado).

Poco oltre appare in tutta la sua imponenza il castello sommitale del Roc della Niera.

Continuiamo seguendo la traccia fino al col Blanchâtre, che raggiungiamo dopo una breve discesa.

Risaliamo la pietraia lungo l’evidente traccia diagonale alla base della parete ovest (versante francese). La Via dei diedri inizia prima di arrivare al culmine del pendio detritico (piccola freccia rossa su roccia con indicazione “VN”).

L’itinerario da questo punto diventa alpinistico. Ci prepariamo con casco e imbrago. La temperatura è fresca perché il sole è ancora nascosto dietro la parete. Saliamo su un ampio diedro, su buona roccia, in direzione di un evidente spit con anello e moschettone (ne troveremo altri uguali, sempre di ottima qualità, sul resto della parete).

Di qua pieghiamo a sinistra (spit), poi nuovamente a destra fino a un altro spit. Una piccola freccia rossa ci indica chiaramente la direzione da prendere: a sinistra in direzione di una fessura.

La superiamo (spit), poi pieghiamo a destra fino a una cengia (altro spit). Di qua diventa più facile, ma peggiora la qualità della roccia. Proseguiamo sempre a destra scavalcando alcuni massi accatastati fino a raggiungere la forcella fra l’anticima e la cima. Svoltiamo quindi a sinistra lungo la cresta, nei primi metri stretta ed esposta, che poi diventa via via sempre più ampia e facile fino alla croce di vetta.

Data la posizione isolata il panorama è spettacolare a 360°. Dal versante francese abbiamo una vista a picco sul lac de la Blanche con l’omonimo rifugio. Più in là riconosciamo il paesino di Saint-Véran, nella valle del Guil, ai piedi del Pic de Château Renard (2989 m) con il suo ben visibile osservatorio astronomico che, essendo posto a 2930 m, è il più alto d’Europa. Subito dietro svetta imponente il bellissimo Pic de Rochebrune (3324 m). Molto più lontano a sinistra invece spiccano le montagne del massiccio des Écrins con l’unico 4000 interamente francese, la Barre des Écrins (4102 m).

Dal versante italiano riconosciamo le tante montagne già salite: Pan di Zucchero, Pic d’Asti, Losetta, Tre Chiosis, Tour Real, Pienasea fino ad arrivare a sud a Salza e Mongioia. Su tutte ovviamente emerge con imponenza il Monviso.

Per la discesa non ci sono vere e proprie soste, per cui dovremo calarci direttamente dagli spit con anello e moschettone. Torniamo qualche metro indietro sui nostri passi, poi scendiamo slegati a destra (versante francese) in direzione di una spalla da cui passa la via normale (aguzzando lo sguardo si può notare uno spit).

Di qua ci caliamo con una corda doppia da 30 metri (attenzione: rischio incastro quando la si recupera) fino allo spit al di sotto della fessura già incontrata in salita.

Una seconda corda doppia da poco meno di 30 metri ci deposita infine sulla pietraia alla base appena a monte dell’attacco della Via dei diedri.

Il ritorno avviene sullo stesso tragitto dell’andata.


Valerio Dutto

Ha fondato Cuneotrekking insieme a Elio nel 2007. Ingegnere informatico, appassionato di montagna, di sport all'aria aperta e di tecnologia, si occupa delle recensioni e delle guide. Nel 2011 ha co-fondato Delite Studio, la società informatica che si occupa del "dietro le quinte" di Cuneotrekking.

Commenti (5)


  1. NON TROVO, SICURAMENTE SVISTA MIA, SE SCRIVETE IL GIORNO DELLA VOSTRA ESCURSIONE, IN QUESTO MODO UNO A PIU’ IDEA DELLE CONDIZIONI DEL PERCORSO.

    GRAZIE

    CARLO

  2. Roberto Costa


    Bellissimo. Ma chi volesse evitare la parte alpinistica e salita in vetta, dall’ultimo lago o dal col Longet è possibile individuare un sentiero segnato per chiudere un anello e tornare alla base?

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