Salita e tour del Monte Scaletta – 2840 m – Valle Maira

Il Monte Scaletta (2840 m), situato a poco più di due chilometri a sud-est dell’Oronaye, si trova sul confine tra le valli Maira e Stura ed in superba posizione sui laghi Roburent. L’itineario di accesso si sviluppa lungo un’ardita opera sentieristica ex militare di notevole interesse ambientale. Il tour comprende la salita alla Cima, e il percorso spettacolare che ne segue è svolto, per un buon tratto, sul ramificato spartiacque tra la Val Maira e la Valle Stura.
Note: Abbiamo aggiunto nuove foto della spettacolare traversata scattate nel 2015.

Dati tecnici

  • Ascesa: 1.150 metri circa
  • Distanza: 14,4 km circa
  • Altitudine partenza: 1.813 metri
  • Altitudine massima: 2.840 metri
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Sul percorso: Rifugio, Vetta
  • Ad anello:
  • Partenza: Indicazioni stradali

L’avevo già salito qualche tempo fa, il Monte Scaletta, partendo da Argentera (vedi Monte Scaletta). L’amico Gianni dice che dalla Val Maira la salita è più spettacolare, e in più vorrebbe che facessimo insieme l’incantevole percorso denominato “Sentiero Roberto Cavallero”. Lui lo conosce molto bene. Me ne aveva già parlato parecchie volte, ma qualche intoppo di mezzo non mi aveva mai permesso, prima d’ora, di poterlo accontentare.

Oggi sembra che tutto collimi alla perfezione. Gianni è in ferie a Saretto, il tempo pare si stia mettendo al bello ed io ho una giornata libera. Purtroppo nella notte una spolverata di neve aveva imbiancato tutte le cime dell’alta Valle Maira, lasciando la temperatura, non proprio estiva, intorno ai 2-3 gradi.

Ci diamo appuntamento ad Acceglio per le 7:00. Con lui ci sono anche la figlia Marta e la moglie Gabriella, instancabili camminatrici, che ci faranno compagnia. Con l’auto percorriamo un tratto del vallone di Unerzio superando dall’alto Chialvetta, Pratorotondo e Viviere, per fermarci dove termina l’asfalto (1813 m).

Siamo pronti per iniziare la camminata alle 7:30. Dei numerosi cartelli indicatori presenti, seguiamo quello che ci guida verso passo Escalon – passo Scaletta. Dopo qualche centinaio di metri ignoriamo altri cartelli che indicano la deviazione verso il Feuillas e l’Enchiausa. Proseguiamo il nostro cammino sulla sterrata. Poco più avanti, 760 metri dalla partenza, altri cartelli ci guidano verso il Passo Scaletta (percorso S10). Deviamo sulla destra tra i larici, tenendo ancora la destra ad un bivio successivo, portandoci in poco tempo ai margini di prato Ciorliero.

La piana di Prato Ciorliero vista durante la salita

Proseguendo in salita arriviamo, poco dopo, ad un poggio su cui è posto un altarino in legno dedicato alla Madonna. Continuiamo la marcia per un bel tratto fino a raggiungere il bivio a quota 2180 metri (sentiero S27 per l’Escalon e S10 per il passo Scaletta).

Seguiamo naturalmente quello per il passo Scaletta pervenendo, più avanti, in una zona pietrosa. Lasciato un sentierino sulla sinistra che taglia verso sud-ovest, seguiamo quello che prosegue (nord) verso un ripido intaglio che va ad incidere la Costa Denti.

In pochi minuti raggiungiamo il soprastante Passo dell’Escalon (2415 m).

Dal passo dell’Escalon

Qui iniziamo a calpestare la neve scesa nella notte. Un vento gelido ci coglie, non troppo di sorpresa, obbligandoci ad indossare giacche a vento e guanti. Il tracciato ora, più pianeggiante, ci obbliga a percorrere un ampio semicerchio verso sinistra portandoci nella direzione del Passo Scaletta (2614 m).

Neve fresca al Passo Scaletta (2614 m)

Dal passo appena raggiunto, svoltando a sinistra, ci congiungiamo al sentiero Roberto Cavallero (tacche blu/rosse) attaccando in ripida salita il castello sommitale del Monte Scaletta. Alcuni centimetri di neve ghiacciata ci fanno prendere qualche precauzione.

La poca neve sul percorso dà già l’inconveniente di rendere poco visibile il sentiero, ma il senso di orientamento di Gianni ci permette ugualmente di raggiungere l’imbocco della buia galleria artificiale. Con l’ausilio di una pila ne percorriamo l’interno (ad angolo retto), uscendo sul franoso lato opposto.

In salita dalla base dello Scaletta

Oltrepassiamo ora, su terreno precario, un ripido canale portandoci sullo scosceso costone laterale risalendolo; al termine, piegando verso destra, ci innalziamo passando attraverso una corta trincea.

Quindi, piegando verso sinistra, risaliamo in pochi minuti la china fino al raggiungimento della croce di vetta. Sono le 9:40. Godiamo di un superbo panorama verso l’Oronaye (3100 m) ed il Vanclava (2874 m) vicinissimo a noi, su tutti i laghi Roburent, sul Passo della Gardetta (2437 m) con al fondo Rocca la Meja (2831 m) e il sottostante vallone di Unerzio.

Verso la cima (foto scattate nel 2015)

In un passaggio di salita

Arrivo sulla cima

Sulla cima del Monte Scaletta, con la nebbia che tenta di avvolgerci

Ora occorre pensare al tratto più impegnativo dell’escursione. La nebbia che tenta di avvolgere la cima ed il freddo pungente non ci lasciano spazio agli indugi. Non sarebbe auspicabile percorrere il tracciato che segue, con rocce bagnate e tantomeno con la nebbia, perchè quello che stiamo per intraprendere contiene dei passaggi delicati, seppure alcuni tratti siano attrezzati con catene.

Nel caso di problemi, o cattivo tempo, esiste sempre, a circa metà tragitto, la possibilità di ripiegare sul sentiero che riporta nel Vallone Costa Denti (Val Maira) oppure, sul lato opposto, su quello che scende in direzione del lago mediano di Roburent.

Scesi quindi sul lato opposto della cima, ci teniamo qualche decina di metri sulla destra della grossa ruota dentata in acciaio che sicuramente era servita da montacarichi per la costruzione dei bunker. Risaliamo di qualche metro la testa rocciosa di fronte per poi scendere dalla parte opposta.

La descrizione di quest’itinerario non è facile da esporre perchè si sviluppa tra guglie, torrioni, strapiombi e salti rocciosi, sconfinando di continuo tra i versanti Valle Maira e Valle Stura. In ogni caso seguiamo costantemente le tacche blu/rosse del sentiero Cavallero che sono sempre presenti nei punti importanti. Gli scorci e le vedute su entrambi i versanti sono da cartolina.

Immagini della spettacolare traversata scattate nel 2015


Passaggio con catena

Salto sulle rocce

Altro passaggio attrezzato

Vista sui laghi sottano e mediano di Roburent

Al fondo si può già notare il Passo Peroni

Ancora veduta sul passo Peroni

Altre immagini tra le guglie accidentate

Tra le rocce, escursionisti francesi che ci precedono

Altro passaggio

Il tratto appena disceso

Nuovamente in discesa

Tra i due torrioni dove termina il tratto più spettacolare

Ad un certo punto del percorso, già in vista del passo Peroni, divalliamo nella sottostante Valle Stura, perdendo quota, per passare tra due grandi torrioni e risalire, infine, la china di terra gialla che porta al passo Peroni (2578 m).

In vista del passo Peroni

Dal Passo Peroni, veduta su parte dei laghi di Roburent

Sulla destra del passo, poco più in alto e sotto una cima rocciosa, notiamo una lunga casermetta. Svoltando verso sinistra seguiamo il sentiero che taglia un costone e conduce al vicino passo la Croce Occidentale (2620 m), nelle cui vicinanze è ubicato il bivacco Due Valli (2620 m). La pausa pranzo decidiamo di farla proprio qui. Fa molto freddo e potremmo sempre usufruire del riparo del bivacco, che è sempre aperto, con una capienza di 3/4 posti letto. Non è provvisto di coperte o stoviglie.

Eccoci per il pranzo al bivacco Due Valli

Il sentiero riprende quota superando la collinetta portando al vicino passo la Croce Orientale (2645 m).

Salendo al passo la Croce Orientale veduta retrostante sul bivacco Due Valli

Lasciando sulla destra un tracciato che arriva dal colle Oserot, proseguiamo sempre vicino al filo di cresta ammirando grandiosi panorami su Rocca Brancia (2814), Colle Oserot (2620 m) e Monte Oserot (2861).

Colle Vittorio. In lontananza il colle e la cima Oserot (a destra)

In breve raggiungiamo il Colle Vittorio (2525 m). Proseguendo ancora per un tratto di cresta ci portiamo, più avanti, sull’imbocco di un ripido canalino roccioso attrezzato di catena per la discesa, approdando, al termine, ad un colletto.

Canalino roccioso attrezzato del colle Vittorio

Girando a sinistra (nord-ovest) ritroviamo un comodo sentiero tranquillo che dolcemente scende in direzione di un avvallamento erboso.

Arrivo al ricovero Escalon

Superatolo sulla destra, entriamo nella valletta opposta che scende verso il ricovero Escalon (2270 m) che intravediamo, non troppo distante, spostato su un’altura. Lo raggiungiamo notando purtroppo il degrado in cui riversa. È un vero peccato che una costruzione così imponente sia destinata alla rovina.

Dal ricovero riprendiamo il sentiero di discesa per andare, poco più in basso, a concludere l’anello.

Svoltando a destra torniamo velocemente a Prato Ciorliero andando poi a terminare questo spettacolare tour dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Elio Dutto

Profondo conoscitore delle montagne cuneesi, scrive su Cuneotrekking.com dal primo giorno. Instancabile camminatore ama la montagna in tutte le stagioni.

Prossimo Monte Viraysse (Cime de la Coste du Col) - 2838 m e anello dei colli e laghi di Saretto – Valle Maira

Precedente Escursione al Rifugio Gardetta – 2335 m – Valle Maira

Cartografia essenziale

Carta n. 111, 1:25.000

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Istituto Geografico Centrale

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Bibliografia

In cima. 90 normali nelle Cozie Meridionali

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Bruno Michelangelo

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Declinazione di responsabilità

Si declina ogni responsabilità per eventuali incidenti, inconvenienti o conseguenze dannose che possano derivare dalle informazioni divulgate (descrizioni, tracce, foto, etc.). Gli itinerari vengono percorsi sotto la completa responsabilità dell’utente.

Commenti (8)


  1. Il tour che avete fatto è molto interessante per quanto riguarda le opere del vallo alpino oltre naturalmente ai panorami offerti dalla quota elevata. Dal commento finale, deduco che non avete visitato l’interno del ricovero Escalon; veramente sarebbe un peccato la rovina di quella casermetta perchè all’interno ci sono (o c’erano) due dipinti di propaganda bellica perfettamente conservati che non dovrebbero andare persi. Se volete vi mando le foto.
    Ciao Osvy.


    • Ciao Osvy. Ti ringrazio se ci mandi le foto dei due dipinti di propaganda bellica. Sì, li abbiamo visti e anche fotografati ma le mie sono state leggermente mosse e le ho dovute scartare. Ciao e grazie, Elio


  2. Due o tre anni fa ho fatto lo stesso giro con partenza da Frere, alla base del vallone di Unerzio, percorrendo tutto il sentiero detto “La scurcio” per salire sino a Viviere e poi al puto di partenza “standard” dove anche voi avete lasciato le macchine. Lo consiglio caldamente, perche’ in questo modo si viene a fare una ita che percorre integralmente tutto il vallone, dal suo sbocco ad una delle sue cime principali, passando per tutte le delizione frazioni (gheit, chialvetta, pratorotondo, viviere) e godendosi via via il cambiamento di ambiente.


    • Ciao Marco, il giro ci è talmente piaciuto che vogliamo ripeterlo presto. Grazie per averci suggerito questa variante: speriamo di avere il tempo di farla! A presto!


  3. Mi immergo e percorro il nostro ‘Piccolo Tibet’ rallentato dagli autocarri che trasportano le mucche ai pascoli alpini e approfitto così per godermi il cielo azzurro e il Chersogno che mi da il benvenuto . Deviazione per Chialvetta e poi proseguo in auto fino a Prato Ciorliero, fondo un pò dissestato , doveroso procedere con lentezza. Accompagnato dalle numerose capre salgo alla volta del passo Escalon ,lungo il vallone Costa Denti. Arrivo velocemente al passo Scaletta e di qui in cima. Esclusa la neve che quasi ostruisce lo sbocco della famosa galleria ,ove occorre attraversare il canalino nevoso con prudenza , non ci sono difficolta di sorta e senza faticare si arriva alla croce. Leggendo le relazioni tutte riportano che il meglio del percorso si ha proseguendo il tour . E così subito constato la cosa trovandomi circondato da splendide guglie che ricordano certe cattedrali gotiche. Ora sul lato Maira , ora Stura, lo scenario e i panorami sono da brivido. Paesaggio dolomitico-lunare, pietraie multicolore , vorrei non finisse mai ! Passo Peroni, la fame si fa sentire , ma resisto fino al bivacco Due Valli.Curiosi pozzetti ,ad una distanza di 15 – 20 metri uno dall’altro ,sono presenti lungo tutto questo tratto . A cosa saranno serviti ? Curiosa , la cosa . Le numerosissime tacche rosso-blu del sentiero R.C. ti impediscono di sbagliare percorso. Utili le catene alla Repaietta – colletto Vittorio , il fondo è un pò scivoloso. Mi appare la caserma Escalon e come sopra descritto da Osvy trovo e fotografo due dipinti della propaganda bellica. E’ un peccato vedere lo stato di rovina e abbandono di certe opere. Ora si scende velocemente a Prato Ciorliero andando a riprendere il sentiero percorso all’andata , poco sopra di esso. Giro spettacolare , consigliatissimo , per nulla faticoso, circondati da scenari meravigliosi. Grazie Valle Maira , a presto !!


  4. Mi aggrego ai commenti che mi hanno preceduto. Ho effettuato l’escursione ieri, 28 luglio 2013. Giornata spettacolare con assenza di nuvole. Variante dal Colle Vittorio: mia moglie quando ha visto la discesa nel canaletto con le catene, dopo aver effettuato tutto il precedente percorso e messo a dura prova il suo senso di equilibrio, si è rifiutata e dopo aver ripiegato per i 200 metri fino al colle Vittorio siamo scesi con la strada militare e deviato per Comba Emanuel, fino a ricongiungerci con l’S11, che va al colle Rocca Brancia. Escursione per noi un pò faticosa ma…impareggiabile, per la vista, la giornata splendida e le …sensazioni!


    • Ciao Albino, mi spiace non abbiate percorso anche quell’ultimo tratto. Non era così difficile, specialmente con l’aiuto della catena e poi… visto che aveva fatto trenta poteva far trentuno. Però se non se l’è sentita ha fatto tanto bene a rinunciare. Comunque tutto quel percorso è veramente magnifico. Elio

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