Recensione del DJI Mavic Pro, il drone praticamente perfetto

Mi serve davvero un drone? Quante volte mi sono posto questa domanda scandagliando il web alla ricerca del modello perfetto. Alla fine ho ceduto alla tentazione e ho preso il modello più indicato per il mio caso d’uso: il DJI Mavic Pro (vedi su Amazon).

Il DJI Mavic Pro

In questo articolo non elencherò tutte le funzioni del Mavic. Sarebbe inutile e noioso. Mi concentrerò invece sulle impressioni (soggettive) che ci siamo fatti usandolo per scattare foto e video.

1 Dimensioni

È impressionante l’eccellente lavoro di miniaturizzazione che ha compiuto DJI. Da chiusi drone e radiocomando sono incredibilmente compatti. Pesano e occupano all’incirca lo stesso spazio della fotocamera mirrorless con secondo obiettivo che portiamo abitualmente durante le nostre escursioni. Riesco quindi a infilarli nello zaino insieme a tutti gli strati di abbigliamento che mi porto abitualmente dietro, insieme alla sacca d’idratazione e al cibo.

Certo, non è un peso piuma (ho misurato 1067 grammi in totale per drone e radiocomando), ma non posso dire mi dia particolarmente fastidio e, soprattutto, non richiede uno zaino dedicato come nel caso dei DJI Phantom o del GoPro Karma.

Il DJI Mavic Pro richiuso

Per riporli in sicurezza nello zaino ho comprato una coppia di custodie rigide su misura (vedi su Amazon) che lo proteggono in modo assolutamente perfetto.

Il DJI Mavic Pro nella custodia

2 Gimbal

Il Mavic dispone di un gimbal (letteralmente: sospensione cardanica) a 3 assi, ovvero di un sostegno della videocamera che ne regola automaticamente l’inclinazione verticale e orizzontale, attraverso giroscopio e motori elettrici, per ottenere immagini quanto più stabilizzate.

Il gimbal e la fotocamera

Durante il trasporto il gimbal va bloccato con un piccolo fermo che dobbiamo ricordarci di rimuovere prima del volo.

3 Radiocomando

Il radiocomando, che è compatto e ripiegabile in ogni sua parte, è ciò che ci permette di pilotare il Mavic mentre si trova in volo. Può essere usato completamente da solo, perché dispone di un piccolo LCD che mostra tutte le informazioni basilari. Nella pratica comunque lo collegheremo sempre, con un cavetto in dotazione, al nostro smartphone (iPhone o Android). In basso è dotato di due “ali” in grado di ancorare al suo interno in modo stabile e robusto pressoché qualsiasi smartphone (ma non tablet):

Il radiocomando con lo smartphone

Sullo smartphone va installata l’app DJI GO 4 (disponibile per iOS o Android) che ci permette di configurare il drone e, soprattutto, di vederne in tempo reale il flusso della videocamera, cosa necessaria sia per pilotarlo meglio sia per scattare foto e video (ci torneremo più avanti).

La soluzione trovata da DJI di radiocomando più smartphone è davvero intelligente e efficace. Ci sono solo alcuni piccoli appunti che le si possono fare e con cui è necessario imparare a convivere: la limitata leggibilità sotto al sole del display dello smartphone e il fatto che l’aletta sinistra del radiocomando copre parzialmente il Touch ID dell’iPhone, cosa che ci costringe a sbloccarlo con il codice.

4 Montaggio

Il Mavic è Ready To Fly (RTF), nel senso che nella scatola di acquisto dispone di tutto il necessario per farlo partire. Naturalmente, la prima volta, dovremo prenderci un po’ di tempo per:

  1. Caricare le batterie di drone e radiocomando.
  2. Inserire la microSD (nella confezione è inclusa una Lexar 633x da 16 GB di buona qualità, vedi su Amazon).

L’alloggiamento per schede microSD con la scheda inclusa

  1. Montare le eliche inserendo le due con all’anello bianco sui motori con segno bianco.

L’anello bianco a cui prestare attenzione

  1. Scaricare l’app DJI GO 4 da Google Play o App Store.
  2. Aggiornare il firmware (tra download e installazione ci metterà anche mezz’ora).
  3. Ricaricare le batterie di drone, radiocomando e smartphone.

5 Come farlo volare

Per farlo volare, naturalmente sempre rispettando il regolamento ENAC (che, per fortuna, pare verrà snellito nel 2018), occorre portarsi in uno spazio aperto e senza ostacoli e seguire questi passi:

  1. Aprire i bracci (inutile farlo sulle eliche: si aprono in automatico quando parte).
  2. Togliere le protezioni del gimbal (cover e, soprattutto, fermo).
  3. Accendere il drone (premendo il pulsante di accensione sulla batteria, poi tenendolo di nuovo premuto per due secondi).
  4. Accendere il radiocomando (premendo il pulsante di accensione, poi tenendolo premuto per due secondi).
  5. Collegare lo smartphone su cui è installata l’app DJI GO 4 al telecomando.
  6. Avviare l’app DJI GO 4.
  7. Attendere che si colleghino.
  8. Fare la calibrazione bussola (è consigliato farla una volta a uscita).
  9. Attendere il “ready to go” e l’“home position updated”.
  10. Premere sul bottone “landing”.
  11. Fare lo “slide to land”: il drone si alza in automatico a circa 1,2 m di altezza e rimane lì perfettamente fermo in attesa dei nostri comandi.

Sembra difficile? Non è così: dopo pochi voli diventa automatico e si fa tutta la procedura in un paio di minuti. È uno dei droni più veloci da rendere operativi. Certo, ci vuole pur sempre più tempo che prendere una macchina fotografica per scattare una foto.

Se fa molto freddo, come nel periodo in cui scrivo, con temperature sotto ai +5 °C, conviene tenere la batteria del drone al caldo e inserirla nel vano batteria solo prima del volo. DJI consiglia di accendere il velivolo e lasciarlo riscaldare per un paio di minuti prima di decollare. Così facendo l’ho usato anche a −10 °C senza particolari problemi.

A eccezione dei primissimi voli, consiglio sempre di rimuovere la copertura del gimbal. Inizialmente va bene lasciarla per proteggere la videocamera mentre prendiamo confidenza con il drone, ma per fare buoni video o foto è necessario rimuoverla altrimenti appariranno fastidiosi riflessi violacei.

La copertura del gimbal

Il Mavic parte e atterra ovunque, purché sia sufficientemente in piano. Fatica solo in presenza di erba alta o neve farinosa. In questi casi potrebbe essere utile portare con noi uno degli appositi landing pad ripiegabili (vedi su Amazon).

6 Durante il volo

Far volare il Mavic è davvero divertente. Grazie ai numerosi sensori (GPS, bussola, altimetro e sensori anticollisione) lo si pilota con una semplicità disarmante, ovviamente sempre adottando le cautele del caso.

In volo è stabilissimo e non patisce particolarmente il vento. Non va invece usato durante nevicate o pioggia perché non è impermeabile (DJI sconsiglia anche in caso di nebbia).

La stabilità in volo è notevole

Sul radiocomando è sempre indicata l’altitudine dal suolo e la distanza da noi.

Il Mavic si blocca in presenza di un ostacolo frontale impedendoci di sbatterci contro (a meno che non si stia procedendo troppo veloce e non riesca a frenare in tempo). Da notare però che rileva ostacoli solo davanti o verso il basso, quindi bisogna fare molta attenzione quando si procede in retromarcia, verso l’alto o lateralmente (soprattutto se si ha lo sguardo fisso sullo smartphone).

7 Fotografie

Onestamente le foto sono quelle che più mi interessavano. Le potenzialità sono impressionanti: si possono fare inquadrature uniche. Certo, stiamo sempre parlando di una fotocamera con un piccolo sensore da 1/2,3”, per intenderci pari a quello della maggior parte delle compatte digitali e appena più grande di quello di un iPhone 8 (1/3”). Anche il formato è quello tipico delle compatte (4/3) e non di 3/2 (che è più comune nelle fotocamere di fascia medio/alta). La risoluzione delle immagini è pari a 4000×3000 pixel (12 megapixel).

L’angolo di visione è abbastanza chiuso, con una lunghezza focale equivalente di 28mm f/2,2. Non si riescono quindi a fare inquadrature particolarmente ampie, a meno di non allontanarsi molto dal soggetto. Probabilmente si è reso necessario per nascondere le eliche del drone quando inquadriamo orizzontalmente.

Prima di scattare ogni fotografia dobbiamo ricordarci di toccare sullo schermo dello smartphone il punto da mettere a fuoco (oppure il bottone C1 del radiocomando), perché il Mavic non ha una messa a fuoco fissa. La fotocamera, inoltre, può essere fatta ruotare verso l’alto o verso il basso tramite una rotellina posteriore del radiocomando.

I risultati sono comunque più che accettabili, anche se è assolutamente necessaria un po’ di post produzione sui RAW (in formato DNG). Ecco alcuni esempi pratici di foto che abbiamo scattato con il Mavic:

Da notare che la fotocamera del Mavic è sensibilissima ai flare, cosa che rende praticamente impossibile scattare in controluce. In alcuni casi entra inoltre in gioco l’effetto stroboscopico causato dal sole: quando il sole basso all’orizzonte colpisce un’elica anteriore e la camera è orientata in orizzontale, nel video ripreso dalla telecamera del Mavic si genera un disturbo a effetto stroboscopico.

8 Video

Realizzare un video ben fatto non è facile come potrebbe sembrare. Non a causa del Mavic in sé, intendiamoci, ma per il fatto che bisogna prenderci la mano: occorre pilotarlo bene, senza scatti, muovendolo in modo dolce e studiando prima la scena da girare. Questo richiede molta pratica, un buon occhio e tanto tempo a disposizione. Anche perché nella successiva post produzione dovremo scegliere le scene, tagliarle al momento giusto, montare i video, aggiungerci la musica (perché le registrazioni sono senza audio visto che si sentirebbe solo il rumore delle eliche). Senza considerare che l’editing a 4K mette a dura prova i computer non recentissimi e occorre dotarsi di un software di montaggio video e di hard disk molto capienti (un singolo minuto di filmato occupa poco meno di 500 MB). Insomma, non si piò improvvisare.

La modalità 4K ha una risoluzione di 3840×2160 pixel, quindi è più propriamente un Ultra HD. In ogni caso la qualità è piuttosto buona. Il gimbal dà la sensazione di avere un treppiedi sospeso in aria. Ecco alcuni esempi in cui non abbiamo volutamente fatto particolari montaggi o post produzione per dare meglio l’idea di cosa possiamo aspettarci da filmati non sviluppati da professionisti (assicuratevi di vederlo in 4K):

È notevole l’Active Track che consente di contrassegnare e di tenere traccia, sullo schermo del proprio smartphone, di un oggetto in movimento (persone, animali, biciclette e altri veicoli). Non serve alcun dispositivo di tracciamento esterno: il Mavic è in grado di tenere traccia del soggetto e di seguirlo, evitando automaticamente i principali ostacoli sul suo percorso di volo (nel video sopra si vede l’active tracking in azione quando seguiamo il biker intorno al minuto).

Ci sono inoltre alcune modalità che aiutano a fare riprese migliori come la modalità cinematica o segui il suolo.

9 Atterraggio

Il Mavic si ferma a circa 50 cm da terra e aspetta la conferma del pilota per atterrare. Non essendo dotato di grandi basi d’appoggio occorre fare attenzione che il luogo di atterraggio non presenti asperità e sia abbastanza grande e piatto da ospitare il drone senza problemi. Salvo questo è davvero facile farlo scendere con molta precisione nel punto desiderato.

Il Mavic offre la funzionalità chiamata Return-to-Home (RTH, ritorno al punto di decollo): può essere attivata a mano o parte in automatico in certe condizioni (quando la batteria è quasi scarica oppure quando il segnale del radiocomando viene perso per un certo tempo). Il Mavic, se si trova a una “altitudine RTH” inferiore a quella impostata (nel mio caso 30 m), sale a quell’altitudine e poi torna al punto di partenza. Funziona piuttosto bene, anche se all’atto pratico l’ho usata pochissimo perché comunque l’atterraggio manuale è più veloce e altrettanto facile.

10 App DJI GO 4

L’app DJI GO 4 è parte integrante dell’uso del Mavic. È estremamente potente e prima di iniziare a padroneggiarla serviranno 5 o 6 voli.

Essendo piuttosto lenta e pesante consiglio uno smartphone prestante con molto spazio libero (per avviarla su un iPhone 6 servono 10/15 secondi). Da notare che non è disponibile in italiano, ma solo in altre lingue come inglese, francese e tedesco.

Nell’uso comune ho riscontrato in più occasioni alcuni problemi che si possono ricondurre proprio all’app tra cui:

  • Alcune sporadiche disconnessioni (per risolverle occorre togliere e rimettere il cavetto di collegamento tra radiocomando e smartphone e poi riavviare l’app DJI GO 4).
  • Perdita del segnale video. Quando non è stato sufficiente un riavvio dell’app ho risolto facendo scendere il drone e togliendo la scheda microSD.

11 Autonomia

La durata della batteria del drone è perfettamente in linea con quanto dichiarato da DJI e si assesta tra i 22 e i 27 minuti. Quando l’autonomia scende sotto al 30% il radiocomando comincia a emettere fortissimi allarmi per ricordarci che si sta scaricando. Le prime volte il senso di imminente scaricamento ci spingerà a farlo atterrare all’istante, anche se in realtà possiamo sfruttare ancora un po’ della carica residua, diciamo fino al 10%, tenendoci ovviamente pronti a farlo scendere in sicurezza.

Chi registra video sentirà la necessità di procurarsi almeno una batteria (che è di tipo LiPo) di riserva (vedi su Amazon).

La batteria

Anche il radiocomando è dotato di una sua batteria interna, che comunque si scarica molto più lentamente di quella del drone e permette di fare parecchi voli.

12 Conclusioni

Il DJI Mavic Pro (vedi su Amazon) mi ha davvero impressionato. Come quadricottero è eccezionale, con una stabilità in volo eccellente, notevole facilità di guida e un’infinità di funzioni. La fotocamera/videocamera non è ovviamente paragonabile a una reflex o mirrorless di ultima generazione, ma svolge egregiamente il suo lavoro e ci permette, con un po’ di post produzione, di ottenere risultati notevoli. Non è un velivolo professionale, questo è certo, ma ci fa divertire e dà grandissime soddisfazioni. Il prezzo, che in questo periodo è sceso sotto la soglia psicologica dei 1.000€ (vedi su Amazon), è a mio avviso assolutamente commisurato alla qualità del prodotto. Se non fosse stato per le sporadiche disconnessioni dell’app DJI GO 4 e per la perdita di segnale video si sarebbe meritato 5 stelle piene.

Che cosa ci piace

  • Completamente richiudibile.
  • Incredibilmente compatto e leggero.
  • Stabilità di volo impressionante.
  • Sono sufficienti un paio di minuti per renderlo operativo.
  • Ottima resistenza al vento.
  • Return-to-Home e Active Track funzionano molto bene.
  • Con un po’ di dimestichezza parte e atterra facilmente ovunque.
  • Ready To Fly: include tutto quello che serve per partire.

Che cosa non ci piace

  • Fotocamera sensibilissima ai “flare” che rende impossibile scattare controluce.
  • App DJI GO 4 con qualche imperfezione (lenta, pesante e con qualche sporadico problema di connessione).
  • App DJI GO 4 non disponibile in italiano.
  • Qualità fotografica nella media: assolutamente necessario usare i RAW per avere risultati accettabili.

Considerazioni

  • L’editing dei video non si improvvisa.
  • Meglio valutare l’acquisto di una batteria addizionale (vedi su Amazon).
  • Il display dello smartphone non si vede molto bene sotto al sole.
  • Prima di ogni uscita dobbiamo ricordarci di ricaricare tre dispositivi: drone, radiocomando e smartphone.
Verdetto
Consigliato

Valerio Dutto

Ha fondato Cuneotrekking insieme a Elio nel 2007. Ingegnere informatico, appassionato di montagna, di sport all’aria aperta e di tecnologia, si occupa della parte tecnica di Cuneotrekking, delle recensioni e delle guide.

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Commenti (2)


  1. Che tempismo! Stavo giusto iniziando in questi giorni a valutare alcuni droni e il Mavic al momento è l’oggetto che mi attira di più, per il suo rapporto prestazioni/portabilità (lo userei anche io prevalentemente in montagna). Grazie mille della dettagliata recensione!

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